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Meglio è distribuita la ricchezza e più si è ricchi

ricchezze media OCSE e cortina di ferroPer continuare la riflessione sulle ricchezze medie vs mediane ho creato un grafico che traccia in blu la ricchezza mediana dei paesi europei blocco ovest, e in rosso i paesi della ex-orbita sovietica.

L’ordine è in crescente “ingiustizia” della distribuzione della ricchezza: sulla sinistra abbiamo i paesi dove la ricchezza mediana è più vicina a quella media, per esempio Italia al quarto posto con i suoi 142 mila di USD di ricchezza mediana su 255mila di ricchezza media = 80%. Il vincitore europeo è la Slovakia dove la ricchezza media è solo 30% più alta di quella mediana. Anche se preferirebbero la mediana della Slovenia, che ha superato quella del Portogallo. Continua a leggere…

Economy facts: Il debito pubblico italiano e il PIL

debito pubblico in % sul PILNel 2013 il  PIL era in numeri 1.619.000.000.000, o 1.619 miliardi di euro. Questi per la prima volta includeva l’economia ombra, cioé prostituzione e traffico droga e altre attività economiche che finora non era stati inclusi nel calcolo PIL. Ca 60 miliardi in più rispetto al vecchio PIL senza il contrabbando.

È diventato necessario includere tutta l’attività economica per poter aumentare la base tassabile, e ricordiamoci che il PIL è il PIL è il PIL, ovvero che non importa per l’attività cosa viene incluso, in quanto cambiare la definizione del PIL non cambia la realtà della gente che lavora e paga tasse. Cambia solo quante tasse ci possono accollare per finanziare il debito.

Quindi sì, in realtà cambia l’attività economica, perché tassandoci sempre di più lo stato strozza l’attività economica, e quindi è forse li che dobbiamo cercare i -0.5% di PIL tra il 2013 e il 2014. Come al solito si attende la fine della recessione “nel prossimo trimestre” attualmente stimato a +0.5%. Continua a leggere…

Ricchezze medie e mediane

Quando un governo socialista vuole tassare ulteriormente gli elettori, può per esempio guardare la ricchezza media del paese. La ricchezza media è un modo molto stortato per misurare la ricchezza visto che solo in pochi casi felici rispecchia davvero la ricchezza della persona media.

Se prendiamo per esempio la Svizzera, che ha la ricchezza media più alta del mondo per adulto, secondo il Global Wealth Databook 2014, con 580mila USD, e lo paragoniamo alla ricchezza mediana del paese, che e di “soli” 106mila USD, si capisce che ci sono pochi soggetti estremamente ricchi che trascinano la media diciamo verso alto. La media è 440% più alto della mediana. Continua a leggere…

Qualche risparmio sulla spesa petrolio per l’Italia

La guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e produttori di shale oil negli Stati Uniti avrà qualche inaspettato vincitore.

Per esempio Italia e il suo sofferto PIL. L’unica cosa che lo tiene vicino a crescita 0 sono gli investimenti in efficienza energetica che sono stati fatti dalla metà degli anni 90 in poi.

Efficienza energetica

Come si vede dal grafico, usiamo sempre meno petrolio per un PIL comunque più o meno fermo. Fino al 1995-1999 il PIL cresceva, ma anche il consumo di petrolio. Se il consumo fosse rimasto a quei livelli, dal PIL di oggi si doveva togliere decine di miliardi di Euro.

Come sapete, l’UE da qualche mese include anche l’economia ombra nel calcolo del PIL. Questo non cambia niente. Il PIL è il PIL è il PIL, indipendentemente da come viene calcolato, si sente semplicemente pronunciandolo: Prodotto Interno Lordo.

Per definizione intrinseca contiene tutto quello che succede all’interno del paese, e non cambia un fico secco se una parte è tassabile e una no. Sempre prodotti che scambiano mano sono.

Chiaramente, includendo l’economia ombra si ha una base economica molto più ampia per indebitarsi col futuro. È il PIL che decide quante tasse possono rubarci e quanti BOT possono vendere a interessi insostenibili.

