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portfolio update: LABU

Ho venduto la posizione in LABU a +24%.

LABU è un 3x leveraged ETF sul fondo biotech iShares Nasdaq Biotechnology. Credo fermamente che la prossima bolla in borsa sarà quella di biotech, essendo per ora l’unica cosa che non ha ancora avuto la sua propria bolla.

Il biotech è l’unico settore dove in questo momento ci sia vera innovazione su tutti i fronti. Quello che è successo fino ad ora, la corsa fino a metà 2015 è solo lo smart money che ha preso posizione (senza il mio money molto poco smart, aggiungerei), ora abbiamo la possiblità di attaccarci al treno per il prossimo leg up.

Ecco il grafico weekly di IBB:

IBB weekly

IBB daily e LABU sono in questo momento overbought, io aspetterei, sperando di avere ragione, che gli oscillatori tornino giù prima di riprendere una posizione.

 

Dal Brent alla Cina, con sosta americana

b010d-pawnshopSta crollando un po’ tutto.

La mia call sul petrolio a breve periodo si è rivelata sbagliata. Le mie posizione sono piccolissime e per ora le tengo aperte nonostante le perdite. Africa Oil è ad alto rischio ma un potenziale raddoppiatore, vorrei solo essere entrata ai livelli di oggi. Surge Energy è una new entry con dividendo mensile di 0.025 CAD e ai 3.21 CAD di oggi lo yield è sopra i 9%. Vedremo.

I traders sono evidente molto pessimisti sul prezzio del petrolio. Ho scaricato da barchart le futures sul Brent e hanno fatto un -6 dollari su tutta la linea rispetto a solo due settimane fa. Continua a leggere…

BIS: la crescita è più grande in periodi di deflazione, inflazione NON crea crescita

b0a11-bubblesandmaniasContinuando la ricerca del santo graal, ovvero i fatti, da non confondere con le stime indovinate dagli analisti, sulla domanda globale di petrolio, ho letto un articolo un po’ confuso nel FT sul pericolo del crollo dell’inflazione in Asia. Il Financial Times come anche The Economist è solidamente centralbankiana, e sostiene interventi centralbankiani come mezzo di controllo dell’inflazione nell’illusione che l’inflazione crea crescita. Ora la Bank of International Settlements ha deciso di dire la sua, e lo fa con un paper uscito in marzo citato dall’articolo. Il paper è abbastanza lungo ma il succo della mela è che non esiste nessun link tra deflazione e debolezza economica. Meglio, eiste un link, ma solo includendo la depressione tremenda degli anni interbellici dal 1929 al 1938. Escludendo quegli anni, la crescita economica è correlata positivamente a periodi di deflazione. Continua a leggere…

Il Brent e il ritorno alla media

In un pdf di oilprice.com che mi ha mandato un lettore c’era un grafico del WTI con una linea trend che mi ha fatto sibuto pensare alla teoria delle bolle. Descritto qua per chi vuole rinferscarsi la memoria.

Ora dove sono le varie fasi della bolla dipende tanto da dove si inizia di tracciare la linea della media. Per il Brent la faccio iniziare nel lontano 2003, tracciandola in modo che le fasi (take-off, bear trap, media attention, enthusiasm, greed, deusion, new paradigm, denial, fear, capitulation, despair e return to the mean) corrispondono perfettamente con la prima bolla scoppiata del 2008. Così il Brent nel 2009 e 2010 viaggiava attacato alla media. Poi inizio 2011 ha deciso di staccarsi, ma è inutile, la teoria dice che si torna alla media. E infatti, dal 2012 a giugno 2014 era di nuovo attaccato alla linea della media:

Brent e le bolle

Chiaramente bisogna compensare per quei mesi in territorio bolla nel 2011 e così abbiamo avuto un nuovo dip molto sotto la media.

Se quindi accettiamo quella linea arancione come media, e usando non teorie fondamentali ma basandoci solo sul passato, potremmo effettivamente tornare a 100 dollari nel giro di 8 mesi. Quindi per dicembre, come dicono così tanti analisti (che hanno sempre torto, ricordiamocelo).

Alla ricerca della prossima bolla

b0a11-bubblesandmaniasCome scritto nel post Una bolla tira l’altra, possiamo aspettarci che i soldi istituzionali si sposteranno nel prossimo asset ancora inesplorato. Visto che abbiamo passato gli anni ’80 con i computer, e gli anni ’90 con Internet, finito malissimo tra il 2000 e il 2001, e poi negli Stati Uniti e per esempio Danimarca sono scoppiate le bolle immobiliari verso il 2007, poi nel 2008 è scoppiata la bolla commodities, e nel 2011 l’oro, dobbiamo capire quale sarà questo prossimo asset. E che cosa manca, se non le biotecnologie.

L’ho già detto altre volte sul blog, demograficamente l’unica fascia della popolazione con soldi da spendere, ma anche afflitti da un disperato bisogno di rimanere giovani sono i babyboomer. Non spenderanno molto per nuovi vestiti, macchine e figuriamoci case, ma per vacanze attive e tutti gli aggeggi che gli permettono di godersi quelle vacanze attive.

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Una bolla tira l’altra

Prima è scoppiata la bolla della New Economy: qua in veste di Nasdaq:

bolla nasdaq

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Rig count vs WTI

Prima era tutto facile

Prima era tutto facile

Vediamo il rig count.

Il numero di oil rig americani ha un’alta correlazione con il prezzo del WTI, e guardando il prezzo si può effettivamente esprimere una idea sul numero di rig futuro.

