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Grecia: passato e futuro

greece UESono convinta o almeno speranzosa che i greci voteranno SI oggi.

I poll danno spesso ragione al lato più populista, ma alla fine la maggioranza del corpo elettore ha molti anni alle spalle e sono, come si dice in svedese, “stagionati”. E quindi votano l’alternativa meno incerta. Noti esempi di questo sono il recente voto dei nazionalisti in Scozia, dove davanti alle telecamere le persone normali intervistate erano tutti per l’indipendenza che ovviamente alla fine non ha preso la maggioranza. Oppure in Svezia, dove la gente continua a esprimersi pro-immigrazione, ma dove ormai gli SD (democratici svedesi) che soli 20 anni fa erano nazisti, prendono ca il 25% e nelle prossime elezioni potrebbero facilmente essere il partito più grande.

Anche se Tsipras di fronte alla possibilità di perdere il potere ha deciso che in questo caso No = Si. Quindi anche un No non significherebbe un uscita dall’Euro, e altre trattative con la troika. Peccato che la troika insiste che No = No, e quindi uscita dall’euro. Continua a leggere…

La matematica du jour

Purtroppo ci siamo di nuovo, cioè sopra i sfamosi 7% di yield sul decennale, il livello da molti giudicati insostenibile per l’economia nazionale, visto che si tratta del livello dove il Portogallo, L’Irlanda e la Grecia hanno dovuto cercare aiuto.

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Non ci stiamo certo annoiando, no*

Via Zerohedge  arriva la notizia che ora anche un broker di obbligazioni ha deciso di usare il trucco dei broker di materie prime, cioè lavorare sui margini. Abbassi i margini, aumenti il rischio, aumenti i margini, abbassi il rischio. LCH pare abbia aumentato il margine iniziale per il trading sulle obbligazioni a 11,65% da 6,65%. È quasi un raddoppiamento.

Si vede che vogliono eliminare player deboli prima che questi vadano in bancarotta.

agg. ore 13.07: ho visto solo ora che anche MSM IlSole ha parlate del margin hike LCH. Più comprensibile per chi preferisce l’italiano. BTP 10 anni a 7,45. Tristezza.

Ma i bond sono roba serissima, capaci di fare o rovinare un paese. Da oggi la yield curve italiana, la curva di rendimento, presenta un flatline.

Come già detto altre volte, un mondo tranquillo presenta una curva in ascesa, come quelli tedeschi, dove i bond a breve termine rendono pochi interessi, costano tanti, ma sono anche praticamente privi di rischio. Per investire i soldi a lungo termine l’investitore deve essere premiato con degli interessi più alti. Il rischio più alto per un bond lungo viene dal rischio inflazione e dal rischio default.

Nota. La banca centrale europea ha come unico compito il controllo dell’inflazione, mai più alto di 2%. Ma l’inflazione non è quella vera, definita come la quantità di moneta in giro, ma invece la consumer price index, un paniere di prodotti facilmente manipolabili. Per convincerci che l’inflazione CPI stia sotto i 2% la BCE cerca di dichiararci idioti, spiegandoci che non bisogna certo guardare il prezzo della benzina e del pane. Ci sono anche gli schermi piatti. Ogni anno più economici. Basta quindi ogni anno comprare uno schermo piatto, magari anche volando in Thailandia, e fare altre cose che si sono deprezzate, per godere di questa bassa inflazione.

Una curva invertita invece, come quella della Grecia, può significare o che i bond a lungo termine sono talmente a forte richiesta che quelli a breve termine costano meno (e rendono di più), o, come penso sia il caso della Grecia, che il paese stia per ristrutturare i debiti, un termine più gentile per “bancarotta”, e che quindi i bond brevi non valgono più niente. Perché spero veramente che non ci sia nessuno che crede che comprando bond greci a un anno riesca a farsi un bel 221%. Sarebbero i soldi più facili dell’universo. Sempre che tu riesca a comprartene uno. Interessante questo, mi viene voglia di andare in banca e chiedere se mi vendono bond grechi.