Quindi un PIL che comunque scende, nonostante inclusione di prostituzione e droghe e crimini mafia in generale è molto preoccupante, perché toglie il tappeto al di sotto dei piedi della spesa pubblica. Nell’articolo linkato, il Corriere con una bella capriola logica riesce a descrivere Italia come “in stagnazione” e non in recessione, perché il ricalcolo del PIL del primo trimestre con appunto gli elementi ombrosi di sopra, dava un PIL di +-0% sul trimestre precedente, invece del -0.1%.

Ma, buon per Roma, è in atto questa competizione al ribasso sui prezzi petrolio. Un periodo di scialla prezzi è forse quello che ci vuole perché alla fine dell’anno almeno un dato non sia negativo.

Nel 2013 l’Italia ha importato più o meno 435 milioni di barili (ho usato dati BP, produzione meno consumo), per un costo medio del Brent di 82 € al barile, un totale di 35 miliardi di Euro, o 600 € /persona.

Se il trend al ribasso della domanda continua, e Italia consuma il 5% in meno nel 2014, cioè ca 415milioni per un costo medio di 75€, paghiamo 31 miliardi di euro, o 520 € a persona, risparmiando in tutto 4 miliardi di euro.

Prezzi negativi elettricità: bastone nelle ruote

Sotto il punto
·         3.3.2.   Aiuti al funzionamento a favore dell’energia da fonti rinnovabili
con sottopunto
o   3.3.2.1.   Aiuti a favore dell’energia elettrica da fonti rinnovabili
troviamo il paragrafo (124):
Al fine di incentivare l’integrazione del mercato dell’energia elettrica da fonti rinnovabiliè importante che i beneficiari vendano la propria energia elettrica direttamente sul mercato e che siano soggetti agli obblighi di mercato.
Background
La materia è complessa, ma in poche parole significa che le rinnovabili devono essere competivi non solo da un punto di vista ecologico ma anche di mercato. Devono prima o poi cominciare a partecipare allo sbilanciamento del sistema per evitare che i vecchi fossili si prendono tutta la responsabilità per tenere la rete in sicurezza. 
Semplificando si può dire che la devono smettere di generare cash-flow negativo agli impianti tradizionali. Impianti molto poco flessibili come quelli nucleari o impianti a carbone sono a volte costretti a operare ai minimi tecnici, quando le condizioni climatiche consentono una significante produzione da eolico e solare. 
La crescita delle rinnovabili elettriche ha portato a una riduzione netta dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica, che non vedremo mai in bolletta: lo sviluppo tecnologico che mira alla necessaria transizione da fossile a rinnovabile, e la conseguente necessaria transizione a smart grids, e sistemi di imagazzinamento, va pagato dalla società intera.
Perché fossili
Gli impianti nucleari difficilmente si spengono in quanto la riaccensione comporta costi altissimi e tempi lunghi. Un tradizionale impianto a carbone può facilmente ingoiare 20,000 € tra spegnimento e accensione. In Italia ci sono impianti usati per i strapicchi di domanda che costano fino a 40,000 € solo per girare la chiave dell’accensione.
Per tanti anni ancora avremo bisogno di questi impianti, senza i quali il paese si fermerebbe nelle giornate senza sole e vento, magari dei lunedì industriali qualsiasi e pure di temperatura bassa.
Ogni paese europeo in questo momento sta cercando di risolvere il problema di come assicurare la fornitura di elettricità al intero paese, costantemente, senza fermare lo sviluppo delle rinnovabili.
Dietro c’è la consapevolezza che senza rinnovabili Europa non ce la può fare, in un periodo in cui gas e carbone comunque constano talmente poco da rendere il confronto con le rinnovabili ridicolo. 
Prezzi negativi
In Italia il problema è stato parzialmente e temporaneamente risolto con gli oneri di sbilanciamento che le rinnovabili devono pagare se mettono in pericolo la salute della rete in momenti di abbondanza elettrica. 
In Germania e in Francia (tra gli altri) hanno da anni permesso prezzi negativi per il power: il compratore di elettricità viene pagato a un prezzo di mercato, che in Germania è impostato a -500€ fino a 3000 € per MWh. Prezzi negativi sono un segnale di mercato agli impianti che producono troppo, permettendo a loro di scegliere se rimanere accesi ai minimi tecnici e pagare il compratore o spegnere l’operazione. Quello che gli costa meno insomma. Per non buttare fuori l’impianto rinnovabile, questo viene rimborsato con la Marktprämie, la differenza tra il prezzo negativo e la vecchia feed-in-tariff.
Studi tedeschi hanno dimostrato che nelle ore di prezzi negativi i rinnovabili forniscono il 65% dell’elettricità. I prezzi negativi sarebbero allora colpa del parco generativo tradizionale troppo poco flessibile.
In questo modo con ritmo sostenuto, la Germania ha avviato la Energiewende, la transizione da fossili a rinnovabili, proprio sotto contratto con l’intera società. I tedeschi hanno le seconde bollette più care in Europa, dopo la Danimarca. Il dubbio che ora viene è che il ritmo fosse troppo sostenuto, e poco sostenibile dal punto di vista da chi comunque nei decenni precedenti ha investito pesantemente nell’infrastruttura elettrica.


