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LNG americano, l’opzione liquefazione e l’esportazione

Un trader qualche giorno fa mi ha detto che il mercato gas è ormai globale e non più locale, riferendosi al fatto che le curve futures americani e quelli europei sono ormai molto simili, indicando forse che anche la produzione americana influisce sui nostri prezzi.

Ho tirato giù due serie futures, il henry hub americano e il gas venduto TTF, il hub virtuale dell’Olanda nonché hub europeo più importante. Direi che le curve sono simili. Entrambe in salite, e con una gobba sulla primavera 2017.

futures henry hub vs ttf

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Seri problemi di navigazione in Russia

Hypno-FedIl coinvolgimento della Russia in Siria per dare sostegno ad Assad è lamentevole ma direi che nessuno si aspettava altro dopo che già anni fa si erano rifiutati di entrare per rimuovere le armi chimiche in modo che il macello della popolazione civile potesse finire.

Quindi quando 2 settimane fa sono apparse le prime notizie su twitter che la Russia continua a dire di bombardare IS, mentre in realtà stanno bombardando tutt’altro, nessuno era particolarmente stupito. Continua a leggere…

Shale in California, un’altro -96%

Il miracolo shale in California, la formazione Monterey nel San Joaquin Basin, si è appena preso un’altra batosta dopo il downgrade del 96% dellanno scorso.

In maggio 2014 ho scritto che le “recoverable resources” sono state diminuite del 96% da 13.7 miliardi di barili a soli 600 milioni.

E ora arriva la notizia che l’USGS riduce ancora le aspettative a 21 milioni di barili di petrolio, o di altri -96%.

Mentre prima si diceva che il petrolio ci fosse, ed era solo questione di tecnologia immatura (non di livello del prezzo), ora invece pare che hanno cambiato idea proprio sulla geologia. Il petrolio non c’é più, è migrato via dalla roccia madre, e qualsiasi pozzo esplorativo non troverebbe nulla.

Insomma, il caso non tanto insolito di stime stellari al momento della ricerca di finanziamenti. Che poi vengono ridemensionate – le stime, non i finanziamenti.

Aggiornamento rig count e produzione statunitense

old rigIn gennaio ho ipotizzato la fine del crollo del prezzo per febbraio, con seguente fine del crollo dei rig per maggio.

Il rig count storicamente lagga il prezzo di 3 mesi.

Come abbiamo visto il WTI ha toccato il fondo (come media settimanale) in marzo con 44 dollari, e tre mesi dopo in giugno gli oil rig hanno toccato il minimo di 628.

rig count agosto 15 Continua a leggere…

Arabia Saudita e il mercato statunitense mancato

È dal 2011 che i consumi statunitensi si stanno riprendendo dal minimo in febbraio 2011 di 386mln (ca 13.8 mln al giorno).

Ho preso i dati EIA per le importazioni e li ho sommati alla produzione statunitense invece di prendere direttamente il dato per il consumo.

In febbraio 2015 che è l’ultimo dato fornito da EIA sono a 458mln di barili, ca 16.3 mln al giorno.

imports and prod USA Continua a leggere…

Non avremo gas americano e non avremo neanche SouthStream

Gail Tverberg dice in un articolo che il problema della Russia è che l’Ucraina non paga il gas. La Russia ha qualche problemino in più di quello, ma è certamente vero che se compri una cosa, la devi pagare.

E tutta l’Europa lì a parlare di sicurezza energetica e puntare il dito. Vorrei vedere cosa farebbe la Francia se Inghilterra non gli paga più il grano, dicendo che è loro diritto pagarlo 40% in meno e cioè molto sotto il costo di produzione.

Si da il caso che il prezzo del gas in Europa è molto più alto che negli Stati Uniti. Il motivo principale sono i contratti a lunghissimo termine con Gazprom che hanno permesso a loro di costruire e mantenere una infrastruttura molto complessa e vasta. Sono 30 anni o giù di li che ininterrottamente forniscono Europa con la parte del leone di gas naturale. Ma il fatto che non vorrebbero darlo più a chi non paga ha tirato fuori il discorso della sicurezza energetica e si parla soprattutto di esportazione di LNG dagli Stati Uniti.

