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Il contango problem illustrato: UNG

Il grafico migliore per illustrare il problema del contango degli ETF che si basano su futures è il UNG – United States National Gas Fund, che appunto investe in futures sul Henry Hub. Questo ETF ha già dovuto subire parecchi reverse split per rimanere in piazza, e ha reso molti investitori cassettisti poveri:

UNG contango problem

Dal lancio UNG ha perso il 98%. Il Henry Hub nello stesso periodo ha perso il 87%, ma nel frattempo ha anche fatto dei tentativi di risalita, con non vengono ripresi dal ETF: Continua a leggere…

Il contango problem degli ETF

Il petrolio sta cercando di trovare il fondo del barile, anche se la situazione del glut non si è certo risolto ancora, e potrebbe addirittura peggiorare se gli ultimi accordi OPEC-nonOPEC non vengono rispettati.

È dal 12 gennaio che il WTI oscilla intorno ai 30 dollari:

WTI 22 feb 16.jpg

L’indecisione è tanta e la volatilità sull’upside dell’ultimo mese è quasi il doppio rispetto al periodo settembre-metà gennaio: Continua a leggere…

Brent sempre più in contango

Ogni tanto tiro giù le serie per le futures sul Brent da barchart per vedere come il mercato vede il futuro.

Ormai è da novembre 2014 che il Brent non si trova più in backwardation, almeno per quanto riguarda il periodo nov/dic15 su nov/dic16.

Il grande cambiamento è avvenuto tra ottobre e novembre dell’anno scorso:

brent futures ott nov 14 Continua a leggere…

Lo strano caso (ormai passato) del contango

È dall’inizio di ottobre che il prezzo del WTI è in continua crescita. Non solo, la situazione contango si è invertita, ormai da tre settimane, in un backwardation anche sui contratti a medio termine, diciamo un anno.

Graficamente si presenta così:

Si vede che più o meno intorno al 26 ottobre si è invertita la curva.

Una situazione di backwardation di solito rispecchia una situazione di forte domanda subito per la quale non vale la pena lasciare il petrolio in magazzino, mentre un contango significa domanda debole oggi, quindi al produttore si paga un premium per tenerselo in magazzino per il futuro.

Più la domanda oggi è debole, più si pagano i contratti futures, fino a creare un super-contango, dove il produttore potrebbe anche scegliere il magazzino dei magazzini, cioè il giacimento sotto terra. In altre parole, non produce più, esattamente quello che è successo nell’autunno del 2008 quando in pochissimo tempo la domanda, in questo caso inteso come consumo effettivo, è sceso di 600 mila barili giornalieri.

Il contango può anche capitare se non esiste abbastanza spazio fisico per il petrolio prodotto, allora si compete per il poco spazio disponibile.

Nel 2008 invece il contango era dovuto non solo a domanda debole, ma anche a mancanza di credito. I trader commerciali si aspettavano un premium per comprare e stoccare oggi il petrolio da vendere domani, per paure di futura poca accessibilità a credito e una forte preferenza di contanti.

Questo round il WTI è stato in contango da maggio fino all’inizio di ottobre. Non c’è mancanza di credito, non c’è limitato accesso a magazzini, quindi resta solo la domanda debole.

No:

Nel 2008 c’è stata la grande discesa dal vecchio normale di 20 milioni al giorno al nuovo normale di 19 milioni al giorno. Ma non vedo ulteriori indebolimenti. Anzi, da maggio a giugno, proprio quando iniziava il contango, la domanda è aumentata come al solito quando inizia il driving season.

Ho fatto parecchi giri in rete, ma senza trovare delle spiegazioni che mi soddisfacessero del tutto. La bravissima Isabella Kaminska di FT Alphaville ha scritto una serie di articoli sullo strano caso del backwardation da un punto di vista totalmente speculativo. Anche per lei non è il backwardation la situazione anomala, ma piuttosto il contango degli ultimi mesi. Investitori speculativi avrebbero scelto di non prendere consegna, ma piuttosto reinvestire più avanti sulla curva, così aumentando le futures a medio/lungo termine.

I produttori o comunque investitori commerciali avrebbero stoccato sempre di più, vendendo oggi i contratti futuri a dei sovraprezzi per compensare per i costi di stoccaggio. A un certo punto, la mancanza sul mercato fisico di quei barili avrebbe ribilanciato la curva.

Il suo argomento, interessantissimo, è che sono stati i fondi d’investimento ad agire come swing producer. I dollari stampati da Helicopter Ben sono stati prontamente reinvestiti durante il 2009 e il 2010 nei contratti futuri, incentivando i produttori a tenere il greggio in magazzino.

Chi guadagnava erano questi intermediari posizionati correttamente per trarre vantaggio da flussi di liquidità prevedibili solo a loro. Istituti finanziari grandissimi avrebbero così la possibilità di controllare i prezzi spot, rilasciando fondi sul mercato se il prezzo era troppo basso (aumentando i futures a medio/lungo termine così costringendo produttori a non vendere oggi), oppure trattenendo i soldi in modo da incentivare il rilascio di greggio dai magazzini.

Questo per il WTI. Il Brent finora è stato molto meno nel mirino degli investitori speculativi, cosa destinata a cambiare a gennaio 2012. Brent verrà incluso nel indice Dow Jones con un peso di 5,3% rispetto agli 9,7% del WTI, giù da 14%. È probabile che il WTI avrà un ruolo sempre meno importante, anche se il DJ ha scelto di dare più importanza al WTI che al Brent, anche questa una cosa destinata a cambiare.

Cosa succederà a gennaio allora?

Probabilmente ci saranno flussi di investimenti ancora maggiori nel Brent che oggi. Il Brent è comunqe in backwardation da tanti mesi, perché effettivamente c’è una domanda forte. Russia produce sempre più petrolio ma consuma sempre di piú internamente, e esporta sempre più verso l’Asia. Lo spread di Urals con il Brent che storicamente è intorno ai 2-4$ ormai si trova a ca 40 cent. Libia non produce ancora a pieno regime e in Nigera ci sono stati tanti problemi di sabotaggio.

Ogni tanto c’è una flessione nel prezzo del Brent, causato dalle preoccupazioni sulla situazione economica. Ma la verità è che l’inventario del Brent non è così bassi dal 2003. A settembre, per il terzo mese di fila, il Brent stoccato era sotto la sua media quinquennale, e i giorni coperti da petroli immagazzinati sono scesi da 58,6 in agosto a 57,9 in settembre.

Per tornare a gennaio. Con questi fondamentali della domanda diciamo solidi, il prezzo non potrà scendere. Ovviamente se vedremo un brutalissimo credit crunch come nel 2008 scenderà comunque. Ma altrimenti questi afflussi di fondi d’investimento, scappando dal mercato WTI, potrebbero causare un contango nel Brent, con lo spot più basso delle futures, ma anche a prezzi più alti di oggi.

agg. : Ovviamente su ZH subito si parlava del QE3. Su ZH si parla di QE3 tutti i giorni.

Petrolio, ci siamo

Cioè di nuovo in backwardation.

L’ultima volta risale alla metà del 2008, prima della crisi.

Backwardation significa che la domanda è talmente forte che i trader di futures sulle commodities devono pagare un prezzo più alto per avere oggi il petrolio fisicamente, che lasciarlo in magazzino e prendere consegna fra per esempio due mesi. Significa che la domanda è più forte dell’offerta. Continua a leggere…