Market Coupling

Italia non è soggetto di market coupling con un produttore importante (come Germania e Francia tra di loro) e quindi non ha dovuto prendere una decisione sui prezzi negativi. Se fossimo mercato unico, al verificarsi di prezzi negativi oltrefrontiera, verrebbe importata talmente tanta elettricità in Italia da buttare fuori non so quanti altri impianti tradizionali ancora. Il market coupling completo sarebbe possibile solo se anche in Italia venissero introdotti prezzi negativi. La capacità di scambio viene usata oggi solo pienamente con la Slovenia, con la quale siamo in market coupling, senza prezzi negativi.
Senza market coupling generale abbiamo quindi che in un giorno con PUN (Prezzo Unico Nazionale) a 0€, la piccola Slovenia è costretta a importare tantissima elettricità dall’Italia, mentre Italia per motivi tecnici continua a importare a sua volta da Francia e Svizzera, costringendo altri impianti italiani a ridurre la produzione.
Quindi sarebbe necessario introdurre prezzi negativi in Italia, e non ci sono dubbi che vi sia un dibattito in corso, tra ministero dello sviluppo economico e chi altro abbia interessi nel settore.
Il rischio per Italia in questa fase delicata, con consiglieri ultralibertariani vicino al governo, è che lo svilippo tecnologico non viene più visto come contratto societario ma come metodo per buttare fuori chi non produce a prezzi di mercato. Non è oggi prevedibile se gli eventuali prezzi negativi verrebbero rimborsati o no agli impianti rinnovabili. Se no, le conseguenze sono prevedibili. Pratcamente un fermo ai rinnovabili, che diventeranno economici solo quando sarà troppo tardi.
In più l’AEEG, che è stata inizialmente messa a Milano per tenerla lontana dalla politica, deve, pare, essere rilocalizzata a Roma. Così decisione di Renzi, per “risparmiare”. A pagare sarà l’intera società.

Nuova legge europea

Per tornare in tema lex europa, sembra che a livello europeo qualche lobby è finalmente riuscita a convincere i funzionari a Bruxelles che i rinnovabili andrebbero frenati, perché continuando l’affascinante lettura della 2014 C 200/01 abbiamo:
Le seguenti condizioni cumulative si applicano a partire dal 1 gennaio 2016 a tutti i nuovi regimi di aiuto e a tutte le nuove misure di aiuto:
a)
gli aiuti sono concessi sotto forma di premio che si aggiunge al prezzo di mercato con il quale i produttori vendono la propria energia elettrica direttamente sul mercato;
b)
i beneficiari (66) sono soggetti a responsabilità standard in materia di bilanciamento a meno che non esistano mercati infragiornalieri liquidi; e
c)
sono adottate misure volte a garantire che i produttori non siano incentivati a generare energia elettrica a prezzi negativi
Al punto a) abbiamo la Marktprämie, già attiva in Germania.
Al punto b) la richiesta ragionevole che i rinnovabili, ormai sostanziali produttori, prendano parte dello sbilanciamento.
Il punto c) invece apre la gara dell’interpretazione libera. Non è proprio la fine ai prezzi negativi, che sarebbe come dire addio all’economia di mercato. Si tratta però di un chiaro segnale ai vari ministeri per lo sviluppo economico che un freno allo sviluppo rinnovabile non verrà punito.

