Sull’esistenza del punto G

Uno degli unicorni più elusivi ma sempre presente nell’immaginario collettivo è il punto G.

Io personalmente questo unicorno pensavo di non averlo mai incontrato in vita mia. Della sua esistenza sono stata informata da quando, adolescente, rubavo le riviste educational della sorella maggiore della mia migliore amica da sotto il suo letto, dove a dire la verità, ci piacevano più i fotoromanzi che i brevi misteriosi articoli.

Poi, non ne avendo particolarmente bisogno, non l’ho cercato. Ero anche convinta che non esistesse, perché francamente nessun’altra sembrava di averlo incontrato. E pian pianino pare che non se ne parlasse più (io da tempo non leggo riviste educational), ed è diventato proprio quell’unicorno, e poi la gente saggia non spreca il proprio tempo col punto G.

Fino a quando non ho addentato il libro più divertente dell’estate: SEX, TIME AND POWER – How women’s sexualty shaped human evolution, di Leonard Shlain. E ho avuto l’illuminazione. Che sollievo, l’illuminazione. Più si invecchia, e meno viene.

Bastava ricordarsi dove starebbe, questo punto G, per capire di che si tratta. Ovvero in un punto impossibile da toccare se coinvolti nell’atto in una delle comunque molteplici posizioni che giovano ANCHE al concepimento.

E cioè bisognerebbe essere coinvolti nell’atto in un modo piuttosto scomodo e antisociale per trovarlo.

Visto che Madre Natura e Darwin hanno deciso che noi siamo come siamo perché dobbiamo sopravvivere riproducendo, è estremamente improbabile che il punto G esista per motivi della riproduzione, quando cercandolo una si abbassa le probabilità di riprodursi del 90% (stima estrapolata dal testo di Shlain), e visto che abbiamo un emerito tipo di orgasmo che ci basta così com’è.

Quindi servirebbe alla sopravvivenza. E qua il genio dell’autore del libro, medico e ricercatore settantenne. Il punto G è situato esattamente nel punto peggiore del transito del bambino che sta per nascere. Il punto in cui una donna dice,”No mai più”, cercando l’oggetto contundente più vicino da lanciare contro il colpevole. Tradotto in troglogidita sarebbe “Non mi farò mai più toccare da nessun uomo delle caverne, perché l’orgasmo si, è divertente e bello, ma nove mesi dopo si muore (al 50% ca). Ora, dove ho messo quel sasso..?”

Saremmo stati estinti all’incipit della seconda generazione di homo qualcosa che aveva capito il nesso tra sesso e morte.

Ma la testa del bimbo proprio in quel momento cruciale preme con una tale forza contro quel punto, che il cervello della madre viene inondato da uno tsunami di endorfine, che come minimo ci bastano per dimenticare per sempre il dolore. Pare anche che alcune donne che fino a quel momento non sono state medicalizzate possono addirittura fare tesoro dell’orgasmo più forte della loro vita.

Assolutamente da rifare, si direbbe.

Ed eccoci qua.

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One response to “Sull’esistenza del punto G”

  1. Anonimo says :

    Io ormai pensavo che G stesse per “Guarda che è uno scherzo, non esiste mica… è un mito, come Nessy, come il Sasquatch, stupidone”. Invece esiste ma serve a rendere il parto meno terribile! Già immagino pletore di speleologi vaginali ormai spossati riprendere motivazioni e vigore… 😉

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