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È la Francia il nuovo nero

Appena smaltito il fatto che la Germania ha trovato 55 miliardi di euro nel materasso, arriva la notizia che questo pomeriggio, verso le ore 15, S&P ha erroneamente mandato una mail a dei clienti spiegando che il rating della Francia sarebbe stato tagliato.

Era ora che mandassero un altro paese nel mirino. La Grecia ci ha più che stufati, e anche l’Italia non riusciva più a suscitare interesse.

Ovviamente poco tempo dopo è arrivata la smentita (Bloomberg, BBC), la Francia sarebbe tutta intatta.

“There were heavy rumors related to a French downgrade, but now they’ve been denied,

e

“As a result of a technical error, a message was automatically disseminated toda…

C’è da chiedersi se ormai sono robot che scrivono i mail agli investitori di S&P.

O vogliono forse fare un downgrade ma non osano, e questo era un piccolo tentativo per vedere esattamente cosa sarebbe successo. Quello che è successo è che il decennale francese è salito 27 bps a 3,47 senza poi tornare giù, neanche dopo la smentita.

C’è anche da chiedersi esattamente chi guadagnava se privati e istituti finanziari vendevano en masse i bond francesi. Ma questa è pura speculazione.

La Francia si dichiara furiosa e ha aperto un inchiesta.

Downgrade della Francia?

Ero pronto a scommettere che avremmo visto una piccola correzione sull’oro.  Dopotutto sono già alcuni giorni che i giornali si meravigliano della sua ascesa, invece di ignorarne l’esistenza. Invece sta di nuovo salendo, avvicinandosi a 40.000 euro al chilo, per il rumour che si avrà anche un downgrade della Francia (via zerohedge).

In dollari il prezzo dell’oro ha già superato alcune volte la soglia magica del 1764 dollari al troy ounce, il livello dove Jim Sinclair pensa che “la gente” perde la fiducia nelle valute fiat, creando quella bolla “iperbolica” (non so perché si usa questo termine quando sarebbe più giusto asintotica) che ancora non c’è.

Per ora ovviamente la S&P nega  che vorranno tagliare la tripla A della Francia, ma visto che è già successo agli Stati Uniti, ormai non sembra più una cosa impossibile, eseguire un downgrade di un paese creduto stabile fino a ieri.

Prima o poi la correzione verrà, ma come dice Marc Faber, un altro di quei signori da ascoltare regolarmente, “non possedere oro significa aver fiducia nei governi – not to own gold is to trust government.”

http://www.bloomberg.com/video/73736400/

La Germania è pronta a fare il bailout anche della Francia? Forse decideranno finalmente che sarebbe come lanciare altri ottimi D-Mark dietro cattivi Euro.

In ogni caso, correzione dell’oro, piccolo rimbalzo delle borse etc sono cose temporanee. Chi ancora possiede azioni dovrebbe liberarsene e tenere i soldi sul conto bancario, perdendo soldi certamente, ma non ulteriori 50%.

Siamo così resistenti all’idea di tenere soldi sul cc perché il sistema è stato costruito in modo da spingerci verso un maggiore rischio. Sul conto riceviamo interessi talmente bassi che l’inflazione si mangia parte di loro. Ma finché i bilanci di tutto il mondo non si sono liberati del debito, non si vedrà nessuna ripresa.

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Disclaimer: Buoni consigli sono costosi, ma leggere questo blog è gratuito.  Quindi il blog non contiene buoni consigli, solo pareri miei. Ma ricordate che i buoni consigli del tuo consulente bancario “stai fermo nella barca” ti potrebbero costare altri 50% dei tuoi asset.

Conseguenze del AA+ e prezzo petrolio

Questo weekend credo non ci sia un singolo blogger che non stia pensando alle conseguenze del downgrade del credito degli Stati Uniti da parte di S&P. Faccio una lista delle possibili conseguenze, stile Financial Post . Alcuni dei quali si avveranno, alcuni no, alcuni a lungo termine, altre avranno effeto domani mattina.

Gli esperti stanno indovinando come mai prima, e non avranno più ragione di noi altri. Siccome un downgrade degli US non è mai successo prima, siamo fuori dalla mappa, Fukushima-style. Ovviamente tutti gli “esperti” americani sono indignati di fronte a questa ingiustizia, come lo sono sempre stati quelli grechi.

Cominciamo guardando quello che è già successo.

La borsa saudita è chiusa venerdì, e aperta sabato. Sono già cinque anni che questa borsa è anemica , ma ieri ha perso ben 5% . Oggi è in lievissima ripresa. È un indicazione di quello che potrebbe succedere fra poche ora sia a Milano che a Stoccolma, non una risposta pronta.

Oggi invece la borsa israeliana è stata fermata dopo un crollo di 7% sull’indice TA 25.  A Tel Aviv si fa trading da domenica a giovedì, ed era quindi chiusa venerdi quando lo SP500 ha perso 0,04% e il DAX intorno ai 2,7%. Un crollo di 7% è decisamente più grande di quanto dovrebbe essere una reazione normale a quelle due borse importanti. Ma è sempre solo una scommessa.

