Tag Archive | Giappone

Ritorno del nucleare in Giappone

ship_lng

In realtà sto sempre parlando di GNL

Il nucleare in Giappone è fermo dal 2011.

Il consumo di energia primaria da nucleare nel 2014 era esattamente 0 GWh. Ora il piano del governo prevede per il 2030 che il nucleare faccia la sua parte, ovvero almeno il 20% del consumo di energia primaria.

Ho usato numeri EIA e IEA sulla sola produzione elettrica anziché quelli BP che vanno fino al 2014 perché comprendono anche tutti gli altri possibili usi. Quindi, paragonando il 2009 con il 2013 si vede che sono stati necessari massicci aumenti delle importazioni di idrocarburi per sostiuire il nucleare. Continua a leggere…

Just-In-Time fermo (di nuovo)

E di nuovo vediamo che non funziona la società just-in-time, e che una grande parte dei prodotti tecnologici soffrono di not-in-time dopo solo una settimana di crisi. La società just-in-time prevede che il magazzino contenga prodotti e componenti per la produzione di massimo una settimana. Continua a leggere…

Uno tsunami economico

L’effetto di questo tremendo disastro naturale sulla già fragilissima economia giapponese sarà potenzialmente devastante.

Non so quante industrie si trovano lungo la costa colpita, e per quanto tempo rimarranno fermi. Per ora si sa solo che almeno tre raffinerie sono state chiuse per causa di incendi, con complessivamente 600.000 barili al giorno di output, e che tre reattori nucleari si sono fermati automaticamente. Arrivano le prime notizie di perdite radioattive.

Aggiornamento: pare che le perdite siano 1000 volte più alte del normale.

È anche impossibile a questo punto dire qualcosa sul prezzo del petrolio, visto che il Giappone potrebbe vedere una forte diminuzione della domanda quando tutta l’industria lungo la costa rimane ferma. Rete telefoniche, aeroporti, treni e autostrade sono chiusi. Ci sono industrie pesanti che hanno fermate le attività, come Sony, Mitsui Mining e Toyota Motors. La borsa di Tokyo lunedì (se apre) sarà in caduta libera.

Sarà impossibile riaccendere i reattori per tanto tempo, visto il rischio di altri terremoti a seguito. Quindi il Giappone sarà costretto a comprare molto più “low-sulphur fuel oil” (LSFO), soprattutto dalla Petrobras, ancora in operazione negli impianti giapponesi, per la produzione di energia elettrica.

Il PIL giapponese, già decrescente del 1,3% nel Q4 2010, quanto perderà ora? Un PIL decrescente significa anche minori introiti allo stato, in Giappone già bassissimi, solo un ventesimo del PIL. Se paragoniamo con il terremoto a Kobe nel 1995 si potrebbe stimare il costo a ca 1% del PIL, o ca 50 miliardi di dollari.

Anche assicuratori come Munich Re, Hannover Re e Swiss Re dovranno sborsare miliardi di dollari per finanziare la ricostruzione delle regioni colpite.

Come forza il terremoto cum tsunami è paragonabile solo a quello thailandese del natale 2004. Tsunami è proprio una parola giapponese, 津波, e significa onda del porto, visto che la particolare fisiognomia portuale rende le onde molto più distruttive che altrove.

Lo tsunami è un’onda barotropica, e la sua velocità di propagazione è approssimabile con l’equazione Shallow water visto che la misura orizzontale del mare è molto più grande della sua profondità.  c = ( g x H )^½ dove c è la velocità, g la gravità (ca 10) e H la profondità. Con H = 4000 metri, la velocità dell’onda raggiunge 200 m/s.

Quando questa onda superveloce si avvicina al porto, dove la profondità diminuisce rapidamente, le onde si trasformano. Da una lunghezza d’onda molto lunga con amplitudine bassissima si va a una lunghezza d’onda cortissima con un’altezza d’onda immensa, capace di spazzare via tutto.

Il terremoto che stamattina prestissimo ora giapponese ha causato lo tsunami a Sendai in Giappone aveva la magnitudine 8,9, scala Richter contro i 9,1 del terremoto Thailandese del 26 dicembre 2004. Le onde in entrambi i casi hanno raggiunto i 10 metri d’altezza.

“Tsunami-affected areas in Japan. Red indicates waves 3-10 meters high, orange – 1-2 meters high, yellow – 0.5 meters (yahoo.co.jp)”

Il numero di persone morti e spariti cresce ogni ora, e ora l’onda ha raggiunto anche la Russia, con un altezza di 10 metri. 11.000 persone saranno evacuati.