A breve i beneficiari sono i privati, che pagheranno bollette meno care, e ovviamente anche gli impianti tradizionali nucleari in Francia e carbone/gas in Germania. A lungo termine rallenterà anche la transizione in Italia, che non avrà più grossi incentivi a introdurre prezzi negativi. Intendo dire che i prezzi negativi, con o senza rinnovabili sovvenzionati, danno un segnale di mercato agli impianti inflessibili.
Intanto la BMWi (Bundeswirtschafts- und Energieministerium) ha deciso che la Marktprämie sarà azzerrata dopo la sesta ora di prezzi negativi sulla borsa power EPEX Spot. A quel punto il premio a zero vale anche per le 6 ore precedenti, fenomeno sempre più frequente.
Se questo permette di aumentare gli impianti solari di 2.5GW e quello eolici di 2.5GW all’anno (come da strategia energetica nazionale tedesca), mentre si riducono le perdite dei tradizionali, che quindi non sono incentivati a uscire dal mercato, è dubbioso. 
Perché anche se l’espansione riguarda la società intera, sono pur sempre imprese privati che la devono guidare. Un think tank tedesco ha trovato che lo stimolo all’aumento della flessibilità viene diminuito quando lo spread tra prezzi massimi e minimi in borsa si riduce. Questo porta a pensare che l’espansione rinnovabili in Germania dovrà rallentare per forza. E come effetto secondario avremo il rallentamento espansione rinnovabili anche in Italia.

Ho letto tra l’altro

  1. http://www.qualenergia.it/articoli/20131118-mercato-elettrico-prezzi-rinnovabili-cambiamenti-che-verranno (Zorzoli)
  2. http://www.agora-energiewende.de/fileadmin/downloads/publikationen/Studien/Negative_Strompreise/Agora_NegativeStrompreise_Web.pdf

* Questo è la lunghezza minima di un qualsiasi articolo sui mercati elettrici, che sono poco adatti alla lunghezza “blog”. Per quello non ne scrivo mai.

Soldi per le pensioni, da dove verranno presi

Nel post precedente ho identificato uno dei pochi settori di crescita futura, per chi non riesce a farsi la doppia laurea con master e chiedere a qualcuno di raccomandarci. Cioè i servizi di ordine pubblico, polizia e esercito.

Oggi ho preso spunto da un articolo molto interessante su linkiesta  che spiega i privilegi dei vecchi. E senza dirlo, identifica un’altro settore in certa crescita: tutti i servizi per gli anziani. Sono ricchi e saranno a breve termine ancora più ricchi. In Giappone abbiamo già visto le passerelle con le modelle over-70.

L’articolo in realtà è da leggere per capire in che situazione veramente precaria si trovano le generazioni nate non solo dagli anni ’80 in poi. Anche noi degli ironici anni ’70 siamo messi maluccio, perchè ora dobbiamo cominciare a pagare sul serio.

Non si salva nessuno

Noi settantalisti stiamo già pagando le pensioni tutto sommato decenti dei nostri genitori, ma con stipendi veramente ridotti rispetto a chi ha 10 anni più di noi.

