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Il petrolio che non si muove

L’ho promesso e mantengo le promesse. Il petrolio toccherà i 56. Solo che dopo un mese e mezzo che lo prometto questa volta devo esiliarmi nel campo di quelli che hanno ragione, ma troppo presto.

Il WTI è ancora li, nel suo rangino tra 44 e 47, e sono incerta se si tratta di un bull-flag con break out settimana prossima, o una lenta depressione verso il fib38.

Per confortarmi ho ritirato fuori i numeri IEA sullo stock. Che dicono anche nell’ultimo numero che risale a giugno, che dal 3Q16 si riequilibra.

Nel grafico ho messo il 4Q2000 a 3.6 miliardi di barili. E da questi ho aggiunto o sottratto trimestralmente i numeri IEA. Poi ho preso il WTI, l’ho trasformato in trimestri, e l’ho invertito. La correlazione tra i due è di 82%.

world oil stocks and inverted WTI june 16Il numero 3.6 miliardi l’ho trovato online, nella monthly energy review di EIA di marzo 2001.

Se uno sale, anche l’altro dovrebbe salire (ovvero scendere), e ovviamente vice versa. Cioè se scendono gli stock mondiali, il prezzo sale.

Le mie posizioni nei stock sono in positivo cmq, e ERX è a 8.6% e per ora rimane li dov’è.

Petrolio, verso il riequilibrio

Come abbiamo visto giovedì, poco sorprendentemente l’OPEC per l’ennesima volta non è riuscito a mettersi d’accordo su un tetto per la produzione. Il petrolio ha reagito con assoluta indifferenza, praticamente rimanendo nel range 48-50 dollari valido da due settimane.

Senza considerare i fondamentali, questo non è un comportamento di un asset che intende correggere pesantemente. Sotto ho disegnato uno scenario possibile, nel quale il petrolio consolida orizzontalmente per qualche settimana fino a raggiungere la linea di supporto dal minimo in febbraio. Un rimbalzo e poi il viaggio verso i 55-56 dollari:

oil 3 giu 16

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Petrolio testa i $40 ma i fondamentali non ci sono

Il Oil Market Report di IEA è ancora fermo al 9 febbraio per noi comuni mortali che non paghiamo per avere le loro indovinazioni in tempo reale.

E al 9 febbraio il tutto era ancora più pessimista sulla sovrapproduzione rispetto ai numeri di gennaio, che almeno per il Q4 del 2016 aveva un ritorno alla vecchia normalità con una produzione demand driven. I numeri ora invece danno surplus di produzione ancora fino alla fine dell’anno. Ovviamente le ultime 4 barre nel grafico sotto sono “stime” della IEA e cambieranno durante i prossimi mesi.

stock petrolio e wti IEA.png

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Domanda e offerta bilanciati al livello del 2006

Continuo sul filone di ieri, cioè i dati IEA, aggiornati al 11 dicembre.

Secondo l’investitore Kyle Bass (dal min. 19 ca) la capacità swing si è ridotta a 1 milioni di barili, il minimo storico (dove storico si riferisce alla mia memoria). Quindi guardando meglio la strutturale sovraproduzione non è poi così vero che stiamo nuotando nel petrolio.

La domanda mondiale non è mai stat così alta come nel 3Q15 (gli ultimi 5 datapoint sono stime):

domanda globale petrolio finno al Q4 2015.png

Cioè 95.40 milioni di barili al giorno. Per il 4Q il numero è leggermente più basso con 95.10 milioni di barili, ma quel numero ci metterà parecchi mesi a stabilizzarsi. Continua a leggere…

Petrolio, un po’ di fondamentali

old rigUn po’ di petrolio.

Il prezzo del petrolio (qua WTI) è di nuovo ai minimi di gennaio, ca 10 dollari sopra il livello minimo del 2008/09, dove ha clusterizzato per 3 mesi prima di riprendere la salita in marzo 2009. Ora invece sta per la quarta volta toccando i 43/44 dollari.

