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Arabia Saudita e il meeting OPEC domani

old rigSiamo in attesa del meeting OPEC di domani.

E i sauditi, che dopottutto si sono un pochino stufati del livello attuale del prezzo petrolio, stanno cercando di convincere il mercato a pagarlo più caro. Per ora solo a parole, e comunque a condizioni che anche gli altri si prendano la propria responsabilità per migliorare il bilancio saudita.

Il FT scrive

Energy Intelligence, a specialist industry publication, said Saudi Arabia would back a co-ordinated cut of 1m barrels per day next year — the equivalent of just over 1 per cent of global oil supply — if Opec members Iran and Iraq agreed to limit production alongside Russia, the biggest exporter outside the producer group.

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Esportazione petrolio saudita sempre meno

old rigContinuando a guardare le fondamentali – petrolio ho aggiornato i grafico di aprile dove ho sovrapposto il cambiamento nella produzione mensile anno su anno, con il WTI, sempre mensile, cambiamento YoY.

I nuovi datapoint sono 4, prendendo da FT i numeri per la produzione saudita tra giugno e luglio, e ovviamente EIA per il prezzo del WTI.

Arabia Saudita vs WTI agosto 15

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Ancora Arabia Saudita: esportazione in aumento, ma negativo YoY

L’estrazione saudita di petrolio ha raggiunto un nuovo record in marzo, di 10300 kb/d,  o così pare. L’articolo di Reuters dice che i sauditi non spiegano perché hanno aumentato così tanto.

saudi oil prod

Livelli da record per la produzione saudita. Dati: JODI

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L’effetto del Export Land Model sull’Italia

L’esercizio di oggi è di quantificare l’effetto del ELM sull’Italia, cercando di capire per quanti anni l’Italia può ancora importare petrolio. Di petrolio ce ne al mondo, ma ancora non sappiamo se ci sarà sempre un mercato.

Per prima cosa bisogna capire quanto petrolio viene prodotto nel mondo. Includendo anche i recenti “altri liquidi”, quelli per i quali usiamo tanta energia per produrli quanta ne viene fuori. Pazienza, è energia meno pregiata.

Per i miei scopi devo fare una previsione della produzione futura. Dal grafico si vede che la produzione di petrolio vero e proprio è ferma dal 2005.  Visto che ormai anche la IEA è convinta che il plateau di produzione di petrolio convenzionale sia stato raggiunto, stimo=indovino fino al 2015 un aumento di 0,5% all’anno, poi un declino di 1,5% all’anno. Comunque molto meno di per esempio quei 6% di declino annuale dei giacimenti nordatlantici. È pur sempre possibile che arrivino gli unicorni a produrre petrolio pesante e sabbioso al ritmo di un petrolio convenzionale.

Il processing gain pare in lieve aumento sulla produzione di greggio. Dal 1980 ad oggi è raddoppiato, anche se lo sviluppo dal 2004 è rallentato.

Non sapendo quanto si possa migliorare ancora, lo stimo a quel 3% degli ultimi 6-7 anni.

La produzione di natural gas plant liquids sta crescendo, ma purtroppo non riesco a trovare i numeri sulle riserve. Si tratta di gas fossile con una quantità importante di idrocarburi pesanti, frazionabile in alcuni gas diversi e infine benzina. Lascio crescere questa categoria di 2% per ancora un decennio e poi diminuire al ritmo di 1,5%.

Gli “Other liquids” sono cresciuti in media 2,5% dal 2000 ad oggi. Li faccio crescere di 2,5% all’anno, da qua e per sempre, perché sono certa che ne verranno sempre prodotti di più, anche quando non avremo petrolio. Il petrolio finisce, le braccia no.

Il tutto si presenta così:

Totalmente irrealistico, come tutte le stime. Forse l’Africa è davvero la nuovo Arabia. Oppure non lo è e allora il declino di produzione sarà molto più rapido di quanto disegnato da me.