La situazione pensioni sta peggiorando rapidamente. Gli stipendi d’oro di milioni di dirigenti che dai ’90 fino al 2009 prendevano esattamente il doppio della generazione dirigenti di oggi cominciano ad andare in pensione en masse. Oggi il 5% dei pensionati rappresenta il 17% della spesa per le pensioni, direi prevedibile lo scenario in cui fra poco il 7% dei pensionati prendono il 30% delle pensioni.

Almeno in questo non arriveremo a una distribuzione pareto del 20-80, il sistema crollerà prima.

La domandona è quindi, da dove verranno tutti i soldi? Ci vorrà probabilmente un paio di riforme del sistema pensionistico per assicurare agli ultimi baby-boomers ciò che gli dobbiamo. Poi verrà smantellato questo sistema costruito quando in 1 su 100 arrivavano al giorno della pensione e la piramide demografica non assomigliava a un vaso cinese.

Succederà questo: I baby-boomers, che sono già i più ricchi in assoluto, erediteranno le doppie case al mare e in montagna dai genitori, aumentando ulteriormente l’ineguaglianza di ricchezza del paese. Non era pianificato così, ma è successo.

Nel frattempo vanno in pensione, come già detto sopra. Siccome non ci sono più i loro stipendi d’oro a pagare le loro pensioni lo stato deve trovare un’altra fonte di reddito.

Non può tassare di più la mia generazione, a rischio saranno le rette universitari dei nostri figli. Ma la soluzione c’è a portata di mano: le eredità.

Le eredità, oggi tassate del 4%. Direi che possiamo stimare un upside per lo stato di almeno 16 punti. Un bel 20% di tasse su qualsiasi Bot e immobile che posseggono i tuoi genitori. Comincia già ora a inserirlo nei tuoi calcoli per il futuro perchè rimane forse l’unica fonte di reddito da tassare ulteriormente. Un po’ come le imposte sul carburante, anche questa tassa verrà aumentata lentamente, così per non farci votare nel altro campo politico per sbaglio.

L’indice di pace in peggioramento

L’indice di pace sta peggiorando.

The Global Peace Index misura la pace in 162 paesi secondo 22 indicatori che stimano l’assenza di violenza o la paura di violenza.  Sono 7 anni che l’indice viene prodotto, e dal 2008 solo 51 paesi sono migliorati nella classifica, mentre 111 sono peggiorati.

Durante l’ultimo anno sono aumentate moltissimo le attività terroristiche, che colpiscono per l’85% i paesi di origine dei terroristi.

500 milioni di persone vivono in paesi ad alto rischio di stabilità e conflitto, e 200 milioni di questi vivono sotto la soglia della povertà.

L’impatto economico della violenza in termini di mancati investimenti nella industria, nella educazione, nella salute, e nelle istituzioni buone, è quasi 10 mila miliardi di dollari (10.000.000.000.000) solo nel 2013, cioè 2 volte il PIL di Africa.

Dal sito Vision of Humanity:

Global Peace Index 2014

Anche Ucraina forse dovrebbe vestirsi di rosso ora, non so quando è stato aggiornato l’indice l’ultima volta.

Nel 2008 la situazione era parecchio meno alarmante:

Global Peace Index 2008

Ora Chile non è più verde scuro ma verde chiaro, e anche l’Uruguay. Pakistan era arancione, ora è zona rossa. Chad e Congo sono diventati rossi. Malaysia ha perso la gloria e anche la Romania, qua da “noi”.

Per quanto riguarda l’Italia, ci troviamo al posto 34. Rimane sempre nella zona verde chiara, ma appartiene al gruppo paesi in peggioramento.

La lotta contro la violenza in Italia nell’anno scorso ha costato 53 milioni di dollari, o 875$ pro capite, quasi il 3% del PIL. Decisamente un settore non in crisi quindi. Giovani, mangiate sano, che l’esercito ha bisogno di voi.

PS: il puntino rosso in mezzo all’Europa del nordest potrebbe sorprendere chi non ha studiato WWII approfonditamente. Si tratta di Königsberg. Dal ’45 conosciuto come Oblast Kaliningrad, ovvero l’esclave Kaliningrad. I russi hanno ammazzato tutti i tedeschi e esportato una fetta di popolazione russa li perché avevano bisogno di un porto senza ghiaccio invernale sul Baltico. Quindi ora è a tutti gli effetti russa.

