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São Paulo a secco

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Gli ironici cornucopia multiple davanti al Oca Auditorium di Niemeyer nel parque do Ibaripuera

Da São Paolo a Rio de Janeiro si estende un’area metropolitana colpita dalla peggiore siccità da 80 anni. Sono 32 milioni di persone solo nelle due città, piú la popolazione nel resto della regione, nel 2008 in tutto 55 milioni di persone, oggi più probabilmente 60. Come l’Italia.

São Paulo ha sempre avuto un pessima clima, nel senso che letteralmente pioveva ogni singolo giorno. Peggio di Laveno, il pisciatoio d’Italia. Così almeno fino al 2011, quando ha lentamente smesso di piovere, inizialmente per la gioia degli abitanti. Ben presto però sono state introdotte razionamenti dell’acqua, che si accendeva solo poche ore al giorno. Molti ristoranti usano piatti e forchette di carta perché non possono usare le lavastoviglie da mezzogiorno fino alla mattina del giorno dopo.

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Combattiamo i BIC

Per fortuna qualcuno ha avuto la prontezza di salvare l’ultimo video della campagna della commissione sovieto-europea, poi subito rimossa dalla commissione perché le persone vere che l’hanno visto hanno reagito con spavento e rabbia, con qualche sprazzo di divertimento.

Il video fa parte della campagna per l’allargamento dell’Europa, ovviamente con l’intento di aggiungere al più presto la Turchia. Così europea, così diversa…

Un’altro ovviamente: Come avrete sicuramente notato, nel video noi europei dobbiamo combattere solo tre dei quattro BRIC. Tra capoeira, kung fu e kalaripayattu manca il kosacco. Perché noi della Russia abbiamo bisogno. Qualsiasi indebolimento monetario dell’euro sforzato dalla nostra cara BCE deve rallentare solo il Brasile, la Cina e l’India, questi grandissimi stronzi che ci hanno rubato la crescita.

 

 

Le Americhe come OPEC? Penso no.

Ho appena letto un articolo di Linkiesta, intitolato “Petrolio, il Sud America è il nuovo Medio Oriente” che si basa su un articolo piuttosto tecnonaivista e popolarista di The New York Times, mirato a rassicurare il pubblico americano sul futuro energetico. L’articolo propone una visione molto rosea sulla produzione di idrocarburi in tutte le Americhe, che grazie allo sviluppo di tecnologie nuove e situazioni politiche più stabili riuscirebbero a diventare degli esportatori netti. Soprattutto gli Stati Uniti dovrebbero per l’ennesima volta “ridurre la dipendenza dal petrolio mediorientale”. Come se non fosse il Medio Oriente a essere dipendenti dai dollari. Continua a leggere…

Siccità, raccolte e elettricità

Come avevo previsto,  ovvero cercato di indovinare, all’inizio di aprile, stanno ora arrivando molte notizie negative per le raccolte di quest’anno. Per iniziare con il paese dove vivo, il Brasile, vediamo che la siccità sta minacciando le raccolte del mais. Già a metà maggio erano molto preoccupati, con stime di perdite intorno ai 3 milioni di tonnellate. Ora Agrimoney scrive che potrebbe trattarsi di 4 milioni di tonnellate. Molti produttori si aspettano perdite fino ai 40%.

La siccità all’interno del Brasile è cominciato con tre settimane di anticipo, un fattore che si è sommato al ritardo della semina su almeno la metà dell’areale. La semina ha ritardato perché la soia è stata raccolta con ritardi, ovviamente anche questo è avvenuto per il maltempo.

 “The climate is disturbing,” Carlos Favaro, Aprosoja director, said.

I 4 megatonnellate in meno saranno particolarmente sentiti visto che la domanda per il bioetanolo sta aumentando. Gli Stati Uniti hanno anche loro grandissimi problemi con la semina, almeno 1 milione di ettari, possibilmente fino a 5 mega-ettari in meno rispetto all’anno scorso.

 <lampadina> Ecco perché la EIA non aggiornerà più le statistiche sul petrolio e le altre fonti di energia: mancheranno milioni di tonnellate di etanolo da inserire come petrolio </lampadina>

Anche gli agricoltori in Francia si stanno preparando per una siccità da record, la peggiore in 50 anni con il 70% in meno di pioggia, che colpirà sia grano che mais.

La Francia è il più grande produttore agricolo dell’Europa. Si pensa che la siccità potrebbe superare quella del 2003, con la differenza che ora gli agricoltori non hanno più fondi di riserva, né in banca, né nei magazzini di grano.

France needs a “proper national policy on the rational, reasonable use of water,” Menard said. “Food security is at stake.”

La siccità in Francia farà pressione su tutti i grani in Europa, visto che si tratta del maggiore esportatore, che quindi guida i prezzi.

