Robot vs. cinesi 1:0

Maggio 2016 andrà agli annali della storia come il mese in cui iniziò la deglobalizzazione.

Il gigante dei sneaker Adidas sta costruendo una cosiddetta speedfactory – in Germania. As opposed to Cina, o India o qualunque posto nel modo dove negli ultimi tre decenni erano state spostate le fabbriche europee e americane.

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Dalla prima fabbrica di Adi Dassler

La società intende lanciare una produzione su larga scala in un impianto altamente automatizzato vicino Ansbach. L’impianto, insieme ad un nuovo stabilimento negli Stati Uniti, produrrà circa un milione di scarpe da corsa entro i prossimi tre-cinque anni.
Con la nuova fabbrica Adidas reagirà più rapidamente alle esigenze dei clienti occidentali realizzando prodotti quasi ad hoc (non ci siamo ancora ma ho sempre pensato che le scarpe debbano tornare a essere bespoke). Con la fabbrica vicino alla clientela, si tagliano i trasporti lunghissimi, i tempi di consegna e le catene di fornitura complesse. Praticamente l’80% del costo della logistica. 

Ovviamente non ci sono ragioni sociali dietro alla decisione, la Germania non essendo socialista, ma economiche. La stessa globalizzazione che ha creato la speranza nel terzo mondo di poter avere una classe media occidentale ora pian pianino si vedrà sparire la produzione destinata all’occidente.

Quella produzione che fino ad ora è stato il motore della creazione della nuova classe media in Cina e India, proprio quelli che ora cominciano a comprare sneakers anche loro. Se sparisce il 50% delle loro fabbriche di abbiagliamento e scarpe e cianfrusaglie e chincaglierie, dovranno inventarsi qualcos’altro per sostenere la base elettorale. Tipo emettere bond e espandere l’apparato statale. Funziona benissimo fino al giorno in cui non funziona più.

Lo spostamento delle fabbriche succederà non perché l’operaio tedesco costa meno dell’operaio cinese + logistica, ma perché il robot tedesco costa meno dell’operaio cinese + logistica.

Non tutte, ma quasi, i momenti della produzione possono oggi essere eseguiti da un robot. In effetti la fabbrica in Germania avrà solo 160 persone al lavoro.

Per fortuna nostra, l’occidente è come al solito un passo avanti nello sviluppo. Non abbiamo piú operai nostri, e chiaramente non c’è nessun stigma sociale nel sostituire un operaio cinese con un robot tedesco. Nessuno in Germania andrà in sciopero per mesi per proteggere gli operai asiatici. E se per ogni fabbrica spostata ci saranno altri 100 lavori europei creati, Adidas e Nike e fra un po’ H&M e Zara saranno presto salutati come eroi.

Evidentemente il costo per la sostituzione dell’operaio è sceso abbastanza per compiere questo primo passo verso il ritorno delle fabbriche. Quello che cambia è il livello di istruzione necessaria per lavorare in fabbrica. La parte di design e sarà sempre più complessa e esposta a concorrenza, quindi molti piú designer industriali, pochi operai altamente specializzati in finiture che i robot ancora non possono fare, e operatori dei robot stessi. E qualche bidello per la pulizia.

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