Per vedere come potrà iniziare o finire la questione esportazione, si usa preferibilmente il report BP, completato con dati EIA e IEA, quando disponibili. Oltre al vecchio BP 2012 (di solito esce in giugno), ho trovato dati consumo statunitensi (+2% rispetto al 2012) e produzione (+1%) qua.

In effetti l’aumento di produzione gas dal 2005 è stato impressionante.

Ma come si vede, gli USA sono solo quasi autosufficienti.

L’autosufficienza c’è comunque, ma solo a livello nordamericano. È infatti gas canadese che per ora assicura l’abbondanza:

La differenza tra consumo e produzione canadese viene esportata negli Stati Uniti, che ne consuma quello che gli manca. Il resto viene rivenduto al Messico.

Visto che poche cose si possono prevedere, e tra quelli non c’è certamente il futuro, pochi anni fa gli States si prepararono a una massiccia importazione di gas naturale, costruendo alcuni grandissimi impianti di rigassificazione. In questo momento gli impianti, mai presi in produzione, vengono convertiti in impianti di liquefazione al costo di miliardi di dollari. Tutto in attesa dell’esportazione che verrà.

La IEA nel WEO2013 prevede nel suo New Policies Scenario che la domanda statunitense aumenti di 47% sul periodo 1990 – 2035, e cioè da 438 Mtoe annui a 646. Il grando aumento è già alle spalle, ma sono da aggiungere altri 13% dal livello del 2011:

Stima WEO per la domanda gas statunitense

Questo nonostante la produzione nazionale non regga un’evento così banale come un inverno di quelli che erano normali solo 15-20 anni fa.

I stoccaggi di gas naturale negli Stati Uniti sono al 50% del minimo della media degli ultimi 5 anni.

Il problema della produzione a tenere il passo con la domanda questo inverno/primavera ha quadruplicato la volatilità giornaliera al Henry Hub.

Gli Stati Uniti non possono rischiare di rimanere senza gas nei stoccaggi e quindi per tutta la stagione estiva deve soddisfare la domanda interna e anche riempire gli stoccaggi. Il prezzo a questo punto dovrebbe stabilirsi permanentemente sopra i $4 /MMbtu che è il breakeven dello shale gas. In febbraio è andato ben oltre i 6$.

Gli Stati Uniti potranno forse cominciare a esportare nel 2016, ma saranno sempre quantità irrisorie. Contrapposta la produzione alla domanda, la differenza è così piccola che entrambi i numeri potrebbero facilmente cadere vittima di qualche naturale margine di errore, ed essere invertiti.

Nel 2020 la differenza è di 25 Mtoe, o 30 miliardi di metri cubi. Neanche la metà del consumo annuo italiano del 2012.

Aggiungiamo eventuali 50 miliardi di metri cubi canadesi e America del Nord potrà effettivamente esportare 80 bcm.

La Russia nel 2012 ha prodotto ca 600 miliardi di metri cubi e consumato ca 400. La differenza sono 200 miliardi di metri cubi, di cui 130 sono andati via pipeline in Europa. Più i 30 all’Ucraina e sono 160 miliardi di metri cubi che noi europei compriamo dalla Russia. Un record storico. Quei 80 bcm nordamericano sono il 50%, e affidabilità o no del fornitore principale, sarebbe comunque bene diversificare. Peccato che abbiamo inventato il mercato libero.

Perché diciamo che gli Stati Uniti riuscissero a esportare.

Tanto per cominciare il prezzo riservato a noi europei non saranno quei 4$ di prima. Bisogna aggiungere il trasporto all’impianto di gassificazione (0.2$), la liquifazione (ca 1.5$),  e trasporto (0.6$) e rigassificazione (1.5$) e siamo a 7.8$/ MMbtu e quindi ca 6€. Convertendo in Mwh siamo a ca 20€/MWh per il LNG statunitense.