Mentre si aspetta che i mercati decidano se un paese è solido o meno abbiamo allora un flatliner, la linea piatta. Gli interessi sono più o meno gli stessi lungo tutta la curva. È una situazione transitoria, sappiamo che prima o poi gli interessi cambiano, ma non conosciamo la direzione.

Abbiamo visto durante i mesi che più si faceva acuta la crisi in Grecia, più si invertiva la yield curve, mentre investitori vendevano quelli a breve termine molto più velocemente di quanto vendevano quelli a lungo termine.

Se la BCE compra BTP lunghi (abbassandone il rendimento) più di quanto compra brevi bond, per rassicurare i mercati sulla solidità lungo termine, la curva potrebbe invertirsi. Ma con interessi bassi sul decennale, altri investitori, privati forse, potrebbero decidere di rinunciarci perché non c’è un premium per il rischio maggiore dei BTP lunghi.

Diventa un circolo vizioso in cui un grande investitore istituzionale, comprando bond lunghi per rassicurare i mercati, è più forte degli investitori piccoli istituzionali e privati, che non riescono a comprare bond brevi alla velocità necessaria per creare una curva in ascesa.

Lo sbilancio creato dalla BCE, che non dovrebbe affatto interferire, diminuisce la fiducia dei mercati che poi su tutta la linea richiedono meno obbligazioni, spingendo gli interessi in sù. Etc.

La dinamica me l’immagino piú o meno così:

Debito astronomico di un paese -> BCE compra bond per tenere gli interessi bassi -> Il mercato vede che la BCE interviene, e pensa, ma cavolo qua stiamo rischiando -> Il mercato vende bond lunghi sul rischio default, che si deprezzano, aumentando i tassi -> A un certo punto i tassi sono talmente alti su quelli lunghi, cioè 6,5% per esempio, che i mercati perdono fiducia nel paese -> I mercati vendono i bond brevi, che si deprezzano, aumentando i tassi -> I mercati capiscono che i tassi alti sui bond brevi non saranno mai rispettati -> I mercati vendono ancora più i bond brevi -> Il paese non potrà pagare gli interessi -> Default.

È una questione di fiducia. Quando non c’é più quella, la maglia si disfa. Dopo l’Italia toccherà a qualcun’altro.

agg. ore 13.10: Noto anche con un certo piacere che MSM IlSole ha alzato il tetto per quanto riguarda parole ammesse negli articoli. Penso di non aver mai visto prima un onesto “pericolosissimo“.  Go, IlSole!

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*Si tratta di un aspetto psicologico della contrazione che non sono pronta a spiegare, ma che ho intuito in tutti i blogger peak oil.

Non è questa la crisi energetica

Non stavo comoda dicendo che questa crisi è stata causata dai prezzi energetici alti. Non mi sembra che il petrolio c’entri tanto. In questi anni mi sono abituata a pensare che il Brent e il WTI sarebbero arrivati a prezzi più alti dei vecchi picchi, prima che arrivasse un nuovo crollo dei mercati.

Per me è comunque positivo una correzione del prezzo del petrolio, era troppo alto e penalizzava fortemente i bilanci delle famiglie. Che non hanno nessuna colpa in tutto questo.

Ho aggiornato il grafico di due post fa in modo che rispecchi un po’ meglio quello che sta succedendo ora, partendo dal presupposto che la crisi sovrana non è collegatissima al prezzo attuale di Brent&co.

Rosso: prezzo petrolio, Verde: ciclo economico, Nero: fabbisogno petrolifero (non energetico)

Quindi, nel 2008 il famoso crollo dei mercati, il crollo del prezzo del petrolio, il minore fabbisogno di prodotti petroliferi. Ricordiamo che il consumo è sceso di soli 1,5% globalmente, mentre il consumo di energia totale ha continuato ad aumentare. Le industrie hanno semplicemente scelto altre fonti.

Poi dal 2009 e durante tutto il 2010 una lenta crescita che ha fatto felice tutti gli investitori sulle borse.

Questa primavera del2011 abbiamo visto vari interventi da parte delle borse di materie prime mirati ad abbassare i prezzi. Il Brent era arrivato a 126 dollari, troppo per i consumatori. Ci sono riusciti, ma solo temporaneamente.  Dopo ogni intervento il Brent riprendeva la sua corsa insù, spinta dalla domanda globale. Su scala globale niente demand destruction.

