Tag Archive | Domanda e Offerta

Consumo mondiale petrolio: nessun rallentamento

È uscita la bibbia, ovvero il BP Statistical Review of World Energy 2016.

E lo festeggiamo con il grafico della domanda di petrolio dal 1965:

world oil consumption fino al 2015

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Robot vs. cinesi 1:0

Maggio 2016 andrà agli annali della storia come il mese in cui iniziò la deglobalizzazione.

Il gigante dei sneaker Adidas sta costruendo una cosiddetta speedfactory – in Germania. As opposed to Cina, o India o qualunque posto nel modo dove negli ultimi tre decenni erano state spostate le fabbriche europee e americane.

scarpe da corsa.jpg

Dalla prima fabbrica di Adi Dassler

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Petrolio, verso il riequilibrio

Come abbiamo visto giovedì, poco sorprendentemente l’OPEC per l’ennesima volta non è riuscito a mettersi d’accordo su un tetto per la produzione. Il petrolio ha reagito con assoluta indifferenza, praticamente rimanendo nel range 48-50 dollari valido da due settimane.

Senza considerare i fondamentali, questo non è un comportamento di un asset che intende correggere pesantemente. Sotto ho disegnato uno scenario possibile, nel quale il petrolio consolida orizzontalmente per qualche settimana fino a raggiungere la linea di supporto dal minimo in febbraio. Un rimbalzo e poi il viaggio verso i 55-56 dollari:

oil 3 giu 16

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Petrolio testa i $40 ma i fondamentali non ci sono

Il Oil Market Report di IEA è ancora fermo al 9 febbraio per noi comuni mortali che non paghiamo per avere le loro indovinazioni in tempo reale.

E al 9 febbraio il tutto era ancora più pessimista sulla sovrapproduzione rispetto ai numeri di gennaio, che almeno per il Q4 del 2016 aveva un ritorno alla vecchia normalità con una produzione demand driven. I numeri ora invece danno surplus di produzione ancora fino alla fine dell’anno. Ovviamente le ultime 4 barre nel grafico sotto sono “stime” della IEA e cambieranno durante i prossimi mesi.

stock petrolio e wti IEA.png

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Domanda e offerta bilanciati al livello del 2006

Continuo sul filone di ieri, cioè i dati IEA, aggiornati al 11 dicembre.

Secondo l’investitore Kyle Bass (dal min. 19 ca) la capacità swing si è ridotta a 1 milioni di barili, il minimo storico (dove storico si riferisce alla mia memoria). Quindi guardando meglio la strutturale sovraproduzione non è poi così vero che stiamo nuotando nel petrolio.

La domanda mondiale non è mai stat così alta come nel 3Q15 (gli ultimi 5 datapoint sono stime):

domanda globale petrolio finno al Q4 2015.png

Cioè 95.40 milioni di barili al giorno. Per il 4Q il numero è leggermente più basso con 95.10 milioni di barili, ma quel numero ci metterà parecchi mesi a stabilizzarsi. Continua a leggere…

Petrolio, un po’ di fondamentali

old rigUn po’ di petrolio.

Il prezzo del petrolio (qua WTI) è di nuovo ai minimi di gennaio, ca 10 dollari sopra il livello minimo del 2008/09, dove ha clusterizzato per 3 mesi prima di riprendere la salita in marzo 2009. Ora invece sta per la quarta volta toccando i 43/44 dollari.

WTI 10 agosto

WTI 10 agosto 15

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IEA prevede che gap tra domanda e offerta si allarga ulteriormente

Il grafico pubblicato il 4 febbraio sui numeri IEA dimostrava un gap tra domanda e offerta che si allargava dal Q414 al Q115:

domanda offerta petrolio IEA 4 feb 2015

L’aggiornamento IEA del current report uscito quasi un mese fa, il 15 aprile, prevede un ulteriore allargamento tra il Q115 e il Q215. La sovrapproduzione aumenta da 1.5 milioni di barili al giorno a 1.8 milioni di barili al giorno:

IEA domanda e offerta

Quindi in 1Q15 ci sono stati pare 135 milioni di barili di troppo, mentre nel 2Q questi saranno 164 milioni di questi barili marginali che dovrebbero decidere il prezzo.

Per il 3Q15 si prevedono soli 0.3 mln di barili o 28 mln di barili di troppo mentre nel 4Q15 saremo equilibrati.

