Grecia: passato e futuro

greece UESono convinta o almeno speranzosa che i greci voteranno SI oggi.

I poll danno spesso ragione al lato più populista, ma alla fine la maggioranza del corpo elettore ha molti anni alle spalle e sono, come si dice in svedese, “stagionati”. E quindi votano l’alternativa meno incerta. Noti esempi di questo sono il recente voto dei nazionalisti in Scozia, dove davanti alle telecamere le persone normali intervistate erano tutti per l’indipendenza che ovviamente alla fine non ha preso la maggioranza. Oppure in Svezia, dove la gente continua a esprimersi pro-immigrazione, ma dove ormai gli SD (democratici svedesi) che soli 20 anni fa erano nazisti, prendono ca il 25% e nelle prossime elezioni potrebbero facilmente essere il partito più grande.

Anche se Tsipras di fronte alla possibilità di perdere il potere ha deciso che in questo caso No = Si. Quindi anche un No non significherebbe un uscita dall’Euro, e altre trattative con la troika. Peccato che la troika insiste che No = No, e quindi uscita dall’euro.

È chiaro che la politica tedesca è stata estremamente dura per i greci, molto più che per italiani e spagnoli che come sappiamo partono con reddito mediano molto più alto e istituzioni più buone.

Ma smettere di spendere, ridurre l’apparato di stato, non permettere baby-pensioni sono misure più che necessari a una ripresa a lungo termine. Per capire perché i nordici sono così arrabbiati e delusi con il sud forse bisogna armasi di etimologia. Da noi il termine debito si dice “skuld”, in tedesco “Schuld”, nelle germaniche la parola significa sia debito che colpa o peccato. C’è qualcosa di profondamente immorale nel far pagare qualcun’altro i propri consumi.

O come dice la più amata citazione dei libertari:

la grandissima margaret(Dovrebbe valere anche all’interno dei paesi, non solo tra nazioni, ma pazienza).

A me basta solo sapere che i noti espansori monetari Krugman e Piketty stanno sul lato No per avere la certezza che anche per la Grecia il Si è l’unica strada avanti.

— qua sotto riassumo i fatti della crisi greca interpretati da me —

IL PASSATO

È almeno dagli anni ’90 che i vari governi greci spendono più di quanto raccolgono in tasse. Questo è stato possibile grazie a un circolo vizioso di contabilità creativa, dove ogni singolo governo trovava quello precedente in colpa di aver dichiarato 1-2% di deficit rispetto ai ca 5-10% effettivi. Per salvare la situazione ogni nuovo governo continuava la prassi corrotta in modo da poter rimanere al potere. Se mi ricordo bene il tutto facilitato dal revisore internazionale, credo Goldman Sachs, che ha aiutato a truccare i conti soprattutto prima dell’entrata nell’Euro.

L’enormità del problema è venuto fuori nel 2009 quando finalmente un governo ha ammesso che il vero deficit del’anno sarebbe stato di 14%, e che il problema riguardava anche gli anni precedenti. Da li i maggiori creditori della Grecia, le banche tedesche e francesi, hanno cominciato a dubitare della solvenza greca. Tra il 2009 e il 2010 abbiamo così imparato la nuova parola “spread“, quando i tassi greci andavano alle stelle, rispecchiando la loro sicura incapacità di ripagare i debiti.

Nel 2010 in tantissimi, e io sicuramente, eravamo convinti che la Grecia avrebbe fatto il default. Lo avevano già fatto 4 volte in 200 anni, come anche descritto in “This time is different” di Reinhart e Rogoff.

Le banche tedesche e francesi avrebbero sofferto mostruosamente, con alcune bancarotte sicure. Il mondo intero voleva evitare un altro AIG – Bear Stearns – Lehman e così la IMF insieme alla commissione europea ha emesso un prestito consistente alla Grecia, che ha velocemente ridotto i tassi delle obbligazioni greche. La ECB ha aiutato permettendo alla Grecia di indebitarsi con la banca emettendo nuove obbligazioni con rating bassissimo.

Queste tre entità sono quelli che oggi chiamiamo la troika.

I soldi sono stati usati per ricomprarsi i debiti dalle varie banche europee e creditori privati, e come ha detto famosamente Pohl, servivano solo a salvare le banche e greci ricchi. Ovvero, salvare tempo. Perché il default era inevitabile.

Il prestito ha comprato tempo ma ha anche costretto la Grecia alle misure di austerity che hanno esasperato il paese. Purtroppo hanno effettuato solo una parte delle misure e l’economia ha contratto molto più del necessario. Non hanno mai venduto alcuni asset privatizzabili, e non hanno mai cominciato a raccogliere le tasse, e vanno ancora in pensione 30 anni prima di crepare. Neanche i 20 anni degli italiani/svedesi/il resto dell’europa sono sostenibili, ma questo ho già detto altre volte.

