Petrolio, verso il riequilibrio

Come abbiamo visto giovedì, poco sorprendentemente l’OPEC per l’ennesima volta non è riuscito a mettersi d’accordo su un tetto per la produzione. Il petrolio ha reagito con assoluta indifferenza, praticamente rimanendo nel range 48-50 dollari valido da due settimane.

Senza considerare i fondamentali, questo non è un comportamento di un asset che intende correggere pesantemente. Sotto ho disegnato uno scenario possibile, nel quale il petrolio consolida orizzontalmente per qualche settimana fino a raggiungere la linea di supporto dal minimo in febbraio. Un rimbalzo e poi il viaggio verso i 55-56 dollari:

oil 3 giu 16

Parte della spiegazione per il mancato accordo sono i venti nuovi in Arabia Saudita. Può darsi che il vecchio ministro Al-Naimi avrebbe finalmente deciso per una riduzione della produzione per andare incontro a Venezuela e Nigeria, ma il nuovo ministro Al-Falih ha altre idee. Pare che l’AS non debba più occuparsi di manipolazione dei mercati, né proteggendo il market share, né il livello del prezzo.

A me personalmente sembra che la nuova strategia è necessaria perché semplicemente non più possibile manipolare i mercati, grazie alla rivoluzione shale negli Stati Uniti, che in pochissimo tempo ha tolto 10 milioni di barili di domanda dal mercato mondiale. A questo punto, l’AS può solo seguire il mercato, e sperare di bilanciare la spesa pubblica meglio che può, per esempio tappezzando il deserto di pannelli solari invece di bruciare prezioso petrolio per la generazione elettrica. Questo articolo è di agosto ’15 ma più attuale che mai. Ci si attende una crescita esponenziale del rinnovabile da solare in AS. Non certo per preoccupazioni per il clima, perché se vivi nel deserto non può andarti peggio di così. Il regno deve abbassare drasticamente il consumo di petrolio, o nel 2038 saranno importatori netti. Da dove, non si sa.

In ogni caso, il meeting OPEC è stato bullish per il prezzo, perché rimane chiaro che non c’è concorrenza dell’AS per il market share con l’Iran o con gli Stati Uniti. Proprio non gliene frega nulla ora che il gruppo non è più gruppo ma singoli produttori dove ognuno deve prima considerare i propri interessi. Un prezzo più alto deve venire da perdite di produzione in altri posti.

Piú interessante in realtà del meeting OPEC erano le statistiche EIA sull’inventario petrolio per l’ultima settimana di maggio.

Le importazioni YoY sono salite di 400mila barili giornalieri, e la produzione domestica è scesa di 800mila barili rispetto a un anno fa (27 maggio 16= 8,735mila; 27 maggio 15= 9,586mila barili).

L’anno scorso nello stesso periodo c’era una crescita della produzione YoY di ca 1.5 mln di barili.

Inoltre continuano a scendere gli stocks per la quarta settimana di fila ed è probabile che non salgano di nuovo oltre il livello di fine aprile, se la produzione continua a scendere YoY.

In poche parole, il ribilanciamento è in corso e il mercato comincia a scontarlo. I numeri IEA aggiornate a maggio ci danno un riequilibrio che comincia già nel 3Q16:

domanda offerta IEA mag 16.png

Dopotutto la domanda è più forte che mai, ho visto stime da 1 milione di barili a 1.6 milioni al giorno in più rispetto al 2015.

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