Rimane il fatto che nel frattempo, cioè fino a fine 2015, non avremo mai sovrapprodotto così tanto, quasi 600 milioni di barili.

Il prezzo ha cominciato a scendere fine giugno 2014, dopo 6 mesi di sovrapproduzione o ben 145 mln in totale. Nel 2008 i prezzo ha crollato dopo solo un trimestre di sovrapproduzione, in totale 9 mln di barili. La sovrapproduzione del 2008 si fermava a 255 milioni di barili.

IEA over and undersupply

Se IEA ha ragione, e se i fondamentali hanno qualcosa da dire sul prezzo del petrolio, non possiamo non vedere un ritorno al livello di due mesi fa, ca 20 dollari in meno dal picco raggiunto settimana scorsa.

Commodities ultima settimana, giro di grafici

Un breve riassunto grafico (per far felice il misero troll capace solo di parlare di marmotte) dei commodities dell’ultima settimana:

L’oro sta correggendo. Dopo la massiccia salita di 28% in meno di due mesi è giù ca 6% dal 26 gennaio.

Oro in Euro

Ha già rimbalzato due volte sul supporto fibonacci 23.60. Probabilmente la ECB è riuscita a comprarsi tanti di quei bond greci da non rischiare il fallimento di nessuna banca di importanza sistemica. O anche no. Forse aspettiamo semplicemente la prossima iniezione di liquidità.

L’euro-rublo ha trovato il suo equilibrio intorno ai 75.5 rubli all’euro:

EURRUB 4 feb 2015

È dal 12 gennaio che questo equilibrio regge. Non ha reagito in particolare modo al rimbalzo del Brent, che si è fatto un bel +18% in soli 4 giorni:

Brent 4 feb 2015

Il petrolio (qua Brent) sta annusando la media mobile 50, e potrebbe correggersi nei prossimi giorni.

Fondamentalmente non è cambiato nulla. Con gli ultimi dati IEA usciti il 16 gennaio il gap tra offerta e domanda si è allargato:

Domanda offerta IEA + WTI

Nel grafico sopra questa volta ho aggiunto anche la stima IEA per il 1Q15. Le stime sbagliano sempre ma l’oversupply potrebbe effettivamente aumentare, visto che gli Stati Uniti non riescono a rallentare la produzione. L’Arabia Saudita ha diminuito ancora di pochissimo, ma il resto dell’OPEC ha aumentato.

Ovviamente la mitica ENI aveva previsto il tutto cominciando la salita già il 23 gennaio:

ENI 4 feb 2015

Anche li, complimenti. 18% in due settimane.

Come notato qualche settimana fa, ENI tende a precedere il contratto Brent del dicembre 2020. Anche questa volta il prezzo forward ha rispecchiato la salita ENI.

ENI e Brent forward dicembre 2020, al 4 feb 2015

Lo SP500 invece sta scendendo, incredibilmente lungo il tratto disegnato da me in marzo ’14:

SP500 weekly 4 feb 2015

Per ora la mia correzione della vecchia previsione, e cioè che l’indice dovrebbe continuare la salita seguendo il Nasdaq che dovrebbe testare il suo ATH, sembra vanificarsi.

UBS: effetti sul PIL si o no?

Su zerohedge questa mattina ho trovato un riferimento allo spiritosamente battezzato weekly weight watcher della UBS che poi ho trovato via google-fu: “Are higher oil prices a risk?”.

Questa settimana cercano di rispondere alla domanda se il prezzo del petrolio in aumento, ca 15$ solo nel’ultimo mese, sta reagendo all’eccesso di liquidità (QE e LTRO), a shock lato domanda (qualche indicatore positivo) o a paure lato offerta (MENA). E quali sono gli effetti sulla crescita economica e sui mercati finanziari.

Tra le altre cose hanno studiato l’effetto sul PIL di alcune economie importani da un aumento del petrolio di 10 dollari. UBS distingue l’effetto sul PIL se il prezzo cresce per un’offerta del petrolio in declino (supply shock) o se cresce per una domanda un aumento (demand shock). Un supply shock diminuisce il PIL, perché avviene in un periodo di economia debole, mentre un demand shock, almeno inizialmente, è accompagnato da PIL in aumento. Non a sorpresa nello scenario supply shock è l’US il paese che sentirebbe di più l’aumento del prezzo del petrolio, visto che che gli Stati Uniti hanno una elevata sensibilità ai prezzi.