WTI 10 agosto

WTI 10 agosto 15

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IEA prevede che gap tra domanda e offerta si allarga ulteriormente

Il grafico pubblicato il 4 febbraio sui numeri IEA dimostrava un gap tra domanda e offerta che si allargava dal Q414 al Q115:

domanda offerta petrolio IEA 4 feb 2015

L’aggiornamento IEA del current report uscito quasi un mese fa, il 15 aprile, prevede un ulteriore allargamento tra il Q115 e il Q215. La sovrapproduzione aumenta da 1.5 milioni di barili al giorno a 1.8 milioni di barili al giorno:

IEA domanda e offerta

Quindi in 1Q15 ci sono stati pare 135 milioni di barili di troppo, mentre nel 2Q questi saranno 164 milioni di questi barili marginali che dovrebbero decidere il prezzo.

Per il 3Q15 si prevedono soli 0.3 mln di barili o 28 mln di barili di troppo mentre nel 4Q15 saremo equilibrati.

Rimane il fatto che nel frattempo, cioè fino a fine 2015, non avremo mai sovrapprodotto così tanto, quasi 600 milioni di barili.

Il prezzo ha cominciato a scendere fine giugno 2014, dopo 6 mesi di sovrapproduzione o ben 145 mln in totale. Nel 2008 i prezzo ha crollato dopo solo un trimestre di sovrapproduzione, in totale 9 mln di barili. La sovrapproduzione del 2008 si fermava a 255 milioni di barili.

IEA over and undersupply

Se IEA ha ragione, e se i fondamentali hanno qualcosa da dire sul prezzo del petrolio, non possiamo non vedere un ritorno al livello di due mesi fa, ca 20 dollari in meno dal picco raggiunto settimana scorsa.

Commodities ultima settimana, giro di grafici

Un breve riassunto grafico (per far felice il misero troll capace solo di parlare di marmotte) dei commodities dell’ultima settimana:

L’oro sta correggendo. Dopo la massiccia salita di 28% in meno di due mesi è giù ca 6% dal 26 gennaio.

Oro in Euro

Ha già rimbalzato due volte sul supporto fibonacci 23.60. Probabilmente la ECB è riuscita a comprarsi tanti di quei bond greci da non rischiare il fallimento di nessuna banca di importanza sistemica. O anche no. Forse aspettiamo semplicemente la prossima iniezione di liquidità.

L’euro-rublo ha trovato il suo equilibrio intorno ai 75.5 rubli all’euro:

EURRUB 4 feb 2015

È dal 12 gennaio che questo equilibrio regge. Non ha reagito in particolare modo al rimbalzo del Brent, che si è fatto un bel +18% in soli 4 giorni:

Brent 4 feb 2015

Il petrolio (qua Brent) sta annusando la media mobile 50, e potrebbe correggersi nei prossimi giorni.

Fondamentalmente non è cambiato nulla. Con gli ultimi dati IEA usciti il 16 gennaio il gap tra offerta e domanda si è allargato:

Domanda offerta IEA + WTI

Nel grafico sopra questa volta ho aggiunto anche la stima IEA per il 1Q15. Le stime sbagliano sempre ma l’oversupply potrebbe effettivamente aumentare, visto che gli Stati Uniti non riescono a rallentare la produzione. L’Arabia Saudita ha diminuito ancora di pochissimo, ma il resto dell’OPEC ha aumentato.

Ovviamente la mitica ENI aveva previsto il tutto cominciando la salita già il 23 gennaio:

ENI 4 feb 2015

Anche li, complimenti. 18% in due settimane.

Come notato qualche settimana fa, ENI tende a precedere il contratto Brent del dicembre 2020. Anche questa volta il prezzo forward ha rispecchiato la salita ENI.

ENI e Brent forward dicembre 2020, al 4 feb 2015

Lo SP500 invece sta scendendo, incredibilmente lungo il tratto disegnato da me in marzo ’14:

SP500 weekly 4 feb 2015

Per ora la mia correzione della vecchia previsione, e cioè che l’indice dovrebbe continuare la salita seguendo il Nasdaq che dovrebbe testare il suo ATH, sembra vanificarsi.

Si, era una bolla

I dati IEA – da non confondere la EIA – confermano la bolla del 2008.

Con un po’ di pazienza e copia/incolla dai vecchi pdf, sono riuscita a creare il grafico dei dati IEA.