Tutto aumenta, ma non abbastanza. Parola della BCE.

Per continuare a parlare dell’inflazione bisogna capire perché Draghi & Co. pensano che l’inflazione attuale sia troppo bassa, in chiaro contrasto con i prezzi sempre più alti che noi, il popolo, paghiamo ogni giorno per cibo, energia, trasporti, servizi.

Scaricando dal sito della BCE i dati el HICP  – l’indice dei prezzi al consumo, per il paese Italia con 2005 = 100, vediamo quanto stanno aumentando i prezzi. Il dato di aprile 2014 è il più alto di sempre: 120.4 (maggio 120.3). Un aumento del 20% dei prezzi in generale dal 2005 ad oggi. ((120-100)/100= 0.2)

Oppure dal gennaio 2000 ad oggi : +33%.

Questo però non è inflazione.

L’aumento dei prezzi al consumo è un risultato dell’inflazione, non la sua causa.

Inflazione è un aumento della massa monetaria, deciso da una banca centrale. L’aumento della massa monetaria è una specie di imposta nascosta ai consumatori. I prezzi aumentano pian pianino, e anche se ce ne accorgiamo, nel vecchio normale aumentavano anche gli stipendi e il valore degli immobili. E tutti a casa contenti.

Al nuovo normale, e cioè aumenti dei prezzi accoppiato ad aumenti della disoccupazione, tagli agli stipendi, bolla immobiliare scoppiata, siamo totalmente impreparati.

Parentesi aperta: I prezzi possono anche aumentare per motivi

  1. tecnologici/geologici: se il petrolio costa 60$ da estrarre ora, rispetto ai 10$ di quindici anni fa, è chiaro che tutto quello che è legato al petrolio, come i trasporti e la produzione di grano, deve aumentare di prezzo, senza che la colpa sia della BCE o della Federal Reserve. 
  2. meteorologici: Se la Russia brucia sotto il sole il grano raddoppia di prezzo, e anche qua non c’è mano della BCE. 
  3. collusione di vari tipi. Tipo i notai italiani.

Visto che siamo dipendenti per la nostra vita da grano e petrolio non possiamo aggiustare la nostra domanda in maniera significativa, e quindi il prezzo è destinato a salire quando la risorsa incontra problemi di produzione.
Parentesi chiusa. 

Sembra quindi una bella tortura volerci infliggere ancora più inflazione, ora che finalmente i prezzi rallentano.

Draghi probabilmente è perfettamente consapevole dei problemi economici della gente. Ma non può fare nulla di diverso, soprattutto dopo 18 mesi di critica dai giornalisti economici di tutta l’Europa, tutti con mandato a chiedere che si aumenti l’inflazione.

Non ha fatto nulla finora, perché comunque un po’ di inflazione c’era. A lui interessa solo che la moneta non si rafforzi, e finché si sta poco ma saldamente sopra lo zero va bene.

Quando i soldi in giro aumentano, la valuta perde il suo potere d’aquisto e necessariamente sia servizi che cibi aumentano di prezzo. Ma questo non è un processo immediato. C’è uno sfasamento, un time lag, di un paio d’anni tra aumento della massa monetaria e l’aumento dei prezzi corrispondenti. In quel lasso di tempo, e prima che noi ci accorgiamo della fregatura, il governo può spendere più soldi al vecchio valore.

Cioè riesce sempre a ripagare debiti e pagare stipendi statali con una valuta piú forte di quanto è in realtà. Risciacqua, ripeti.

Dal 2000 fino a luglio 2007 la BCE è stata esemplare nel suo controllo di quanto rubava da chi lavora, produce e paga le tasse. Sempre 2% all’anno. Purtroppo per loro e noi, con la crisi questo meccanismo ha smesso di funzionare.

