La convenzione relativa allo status dei rifugiati e Schengen, che oggi è morto

La convenzione relativa allo status dei rifugiati è stata alla base delle politiche europee per i rifugiati sin da quando è stata creata nel 1951.

Soprattutto per noi che abbiamo avuto parenti in fuga, parenti in carcere, parenti anche partecipanti dei disastri della seconda guerra mondiale la convenzione è diventata sinonimo dell’umanità europea del dopoguerra nel dare asilo e casa a chi ne aveva bisogno.

Quando è stata scritta c’erano milioni di persone dislocate in giro per l’europa, e i vari paesi non avevano la più pallida come gestire la situazione. La convenzione regola quindi la presenza di queste persone nei loro nuovi paesi, dove si trovavano già nel momento della regolazione. I paesi sapevano più o meno quanti rifugiati ce n’erano e da dove venivano. La convenzione si basava sugli “eventi successi prima del 1951” e proteggeva persone che non potevano tornare indietro.

Quindi la regolazione odierna dei flussi di rifugiati si basa su una situazione presunta in cui tutti i rifugiati si trovano già nei nuovi paesi da anni, in un dopoguerra in ricostruzione.

Poi nel 1967 la convenzione è stata allargata a tutti i rifugiati, non solo quelli risalenti agli eventi prima del 1951. Ma nel 1967 il numero di persone realmente in fuga dal proprio paese era molto minore, e in più non avevano la possibilità di arrivare fino in Europa.

Ora stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone in fuga, mentre in Libano e Giordania sono già nei milioni. Le micidiali siccità degli ultimi 10 anni nel medioriente che hanno fatta da scintilla alla “meravigliosa” primavera araba non si fermeranno qua ma porterà ad altri milioni di rifugiati per colpa di altre rivolte e guerre.

La struttura delle politiche per i rifugiati non è basata sulla realtà di oggi. La convenzione è totalmente inadatta alla situazione odierna. Per quanto la singola persona apre il cuore, i nostri paesi europei non possono ricevere questa quantità di gente senza cambiare radicalmente la struttura societaria. Già trent’anni fa questo era chiaro a tutti, quando i rifugiati politici non avevano più problemi ad arrivare con aerei e navi. Ma invece di cambiare la convenzione, l’Europa ha cominciato a proteggere i confini, creando anche i migliaia di morti in mare che vediamo oggi.

La convezione doveva essere abbandonata almeno una generazione fa ma oggi è più urgente che mai per l’UE di  ammettere che non può e non intende ricevere tutti. Bisogna permettere la domanda di asilo tramite ambasciate o ai confini. Bisogna decidere quali gruppi hanno più bisogno di altri e permettere a loro di arrivare per primi. Per esempio i tanti gruppi di cristiani nel medioriente che sotto i dittatori erano ragionevolmente protetti, ma oggi si trovano bersagli di fondamentalismo religioso.

Abbiamo bisogno di un sistema dove scegliamo chi aiutare e quanti. Le ultime settimane di larga solidarietà della gente verso i rifugiati francamente non fa temere che i numeri verrebbero tenuti così bassi da non qualificare come “umani”.

Ma questo può succedere solo se i paesi UE si coordinano e cominciano a collaborare. Settimana scorsa è morto l’accordo di Dublino, quando gli ungheresi hanno fatto partire tutti per la Germania senza registrarli.

E oggi invece è morto l’accordo di Schengen. La Germania ha deciso di non ricevere nessun treno che arriva dall’Austria. Sui treni si trovano pare 1800 rifugiati che vogliono arrivare in Germania, che però dopo soli 11 giorni di cuori aperti ha capito che 50mila persone la settimana è una totale impossibilità.

Visto che l’Austria non avrà voglia di tenersi i rifugiati che l’Ungheria li passa non potrà fare altro che chiudere a loro volta i confini. Se cercheranno di arrivare tramite la Repubblica Ceca, verrà chiuso anche quel confine. L’unica possibilità sembra la Polonia, che se anche è chiuso il confino con la Germania, li può sempre mettere sui barconi verso la Svezia. Che con la popolazione di 9mln non ha la minima possibilità di ricevere settimanalmente una quantità di persone che corrisponde a una città di media grandezza.

Oppure Slovenia -> Italia -> Francia, e quindi la Germania chiuderà anche il confine con la Francia.

Questa ovviamente è la soluzione per un’Europa con welfare basato su generazioni di lavoratori che hanno pagato le tasse, sempre che vogliamo tenerci il nostro welfare ancora 20 anni invece di 2.

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