Secondo la Comunità Europea la raccolta europea ha perso il 10%, e il ICG – International Grain Council abbassa la sua stima mondiale del grano di 5 milioni di tonnellate, a 667 milioni. La domanda è stimata a 669 milioni (scusate, link in svedese).

Anche la Germania ha problemi, come la Gran Bretagna, il Belgio, insomma, tutti quanti. Gli agricoltori tedeschi hanno paura – non ha mai prima piovuto così poco ovvero, almeno non dal 1893. Già 20% della semina è stata distrutta e cercano di salvare il salvabile con l’irrigazione. La siccità ha fatto sopravvivere molti parassiti che si mangiano quello che è rimasto.

In Germania sono a rischio le raccolte di canola, e di malto. Manca soprattutto il malto di qualità che serve per la produzione di birra, perché le raccolte in Canada e in Australia erano già andati male l’anno scorso.

In Europa dobbiamo anche preoccuparci del vino. Non è una cosa che seguo, ma margini decrescenti potrebbero buttare fuori tanti produttori piccoli.

Il 30 maggio è arrivata la notizia che la Russia ha deciso di eliminare lo stop alle esportazioni di grano e il prezzo è scese subito di 5%. Ma poi si è ripreso, visto che i 20 milioni di tonnellate per l’export il lunedi, si sono trasformati in 10 milioni già il giorno dopo, il 31.

Secondo me, se non arrivano le pioggie per la fine di giugno, anche quest’anno non esporteranno niente. Ma non si sa mai. Le riserve di grano del paese è tanto un segreto come quelle di petrolio dell’Arabia Saudita:

“Have farmers and merchants been squirreling away grain in preparation for flooding onto export markets when trade resumes? “

Direi di no, ma possono sempre sperare.

In questo lunghissimo elenco di paesi con problemi di raccolte non può mancare la Cina. Per esempio soia – 800 mila tonnellate, il 5%. La Cina centrale sta vivendo la peggiore siccità in 50 anni. Le precipitazioni intorno allo Yangze sono dai 40 ai 80% in meno del normale, minacciando le piantagioni di riso, che richiedono moltissima acqua.

Non solo. Lo Yangtze è il fiumo più lungo della Cina, e ospita numerosi impianti idroelettrici. Il livello di acqua nel fiumo è 6 metri meno del normale.

Secondo il FT le siccitá stanno peggiorando da un decennio. Quest’anno l’atteso monsoon non si è proprio fatto vedere. Hanno anche provato a creare pioggia artificialmente, perché ormai manca addirittura l’acqua da bere.

“Lots of villagers don’t have water to drink,” Chen Tianlin, a rice farmer in Jielin village, Hubei province, told the Financial Times.

1400 laghi sono stati dichiarati morti.

Ora, per salvare il riso, e anche la gente si spera, hanno cominciato a svuotare la Diga delle Tre Gole di un metro al giorno. Lo svantaggio si traduce in una minore produzione di elettricità. Ca il 20% dell’elettricità in Cina è idroelettrico, ma la siccità, che è iniziata già questo inverno, ha ridotto la produzione di un quinto. Si stima che durante l’estate produrranno il 3% in meno, che potrebbe non sembrare tanto, se non si trattasse di una media nazionale. Le perdite di corrente si concentrano nelle zone maggiormente industrializzate. E infatti, il carbone, che dovrebbe produrre gli altri 80%, è diventato scarso anche lui. Il prezzo è aumentato di 20% rispetto all’anno scorso e più della metà degli impianti sono in perdita.

Riso o elettricità? Riso!

O forse no, visto che l’industrializzazione in Cina ha ridotto i terreni agricoli di 8,33 milioni di ettari in 12 anni, secondo Bloomberg. Ma sono in tanti e devono mangiare:

“A 5 percent shortfall in China’s overall grain harvest would potentially require 20 percent of current global grain exports to meet the country’s annual needs.”

All’inizio dell’anno ho letto varie volte, anche se ora non mi metto a cercare gli articoli, che i prezzi alimentari nel 2011 sarebbe stato più bassi. Credo Grantham ci sia messo anche lui a prevedere prezzi in discesa. Se la siccità continua nelle prossime settimane potremmo invece vedere un’esplosione dei prezzi  soprattutto del mais e del grano da questi livelli.

Comunque, la scarsità di elettricità è causata anche da una crescente domanda. Il consumo gli ultimi anni è cresciuto di ca 12% all’anno, spinto dalla crescita economica. Ma sappiamo tutti che crescita infinita non è possibile in un mondo finito. Prima o poi la crescita sbatte la testa contro uno dei limiti naturali. In questo momento la Cina soffre limiti sull’elettricità, sull’acqua, sul grano, sulla soia.

