Tesla Powerwall di quel genio di Musk che ci farà staccare dalla rete

Il potere alla parete

Il potere alla parete

Quando Tesla ha presentato la batteria di immagazzinamento energia Powerwall il mondo intero ha sbadigliato.

Borsisticamente parlando. O forse il mercato aveva già previsto tutto e i ca 27% di guadagno dalla fine di marzo è comunque dovuto al nuovo prodotto. Il grafico per chi è interessato:

TeslaPer chi non l’ha capito, la Tesla è la nuova Apple, e Musk è il nuovo santo a cui rivolgersi per le tecnologie nuove. San Jobs avrà sempre il suo posto, ma ora deve fare spazio a San Musk.

In rete da qualche giorno pullula di post trionfanti anti-Powerwall per il motivo che non è economically viable, ovverio il ROI potrebbe essere negativo. Ho la sensazione che è la solita solfa anti-rinnovabili. Qualsiasi prodotto così innovativo tecnologicamente, e pure utile,  ma in qualsiasi altro settore, avrebbe avuto post trionfanti pro-innovazione.

Ma veramente, dico. Basta guardarsi intorno e uscire dal guscio. Va bene stare la e calcolare ROI e margini e “se solo costasse 2000 euro invece di 3000 e facesse 15mila cicli invece di 10mila…” e blablabla, voglio dire, è sicuramente interessante anche quello (e infatti qualche calcolo non me lo nega nessuno).  Ma queste persone sono totalmente scollegate dalla realtà.

La gente, e stiamo parlando di tanta ma proprio tanta gente, compra roba interessante e innovativa anche quando non dà un ritorno positivo semplicemente per

  • il piacere di essere proprietari dell’ultima tecnologia (early adopters), qua il ritorno positivo è cmq l’immagine
  • un fortissimo interesse per cose nuove, ottimismo verso il futuro. Spesso impegnati loro stesso nello settore attuale, interesse per il reverse engineering – come funziona sta cosa e riusciamo a farlo meglio?
  • perché ama davvero il personaggio dietro tale tecnologia. Conosco persone (plurale) che hanno viaggiato da Europa a New York per portare un omaggio a Jobs dopo la morte.
  • perché effettivamente ne aveva bisogno. Anche se la versione 1.0 non è economica questo non importa. Il ritorno deriva dal fatto che l’aggeggio ha la capacità di salvarlo o da un inconvenienza o magari addirittura l’immagine personale o aziendale. Per uscire dal cerchio Apple, abbiamo per esempio la Toyota Prius. Per alcuni anni era giocattolo dei ricchi, prima di diventare relativamente mainstream, soprattutto tra i tassisti. Da lusso a strumento di lavoro in 2 anni. Lato Apple abbiamo l’iPod per chi aveva bisogno di tantissima musica a portata di mano; oppure l’iPhone che ha sempre trascinato il mercato della telefonia mobile. Sono queste le persone che usano l’aggeggio per davvero e sono loro le esperienza che migliorano il prodotto. E lo comprano a quasi qualsiasi prezzo perché ne hanno bisogno da tanto tempo e stavano aspettando che qualcuno lo producesse.

I pannelli solari per esempio ci sono dagli anni 80 più o meno per uso privato, ma per tanto tempo era anche quello giocattolo dei ricchi che addobbavano il nido dell’aquila il modo da poter (dire di) essere indipendenti. Il problema del solare è sempre stato l’immagazzinamento. L’energia di input è totalmente gratuita, abbiamo quindi opzionalità con strike conosciuto. Tutti i costi sono fissi e conosciuti  per quanto riguarda il solare, mentre elettricità “normale” viene scambiata in borsa a prezzi estremamente variabili e anche manipolabili.

Poniamo che abitassi in una casa solarmente pannellata invece che in un condominio milanese di fascia energetica Z. Diciamo poi che la mia famiglia in gennaio ha consumato 543 kWh, cioè 19 kWh al giorno. Di questi 34% in F1 cioè dalle 8 alle 18 durante la settimana. Aggiungiamo altri 16 % per le stesse ore durante il weekend e siamo a  8,8 kWh al giorno consumati nella fascia oraria più costosa, che poi è anche quella che produce energia elettrica dai pannelli solari.

Un’abitazione normale ha bisogno di un impianto di 3kWp, ma la mia per quantità di pc e schermi e quant’altro dovermmo  averne uno da 6kWp, occupando 50 m2 ca, e costando 12mila€ chiavi in mano. Durata, facciamo 20 anni, quindi 600 euro all’anno, o 50 euro al mese.

Questi 6kWp dovrebbero produrre ca 8000 kwh all’anno, di cui in gennaio forse il 5%, o 400 kWh, o 12.9 kWh al giorno, tutte prodotte nella fascia in cui consumiamo 8.8. kWh. Rimangono 12.9-8.8 = 4.1 kWh da salvare per uso nelle ore dalle 18 di sera alle 8 del mattino. Mancherebbero 2 kWh da coprire ma scelgo invece di spegnere qualcosa.

Quindi compro il Tesla Powerwall à 3000$ per avere 7 kWh di storage. Sono ca 2.700 euro o 675 € / kWh (calcolato sui 4.1 kWh che posso effettivamente immagizzinare in gennaio). Sono tanti soldi.

