Ritorno del nucleare in Giappone

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In realtà sto sempre parlando di GNL

Il nucleare in Giappone è fermo dal 2011.

Il consumo di energia primaria da nucleare nel 2014 era esattamente 0 GWh. Ora il piano del governo prevede per il 2030 che il nucleare faccia la sua parte, ovvero almeno il 20% del consumo di energia primaria.

Ho usato numeri EIA e IEA sulla sola produzione elettrica anziché quelli BP che vanno fino al 2014 perché comprendono anche tutti gli altri possibili usi. Quindi, paragonando il 2009 con il 2013 si vede che sono stati necessari massicci aumenti delle importazioni di idrocarburi per sostiuire il nucleare.

Per il 2030 vorrebbero un ritorno un poco più basso dei livelli pre-Fukushima per carbone e GNL, mentre il petrolio dovrebbe praticamente sparire dalla generazione. La quota delle rinnovabili aumenterà da ca 13% a 24%: Giappone quote elettricitaIl consumo di petrolio è aumentato di ca 4% in quattro anni (2009-13), il carbone del 23% e il gas di 43%. Il costo per la sostituzione del nucleare con gas e carbone è stato di ca 2% del PIL, andando a cancellare tutto il surplus del commercio estero. Inoltre sono aumentate le emissioni di CO2 dalla generazione di elettricità.

In TWh:

Giappone elettricita TWHIl consumo del 2030 l’ho indovinato in linea sulla quantità di elettricità prodotta oggi. Posso stimare un consumo flat, perché i possibili miglioramenti in efficienza energetica verrebbero sì trasformati in un aumento totale in consumo assoluto à la Jevons, se non fosse per la popolazione sempre più anziana, l’assenza di immigrazione e la conseguente diminuzione organica dell’attività economica.

In realtà potrei anche stimare una continuazione del rimpicciolimento dell’economia giapponese.

Comunque, dopo quattro anni senza energia nucleare il governo giapponese è pronto a ripensarci. La regolamentazione sulla sicurezza è cambiata radicalmente e già in agosto potrebbero accendere il primo reattore. C’è una forte opinione pubblica contro il nucleare, di ca 70%, e ben 90% dei giapponesi considerano insufficienti i piani di evacuazione in caso di emergenza.

Ma l’anno scorso il governo Abe ha deciso che alcuni reattori sono pronti subito a essere riaccesi e col tempo si dovrebbe arrivare a fornire il 20% dell’energia primaria.

Il primo reattore rimesso sarà l’impianto Sendai sull’isola Kyushu. Il 6 luglio hanno cominciato a caricarlo di combustibile nucleare. Verso fine settembre riprenderà un secondo reattore, dell’impianto Ikata sull’isola di Shikoku. Altri reattori seguiranno.

Prima di Fukushima in marzo 2011 il Giappone aveva 54 reattori funzionanti. Di questi i 6 di Fukushima si sono fermati subito, e altre 5 sono comunque considerati troppo vecchi per essere riaccesi. Dei 43 rimasti ca la metà ha cominciato la burocrazia per la riaccensione, e 5 sono già stati accettati.

È quindi probabile che già da quest’anno, con accelerazione nel 2016, vedremo una diminuzione della domanda per gli idrocarburi. Con i prezzi bassi di gas e petrolio la prima vittima del Giappone dovrebbe essere il carbone, visto la necessità di ridurre immediatamente le emmissioni di gas serra.

Ma sia gas che petrolio seguiranno a ruota. Dove possibile si sostituirà il loro consumo con energia nucleare. I prezzi del trio idrocarburico sono crollati quest’anno (il carbone sta crollando da anni), nonostante la domanda forte sia dalla Germania che dal Giappone.

Sarà interessante vedere dove finiranno i prezzi quest’anno con un ritorno nucleare giapponese. Il petrolio sarà già sotto pressione per la rientrata dell’Iran che cercherà di arrivare ad aumentare di 800mila barili al giorno per raggiungere la capacità produttiva che il paese dovrebbe avere. Come abbiamo visto il GNL segue il petrolio con il solito lag dei 3 a 8 mesi previsti dai contratti a lungo termine.

Lo spread tra Asia e Europa sul GNL potrebbe ridursi ancora o addirittura invertirsi. Direi che l’Europa dovrebbe sbrigarsi con l’infrastruttura ssLNG per non perdere l’occasione. Quasi un peccato che nessuno vuole più fare i contratti long term.

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