È impossibile che la crescita cinese continui come gli anni scorsi. Le interruzioni giornaliere all’elettricità in alcune zone industriali devono ridurre il PIL per forza. Non ci sto leggendo niente nelle stampe nostrane. È importante per l’economia globale che la “fabbrica mondiale” stia soffrendo? Penso di si. Mi aspetterò numerosi revisioni del PIL cinese.

———Disclaimer

Io sono long ristrambamento globale antropogenico. Seguo l’eccezionale Joe Romm su climateprogress. Quello che ci sta succedendo, e non sto parlando della costruzione della diga più grande del mondo, l’abbiamo provocato noi stessi. La grande calma con la quale noi stessi poi stiamo analizzando la situazione è straordinaria. Come se davvero pensassimo nel sottoconscio, e come collettivo, che il mondo starebbe meglio senza di noi.

Debito – Disavanzo 2007 – 2010 #2

Ecco alcuni altri paesi, non-arabi.

C’è un bel groviglio in mezzo, ma seguendo le frecce si riesce a capire quanto si sono indebitati i singoli paesi.

Ci sono due paesi con freccia gialla, assegnata a chi sul periodo è riuscito a risparmiare in percentuale sul PIL, anche se il debito pubblico ha continuato a crescere. Brasile e Ungheria.

E poi tre paesi con freccia blu, assegnata a chi è riuscito a migliorare il debito pubblico, anche se il disavanzo è salito. Norvegia, Cina e Svizzera.

Peggioramenti notevoli ci regalano ovviamente l’Islanda, e poi gli Stati Uniti, che dovrebbe in realtà avere un disavanzo pubblico molto più alto, in entrambi i punti.

Ricordiamoci che ogni singolo centesimo di debito deve essere ripagato. A questo punto tante persone diranno, “Mah, secondo me semplicemente decideranno di non pagare…”  Ma in quel caso sarà il creditore a pagare, non il debitore. Se tu presti dei soldi a un amico, e lui non ti ripaga, sei tu che hai perso i soldi. Questo vale anche a scala globale.

Il Brasile affoga nel gas naturale

È uscito il numero del 2011 di “análise ENERGIA” dove mi ha subito incuriosito il titolo “A difícil equação do gás natural”. Non credo abbiate bisogno di traduzione.

Pare che il Brasile stia affogando nel gas naturale ma che non possono utilizzarlo come vorrebbero per una serie di problemi. A guardare il grafico della produzione/consumo non sembrerebbe:



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Libra, altro petrolio pré-sal.

Vediamo cosa scrivono i media italiani su Libra, il nuovo mega-giacimento trovato nelle acque davanti a Rio in Brasile: Ancora niente. Molto strano visto che di solito gonfiano anche la più piccola scoperta all’incredibile, e questa scoperta non è piccola per niente. Continua a leggere…

Libra, altro petrolio pré-sal.

Vediamo cosa scrivono i media italiani su Libra, il nuovo mega-giacimento trovato nelle acque davanti a Rio in Brasile: Ancora niente. Molto strano visto che di solito gonfiano anche la più piccola scoperta all’incredibile, e questa scoperta non è piccola per niente.

Io purtroppo non riesco a mettere le mani sul Corriere versione albero molto spesso, e la versione digitale non è completa mi pare. Forse qualcuno mi può confermare che non sono uscite notizie su Libra?

Ho trovato solo questo del 14 settembre. Molto corto, ma riporta informazioni esatte.

Un po’ più lungo ma la grandezza del giacimento potrebbe variare dal 3,9 a 15 miliardi, non da 7 a 15 miliardi. 7 miliardi di barili è la stima più probabile, non la minima.

È del 31 ottobre su la notizia che il Brasile a presto diventerá uno dei maggiori produttori di petrolio.

Oltre a questo, solo qualche blog.

Libra è certamente una scoperta notevole, che aumenta le riserve del Brasile dagli attuali 14 a 21 miliardi, se usiamo la stima più probabile. Le stime sono state certificate dalla Gaffney, Cline & Associates, e quindi non si tratta di pura fantasia, come nei casi dell’Arabia Saudita & Co. Qua parliamo di petrolio effettivamente “recuperável”. 

Il giacimento si trova a 230 km dalla Costa, prima sotto 2.000 metri di acqua e poi sotto 5.000 metri di sabbia, pietra e sale. Il giacimento si trova vicino a Tupi sempre nella regione pré-salt del Santos Basin. Molto scomodo e pericoloso da tirare su.

La scoperta è comunque una benedizione per la Petrobras che nel mese scorso è riuscita a finalizzare l’OPA più grande mai fatta. I 70 miliardi di dollari entrati faranno parte dei 240 miliardi di dollari necessari per finanziare il piano quinquennale d’investimenti nelle infrastrutture, esplorazione e sviluppo.

