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Il mercato elettrico italiano, #2

Continuo dal primo post.

Per capire qualcosa sul consumo di elettricità in Italia a lungo termine, faccio come sempre cominciando da quello storico.

Grazie a Terna il compito del data mining è meno pesante del solito. Bravi. Anche se in formato pdf, ma facilmente e pulitamente trasformabile in excel senza i soliti misteriosi trasformazioni in date maya.

Il termoelettrico tradizionale è presente sin dall’inizio, ma è nel dopoguerra 1948-49 che si vede il salto di quantità. Mentre l’idroelettrica raddoppia dal 1950 al 1970 – da 20mila a 40mila GWh, nello stesso periodo il termoelettrico aumenta del 3.400%, da 2mila GWh annuali ca a 70mila.

Dopodiché l’idroelettrica rimane praticamente uguale, anche per il disastro Vajont nel 1963, mentre la termoelettrica aumenta stabilmente fino al 2007 con 266mila GWh, nel 2010 scesi a 231mila.

Dal 1950 abbiamo una crescita dell’energia elettrica prodotta lorda di ca 1.100% ca.

Il mio grafico parte nel 1950, ma era dal 1944 che Italia produceva più elettricità di quanto consumava. Nel 1983 questo trend positivo si è interrotto. Il fabbisogno nazionale ha superato la produzione, nonostante il potenziamento del termoelettrico tradizionale tra il 1986 e 1987, che copriva la perdita del nucleare.

Lo stesso anno, il 1983, parte anche sul serio il deficit con l’estero, il saldo scambi con l’estero. Tra il 1982 e il 1984 la voce “Saldo scambi con l’estero” è aumentata da 7mila a 21mila GWh:

Il peggio è stato raggiunto nel 2002 – 2003 con 51mila GWh importate. Durante questi anni è anche aumentato tantissimo il bisogno di elettricità per i servizi ausiliari, cioè la gestione della rete di trasmissione e pompaggio:

Picco sempre nel 2002 – 2003. Poi lenta discesa per i costi della gestione, e rapida discesa per i pompaggi. Dal 2003 l’elettricità prodotta è aumentata del 2,8%, mentre quella usata per i pompaggi è scesa di 58%. Senza aver trovato una spiegazione in rete, posso solo pensare che si tratta di maggiore e più efficace utilizzo di un minore numero di impianti, visto che Italia in realtà è provvista si sovracapacità.

Per quanto riguarda la popolazione invece sappiamo che è cresciuta del 25% nel periodo 1950 – 2010, da 47milioni a 59milioni. Cercando di trovare qualche rapporto interessante tra crescita popolazione e crescita produzione elettricità, ho creato questo grafico:

Sembrerebbe un classico comportamento da bolla: Prima una crescita abbastanza tranquilla, dal 1950 al 1975. Ad ogni individuo in più corrispondono 14mila KWh di aggiunta di produzione. Dal 1975 al 2002 crescita asintotica, la popolazione non va oltre i 57milioni indipendentemente da quanto cresce la produzione di elettricità. Ad ogni individuo in più corrispondono 84mila KWh. Poi il plateau, dove ci troviamo ora. Non importa quante persone arrivano sulle sponde italiane e quante ci nascono, l’elettricità prodotta è quella che è. Resta da vedere se arriva la discesa rapidissima, dove ogni anno la popolazione aumenta, ma l’energia elettrica diminusce.

Effetto referendum e le rinnovabili in Italia

Visto che le rinnovabili possono vincere solo quando le <ironia>energie vere e proprie<ironia/> perdono, ci si poteva aspettare che l’abolizione del piano energetico nazionale fosse bullish per le aziende italiane delle rinnovabili quotate in borsa. E infatti, così è stato. Su alcune l’effetto referendum era anche più forte che l’effetto Merkel.