Anche l’indice di Dubai è sceso oggi del 3,7% .

Tanti fondi e istituzioni non possono tenere bond senza un rating AAA e saranno costretti a vendere quelle americane domani mattina. Probabilmente compreranno bond di altri paesi con un rating AAA ancora intatti, per esempio svedesi. Questo dovrebbe aumentare i tassi americani e abbassare quelli svedesi (è solo un esempio). Ovviamente i fondi possono decidere di fidarsi più di Moody’s e Fitch, e non agire proprio. Non è poi detto che ci saranno movimenti grandi sul mercato delle obbligazioni, del quale si dice che è un grande anticipatore dei mercati che quindi dovrebbe aver già previsto una cosa del genere.

Poi ci sarà ancora meno credito disponibile, soprattutto ad aziende già in difficoltà, che non potranno sopravvivere una nuova crisi solo 3-4 anni dopo la prima.

Di certo c’è solo che i piccoli risparmiatori saranno come sempre i perdenti, visto che non hanno i mezzi per reagire a questo tipo di notizia abbastanza in fretta.

Saranno perdenti anche per la perdita di lavoro che farà contrarre i consumi non necessari, come lo scambio di macchina. Marchionne si trasferirà permanentemente in Brasile, uno dei pochi posti dove continueranno a comprare le sue macchine. Quest’ultima previsione non si avverrà sicuramente.

E i fondi pensioni, aiuto. Proprio le persone che non riusciranno a protestare fisicamente saranno i maggiormente colpiti.

La Cina ha ripetutamente chiesto agli Stati Uniti di proteggere il loro investimento nei bond americani, ovviamente senza essere ascoltati. Ora dicono anche loro di dover ripiegare su altri investimenti.

In ogni caso, il petrolio continuerà giù, per quanto tempo non si sa. La domanda per il petrolio soffrirà tanto quando i governi riducono pensioni e sussidi a tutti, e le banche non daranno più prestiti alle aziende per investire e espandere. Per ora sarebbe un’ottima cosa uscire da qualsiasi azione petrolifera. Soprattutto quelle complicate, le tar sands canadesi e il heavy verranno penalizzate per gli altissimi costi d’estrazione quando le qualità buone finalmente diventeranno economiche. Tanto le azioni si potranno ricomprare fra 4-6 mesi a dei prezzi bassissimi.

L’altra volta il petrolio ha messo 6 mesi prima di trovare il fondo, intorno ai 30 dollari. Ora non credo arriveremo a tanto (poco), forse 50? La domanda è cresciuta globalmente in questi tre anni, e c’è anche meno petrolio sul mercato.

Quasi un anno fa ho scritto un post per chiarire, soprattutto a me stessa, ma vorrei che lo leggeste, cosa potrebbe succedere al prezzo del petrolio in futuro.  La tesi è che durante un crollo finanziario la curva della domanda si sposta a sinistra più velocemente di quanto reagisca la curva dell’offerta, arrivando a un bassissimo prezzo di equilibrio.

Avevo scritto:

Per la gente, il prezzo basso è un segnale che tutto è normale. Ma di fatto abbiamo recessione e perdita di posti di lavoro, che indebolisce ancora di più i nostri governi indebitati.

Alla gente piace il prezzo basso, significa normalità. Ma le compagnie petrolifere freneranno di nuovo massicciamente sui progetti e sulle tecnologie nuove, e questa volta sono più preparati e lo faranno più in fretta. Tutta la curva dell’offerta si sposterà a sinistra in meno tempo dell’altra volta, mentre nel mondo comincerà una piccola ripresa, però a livelli più bassi.

Avrei voluto già prima racchiudere il movimento prezzo petrolio e il movimento ciclo economico in un unico grafico, ma non sapevo mai come farlo, finché non ho trovato in rete una presentazione sul peak oil, in svedese, di un comune vicino Stoccolma chiamato Knivsta (intelligenti questi politici)

Non riuscite a leggerlo purtroppo, sono cmq cose che già conoscete, ma un grafico mi è piaciuto in particolare:

Verde: il ciclo economico

Nero: il fabbisogno energetico

Rosso: il prezzo del petrolio

Il primo picco rosso rappresenta il prezzo del petrolio a 147$, che probabilmente è stato un complice importante nel crollo del ciclo economico e del fabbisogno energetico nel 2007-2008. In seguito il prezzo ha ripreso a salire, e secondo lo slide avrebbe dovuto raggiungere un prezzo maggiore del record vecchio, il che farebbe di nuovo crollare il ciclo economico, che però si era fermato a un livello più basso.

Mi piace il grafico perché si vede come ci saranno sempre ripresa economica seguito da ripresa del fabbisogno energetico e ripresa del prezzo del petrolio, dove però i primi due non arrivano mai al picco precedente, mentre il terzo dovrebbe superare il record precedente. Che arrivi una crisi sovrana che spinge giù i prezzi, invece di una crisi finanziaria per colpa di un picco del prezzo petrolio non era previsto dal grafico.