Bitcoin -18% in due giorni, numerosi problemi tecnici

Il furto nel nome della libertà da tutto cioè che è banca, meglio conosciuto come Bitcoin, ha perso 20% in pochi giorni, di cui 18% tra giovedi e venerdi.

Il motivo è l’articolo dell’esperto e sviluppatore Bitcoin Mike Hearn  che su medium.com ha scritto un articolo dove dichiara la morte della valuta irreale, causata dalla release di una versione che potrebbe rendere la valuta effettivamente inutilizzabile.

Bitcoin 2013 - 2015.png

Secondo Hearn la valuta ha fallito sulla propria retorica sovietica dove la proprietà collettiva del progetto e il controllo decentralizzato tramite gli utenti sono falsi.

It has failed because the community has failed. What was meant to be a new, decentralised form of money that lacked “systemically important institutions” and “too big to fail” has become something even worse: a system completely controlled by just a handful of people.

Una manciata di persone con controllo totale che ogni tanto scappano con quanto depositato.

Fin qui, niente nuovo. Succede anche nelle banche vecchie. Con la differenza che non si sono mai date arie di antistatalismo.

Inoltre continua a peggiorare, invece di migliorare, il lato tecnologico. La rete è vicina al crollo e come dice Hearn, non rimane nulla che rende bitcoin meglio della rete tradizionale. Tranne ovviamente la possibilità di comprare roba illegale online.

In questo momento la bitchain è vicinissima a quello che probabilmente è la capacità massima di 700 kb di transazioni, o meno di 3 transazioni al secondo.

Ovvero, Bitcoin ha uno storico limite autoimposto per la taglia delle transazioni, che ormai ha reso inutile la valuta come strumento finanziario.  I tempi di attesa intorno a natale andavano da 60 minuti a 14 ore. Una impossibilità anche per i negozianti che hanno voluto dare la possibilità a bitcoin di farsi spazio come mezzo di pagamento normale.

La release XT dell’estate scorsa avrebbe potuto migliorare la situazione ma chiunque la applicasse al proprio “node” è stato pesantemente attaccato tramite Denial of Service-attacks su intere regioni finché ogni singolo nodo XT all’interno della regione fosse spento. In nome della democrazia.

Inoltre il meccanismo Bitcoin di aumentare le fee per chi usa il sistema in modo sbagliato non funziona. Di conseguenza l’uso di bitcoin per pagamenti, da gratuito è diventato più caro delle carte di credito.  La colpa sarebbe del monopolio dei “miners” cinesi, che controllano il 50% della bitchain. Per paura di perdere il controllo questi aumentano la bitchain al ritmo minimo possibile.

In pratica stanno rendendo impossibile l’uso di bitcoin nella paura che diventi troppo popolare.

Su per esempio github ci sono discussioni accese pro e contro player come Coinbase che cercano altre soluzioni tecnologiche, dove il lato pro-Bitcoin non è tanto pro, ma semplicemente contro tutto quello che gli minaccia il vecchio ordine delle cose.

Ma la verità è che se prima era difficile seguire la vicenda, ora è praticamente impossibile. Bitcoin è transitato da “complicato ma innovativo” a “totalmente opaco”, i vari thread menzionati sopra sono pieni di attacchi ad hominem e tentativi di censura.

I -18% menzionati dal titolo dipendono dall’introduzione di un bottone che permette al compratore di riprendersi i soldi dopo aver effettuale l’acquisto, rendendo bitcoin uno strumento facile di possibile frode per tutti i negozianti che giustamente non seguono i discorsi tecnici online.

Questa ultima innovazione bitcoin è un patch alla storica fondamentale funzione  first seen, che dà precedenza in ordine temporale (più o meno è così) a due transazioni per la stessa entità.

Il patch RBF (Replace by fee) permette all’utente di premere un bottone che aggiunge una fee che gli rimanda indietro i bitcoin. Il negoziante lo vede (più probabilmente non lo vede in tempo reale, perché sta lavorando), e aggiunge una fee per riprendersi i soldi. E così via, fino a che l’intera cifra pagata è stata consumata in fees, che vanno a finire nelle tasche dei miners.

Già prima i negozianti si prendevano un piccolo rischio con i 0 conf transactions ma pare che i vantaggi fossero più grandi degli svantaggi e che non ci sono stati frodi. RBF potrebbe cambiare la situazione e rendere piccoli negozianti senza supporti tecnici esperti di tecnologia bitcoin molto vulnerabili, in quanto non avranno mai il tempo per andare personalmente e controllare gli indirizzi individuali.

In poche parole, le conoscenze informatiche necessarie ad accettare pagamenti in bitcoin già ora sono abbastanza da non renderle sicure, i problemi di rete, il controllo cinese della bitchain, gli ultimi upgrade ne aumentano ulteriormente il rischio.

Forse il problema di fondo è che per un informatico principalmente non esiste “rischio”, e non esistendo il rischio, questo non può certo aumentare. Invece come sappiamo, non ci sono pranzi gratuiti, ovvero c’è sempre un rischio controparte.

Una facilissima soluzione si autosuggerisce: rimuovere bitcoin e usare i circuiti tradizionali come paypal e carte di credito, che si appoggiano sulle nostre care banche.

 

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