Ma se invece divido i 2700 per 5000 cicli  (e sono probabillmente pochi) abbiamo 0.54 € al giorno. Per un gennaio qualsiasi posso calcolare con un costo di 16.3 €.

Il mio costo energia per il mese di gennaio calcolato in questo modo è di 66.3 €.

Per essere completamente indipendente dalla rete basta che accetto qualche pc acceso in meno durante la sera, e qualche lavatrice in meno durante il giorno. Il mio costo vero per gennaio ’15 è stato di 160€, 138% in più rispetto alla mia casa fantomatica staccata dalla rete.

Già oggi la gente ha cominciato a staccarsi dalla rete in Italia in numeri che preoccupano l’Autorità. Abbiamo la certezza che appena cominciamo a staccarci dalla rete in quantità non aneddotali verrà emesso decreto che criminalizza chi si rende autonomo. O meno drammaticamente, che rendono obbligatorio pagare i servizi di rete e di dispacciamento verso clienti non staccati.

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6 responses to “Tesla Powerwall di quel genio di Musk che ci farà staccare dalla rete”

  1. PP says :

    “Già oggi la gente ha cominciato a staccarsi dalla rete in Italia in numeri che preoccupano l’Autorità. Abbiamo la certezza che appena cominciamo a staccarci dalla rete in quantità non aneddotali verrà emesso decreto che criminalizza chi si rende autonomo. O meno drammaticamente, che rendono obbligatorio pagare i servizi di rete e di dispacciamento verso clienti non staccati.”

    Già, però ci sono un paio di difficoltà. Se mi stacco dalla rete non ho più bisogno di sistema di misura (nè dell’energia prodotta nè di quella consumata). Quindi la eventuale tassazione dovrebbe essere fatta su base forfettaria e inserita nella fiscalità generale. Inoltre ci si ritroverebbe a pagare la stessa cifra sia per una abitazione realmente utilizzata sia per una seconda casa utilizzata solo un mese l’anno. Tutto ciò farà scattare una valanga di ricorsi etc. etc. Nel momento in cui per altre tariffe, (vedi ad esempio acqua potabile) l’Autorità Energia e Gas sta sostenenedo che i costi fissi non devono comunque eccedere il 20% del totale, sarà difficile far passare una flat tax per coprire il servizio di rete e dispacciamento.
    L’unica strategia possibile è quella di diminuire gradualmente ed in maniera pianificata la necessità ed i costi di dispacciamento prima che la cosa esploda in maniera incontrollata. Di fatto occorre un suicidio programmato di Terna e dei distributori (almeno per quel che riguarda le attività in Italia). Le aziende già lo sanno e, per sopravvivere, stanno cercando una espansione verso l’estero (Enel e Terna in primis) e l’offerta di nuovi servizi (cosa a cui credo di meno)
    E qui si apre uno spazio per la gestione locale di micro reti…ma è tutto un altro discorso.

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    • Anna Ryden says :

      Infatti è interessantissimo osservare il sempre crescente bisogno di autonomia e di non-dipendenza della gente, e il bisogno dell’UE di creare una superrete che coinvolga l’intera regione, e che per essere finanziata deve essere obbligatoria per ogni cittadino. Chiaro che un condominio a Milano non si staccherebbe mai visto che non c’è la possibilità di renderlo autonomo, ma i miglioni di villette degli italiani appena fuori dalle città le vedo bene. Figuriamoci cascine e quant’altro che hanno addirittura spazio per generare abbastanza da poter sostenere micro-reti come li chiami tu.
      I problemi si risolvono, come sempre siamo essere umani ed è quello che facciamo.

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  2. fzuliani says :

    Le prospettive per l’accumulo stand-alone, cioe’ staccati dalla rete, per utenze consumer sono assai limitate. Non lo dico io, lo dicono quelli di RSE (trovi un rapporto decisamente ben fatto sul sito). Semplicemente, non conviene e sara’ cosi’ ancora a lungo.

    E’ abbastanza evidente che il marketing di Tesla e’ stato messo parecchio sotto pressione per trovare mercato ai prodotti Tesla – vedi alla voce Gigafactory, che sara’ attiva nel 2017 – e che quindi stia forzando la mano. L’obiettivo dell’automotive Tesla e’ 200 miglia di autonomia in un veicolo da 30-35.000 dollari e si vede che i volumi non sono sufficienti per raggiungere quei prezzi. Se Musk ci riesce ben per lui (e ben per tutti). Se qualche ricco spende per prodotti che non glli servono beh, peggio per lui.

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    • Anna Ryden says :

      Si certo che non conviene per quanto riguarda i soldi per un privato come me (a parte il fatto che nel condominio in città è pure impossibile), e poi ho sicurametne sbagliato i conti, ma cercate di capire che il punto non è quello. Il mercato sopravvaluta Tesla in borsa di non so 300 volte perché vede Musk=Jobs=roba del futuro e innovazione e game changer. Un sacco di gente lo comprerà per questo motivo e non sono certo loro i scemi.

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      • fzuliani says :

        Ognuno e’ libero di spendere i propri soldi come crede, non e’ questione di essere scemi o meno scemi. Quanto al valore di mercato di Tesla vedremo ai primi ordini e fatturati, anche in relazione al mercato automotive. Per il momento l’annuncio del Powerwall non ha causato grossi cambiamenti nella valutazione del titolo in borsa.

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