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Prossimamente in Grecia

Abbiamo il deal, da oggi chiamato il Agreekment, e in sostanza non ci sono novità, ovvero la Grecia non lascia l’euro e l’UE.

La migliore illustrazione che ho trovato online la dice piuttosto bene:

Agreekment

Tsipras è un populista che ha mentito dall’inizio alla fine al suo elettorato. Non durerà fino a natale.

I greci hanno scambiato un programma tostissimo per uno tosterrimo. Continua a leggere…

Grecia: passato e futuro

greece UESono convinta o almeno speranzosa che i greci voteranno SI oggi.

I poll danno spesso ragione al lato più populista, ma alla fine la maggioranza del corpo elettore ha molti anni alle spalle e sono, come si dice in svedese, “stagionati”. E quindi votano l’alternativa meno incerta. Noti esempi di questo sono il recente voto dei nazionalisti in Scozia, dove davanti alle telecamere le persone normali intervistate erano tutti per l’indipendenza che ovviamente alla fine non ha preso la maggioranza. Oppure in Svezia, dove la gente continua a esprimersi pro-immigrazione, ma dove ormai gli SD (democratici svedesi) che soli 20 anni fa erano nazisti, prendono ca il 25% e nelle prossime elezioni potrebbero facilmente essere il partito più grande.

Anche se Tsipras di fronte alla possibilità di perdere il potere ha deciso che in questo caso No = Si. Quindi anche un No non significherebbe un uscita dall’Euro, e altre trattative con la troika. Peccato che la troika insiste che No = No, e quindi uscita dall’euro. Continua a leggere…

Cosa ci dicono i grafici sul default

A giudicare dalla forza nel dollaro sembra più probabile un default greco che un accordo: dollar index 23 juni 15+ 1% oggi, ma ha trovato resistenza sia dal MA50 che da fibo.

Certo che il dollaro potrebbe rinforzarsi in ogni caso. L’euro sarà più debole anche con la Grecia nell’euro, esattamente quello che vorrebbe la Bundeskanzlerin, visto che giova all’esportazione tedesca.

Poi però, l’oro in dollari è veramente debole. Sembra li oscillante in attesa di scendere, come fa in tempi di crisi finanziaria. Qua con la mia previsione dove dovrebbe finire prima di riprendere la famosa salita verso i 5000: oro in dollariQuindi dollaro forte e oro debole. Allora perché gli indici europei si comportano come se non ci dovesse essere nessun default? Da venerdi:

  • OMXS30 + 3.8 %
  • FTSEMIB + 5.5 % !!
  • DAX + 5.2 %
  • CAC + 5.14%
  • ASE + 13% !!!!

Aspettando la Grecia

Ormai sono due anni che aspettiamo il default della Grecia. Quando scrivo aspettiamo, intendo tutti quelli che a un certo punto hanno letto “This time is different – Eight Centuries of Financial Folly” di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff.

Le borse che seguo sono giusto un filino in rosso, non sembra che si aspettino niente di tragico neanche oggi.

Comunque, con i popcorn in mano mi sono scaricata dal sito della BIS i dati per il debito greco, per chi vorrebbe controllare i numeri, si tratta delle detailed tables, tabella 9E.

In caso di default, la batosta si prende anche l’Italia, con 1,87 miliardi di dollari in mano greche. Insieme a banche e non-banche privati si arriva a quasi 4 miliardi di dollari.

Chiaramente niente contro la cifra prestata dalla Germania, 12,4 miliardi di dollari solo nel settore pubblico.

Ma anche Stati Uniti, Gran Bretagns, Spagna e Belgio sono messi male.

Per non parlare delle banche greche che ne possiedono per 62 miliardi di dollari.

E si dice che la BCE possiede 40 miliardi di dollari di debito greco, prestando anche 90 miliardi alle banche greche, quelle che falliranno.

Altro che Unicredit. Pensa se la BCE deve ricapitalizzare.

Grecia continua verso il default

La Grecia non è del tutto sparita dalle edizioni digitali Corriere – IlSole, ma solo per informarci delle manifestazioni contro i tagli e della nobile lotta di G-Pap per salvare il paese. Ma la corsa al rallentatore verso l’inevitabile ristrutturazione del debito non si è fermata.

Ora il yield sulle obbligazioni a 1 anno sono talmente alte che non è stato possibile tracciare tutti i soliti paesi sullo stesso grafico.

Chi sono gli investitori che credono che comprando bond a un anno, faranno un bel 180% di guadagno?

Il deficit gennaio – settembre, cioè solo quello del governo centrale, è cresciuto del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Da 16,65 miliardi a 19,15 miliardi di euro. L’obiettivo di non superare i 17 miliardi sull’anno è affondato dopo soli 8 mesi, e la nuova stima (aka indovinare, per i nuovi lettori che non sanno ancora che in questo blog tutte le stime finanziare = indovinare) è di 22 miliardi, ovvero 9,5% del PIL.

Le misure austerity non hanno in nessun modo migliorato la situazione debito del paese.

Anzi, le spese sono addirittura aumentate, da ZH:

Rispetto al 2010, nel 2011 gli introiti sono minori, e le spese maggiori.