Una parte della colpa è ovviamente anche delle banche europee, che avrebbero dovuto accettare un parziale default, subendo perdite ingenti, ma senza fallire definitivamente.

Verso la fine del 2010 era chiaro a tutti che le misure non bastavano e i tassi hanno cominciato a salire nuovamente. Lo spending greco era stato ridotto molto ma le mancate riforme hanno causato una recessione severissima. È stato necessario crearo un secondo programma di bail out. Questa volta è stata la IMF a dare i soldi, con le stesse condizioni di prima.

Il principio sembra essere quello di ripetere un errore più volte, nella speranza che prima o poi la strategia funzioni.

Nel frattempo, inizio 2011,  è apparso sulla scena Mario Draghi. Era sempre stato dietro le quinte, ma in pochissimo tempo è diventato l’uomo su cui tutti volevano dire la loro. Il suo mandato era da subito quello di stabilizzare l’economia europea, e in luglio 2012 ha detto la sua frase più famosa:

Believe me, it will be enough.

parlando degli interventi monetari che la ECB intendeva fare per rassicurare i mercati.

La pressione sulla Grecia aveva preso ad aumentare nonostante il prestito IMF, ma le parole di Draghi ha drasticamente migliorato la situazione per l’intero sud Europa.

decennale greco

Decennale greco.

IL PRESENTE

Da li la Grecia ha fatto grandi progressi nei tentativi di ridurre il debito. In numeri assoluti è aumentato, ma hanno ridotto moltissimo la velocità dell’aumento. Ma come già detto prima, mancavano le vere riforme.

Solo verso la fine del 2014 finalmente spendevano meno di quanto raccoglieva in tasse, e soprattutto:

The OECD notes that Greece lowered the share of welfare spending by nearly 2 percentage points of GDP in two years — the most rapid cut of any country in the sample.

Il livello altissimo del debito sovrano = ripagamenti altissimi, comunque portava a un deficit crescente.

La Grecia ha raggiunto il fondo nella seconda parte del 2014, tanto da permettergli ulteriori 10 miliardi di euro come estensione del bail out. Dopo 6 anni di severissima recessione i greci avrebbero potuto guardare al 2015 con un po’ di speranza, ma era troppo tardi per la gente. Nel frattempo il socialpopolista Tsipras ha vinto le elezioni promettendo la fine dell’austerity. Come sempre i progressivi prodotti del liceo classico non sanno fare due conti, ignorando la realtà.

Era chiaro sin da subito che avrebbe usato l’argomento “too big big to fail” per spremere l’Europa di ulteriori soldi da regalare alla sua nazione bancarotta. La sua campagna elettorale era surreale. Dove chiunque sano di mente avrebbe cercato di convincere l’elettorato della necessità di smettere di spendere, Tsipras ha promesso di aumentare le spese.

Ormai anche i politici italiani affamati di potere hanno capito il potere del populismo anti-IMF e mettono su partiti sulla linea di Tsipras. Vedere Fassina.

Le richieste di Tsipras di alleggerire le pressioni fiscali sono comprensibili ma hanno ripercussioni su tutta l’Europa. Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda (PIIGS se vi ricordate) hanno anche loro messo in piedi misure severissime di austerity per ridurre le spese. Anche questi tre popoli hanno vissuto recessioni pesanti.

Questi quattro hanno crollato molto meno della Grecia perché le condizioni iniziali erano meno severi, e anche per merito del fatto che le istituzioni nazionali sono meno corrotti e più facilmente controllabili.

Se alla Grecia viene permessa la retromarcia richiesta da Tsipras gli elettori PIS ci vedranno l’occasione buona anche per loro, votando i sopra menzionati politici, che si godranno i due-tre anni al potere senza ovviamente riuscire a migliorare minimamente la situazione.

Che, ricordiamocelo, sta migliorando ormai un po’ ovunque. I greci invece hanno fatto un bel autogol.

Ok.

IL FUTURO

Il soldi per la Grecia si troverebbero in tasca di un qualsiasi miliardario. L’economia è molto piccola. Ma il soldi per le vere economie Italia e Spagna non ci sono, e non si può rischiare di doverli trovare nel resto dell’Europa.

Inoltre non c’è nessun dubbio che anche se si troverebbero i soldi i greci a questo punto rifiuterebbero qualsiasi ulteriore riforma. Non c’è proprio verso.

Forse il motivo più importante per il SI è il prestito fatto nel 2012 dall’IMF.

Il mancato pagamento dei 1,55 miliardi di Euro il 29 giugno significa default. Di conseguenza la Grecia non ha più accesso ai mercati monetari. Nessuno può prestarla i soldi, essendo l’IMF la prima in lista. La ECB in questa situazione ha deciso che non poteva più accettare il collaterale greco come garanzia e che non può più comprare debito greco. Così le banche hanno dovuto chiudere e i bancomat hanno quel terribile limite di 60 euro al giorno.