Il grafico sopra tradotto in inflazione annuale rolling si presenta così:


Con il complesso materie prime in forte salita per lo stress dei sistemi di offerta c’è stato un anno di massicci aumenti dei prezzi di tutto quanto da luglio 2007 fino al luglio 2008. Con il tentato crollo del sistema finanziario chiunque avesse bisogno di liquidità ha venduto. Prima azioni e poi immobili. 

Per le banche europee la crisi era gravissima. Probabilmente più grave che per gli Stati Uniti. I prestiti outstanding delle banche al settore privato già nel 2007 ammontavano a 145% del PIL europeo, il corrispondente numero negli USA era di soli 63%.

Quindi la BCE ha dovuto fare iniezioni di liquidità nel sistema dall’agosto 2007 in poi, per salvare le banche che con un settore privato in fortissima contrazione non aveva nessuna possibilità di sopravvivere. Hanno abbassato moltissimo i tassi per il ripagamento e hanno esteso la durata dei prestiti. Il collaterale che la BCE accettava prima della crisi era abbastanza limitato, durante la crisi sono stati eliminati tutte le regole, e oggi se ti chiami Grecia, puoi praticamente dare le vecchie tovaglie della nonna come sottostante in cambio di un prestito di miliardi di euro.

Non si può escludere che le iniezioni di liquidità dal 2007 in poi, nelle sue varie forme, abbia contribuito all’aumento del complesso materie prime. 

Il risultato delle operazioni del pre-Draghi Trichet, è che nessuna banca è fallita, ma le imprese continuano a fallire. Le imprese ancora in piazza non ricevono prestiti, le famiglie non ricevono prestiti. Gli introiti dei governi si restringono e fanno fatica a ripagare sia debiti che stipendi degli statali.

In tutta Europa i consumi rallentano, e ormai almeno Italia ha visto più volte mesi con deflazione. 

Ottima notizia per chi ha lavoro e non ha debiti, come tanti privati italiani delle generazioni nati prima degli anni ’80. Pessima notizia per il più grande debitore di ogni singolo paese: lo stato stesso.

Tutti i debiti vengono presi con una certa inflazione in mente. Nel momento in cui l’inflazione è più bassa di quella necessaria (dal punto di vista del governo/banca centrale) cominciano le dinamiche deflazionistiche, e cioé più o meno a gennaio 2013 secondo il grafico.

Poi la deflazione si rinforza da sola. Più si rinforza la moneta, meno ti viene voglia di spenderla ora, invece di metterla via per il futuro.

Ma tutto il debito, sia pubblico che privato, e fissato a un prezzo nominale, e quindi i minori introiti aumentano il peso del debito. Se lo stato perde il 10% in imposte deve usare una parte più grande delle imposte per ripagare i debiti e deve ridurre l’apparato di stato. Il che significa perdere le prossime elezioni, oppure ristrutturare i debiti per evitare un default.

Pare quindi che Draghi stia scegliendo di non far ristrutturare i debiti, e non far perdere le elezioni a nessun governo con apparato statale sovrappeso, cioè tutti quelli europei. Finché funziona, funziona.

Riflessione breve sull’intensità energetica.

Riprendo un attimo il concetto di intensità energetica.

Allora, si calcola come consumo di energia totale di un paese diviso per il suo PIL.

Generalmente si dice che un valore basso di IE indica che ci vuole una quantità relativamente bassa per creare un alto valore economico.

Durante la fase iniziale, l’amatissima industrializzazione, si ha un’intensità rapidamente crescente, quando l’economia richiede sempre più iniezioni di energia, prima che il PIL abbia tempo per reagire.

Con tutte le fabbriche costruite, ci vuole sempre meno energie per creare il benessere, e l’IE comincia a scendere. Man mano che l’economia matura, o in altre parole, quando spostiamo la nostra industria in Cina sostituendo la produzione di scarpe per quella di app per iPhone, questo processo accelera. L’idea è che con pochissima energia creiamo tanto benessere.

