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Prossimamente in Grecia

Abbiamo il deal, da oggi chiamato il Agreekment, e in sostanza non ci sono novità, ovvero la Grecia non lascia l’euro e l’UE.

La migliore illustrazione che ho trovato online la dice piuttosto bene:

Agreekment

Tsipras è un populista che ha mentito dall’inizio alla fine al suo elettorato. Non durerà fino a natale.

I greci hanno scambiato un programma tostissimo per uno tosterrimo. Continua a leggere…

Democrazia greca fallita. 62% degli elettori NON HA VOTATO TSIPRAS.

Hypno-FedNonostante la mia posizione corta sulle borse, quindi dal disastro dovrei guadagnarci qualcosa a differenza dei greci, avrei preferito che i greci dimostrassero responsabilità per i debiti che hanno contratto negli anni votando Si.

Aspetta un po’ però…hanno votato veramente No?

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Grecia: passato e futuro

greece UESono convinta o almeno speranzosa che i greci voteranno SI oggi.

I poll danno spesso ragione al lato più populista, ma alla fine la maggioranza del corpo elettore ha molti anni alle spalle e sono, come si dice in svedese, “stagionati”. E quindi votano l’alternativa meno incerta. Noti esempi di questo sono il recente voto dei nazionalisti in Scozia, dove davanti alle telecamere le persone normali intervistate erano tutti per l’indipendenza che ovviamente alla fine non ha preso la maggioranza. Oppure in Svezia, dove la gente continua a esprimersi pro-immigrazione, ma dove ormai gli SD (democratici svedesi) che soli 20 anni fa erano nazisti, prendono ca il 25% e nelle prossime elezioni potrebbero facilmente essere il partito più grande.

Anche se Tsipras di fronte alla possibilità di perdere il potere ha deciso che in questo caso No = Si. Quindi anche un No non significherebbe un uscita dall’Euro, e altre trattative con la troika. Peccato che la troika insiste che No = No, e quindi uscita dall’euro. Continua a leggere…

Roaming, chi vince e chi perde.

ceulluare piccoloHo qualche dubbio sul funzionamento della nuova legge europea sul roaming.

Dovrebbe dal 2017 funzionare analogamente alle poste, ovvero pago il francobollo in Italia e la lettera arriva a destinazione in Svezia senza che lo stato svedese incassi qualcosa. In fondo le lettere vanno in entrambi le direzioni, e anche lo stato svedese incassa quando la nonna manda una cartolina ai nipoti in Italia.

Tutto sommato le poste dovrebbero essere un gioco a somma zero. Tra due paesi come Svezia e Italia ci possono essere assimetrie, ma visto che il sistema funziona in tutto il mondo alla fine i conti torneranno. Continua a leggere…

Cosa ci dicono i grafici sul default

A giudicare dalla forza nel dollaro sembra più probabile un default greco che un accordo: dollar index 23 juni 15+ 1% oggi, ma ha trovato resistenza sia dal MA50 che da fibo.

Certo che il dollaro potrebbe rinforzarsi in ogni caso. L’euro sarà più debole anche con la Grecia nell’euro, esattamente quello che vorrebbe la Bundeskanzlerin, visto che giova all’esportazione tedesca.

Poi però, l’oro in dollari è veramente debole. Sembra li oscillante in attesa di scendere, come fa in tempi di crisi finanziaria. Qua con la mia previsione dove dovrebbe finire prima di riprendere la famosa salita verso i 5000: oro in dollariQuindi dollaro forte e oro debole. Allora perché gli indici europei si comportano come se non ci dovesse essere nessun default? Da venerdi:

  • OMXS30 + 3.8 %
  • FTSEMIB + 5.5 % !!
  • DAX + 5.2 %
  • CAC + 5.14%
  • ASE + 13% !!!!

Gas geopolitico greco

Già che siamo in tema Grecia, non basta forse il cofanetto di medicine. A quanto pare potrebbe diventare necessario anche una torcia elettrica con un bel po’ di pile di ricambio, almeno se di sera vuoi leggere il giallo comprato in aeroporto.

Al tema medicine ero arrivata tramite un link da un’articolo FT che parlava in realtà della relazione della Grecia con Gazprom.

Questo giugno la utility nazionale del gas, Depa, dovrebbe pagare a Gazprom 120 milioni di euro, che non ha in cassa. Depa compra l’80% del suo gas dalla Russia, e per assicurare un flusso continuo ora sta cercando di recuperare i crediti che ha con la Laghe, il gestore della rete elettrica. Laghe da parte sua è in rosso, anche lei vittima della mancanza di credito nel paese che taglia l’accesso alle banche, e i mancati introiti dai privati. Continua a leggere…

Crollo della sanità in Grecia

Le notizie dalla Grecia sono sempre più preoccupanti. Ho ricevuto notizie anedottali che sulle isole vacanziere si continua la vita di sempre, caffè al bar, tranquillità, e fior di case in costruzione, certamente con i contributi dell’UE. Ma nelle grandi città, e specificamente negli ospedali, la situazione pare disperata.

