La volatilità nel petrolio non è per niente straordinaria

Sono stata al convegno Axpo dove tra l’altro ha parlato Alessandro Lanza, dottorato e vari incarichi, tra l’altro nel IPCC, e gli rubo una idea che secondo me vale la pena allargare.

Quindi, la storia è che viviamo tempi di straordinaria volatilità nei prezzi energetici.

Questo è ovviamente molto facile da verificare, tirando giù da EIA la serie storica per il WTI per esempio e calcolando i ritorni giornalieri e le deviazioni standard 1 e 2. L’ho fatto in matlab e quindi il grafico ha un aspetto un po’ diverso:

returns con stdA giudicare dalle bande rosse, dove la più esterna sono le due deviazioni standard, la volatilità per il petrolio è più norma che eccezione, ed è probabilmente quello che lo rende così appetibile agli investitori. Più vola, più si guadagna.

Ma per quanto riguarda gli ultimi tempi, si è vero che vediamo movimenti grossi rispetto a per esempio il periodo 2012-14, ma è per niente strano se guardiamo tutto il periodo. La prima guerra del golfo per esempio, ha visto un giorno dove il petrolio ha perso il -40%. POi ovviamente durante il periodo Lehman nel 2008 c’erano fortissimi variazioni in entrambe le direzioni. E in ogni caso la volatilità odierna non è niente contro l’intero periodo 1998 – 2004, dove è iniziato il bull market per davvero.

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2 responses to “La volatilità nel petrolio non è per niente straordinaria”

  1. Filippo Zuliani says :

    Ma dove lo trovi il tempo per andare a tutti quei convegni?

    Mi piace

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