La Grecia sta ancora spendendo più del 150% degli introiti! Nonostante questo, il ministero della finanza greca ha indovinato che il deficit nel 2014 sarà di soli 2,6%, visto che l’economia che sicuramente crescerà intorno ai 6% negli prissimi 3 anni.

Il debito totale sovrano ormai è di 353 miliardi di euro, e la Grecia finora quest’anno ha pagato ca 14 mld che sarebbero 18,7 sull’anno. Questo si traduce in un ritorno di ben 5,3% sui bond – meno dello yield del decennale italiano, oggi a 5,98%. Ripetiamo allora: nessuno che compra obbligazioni greche rivedrà i suoi soldi.

Un giornale di finanza svedese scrive che il mercato elettronico delle obbligazioni greche è diminuito del 98% tra agosto e settembre. Dopo che era già sceso di 66% tra luglio e agosto.

Poco sorprendente è che le immense difficoltà economiche stiano colpendo i più deboli. La Cambridge University ha pubblicato una documento che parla di come la salute della popolazione greca sia precipitato dal 2007, l’inizio della recessione.

Quest’anno le infezioni HIV sono già aumentato del 30%, dovuto in parte dell’aumento della prostituzione. Incredibilmente tragica la notizia che tra i più poveri ci siano stati casi di auto-iniezione del virus per avere diritto ai 700 € di sussidio mensile.

Gli ospedali pubblici ricevono 40% in meno dell’anno precedente, ma ricevono 25% più persone malate. Le cure private sono sempre meno un’alternativa.

Inoltre si parla di raddoppiamento degli omicidi tra il 2007 e il 2009, e un aumento di quasi 50% dei suicidi tra il 2007 e il 2010.

E ripeto anche questo: tutti i bailout e i miliardi finora spese sulla Grecia non hanno avuto nessun effetto, se addirittura sciopera il ministero delle finanze per ben 9 giorni, e né lo avranno in futuro. Prima di perdere tutta l’indipendenza nazionale, non sarebbe meglio ristrutturare?

Nessun risparmio americano

Le borse asiatiche ed europee in questo momento sono tutte su tra 1% e 2% , sulla notizia che in qualche modo, dopo mesi di frigne avantindietro, repubblicani e democratici si sono messi d’accordo sul tetto dei debiti.

L’accordo prevede un alzamento del tetto di 2.400 miliardi di dollari, non aumentano le tasse e non risparmiano un bel niente. Per il momento. Per il resto ci sono un po’ di parole vuote, e promesse per il futuro e la promessa che oggi sicuramente non si fa niente.

Il mondo intero ha senza dubbio capito che si è solo trattato di un grande messinscena teatrale, con finale noto: che gli Stati Uniti non sono in grado di effettuare nessuna forma vera di austerity e che invece intendono continuare a farsi prestare soldi senza assumere nessuna responsabilità per quello che succede alle economie del resto del mondo.

I repubblicani hanno tanto voluto che si risparmi anche qualcosa. Prima 900 miliardi, dopo altre 1.500. Spalmati su 10 anni.

Ma è uno scherzo?

Quindi reducono il budget di 240 miliardi all’anno. Da mettere in relazione al deficit di 1.400 miliardi all’anno e 3.600 miliardi di spese. E la riduzione vale dal 2012, non da oggi. Se fosse stata da oggi, il deficit per il 2011 sarebbe comunque stato di 1200 miliardi o giù di li.

Tutta questa farsa serve solo per spostare il momento in cui il debito si scontra con il tetto massimo a dopo le elezioni del 2012, un modo molto greco di spingere a calci la lattina sempre più verso il fondo del vicolo cieco.

Che reagiscano gli elettori americani è una vana speranza:

“Il tetto del debito è una specie di tetto che nessuno conosce perché non ci andiamo mai.”

Possiamo solo metterci comodi con i popcorn e la coca-cola e aspettare che Obama prenda anche l’altro Nobel finto, quello di economia. E non glielo toglieranno quando nel 2013 il tetto dovrà essere alzato (dettagli vaporosi direttamenta dalla casa bianca) a più di 20 mila miliardi di dollari.

La fiducia del mondo nel dollaro come valuta di riserva non è in realtà così infondata. Hanno pur sempre un BNP pro capite che è il doppio di quello della Grecia, un paese che non ha mai prodotto o inventato niente che possiamo usare quotidianamente, tranno formaggio feta.

Si vede anche che lo stato americano si rifinanzia in modo estremamente economico, il 29 luglio gli interessi sul TIPS di 5 anni era di -0,72%. Quindi se presti soldi allo stato americano tramite questi bond protetti dall’inflazione, verrai sì compensato per l’inflazione, ma al costo di pagare loro ulteriori 0,72%. Meglio di così… Il premio per non aver mai perso un pagamento sui debiti. Solo che possono sempre stampare tutti i dollari che ci vogliono, opzione non accessibile ai PIIGS.

Il rating di un paese non c’entra quindi con il valore della sua valuta? Sembrerebbe quello il messaggio.

Il costo per noi è che dopo 20 anni di deflazione importata in forma di flatscreen-TV sempre più economici, e aumento dell’offerta, ora vedremo 20 anni di inflazione esportata (dagli US) e diminuzione dell’offerta.

Nonostante il mio personale disappunto per i mancati risparmi americani, sono devo dire sollevata che non ci sarà nessun default con tutto il caos che seguirebbe. Non si perde la speranza.