Per capire poi quanto di questo petrolio è esportabile devo detrarre il consumo dei produttori del petrolio. Molti dei produttori stanno ancora aumentando il consumo di petrolio, in parte perché il petrolio viene prodotto in paesi poco industrializzati e stanno giusto incominciando a tagliarsi fette di torta, in parte perché tanti di quei paesi sono poco o per finta democratici, dove l’unico modo per tenere tutti belli tranquilli è garantire alla popolazione energia a basso costo grazie a sostanziose sovvenzioni. Soprattutto i paesi arabi hanno avuto crescite del consumo esponenziali negli ultimi decenni.  Il grafico multiplo rende l’idea, tutto in migliai barili al giorno:

Nel prossimo grafico ho tracciato la produzione mondiale di petrolio, linea blu, contro il petrolio teoreticamente disponibile per l’esportazione tolto il consumo di alcuni grandi produttori. Ho stimato per Arabia Saudita e Russia una crescita del consumo di 2,5% all’anno per un decennio, e poi decrescita di 1% per il resto del periodo. Stati Uniti da subito -1% all’anno, dati EIA fino all 2011:

Ovviamente poi bisogna togliere il consumo del Messico (-1%), Cina (2,5% per 5 anni, poi -1%), Brasile (2,5%, -1%), Canada (-1%), Iran (2,5%, -1%), Iraq (2,5%, -1%), UAE (2,5%, -1%), Venezuela (2,5%, -1%), Kuwait (2,5%, -1%)e Indonesia (2,5%, -1%). Tutti produttori che avranno precedenza sul mercato del petrolio. E vogliamo competere con la Germania? Via anche il consumo della Germania. E poi via il consumo del produttore di materie prime Australia, il consumo del pur sempre forte Giappone, Africa – sempre materie prime sono, India, Corea del Sud, Francia e Granbretagna.

Dopo i consumatori forti rimane questa quantità di petrolio sul mercato:

Italia a questo punto deve solo competere sul mercato petrolifero con: Grecia, Spagna, Polonia, Turchia, Svezia, Norvegia, Finlandia, e altri europei piccoli consumatori o deboli economicamente, Singapore, Taiwan, Hong Kong, Argentina, il resto del Sudamerica, altri paesi orientali e mediorientali etc., insomma tutto il resto del mondo.

Dal 1992 al 2006 questi paesi hanno aumentato stabilmente ma lentamente il consumo di petrolio:

Ma dopo il 2006 come gruppo il consumo si trova su un plateau. Alcuni di questi paesi sono più deboli degli altri e faccio decrescere il consumo di 0,5% all’anno, come gruppo.

Riassumo. La produzione di petrolio aumenta di 0,5% fino al 2015 e poi declina. Arabia Saudita, Cina, India, Russia, Africa e alcuni altri paesi aumentano il consumo di 2,5% per alcuni anni e poi decrescono. Per l’area OCSE ho deciso per una decrescita di 1% da subito. Economie deboli decrescita.

Infine, per l’Italia scometto su una decrescita del 2% all’anno, d’ora in poi.

E allora la quantità di petrolio disponibile sul mercato tracciato contro il consumo dell’Italia, si presenta così:

A giudicare dal grafico è dal 1995 ca che l’Italia un po’ deve lottare per avere quei barili in più. Quali sono i paesi che non se lo sono potuto permettere, lasciando sul mercato i barili pescati dall’Italia?

Con i miei parametri molto miti è solo dal 2024 che mancherà permanentemente un surplus sul mercato delle esportazioni. Ovviamente i guai non iniziano nel 2024, ma molto prima. È probabile che gli Stati Uniti useranno forza per avere il petrolio che manca. E qualsiasi petrolio in più, grazie a shale oil e greggi pesanti canadesi, andrà alla Cina.

L’Italia ha comunque pochissimi anni di finestra per cambiare l’infrastruttura del paese in uno non dipendente dal petrolio. Vorrei vedere un piano del Dipartimento dell’energia, e un altro dell’esercito, e uno delle varie difese civili, e poi certamente i piani d’urto dei comuni. Avanti, mandatemeli!

Brent, Suez e il prezzo del petrolio

Se sono i timori per la chiusura del Suez che hanno spinto il Brent sopra i 100$, dobbiamo aspettarci che il prezzo fra poco torna in giù.

Non è solo il Brent tra l’altro, anche gli altri petrolio che non sono destinati al mercato nordamericano stanno salendo.


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Capacità di esportazione

Annuncio dell’Università di Oslo.

Di cosa viviamo quando il petrolio è finito?

  • La Norvegia è al 19° posto per quanto riguarda innovazione.
  • La Svezia e la Danimarca tra i primi cinque.

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