Azienda Dal 13/6 mattina al 14/6 chiusura, %
Kerself , KRS.MI 8,54
Greenvision Ambiente, VISA.MI 4,22
EEMS, EEMS.MI 4,31
Pramac, PRAM.MI 5,82
Terni Energia, TRNI.MI 2,07
Beghelli, BE.MI 3,33
Kinexia, KINX.MI 2,73
Alerion, ARN.MI 1,33
Ergycapital, ECY.MI 11,59
KR Energy, KAIT.MI 8,95
Enel Green Power, EGPW.MI 1,56
Falck Renewables, AA4.MI 0,68

Tutti quanti hanno reagito con un salto di gioia. Si sono però dimenticati, e fra poco se lo ricorderanno, che saltando il PNE, anche il futuro delle rinnovabili è tutto da riscrivere.  Speriamo che si mettono a scrivere entro breve, perché per alcuni pochi versi l’Italia sembrava finalmente sulla strada giusta.

L’Italia ha investito qualcosa in più nelle energie rinnovabili l’anno scorso rispetto alla media mondiale, e il consumo totale di rinnovabili è arrivato a ca 17Mtoe, quasi il 10% del consumo di energia totale.

Dal 1990 in poi le rinnovabili non-idro cominciano lentamente a crescere. L’anno scorso, nel 2010, solare, eolico etc sono aumentati di 22% e costituiscono ormai un terzo delle rinnovabili totali, e più di 3% del consumo di energia primaria totale.

Il consumo delle rinnovabili non è mai cresciuto così tanto prima, l’ultimo record era del 2003 con il 19%. A dire la verità, era dal 2004 che l’Italia non investiva al ritmo globale:

Neanche il prezzo del petrolio in forte crescita è riuscito a spingere gli investimenti nelle rinnovabili oltre il 9-10% durante i 5 anni precedenti il 2010. Ma grazie agli investimenti fatti negli anni 90, il consumo di energia da fonti rinnovabili non-idro in Italia negli ultimi venti anni è comunque cresciuto di 622%, mentre la cifra mondiale è di 463% (senza Italia, 459%).

Purtroppo, vista la notevole crescita del consumo di energia primaria di 116% dal 1965 ad oggi, ovvero da 79Mtoe a 172Mtoe,

anche la crescita delle rinnovabili di 6centoerotti% negli ultimi 20 anni non ci arriva. La percentuale delle rinnovabili in Italia, idroelettrico incluso, è decisamente più bassa oggi che nel 1965:

Da più di 13% nel 1965 a meno di 10% oggi.

Per fare in modo che quei 17Mtoe di rinnovabili che consumiamo oggi rappresentino di nuovo il 13% del consumo totale, dovremmo con qualche sforzo e parecchi sacrifici tornare a consumare 122 Mtoe, cioè il livello del 1971. Si può fare, non era certo il medioevo nel 1971. Bell’anno tra l’altro, ci sono nata.

In alternativa, calcolando con 5% di crescita delle rinnovabili, e 1% di contrazione del consumo totale, arrivo al 2015 con 163 Mtoe di consumo di energia, di cui 21 sono rinnovabili, sia idro che tutti gli altri. Il 13%. 163 Mtoe sarebbero il livello del 1997. Ancora meno medioevale del 1971. Scommetto che avevi già scartato la Uno della nonna per un modello con più impatto.

Ridurre i nostri consumi fino ad un livello di 14 anni fa non sarà impossibile. Soprattutto perché in realtà ci troviamo già al livello del 1995, se guardiamo il consumo di energia pro capite in Italia. Siamo sulla buona strada verso uno scenario Olduvai. Il consumo di energia primaria pro capite ha piccato nel 2004, un anno prima del picco del consumo massimo, ed è ora al livello del 1995, di 2,85 toe all’anno.

I dati per la popolazione sono di Istat.

Il piccolo gancio in sù del 2010 è destinato a invertire e continuare in giù, a meno che non ci sia stata da dicembre in poi una brusca frenata alla crescita della popolazione, in combinazione ad un aumento della produzione industriale, e un aumento del traffico automobilistico. Altrimenti, e sono convinta che sarà così, ci saranno meno iPad per tutti.

Petrolio e popolazione, grafici

Ho di nuovo scaricato un po di dati dalla Energy Information Agency, questa volta sulla popolazione mondiale. E ho creato il seguente grafico:

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