Oggi domenica il prezzo al PSV è di 18€/Mwh, cioè meno del prezzo che dovremmo pagare agli americani, anche se normalmente è di ca 25€. Gli italiani per motivi infrastrutturali pagano uno dei prezzi più alti in europa, ma il differenziale con il LNG americano non è sufficiente per portare il gas qua, visto che farà anche abbassare lo spread ulteriormente.

Non vi è ombra del dubbio che gli americani esporteranno in Asia, dove oggi pagano dai 14$ ai 17$/MMbtu, dandogli un margine di 50-100%.

Ah, è così abbiamo anche risolto il problema SouthStream. Non verrà mai costruita, perché nel frattempo abbiamo accettato di pagare il gas ucraino noi, eliminando il problema dell’inaffidabilità dell’Ucraina.

Too fat to fight

Alla fine del video sull’obesità nel post precedente, diventa chiaro che la storia sull’obesità non finisce con il nastro trasportatore, o il crollo del sistema sanitario. Il problema riguarda anche la polizia e i vigili del fuoco che avranno difficoltà a reclutare giovani adatti ai lavori di vigilanza e sicurezza, e riguarda immediatamente la difesa del paese. Al minuto 1:05 ci viene spiegato che il 27% dei giovani che cercano di entrare nelle forze armate americane è troppo grasso.

Cercando di verificare questo ultimo spaventoso dato, ho trovato il sito Mission: Readiness, una NGO di militari in pensione che lavorano per assicurare la sicurezza del paese. Sul sito si trova un documento  del dipartimento di difesa, dal titolo geniale “Ready, Willing and Unable to serve”.

Il problema va molto oltre i 27% di giovani grassi. Ben 75% dei giovani americani non è in grado di entrare a far parte delle forze armate. I motivi sono incapacità di finire il high school (25%) e le fedine penali di tutto rispetto (10%). I 16% di giovani normopeso con diploma high school e senza passato criminoso che non vengono accettati o non sono stati in grado di completare i test di matematica e lettura delle forze armate, o sono afflitti da altri problemi di salute: vedono male, sono astmatici, sentono male, oppure sono drogati sin dall’infanzia grazie a una delle diagnosi acronimici di moda.

Bisogna sottolineare che quando si parla di high school non è certo il liceo classico, ma piuttosto due anni della più basica scuola tecnica. A 16 escono dalla scuola senza fare addizioni, sottrazioni, tabelline e divisioni, e non capiscono un semplice testo.

Neanche la recessione riesce a riempire le file di giovani dei ceti più poveri che tradizionalmente cercano di migliorare la vita lavorando e studiando nel militare:

“We cannot rely on a continuation of what may be the worst recession since the Great Depression to ensure that America has enough qualified men and women to defend our country.”

Dallo stesso sito si può scaricare un altro report dal titolo spiritoso: “Too fat to fight”. Il testo semplicemente vuole fare un appello al congresso per togliere dalle scuole il cibo ad alto contenuto calorico ma senza nutrienti.

“Once again, America’s retired military leaders are alerting Congress to a threat to national security. The basic fact is that too many young American men and women are too fat to fight.”

Ok, rimangono 25% di giovani tra i 17 e 24 anni che potrebbero difendere il paese, se avranno voglia. A quanto pare sono gli stessi 25% che dovrebbere completare studi più avanzati, trovare lavoro e creare famiglie, pagare tasse, mandare avanti il paese.

Sembra proprio che l’obesità degli americani sarà il più grande movimento per la pace mai visto.

Peak salute

Prima: Per motivi multipli ultimamente non riesco a dedicare il tempo necessario per scrivere regolarmente sul blog. Mi dispiace.

Comunque, questa mattina su  ZH ho trovato un’articolo con video che parla dell’epidemia di obesità che sta colpendo gli Stati Uniti. Il problema non è certo una novità, solo che ora si sono accorti di alcuni problemi legati all’obesità che prima non venivano considerati perché l’obesità era legato a fasce sociali deboli e senza voce politica.