Se il prezzo del petrolio nel 2012 si assesta sui 10 dollari in più rispetto al 2011 l’effetto sugli Stati Uniti potrebbe essere una riduzione del PIL di 0,8%. Italia è molto meno sensibile al prezzo del petrolio e perderebbe ca il 0,15%. Sempre che l’aumento dipenda da un supply shock e non da un demand shock.

La biflazione ora in corso, cioè l’aumento dei prezzi delle materie prime e la diminuzione dei prezzi degli asset basati su debiti, come case e macchine, viene anche spinta dall’alleggerimento quantitativo, e minaccia seriamente la ripresa economica quando materie prime importanti come petrolio vengono inflazionati in un ambiente deflazionistico.

Inizialmente un oil price shock spinto da una domanda forte rispecchia le economie in crescita, con aumenti globali del PIL. Ovviamente a lungo termine lo stesso oil price shock ha pesanti ripercussioni sull’inflazione dei prezzi perché non esiste praticamente nessun prodotto al mondo che non sia direttamente o indirettamente dipendente dal prezzo del petrolio. I prodotti più lontani dal petrolio aumentano più lentamente di prezzo. Sia per la minore incidenza del prezzo del petrolio nella loro produzione, che per la minore domanda per prodotti non-energy quando il margine delle famiglie diminuisce.

A breve-medio termine l’effetto sull’economia può essere positivo, e dipende dal potere economico del singolo paese. Se il demand shock è spinto dalla Cina in forte espansione significa che la Germania, che esporta in Cina, soffre poco il price shock. Finché la domanda cinese continua a crescere, l’effetto totale sull’economia tedesca dovrebbe essere positivo.

L’effetto su un paese come la Grecia l’abbiamo visto. Nessuna esportazione verso i paesi che spingono la domanda per il petrolio, e quindi zero effetto positivo sull’economia nazionale per contrastare il price shock. Solo buchi neri crescenti. Di conseguenza, la Germania in parallelo alla Cina aumenta la propria domanda per il petrolio, aumenta il PIL, mentre la Grecia la diminuisce entrambi.

E le ultime settimane quindi, sono causati da ulteriori crescite della domanda, o da shock lato offerta?

UBS pubblica un grafico che tratta la correlazione tra il Brent e l’indice azionario globale MSCI Global. Sta diminuendo ma è ancora solidamente positivo:

L’ultima volta che la correlazione è crollata era durante la primavera araba, quando il prezzo del Brent aumentava velocemente, non per una domanda in crescita, ma per l’offerta in calo. UBS la definisce un classico supply shock.

Quindi secondo questo grafico, quello che succede in questi giorni non può essere solo un supply shock, cioè restrizioni lato offerta. Sarebbero allora anche domanda crescente o/e alleggerimento monetario le cause.

Avendo già stabilito che un demand shock significa PIL in aumento, e un supply shock PIL a rischio crescita, e attribuendo al prezzo petrolio in ascesa il 50/50 domanda/offerta, bisognerebbe migliorare la stima per l’area euro a solo un -0,2% in media.

Ricordiamoci sempre che previsioni economiche sono da uguagliare a puro indovinare. Non riescono mai ad azzeccare il numero giusto.

Un’altro grafico che proverebbe che non si tratta di un supply shock è quello sui crack spread.

Interruzioni lato offerta aumenta il prezzo del petrolio mentre quello della benzina rimane dov’è. Ma è dal 2009 che lo crack spread è in linea con il periodo pre-crisi, quindi niente crisi lato offerta. E se si tratta di domanda forte, allora

From an asset allocation perspective the distinction is important. Risk assets
should continue to outperform if rising demand is the primary driver of higher
energy prices.

Quindi per ora, globalmente continuiamo a investire. Se localmente in Italia, Svezia e Stati Uniti la disoccupazione giovanile, adulta, sussidi e foodstamps è ai massimi storici, evidentemente la crescita PIL sta succedendo da tutt’altra parte nel mondo.

Si, era una bolla

I dati IEA – da non confondere la EIA – confermano la bolla del 2008.

Con un po’ di pazienza e copia/incolla dai vecchi pdf, sono riuscita a creare il grafico dei dati IEA.

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