Petrobras finora aveva solo perso in borsa, -26% dall’inizio dell’anno, finché non è venuta fuori la notizia su Libra.

Il motivo del negativismo in borsa è in parte dovuto al buco nero di debiti che è la Petrobras, ma ultimamente anche per la totale delusione dei piccoli risparmiatori quando hanno capito che praticamente nessuno dei fondi grandi ha voluto investire in Petrobras. L’OPA era una finta, un pezzo di ingegneria economica necessario perché l’avanzo pubblico arrivasse ai 3,3% previsti dal governo brasiliano. Infatti 43,5 miliardi dei 70 sono arrivati dalla stessa Petrobras, dati al governo in cambio per 5 miliardi di barili di riserve petrolifere non ancora sviluppate. I soldi sono un prestito dal governo alla Petrobras. Per riassumere: il governo ha pagato se stesso, via un intermediario o due. Suona familiare. Ma almeno in Brasile, il brasiliano medio può comprare la benzina a un prezzo sovvenzionato.

Quindi in realtà mancano sempre più di 200 miliardi di dollari, che secondo me sono una goccia nel mare. Petrobras, la NOC con le piattaforme con pavimenti in legno.

Comunque ora trovano petrolio dopo petrolio, e buon per il Brasile.

L’ultima volta che hanno fatto una scoperta davvero grande si trattava di Tupi, nel 2006. Oggi Tupi produce ca 75.000 barili al giorno, ma per dicembre 2010 l’obiettivo è di 100.000 barili al giorno. Nel 2020, 15/quindici anni dopo la sua scoperta, Tupi produrrà 500.000 barili al giorno. Quando il giacimento sarà totalmente sviluppato, ci saranno 300 pozzi e 1.000.000 di barili al giorno, qua parliamo del 2030, 25/venticinque anni dopo la sua scoperta. Se trovano i fondi, e se il prezzo del petrolio rimane alto, e se trovano gli ingegneri e altro staff necessario. (un suggerimento ai neolaureati ing italiani: andate a lavorare in Brasile)

Tupi è grande come Libra. Se assumo che anche per Libra ci vorranno 5 anni per arrivare a 100.000 barili, siamo nel 2015. 25 anni per arrivare a 1.000.000 di barili, e siamo nel 2035, molto ma molto dopo il picco del petrolio. Libra è in effetti un grandissimo giacimento, ma la sua produzione massima è talmente lontano nel tempo che non ci cambia assolutamente niente.

Se siamo fortunati, nel 2030 produrremo 75 milioni di barili al giorno (giù solo dieci milioni dai 85 di oggi) ma per esempio un ex manager BP ci regala questo grafico, e secondo lui la produzione sarà 2/3 di oggi, quindi neanche 60 milioni di barili al giorno. Di cui petrolio Libra 1,5%, petrolio Tupi 1,5%.

Il mondo nel 2030 avrà bisogno di 130 milioni di barili al giorno. Si dovrà accontentare.

Ma non sono così sicura che il Brasile esporterà tutto questo petrolio. Il grafico è uno di quei grafici Keynesiani perfetti, praticamente solo crescita. La produzione dal 1965 è cresciuta in media 7,5% all’anno, il consumo è cresciuto in media 4,9% all’anno.

Se guardo solo gli ultimi 10/dieci anni ci sono cifre più ragionevoli, produzione +5,4% all’anno, consumo +1,7% all’anno.

E se gioco con i dati del consumo, da ottimista prendo la crescita media dal 2000 in poi, ca 1,8% all’anno, e non quella del 1965 in poi di 4,9% all’anno, per cui nel 2030 i brasiliani vorranno fare fuori 3.500.000 barili al giorno.

Finora il Brasile è sempre stato un importatore di petrolio: nel 2009 gli mancavano 380.000 barili al giorno.

Forse per un po’ di anni il paese riuscirà a esportare il petrolio, quando Tupi e Libra e qualche altro gigante non ancora scoperto regaleranno un eccesso. Diciamo che la curva della produzione potrebba superare il consumo nel 2015. Poi altri 10 anni di surplus di petrolio, e poi basta.

Carbone in Brasile

Visto le previsioni sul carbone, ho cercato di capire la situazione carbone qua in Brasile. Non se ne parla molto, visto che il Brasile non ha molto carbone di buona qualità, e tutto gira comunque intorno al petrolio. Ma il Brasile consuma ca 30 milioni di tonnellate all’anno (o 12 MTOE, o 6 TWh), responsabili di 6% dell’energia necessaria per l’industria siderurgica, e 1,5% della produzione di elettricità.

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