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SPR e il prezzo del petrolio

E il prezzo del Brent/WTI & co. “crolla”.

Prima i fatti: Il 23 giugno la IEA annuncia  che verranno rilasciati 60 milioni di barili di petrolio sul mercato, gradualmente su un periodo di 30 giorni.

Già ad aprile mi sembra avevano accennato alla possibilità di aprire i rubinetti. La situazione in Libia ogni giorno toglie 1,5 milioni di barili della migliore qualità, le raffinerie in Europa sono sotto stress pesante, a New York ovviamente arriva sempre meno di questa qualità, mentre a Cushing c’è sempre quel maledetto collo di bottiglia del WTI. Nel frattempo sono usciti i numeri BP che dimostravano che nel 2010 abbiamo consumato molto più greggio di quanto veniva prodotto, e che il resto veniva coperto dai cosiddetti liquidi, come l’etanolo prodotto dal granoturco.

Siamo quindi arrivati al punto in cui produciamo un carburante, l’etanolo, spendendo la stessa quantità di energia per la sua produzione, di quanto poi contiene lui stesso.  Ovviamente nella catena di produzione di questo liquido da usare come carburante nei serbatoi degli automezzi, si usa anche il gas e il carbone, che non si possono mettere nel serbatoio. In futuro i serbatoi saranno sempre più importanti della fame.

Almeno 30 dei 60 milioni di barili di riserva strategica rilasciati saranno americani.

Da dove verranno gli altri 30 per ora è un mistero. Giappone (300mln di barili), dubito. Dalla Germania (108), Francia (30) o la Spagna (17)? O forse dalla Corea del Sud (73)? Io non so chi ha il potere di decidere dove verranno aperti i rubinetti.

Il petrolio americano sarà offerto in un unico batch, non gradualmente come detto prima, al miglior offerente. Il prezzo base sarà comunque di $112,78 al barile. Il prezzo alto dipende dal fatto che si tratta di qualità LLS – Light Louisiana Sweet.

Ora il gossip:

La prima cosa che à venuto in mente a tutti è la felicità della Cina di fronte a questa notiziona. Si sa che la Cina ha cominciato con molto ritardo rispetto all’occidente nel creare una propria SPR – Strategic Petroleum Reserve, e che intendono creare una riserva di 3 mesi, secondo l’articolo Reuters citato da ZH.

Solo un anno fa si diceva che la Cina stava creando l’infrastruttura per ben 6 mesi di riserve, non so se queste erano voci, o se hanno deciso che non era un obiettivo raggiungibile. Pare che alla fine del 2010 le loro riserve erano sufficienti per 39 giorni di consumo, questo dopo quattro anni di shopping pesante in giro per il mondo. Il prezzo del petrolio stava diventando insopportabilmente alto. Se ora crolla, buon per loro, perché saranno tra i compratori.

Se succederà così, il petrolio alla fine sarà stato tolto dal suo primo magazzino cioè la roccia, poi immesso in un magazzino americano sempre sotto terra (underground salt caverns), poi tolto da queste salt caverns, trasportati in navi attraverso mezzo mondo, e infine immesso in un magazzino cinese. Si direbbe che siamo disperati.

Anche le Filippine un paio di giorni fa hanno annunciato l’inizio di una riserva strategica, dove le compagnie petrolifere dovranno tenere 15 giorni, e le raffinerie 30 giorni di riserve. E pensa che l’India non ha neanche cominciato ancora.

La seconda cosa che è venuto in mente a tutti è la necessità di Obama di un pool di votanti abbastanza felici per le sue politiche da votarlo ancora. Anche se dovrebbe sapere che ci vogliono -$10 dollari sul barile per abbassare la benzina di miseri 20 centesimi. Una mossa geniale dall’amministrazione che si rifiuta di costruire una pipeline dal Canada (Keystone), e invece apre le riserve strategiche per venderle alla Cina. Nel senso che l’unica scarsità in vista è quella dei voti per Obama.

La terza cosa etc è la possibilità che gli US si preparino a un’altra guerra, o che gli US sappiano di un conflitto in arrivo in un altro paese produttore.