Ci sono molte persone che non hanno dubbi: arriverà la Russia a salvare la Grecia. Questo ovviamente non succederà mai, perché la Russia ha estremi problemi creditizi proprio, sta correndo un deficit notevole e stanno spendendo tutto il possibile nella mobilitazione militare. Tsipras ha parlato varie volte con la Russia senza risultato.

IL NO

L’idea iniziale del No era che la Grecia avrebbe smesso immediatamente di ripagare tutti i suoi debiti (il 29 non hanno pagato la IMF ma il bailout fund europeo si). Saranno completamente tagliati fuori dai mercati, e saranno in realtà costretti ad adattare immediatamente lo spending agli introiti. Cosa impossibile. Dovranno creare qualche modo di debito interno, i cosiddetti IOU (I owe you) che la gente potrà usare invece di soldi. Difficile immaginare i greci usando debito statale fiduciosamente.

Molti italiani, sopratutto la Lega con la new entry Claudio Borghi Aquilini sperano nel ritorno del Drachma. La drachmitazzione non servirebbe a niente. Il governo potrebbe pagare gli statali con la vecchia valuta, ma il paese non potrà pagare petrolio e cibo con una valuta che non ha nessun valore intrinseco.

Mi ricorda le mie numerosi visite dietro il muro, e anche dopo la caduta in Russia, dove bastava portarsi mazzetti di pezzi da 1 dollaro o 1 D-Mark e si aprivano tutte le porte. Per dire, la valuta della Grecia sarà sempre l’Euro.

Samaras parla qua sul disastro Drachma e il significato per la Grecia. In particolare smonta la politica di Tsipras come totalmente ipocrita, visto che Tsipras vorrebbe il No del popolo per una politica che in realtà ha già accettato. Come già detto, nessun politico rinuncia al potere di volontà sua.

If we go back to the drachma it will kill the agricultural sector, the SME:s, the young people with the startups. Tsipras has only said one thruth: That Greece will be unrecognizable in 6 months.

Samaras dice anche che alla Grecia sono arrivati più di 300 miliardi di euro in meno di un decennio. Tsipras ha chiesto soldi  a tutti inclusi Russia e Cina e nessuno gli da ulteriori soldi.

Un SI oggi permetterebbe al governo di riaprire le banche lunedi e continuare le trattative. Tutto qua. Durissimo, ma possibile.

Un NO come inteso dalla gente anche se non condiviso da Tsipras, porta a una recessione molte volte peggiore di quanto già vissuto dai greci. La riscossione fiscale crollerebbe totalmente visto che il governo non avrebbe più mandato di chiedere soldi al popolo. Ovviamente non ci sarebbe più nessun stipendio agli statali, e ci saranno carenze di medicine e cibo molte volte peggiori di oggi.

A un certo punto l’economia si stabilirà a un livello molto inferiore a oggi, basato interamente sull’agricoltura. Con il tempo tornerà il turismo, che sta crollando con 50mila disdette al giorno.

L’IMF continuerà a chiedere indietro i soldi finché non saranno ripagati, un processo che potrà durare decenni. Secondo in fila sarà la ECB che a questo punto è responsabile di quasi tutto il debito greco.

Non c’é nessun pericolo per un default pan-europeo, la ECB può gestire senza problemi il default greco. Ma come detto sopra, questo non vale per Italia e Spagna.

Tutto sommato è un grandissimo peccato che non c’é stato un gestibile default greco nel 2010. L’asse del potere oggi in Europa sarebbe stato molto diverso con Germania e Francia che dovevano gestire grosse banche in rischio di bancarotta. La Grecia sarebbe già stata sulla via del ritorno, invece di avere davanti a se un decennio di fame.

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3 responses to “Grecia: passato e futuro”

  1. DANIELE says :

    la invito a fare un pò di consapevolezza sul sito iceberfinanza.com di Andrea Mazzalai

    poi ne riparliamo

    saluti

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    • Anna Ryden says :

      beh, uno dei mille blog di finanza ridicoli senza skin in the game. E inoltre usano la prassi illegale del canvas fingerprinting per schedare i lettori, come anche rischiocalcolato. Direi che si tratta di un sito da evitare a tutti i costi.

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    • Pinnettu says :

      Ne seguivo a palate di blog come quelli. E dal lontano 2005 che aprono un giorno si e l’altro pure con post che esordivano con l’immagine del Titanic rivestito con la texture del dollaro che colava a picco. Ultimamente andava per la maggiore la raffigurazione dell’Euro spaccato in due.
      L’unica consapevolezza che ho acquisito è che averli dato credito ha generato non pochi mancati guadagni sul mio portafoglio titoli !

      I greci pagheranno sulla loro pelle l’essersi messi nelle mani di una classe politica ideologizzata che magari sogna di andare a braccetto con Putin.

      Paghino i loro debiti e se proprio non ci riescono, abbiano almeno la decenza di non chiedere altri soldi in prestito dettando pure le regole.

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