L’economia giapponese è fragilissima dopo venti anni di misure contro la contrazione fallite e costossissime . Il Giappone (ovvero Bank of Japan) usa già da anni un tasso ufficiale di riferimento (TUR) da 0 a 0,1% per contrastare la deflazione. Questa politica si chiama ZIRP e sta per Zero Interest Rate Policy. Il TUR determina sia il tasso interbancario che il tasso d’interesse, applicato dalla banca ai suoi clienti.

Uno dei motivi dietro l’interesse a zero è tenere la propria valuta artificialmente bassa, in modo da stimolare le esportazioni. Un altro è che il basso costo del denaro dovrebbe stimolare gli investimenti. Quando altre forme di risparmio non rendono nulla, perché l’interesse della banca centrale è nullo, tutti preferiscono investire per esempio nella borsa, invece di perdere soldi all’inflazione. Gli interessi bassi stimolano anche il mercato immobiliare, perché il mutuo al privato non costa praticamente niente.

Come negli USA e in Gran Bretagna tutto questo però non è riuscito a stimolare l’economia come intendevano. Il PIL giapponese si trova su un plateau dal 1995, rimasto intorno ai 5 bilioni di yen. Zero crescita, però con un’altissima qualità di vita, con l’aspettativa di vita più alta del mondo, un tasso di disoccupazione di soli 5%, e con treni che arrivano sempre sul secondo.

Quindi negli ultimi 15 anni una delle economie più forti del pianeta è rimasta nel freezer, mentre la popolazione ha continuato a vivere bene. In realtà è stato rassicurante vedere questo primo esempio di economia a zero crescita, perché non sarà l’ultimo.

Il problema è come al solito il futuro, nella forma della piramide demografica. Giappone è l’unico paese fuori dall’Europa ad altissimo rischio secondo quella relazione Maplehurst descritto nel post Non andrai in pensione.

20% della popolazione ha più di 60 anni.

Il Giappone ha un debito di stato di quasi 180% del PIL. Spesso si è sentito dire che non rappresenta un problema perché il debito giapponese al 90% è posseduto proprio dai giapponesi, quindi non esposto al volere di qualche stato più o meno nemico. La verità è che lo stato Giapponese ha creato debito per finanziare il deficit, che poi è stato comprato dai fondi pensione, alle quale i giapponesi sono costretti a pagare una parte dello stipendio, in un circolo vizioso sempre più veloce.

Questi giapponesi che tengono le obbligazioni di stato sono ora prossimi alla pensione, quando saranno costretti a rivenderli per finanziare la vecchiaia. La stessa cosa vale per i fondi pensione, costretti a rivendere le obbligazioni per pagare la pensioni. Quando i baby-boomer nati dopo la guerra cominceranno a vendere invece di risparmiare, i tassi su questi bond aumenteranno, abbassando il valore delle obbligazioni ancora in possesso.

La prossima volta che sarà necessario di vendere bond, si dovrà vendere di più per guadagnare la stessa cifra. E i tassi aumentano, abbassando ulteriormente il valore, etc. Un gigantescho “Ponzi scheme” risolvibile solo aumentando di 10 anni l’età pensionabile e abbassando le pensioni. Non possono aumentare le imposte a chi ancora lavora, perché gli stipendi stanno diminuendo.

Un aumento dei tassi sarebbe una catastrofe. Il tasso sui bond decennali è ora 1,3%, e un aumento di solo mezzo punto su tutta la linea porterebbe a una bancarotta dello stato, che a un certo punto non potrà più pagare le interessi.

Per rimettere il paese in piedi dopo lo tsunami, o almeno in ginocchia, lo stato giapponese deve in qualche modo farsi prestare soldi creando nuove obbligazioni, vendendoli a tassi sempre più alti, perché non ci sono più abbastanza lavoratori che possono risparmiare i loro guadagni comprando il debito dello stato. Il cigno nero dello tsunami non poteva arrivare in un momento peggiore.

Nel frattempo le istituzioni finanziarie giapponesi, che pochi mesi fa si sono riempiti i bilanci di bond europei, soprattutto portoghesi, per cacciare giù lo yen che si stava rinforzando, dovranno venderli il più velocemente possibile, visto le perdite immense che subiranno settimana prossima sulla borsa. Così portano anche Europa qualche passo più vicino alla bancarotta.

Giappone cambia fornitore

Questa notizia risale a febbraio, ma è sempre interessante, lo sforzo dell’Asia di ridurre la dipendenza dal Medio Oriente.

Secondo JapanToday … Continua a leggere…