La quarta è che l’Arabia Saudita ha bisogno di buttare fuori l’Iran dal gioco, prima che ad agosto mettono in linea Bushehr.

La quinta è che si tratta di una specie di QE3 in quanto un prezzo più basso del petrolio potrebbe spingere le borse, o almeno tenerle su, proprio ora che il QE2 sta per finire.

Gli altri 30 milioni di barili, se sarebbero rilasciati in Europa, gradualmente, e non venduti in Cina, potrebbero regalarci un momento di sollievo. Se si rilasciano anche solo 500.000 barili al giorno, il sollievo non può durare più di 2 mesi.

Sappiamo anche che l’Arabia Saudita non è riuscita a sostituire il petrolio perso, sia perché non producono le qualità necessarie, sia perché non hanno la capacità di riserva.

C’è quindi una scarsità strutturale

Nel 2008 quando il prezzo è crollato,  centinaia di progetti per l’esplorazione sono stati abbandonati da un giorno all’altro. Questo potrebbe aver rinforzato il problema della scarsità strutturale che stiamo vivendo ora. Se il petrolio si deprezza in continuazione potremmo commettere esattamente lo stesso errore ancora una volta.

Per quanto ho potuto leggere sui vari blog di finanza che frequento, non c’era praticamente un fondo che non fosse long petrolio. Sarà che hanno abbandonato a breve termine queste posizioni, senza comunque scendere sotto i livelli del dicembre 2010, ma torneranno molto presto ad accumulare posizioni long. Perché ora ci sarà di nuovo petrolio da usare come hedge da parte di chi vende i contratti long, mentre prima, appunto, scarseggiava.

Un paio di settimane fa, avevo tirato giù i dati per gli stock americani del petrolio, volevo vedere se esisteva una correlazione prezzo – stoccaggio.

Tracciando il prezzo del WTI contro il settimanale di stoccaggio, escluso il SPR, dal 1986, non ho trovato nessuna correlazione.

Dal 2000 in poi è positiva, ma debole, 0,48:

Quindi quando Reuters esce con un “prices go up on inventory” in realtà non è che a nessuno frega più di tanto di quel inventory.

Mentre per il prezzo del WTI tracciato contro lo Strategic Petroleum Reserve c’è sempre stata un’altissima correlazione, nel senso che il prezzo ha sempre reagito fortemente a cambiamenti nelle riserve:

Storicamente, dal 1986, abbiamo una correlazione di 0,86, altissimo.

Dal 2000 in poi il prezzo del petrolio ha sempre reagito al SPR, anche se meno forte, con una correlazione di 0,8 tra prezzo e quantità di barili nelle riserve.

Ma se guardiamo il grafico sopra, si vede che a gennaio 2004 la relazione tra i due comincia a indebolirsi. Dal 2008 in poi non abbiamo più nessuna correlazione. Non so da che cosa dipende, ma per me è un ulteriore indizio che i mercati si renderanno presto conto di aver reagito troppo velocemente, nel far scendere i prezzi bruscamente.

Finalmente il mondo è globale

Fabrizio73 scrive:

I dati parlano chiaro.Giro quindi anche a voi il mio quesito posto anche su “Petrolio”, che però non trova ancora risposte ,a mio avviso, sufficientemente chiare.
1-La Libia è da un mese che ha azzerato ,o quasi, la sua ESPORTAZIONE;2-l’Arabia NON è in grado di produrre di più, anzi a quanto sembra ha tagliato il suo output.
Quindi: DA DOVE CAVOLO SI TIRANO FUORI QUEL MILIONE DI BARILI MANCANTI???
Sull’argomento ne ho sentito di ogni, in particolare molti pensano che il milione di barili mancanti venga tutto dallo stoccaggio;altri invece parlavano dell’Arabia ma mi par di vedere che sono stati prontamente smentiti.
Io penso invece che la domanda sia inferiore all’offerta (almeno per ora) e che quindi non si senta la mancanza della Libia.

Non ho letto il thread di commenti a cui ti riferisci (ammetto che ho smesso di leggerli quando i commenti sono stati invertiti temporalmente, sono divertenti ma non così tanto da scomodare il mouse), ma è una domanda che mi ero fatta anch’io. Continua a leggere…