Secondo me ho comunque disegnato il tratto rosso del prezzo petrolifero in caduta troppo lungo. Sinceramente non credo il WTI vada sotto i 70$ e il Brent sotto gli 80. Chiaramente mi posso sbagliare, ma penso proprio che ci saranno interventi delle borse all’incontrario prima che questo possa succedere. Perché come fanno i governi a permettere ancora una volta che tutti i progetti di esplorazione vengano fermati? Interverranno.

Come si vede, ho disegnato il ciclo economico dopo questo crollo dei mercati in continua ma lenta salita. Nel 2009 il PIL mondiale si è contratto 0,qualcosa%, poi nel 2010 un aumento di ca 5%. Per il 2011 era previsto un rallentamento, ma comunque intorno ai 4%. Siamo già a metà anno.

Penso che sia PIL mondiale, che fabbisogno petrolifero globale, verranno trascinati dall’Asia e dal Sud America. Globalmente si avrà un forte rallentamento, colpa della contrazione del OCSE, ma comunque in positivo, perché non si tratta di una crisi energetica in primis.

La crisi energetica arriverà, ma non ora. Ho messo il 2013 per la vera crisi energetica.

Conseguenze del AA+ e prezzo petrolio

Questo weekend credo non ci sia un singolo blogger che non stia pensando alle conseguenze del downgrade del credito degli Stati Uniti da parte di S&P. Faccio una lista delle possibili conseguenze, stile Financial Post . Alcuni dei quali si avveranno, alcuni no, alcuni a lungo termine, altre avranno effeto domani mattina.

Gli esperti stanno indovinando come mai prima, e non avranno più ragione di noi altri. Siccome un downgrade degli US non è mai successo prima, siamo fuori dalla mappa, Fukushima-style. Ovviamente tutti gli “esperti” americani sono indignati di fronte a questa ingiustizia, come lo sono sempre stati quelli grechi.

Cominciamo guardando quello che è già successo.

La borsa saudita è chiusa venerdì, e aperta sabato. Sono già cinque anni che questa borsa è anemica , ma ieri ha perso ben 5% . Oggi è in lievissima ripresa. È un indicazione di quello che potrebbe succedere fra poche ora sia a Milano che a Stoccolma, non una risposta pronta.

Oggi invece la borsa israeliana è stata fermata dopo un crollo di 7% sull’indice TA 25.  A Tel Aviv si fa trading da domenica a giovedì, ed era quindi chiusa venerdi quando lo SP500 ha perso 0,04% e il DAX intorno ai 2,7%. Un crollo di 7% è decisamente più grande di quanto dovrebbe essere una reazione normale a quelle due borse importanti. Ma è sempre solo una scommessa.

Anche l’indice di Dubai è sceso oggi del 3,7% .

Tanti fondi e istituzioni non possono tenere bond senza un rating AAA e saranno costretti a vendere quelle americane domani mattina. Probabilmente compreranno bond di altri paesi con un rating AAA ancora intatti, per esempio svedesi. Questo dovrebbe aumentare i tassi americani e abbassare quelli svedesi (è solo un esempio). Ovviamente i fondi possono decidere di fidarsi più di Moody’s e Fitch, e non agire proprio. Non è poi detto che ci saranno movimenti grandi sul mercato delle obbligazioni, del quale si dice che è un grande anticipatore dei mercati che quindi dovrebbe aver già previsto una cosa del genere.

Poi ci sarà ancora meno credito disponibile, soprattutto ad aziende già in difficoltà, che non potranno sopravvivere una nuova crisi solo 3-4 anni dopo la prima.

Di certo c’è solo che i piccoli risparmiatori saranno come sempre i perdenti, visto che non hanno i mezzi per reagire a questo tipo di notizia abbastanza in fretta.

Saranno perdenti anche per la perdita di lavoro che farà contrarre i consumi non necessari, come lo scambio di macchina. Marchionne si trasferirà permanentemente in Brasile, uno dei pochi posti dove continueranno a comprare le sue macchine. Quest’ultima previsione non si avverrà sicuramente.