Il video è un documentario prodotto dalla HBO, e fa parte di una serie di quattro. Il primo:

A nessuno è estraneo l’immagine dell’americano così ciccione che non riesce ad attraversare il supermercato, o Disneyland Orlando per esempio, senza l’aiuto di un golf cart elettrico. A questo punto 69% degli americani sono sovrappeso o obesi. Ca il 30% degli americani hanno un BMI sopra 30, la soglia per obesità.

Ma fino a un decennio fa il problema riguardava le zone urbani e rurali più povere, come il Bronx a New York e il cosiddetto profondo sud. Oggi quella relazione lineare tra povertà e obesità non esiste più. In tutte le fasce di guadagno gli americani sono ingrassati, ma le fasce abbienti sono ingrassati più in fretta, fino a praticamente distribuire la ciccia come una bella coperta democraticamente su tutto il paese.

Ovviamente con pesantissimi ripercussioni sull’economia del paese, con reazioni ipocritiche dei politici al seguito. Ormai le città sono incamminabili, i sobborghi non posseggono né marciapiedi né piste ciclabili. La famiglia media americana guarda più di 8 ore di televisione al giorno, di cui la metà è pubblicità per bibite zuccherati oppure cereali – cioè qualche specie di croccantini di glutine arricchito con fruttosio (“con fruttosio!”), uno zucchero molto più pericoloso del saccarosio,  oli vegetali, aromi sintetici, vitamine sintetici, e coloranti sintetici.

E a perderci sono tra l’altro le case assicuratrici, che per preservare i loro margini di guadagno devono chiedere premi più salati agli obesi, perché questi, a differenza dei normopesi, misurato come BMI – body mass index, in effetti si ammalano abbastanza spesso. Diabete 2 che porta a problemi circolatori con cecità e amputazioni, trapianti di vari organi interni rovinati da strati di grasso, cuori che non reggono, arti che non reggono e che devono essere sostutuiti, e infine problemi di fertilità.

L’obesità costerebbe ca 150 miliardi di dollari all’anno. La metà di questi viene pagata dalla sanità pubblica, Medicaid e Medicare. Questo per una generazione che era normale da bambini. Ormai però il 19% dei bimbi americani sono obesi, creando grosse preoccupazioni per il futuro:

Skyrocketing health care costs we don’t have solutions for…

Our position in the world…we have been weakened by this overweight problem that we have…

Ah già. Sono ormai così grassi che non riescono a lavorare.

We’re going to have a productivity crisis.

Semplicemente non ci saranno persone abbastanza sane da assumere. E le aziende, come gli assicuratori, chiedono ai sovrappeso contributi maggiori per tutelarsi.

Siccome l’Europa segue sempre i trend statunitensi, possiamo aspettarci anche qua costi maggiori per chi decide di pesare sui conti pubblici. Se in forma di imposte sui cibo-spazzatura o in forma di ticket salatissimi dipende da quanto sarà forte il lobby alimentare.

Visto che è difficile qualificare il cibo-spazzatura, io scommetto sul ticket, o forse una combinazione di ticket e imposta. Perché se oggi i 5 milioni di obesi italiani costano 8, 3 miliardi all’anno, i 20 milioni del 2025 costeranno 33 miliardi.

Oronero con cappellino di stagnola

Tutto questo rambaradan intorno all’Iran lascia perplessi. Tutti i giornali del mondo in linea con le policy dei loro governi del niente nucleare all’Iran, e tutti i blogger del mondo in linea con l’anti-egemonia statunitense, povero Iran che non ha mai fatto niente e bla bla. Può darsi. Motivi ideologici possono certamente appesantire la bilancia da tutti e due le parti. Continua a leggere…

Oro e inflazione

Anche l’oro giallo mi piace, ma non ne scrivo molto perché troppo spinosa la questione. Faccio un eccezione per una notizia abbastanza curiosa, un cosiddetto game changer. Da zerohedge.

La University of Texas ha deciso di prendere in consegna l’equivalente di 1 miliardo di dollari in oro. Continua a leggere…