Aspettando l’OPEC, improbabile un taglio produzione

old rigDue volte all’anno i membri dell’OPEC si incontrano a Vienna per discutere l’equilibrio tra domanda e offerta di greggio per poi cercare di mettersi d’accordo su una quota di produzione.

Durante l’ultimo incontro del 27 novembre ’14 i membri non sono riusciti a decidere la quota giusta. Tra chi voleva abbassare la produzione per proteggere i prezzi e chi aveva bisogno di proteggere il market share hanno vinto gli ultimi, con il risultato che il prezzo del petrolio è crollato del 50% in 2 mesi.

Il prossimo meeting è il 5 giugno e il mondo intero sta speculando sul risultato. Questa volta le condizioni di mercato sono diverse. Il prezzo è stato in un trend al rialzo dalla metà di marzo fino all’inizio di maggio, la domanda si sta rafforzando sui prezzi bassi, e la produzione ex-OPEC è in diminuzione.

Vista la determinazione di OPEC di proteggere il suo market share non penso che il 5 giugno venga fuori un taglio della produzione. E non penso neanche lo facciano in novembre, sempre che riescano a tenere la produzone al livello di oggi per così tanto tempo. L’Arabia Saudita sta intaccando la sua capacità di swing producer, rendendo effettivamente lo shale oil statunitense il vero swing producer. Tutti i pozzi che ora vanno offline verranno rimessi in produzione nel momento che ci sia di nuovo l’economica giusta dietro.

I pozzi shale hanno dimostrato grandissima flessibilità riducendo in tempi record il numero di rig produttivi. La produzione americana in marzo ha cominciato a planare, molto prima delle varie stime degli esperti fatti ancora in gennaio/febbraio.

La conseguente velocissima reazione dei prezzi ha di seguito fatto tornare una parte della produzione online, dimostrando quindi flessibilità anche in quella direzione. Questo dovrebbe ridurre la possibilità di ulteriori aumenti forti dei prezzi.

Ci sono altri motivi per cui l’Arabia Saudita non intende tagliare la produzione. Anche se lo fanno, gli altri paesi OPEC non sono molto virtuosi e tendono a imbrogliare sulle quote. Se sparisce una parte della produzione saudita viene immediatamente rimpiazzata da qualcun’altro che ha bisogno di soldi.

Poi abbiamo la debolezza della domanda al livello 100 dollari. La Cina sembra essere l’unico paese che oggi aggiunge domanda di barili in modo significativo. Un taglio della produzione per far tornare i prezzi a 100 dollari potrebbe portare solo ulteriore volatilità.

Inoltre c’è la questione Iran. Se il paese torna sui mercati d’esportazione in maniera seria, ipotesi probabilissima con un prezzo più alto, allora si neutralizzerebbe l’effetto positivo sui prezzi che l’offline americano ha dato in questi tre mesi. I sauditi perderebbero quota di mercato, e anche il controllo dei prezzi.

Iran ha già chiesto all’OPEC di cedere parte delle quote in modo da poter aumentare la loro produzione ma l’AS non sembra molto interessata, vista la guerra tra i due paesi, per ora condotta su suolo yemenita.

È più realista pensare che l’Iran si concentri sul mercato asiatico, una mossa che potrebbe comunque sfidare ulteriormente gli altri membri dell’OPEC. L’Asia è l’unico mercato in crescita, ed è quindi una questione importante chi guadagna prima quote di mercato asiatiche. Anche la Russia sta lottando per una fetta della torta cinese e neanche loro potrebbero rischiare una diminuzione della produzione proprio ora che si decide il prossimo decennio di quote Asia.

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One response to “Aspettando l’OPEC, improbabile un taglio produzione”

  1. Pinnettu says :

    L’Energy Information Administration, nello STEO del 12 maggio 2015, stima che la domanda per il 2016 salirà a quota 94,577 milioni di b/g (contro i 93.277 del 2015).

    Considerando che attualmente la produzione si trova poco sopra i 94 milioni di b/g e che il prezzo ha comunque recuperato parte delle perdite, può anche essere che si tengano gli attuali livelli produttivi, che comunque saranno necessari il prossimo anno.

    Se non hanno tagliato nei mesi scorsi quando le quotazioni andavano giù a picco, perchè farlo ora?
    Può veramente essere che il surplus produttivo ha i mesi contati.

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