Prendendo i dati in Mtoe della BP per il consumo totale, e il PIL dal WTO in dollari, ci risulta la familiare curva per un paese maturo, qua paragonato a quello della Francia:


Si dovrebbe misurare il PIL com PPP – Power purchasing parity, la tecnica che determina il valore relativo delle valute, e in effetti vediamo come a volte la curva dove ho usato il PIL nazionale sia parecchio diversa da quella del PIL PPP.

La misura del PIL è da tempo superato dal fatto che non prende in considerazione la nostra salute, quella dell’ambiente, effetti climatici (tranno per le perdite dovute a ricostruzioni di città intere), la sua facile manipolazione (nessuno crede più nei dati cinesi), e anche per il fatto che è addatto a una società manufatturiera, mica alla società dell’informazione (per ora) gratuita che esiste da ca un decennio.

Joseph Stiglitz ci ha anche fatto notare che il PIL è stato usato per pitturare la facciata in molti paesi prima della crisi finanziaria, e nessuno si è sbrigato di guardare le tubature. La ricchezza in tutto l’occidente è basata su livelli di indebitamente sempre più alto, senza possibilità di uscirne senza una specie di crollo sistemico. I debiti prima o poi vanno ripagati.

Se poi il PPP è meglio come misura lo lascio a chi si intende di cambi valuta. Quanto velocemente torna alla sua vera media il PPP?

Comunque. La cosa più interessante delle due curve è che i due paesi, almeno dal 1987 in poi, hanno uno sviluppo industriale, o se vogliamo, de-industriale, molto simile.

Diciamo che la Francia è stata un pochino più brava, diminuendo l’intensità più velocemente dell’Italia. Ma in entrambi i casi si tratta di paesi nella fase finale della maturità industriale, e prima o poi si va dal maturo al senile. Senile è quando tutte le scarpe vengono prodotte altrove, e anche tutte le app per iPhone vengono prodotte altrove.

Traffico aereo cargo

Il traffico aereo cargo è quello che riflette l’andamento dell’economia, il via vai di merci, produzione, piccole imprese, imprese gigantesche, tutto sta li dentro in quei numeri.

Diciamo che è una specie di sottostante che genera la ricchezza sul quale il traffico aereo passeggeri come derivato dovrebbe reggersi.

Per il semplice motivo che i soldi per le vacanze da dove arrivano? Dalla produzione di bene e il loro commercio che genera un surplus nei conti correnti delle famiglie.


Se il traffico cargo ha l’andamento come nel grafico, dove da mesi media mobile 12 (in rosso) e il trend che meglio si sposa con i dati (polinomio di secondo grado, in nero) puntano in giù, cosa possiamo dire dei traffico passeggeri?

Direi che è un fenomeno di mangiarsi i risparmi, pur di mantenere lo status (quo). Le due serie storiche devono essere inversamente correlati, con valori minimi di passeggeri che corrispondono a valori massimi del cargo, e vice versa.

A meno che il traffico merci non si sia spostato su treni o camion nella stessa misura che è andato perso in aria. Che non è così, testimoniano i dati europei sulle congiunture dei vari paesi. Recessione (quasi) ovunque.

Quella per le compagnie aeree beneficiale sana correlazione negativa è già andata persa intorno al 2005, ma è stata esasperata davvero con la crisi nel 2008, quando è andato a mancare il commercio da punto in bianco.


Ora il trend è in lenta salita.

E non perché in gennaio gli italiani viaggiano di più in inverno, ma perché l’industria manufatturiera sposta meno merci.

Nonostante questo, per il 2013 c’è un fattore con una possibile inversione del trend. Calcolando la percentuale del traffico cargo su quello aereo, anche se calcolato in unità diverse, viene fuori che il trend fortemente negativo (linea nera) forse non vale più. La media mobile è ferma dal 2009:

Abbiamo visto l’andamento del cargo. Non è positivo.

E quindi potrebbe essere che il traffico aereo passeggeri ha raggiunto quel limite del conto corrente di cui parlavo prima.