E i fondi pensioni, aiuto. Proprio le persone che non riusciranno a protestare fisicamente saranno i maggiormente colpiti.

La Cina ha ripetutamente chiesto agli Stati Uniti di proteggere il loro investimento nei bond americani, ovviamente senza essere ascoltati. Ora dicono anche loro di dover ripiegare su altri investimenti.

In ogni caso, il petrolio continuerà giù, per quanto tempo non si sa. La domanda per il petrolio soffrirà tanto quando i governi riducono pensioni e sussidi a tutti, e le banche non daranno più prestiti alle aziende per investire e espandere. Per ora sarebbe un’ottima cosa uscire da qualsiasi azione petrolifera. Soprattutto quelle complicate, le tar sands canadesi e il heavy verranno penalizzate per gli altissimi costi d’estrazione quando le qualità buone finalmente diventeranno economiche. Tanto le azioni si potranno ricomprare fra 4-6 mesi a dei prezzi bassissimi.

L’altra volta il petrolio ha messo 6 mesi prima di trovare il fondo, intorno ai 30 dollari. Ora non credo arriveremo a tanto (poco), forse 50? La domanda è cresciuta globalmente in questi tre anni, e c’è anche meno petrolio sul mercato.

Quasi un anno fa ho scritto un post per chiarire, soprattutto a me stessa, ma vorrei che lo leggeste, cosa potrebbe succedere al prezzo del petrolio in futuro.  La tesi è che durante un crollo finanziario la curva della domanda si sposta a sinistra più velocemente di quanto reagisca la curva dell’offerta, arrivando a un bassissimo prezzo di equilibrio.

Avevo scritto:

Per la gente, il prezzo basso è un segnale che tutto è normale. Ma di fatto abbiamo recessione e perdita di posti di lavoro, che indebolisce ancora di più i nostri governi indebitati.

Alla gente piace il prezzo basso, significa normalità. Ma le compagnie petrolifere freneranno di nuovo massicciamente sui progetti e sulle tecnologie nuove, e questa volta sono più preparati e lo faranno più in fretta. Tutta la curva dell’offerta si sposterà a sinistra in meno tempo dell’altra volta, mentre nel mondo comincerà una piccola ripresa, però a livelli più bassi.

Avrei voluto già prima racchiudere il movimento prezzo petrolio e il movimento ciclo economico in un unico grafico, ma non sapevo mai come farlo, finché non ho trovato in rete una presentazione sul peak oil, in svedese, di un comune vicino Stoccolma chiamato Knivsta (intelligenti questi politici)

Non riuscite a leggerlo purtroppo, sono cmq cose che già conoscete, ma un grafico mi è piaciuto in particolare:

Verde: il ciclo economico

Nero: il fabbisogno energetico

Rosso: il prezzo del petrolio

Il primo picco rosso rappresenta il prezzo del petrolio a 147$, che probabilmente è stato un complice importante nel crollo del ciclo economico e del fabbisogno energetico nel 2007-2008. In seguito il prezzo ha ripreso a salire, e secondo lo slide avrebbe dovuto raggiungere un prezzo maggiore del record vecchio, il che farebbe di nuovo crollare il ciclo economico, che però si era fermato a un livello più basso.

Mi piace il grafico perché si vede come ci saranno sempre ripresa economica seguito da ripresa del fabbisogno energetico e ripresa del prezzo del petrolio, dove però i primi due non arrivano mai al picco precedente, mentre il terzo dovrebbe superare il record precedente. Che arrivi una crisi sovrana che spinge giù i prezzi, invece di una crisi finanziaria per colpa di un picco del prezzo petrolio non era previsto dal grafico.

Cavoli di Bruxelles

Presto 2 a 0

In mezzo alle tragedie ci sono anche le farse, che a volte hanno così tanto successo che i registi decidono di girare un sequel. Grandissimo successo ovviamente ha avuto la farsa dell’estate scorsa chiamata “stress test delle banche”, dove solo 7 banche delle 91 stressate non hanno superato il test. Continua a leggere…