Nota: Purtroppo non funziona al contrario. Per dire qualcosa sul prezzo del petrolio basandosi su dei modelli quantitavivi servono sistemi di equazioni differenziali con molte variabili come stagionalità, stoccaggio, domanda, offerta, e indicatori macro-economici. e poi anche cose molto specifiche come il livello occupazionale nel settore petrolifero stesso. Alcuni laggano, altri leadano. Ed è per quello che nessuno riesce mai a prevederne l’andamento.

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L’anatomia di una bolla

Quando ho scritto il post sul caffè qualche settimna fa mi ha colpito come anche questo asset segue perfettamente il tipico andamento di una bolla.

Parecchio tempo fa mi sono ritrovata nel blog  molto interessante di un professore in economia, Jean-Paul Rodrigue, specializzato in sistemi di trasporto, quindi anche nel Baltic Dry Index, ma interessato a tutti gli asset che possono presentare sintomi da bolla. Già nel 2005 scriveva della bolla immobiliare, prevedendo che sarebbe scoppiata nel 2006:

Welcome to the era of asset inflation where everyone is getting rich simply by being a homeowner and seeing their equity inflate to infinity and beyond; the Buzz Lightyeartm economy.

Spot on. Ma nessuno ascolta le persone realiste, perché quasi sempre sbagliano la linea temporale. Se una persona nel maggio 2005 avesse ascoltato Rodrigue uscendo anche dalla borsa, si sarebbe perso 2 anni di gonfiamento borsistico, il 35% sullo S&P500, che si è sgonfiato solo in ottobre 2010.

Ed è per questo che le persone che dicono la verità sull’economia Buzz Lightyear non vengono ascoltate. C’è chi si è esposto troppo presto rispetto alla bolla high tech intorno al 2000 perdendoci il lavoro, e ci sono economisti che già da 20 anni ammoniscono sul pericolo Giappone. Inascoltati. Ma l’incidente ferroviario più lento della storia arriverà comunque prima o poi.

Rodrigue ha distinto varie fasi durante la creazione e successivo scoppio della bolla, e la caduta di Coyote possiamo definire resa o capitolazione. Le ricerche di Rodrigue si basano su dati economici di 500 anni, e graficamente la psicologia dietro la bolla si presenta così:

Anatomia di una bolla
Anatomia di una bolla
  1. Fase furtiva. Chi capisce i nuovi fondamentali cominciano a muovere lentamente i soldi. Sono i fund manager più famosi come Kyle Bass, Hugh Hendry, e il mio personaggio preferito, Marc Faber. I prezzi aumentano, ma talmente lento che il pubblico non si accorge.
  2. Consapevolezza. Arrivano i soldi istituzionali e cioè i tuoi fondi pensione. I prezzi accelerano un poco, e ci sono anche uno o più periodi di discesa quando i primissimi investitori vendono per cominciare a realizzare qualche guadagno. La “bear trap” è la trappola degli orsi. Sembra una inversione del trend, ma dopo poco tempo si riprende la salita. Alla fine della fase arrivano i media.
  3. Mania. Grazie all’attenzione dei media chi ci investe è sempre meno sofisticato e addirittura incapace di analizzare da solo il mercato. In questa fase i flussi di soldi dal pubblico è talmente forte che nessuno si accorge che i primi investitori lentamente cominciano a ritirarsi. E chi ha investito all’inizio della fase entusiasmante facilmente continua a metterci soldi, anche ipotecando la casa se necessario a sostenere questa opportunità di una vita. A un certo punto esperti e media cominciano a parlare di “nuovi fondamentali” e “questa volta è diverso“. Questa ultima espressione è poi diventata un famoso libro su come appunto, anche questa volta, niente è diverso. Le bolle scoppiano inesorabilmente.
  4. Sgonfiamento. Proprio in cima a quello che dovrebbe essere i nuovi fondamentali arriva un trigger, e la comunità investitrice capisce che la situazione è cambiata. Tutti i grandi cercano di uscire insieme e la porta è davvero troppo stretta. I prezzi crollano molto più velocemente di quanto aumentavano. Chi resta sono gli ultimi arrivati, che hanno investito in cima e che non possono accettare di aver perso i risparmi di una vita. A un certo punto l’asset è sceso talmente tanto che sembra sicuro rientrarci, e per qualche mese i prezzi tornarno a salire. Il cosiddetto “bull trap“. Ma poi la discesa riprende perché il prezzo deve tornare ai veri fondamentali. E quando tutti questi hanno perso la speranza, uscendo dall’asset, deprimendo il prezzo addirittura sotto il trend lineare, allora rientrano le smart money per una nuova fase furtiva. In inglese: rinse, repeat.

E da qua torniamo al caffè. Mi rendo conto che il discorso “bolla” non è perfettamente adatto a una materia come il tropicale caffè, perché molto più difficile da comprare e vendere rispetto a azioni in un certo settore, come quello IT, scoppiato nel 2000-2001. Ma il caffè è perfetto per illustrare il concetto, e non escludo comunque che solo un decennio fa non esisteva il trading casalingo di materie prime, mentre ora si. Quantificare il numero di contratti in mano a casalinghi per me è impossibile.

Grafico settimanale per facilitare la visione:

Bolla del caffè
La bolla del caffè

La linea arancione è il trend lineare al quale il caffè è appena tornato, nonostante i lugubri previsioni sul futuro della pianta. La linea blu è il mio tentativo di tagliare la testa al toro. Entro le due linee vedo un oscillazione normale, quello che è successo da luglio 2010 ad aprile 2011 è bolla.