In Europa secondo la WHO ogni anno muoiono (pdf) 25.000 persone di batteri resistenti agli antibiotici. Una situazione con crescita fra poco esponenziale. Continua a leggere…

Fisiocrazia/ON

Questo inverni i greci sono andati giù pesanti sulle proprie foreste. Tagliano gli alberi in misura crescente da usare nelle stufe, perché gli olii combustibili usati per scaldare le case greche costano il doppio di qualche anno fa. Gli ecosistemi forestali non sono ancora minacciati, ma nel 2011 sono stati denunciati 1500 casi di abbattimenti illegali. Già ai prezzi attuali ogni anno si perdono il 10% dell’area forestale, e il futuro delle foreste sembra molto incerto in mezzo a disoccupazione di massa e economia in contrazione galoppante.

L’ambiente relativamente buono di cui gode la Grecia con ca 30% del territorio nazionale coperte da foreste, nonostante l’alta densità della popolazione di 84 persone/km2 è quindi minacciato dalla neopovertà. Il paese non è mai stato tra quelli che attraggono con forza materie prime a basso costo per la produzione industriale di prodotti i cui prezzi finali di gran lunga superano il valore delle materie prime che li compongono. Creando l’attivo della bilancia commerciale. Come la nazione industriale Italia e i suoi notevoli 35% di foreste con 200 persone pro km2. O la nazione industriale Svezia, 69% del territorio nazionale coperto di foreste con 21 persone/km2, e un bisogno di riscaldamento che supera ampiamente quello della Grecia.

L’ambiente buono di questi tre paesi, nei loro rispettivi limiti geografici e fisici, è stato reso possibile da due secoli di uso di combustibili fossili. Solo così abbiamo potuto liberare le nostre foreste da millenni di deforestazione per scaldare le case e liberare terreni per sfamare la popolazione in crescita. La Svezia oggi ha ca il 60% più foresta di cento anni fa. In Italia le foreste negli ultimi 25 anni sono cresciuti del 20%. Il merito è sia dei guadagni di efficacia dell’agricoltura nazionale, sia dallo spostamento di agricoltura nazionale in paesi dove terreno e manodopera costano meno che da noi. In Svezia l’esportazione di prodotti forestali è diventato uno dei pilastri dell’economia.

Durante gli ultimi 200 anni le regioni industrializzati del mondo hanno vissuto di combustibili fossili, sviluppando teorie economiche distaccate dai limiti fisici che ci impone la superficie terrestre produttiva.

Ora le nazioni, dai quali eravamo abituati a comprare ferro e petrolio e rame e riso a basso costo, la Cina, l’India, il Brasile, e perché no, l’Australia, anche lei intesa come fornitore e sostenitore dell’economia dell’impero britannico, vogliono sviluppo. Lo stesso sviluppo che abbiamo avuto noi, rinunciando alla fisiocrazia e scambiando inequamente proprio con questi paesi le materie prime che poi gli venivano rivendute in forma di aumentata entropia.

La Grecia sta già spolverando la fisiocrazia, come primo paese del vecchio occidente. Rinunciano al fossile, cercano di vivere dai flussi e fondi che il sole ci ricrea ogni anno. Ma scopriranno presto che l’iraggiamento solare, falde aquifere, terreni ecologicamente produttivi che bastavano a 1 milione di persone non bastano per 10 milioni.

Aspettando la Grecia

Ormai sono due anni che aspettiamo il default della Grecia. Quando scrivo aspettiamo, intendo tutti quelli che a un certo punto hanno letto “This time is different – Eight Centuries of Financial Folly” di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff.

Le borse che seguo sono giusto un filino in rosso, non sembra che si aspettino niente di tragico neanche oggi.

Comunque, con i popcorn in mano mi sono scaricata dal sito della BIS i dati per il debito greco, per chi vorrebbe controllare i numeri, si tratta delle detailed tables, tabella 9E.

In caso di default, la batosta si prende anche l’Italia, con 1,87 miliardi di dollari in mano greche. Insieme a banche e non-banche privati si arriva a quasi 4 miliardi di dollari.

Chiaramente niente contro la cifra prestata dalla Germania, 12,4 miliardi di dollari solo nel settore pubblico.

Ma anche Stati Uniti, Gran Bretagns, Spagna e Belgio sono messi male.

Per non parlare delle banche greche che ne possiedono per 62 miliardi di dollari.

E si dice che la BCE possiede 40 miliardi di dollari di debito greco, prestando anche 90 miliardi alle banche greche, quelle che falliranno.

Altro che Unicredit. Pensa se la BCE deve ricapitalizzare.

Martedi nero

Giovedi sapevo di avere ragione. Venerdi pure, anche quando i mercati hanno überreagito di gioia. Poi pensavo che le borse avrebbero messo qualche settimana a capire cosa significa il hair cut di 50, o meglio, minimo 50% sul debito greco.

Cioè un grandissimo credit crunch. In italiano: scenario deflazionistico, o semplicemente molto meno soldi in giro da spendere sulla borsa. Continua a leggere…