São Paulo a secco

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Gli ironici cornucopia multiple davanti al Oca Auditorium di Niemeyer nel parque do Ibaripuera

Da São Paolo a Rio de Janeiro si estende un’area metropolitana colpita dalla peggiore siccità da 80 anni. Sono 32 milioni di persone solo nelle due città, piú la popolazione nel resto della regione, nel 2008 in tutto 55 milioni di persone, oggi più probabilmente 60. Come l’Italia.

São Paulo ha sempre avuto un pessima clima, nel senso che letteralmente pioveva ogni singolo giorno. Peggio di Laveno, il pisciatoio d’Italia. Così almeno fino al 2011, quando ha lentamente smesso di piovere, inizialmente per la gioia degli abitanti. Ben presto però sono state introdotte razionamenti dell’acqua, che si accendeva solo poche ore al giorno. Molti ristoranti usano piatti e forchette di carta perché non possono usare le lavastoviglie da mezzogiorno fino alla mattina del giorno dopo.

La colpa si cerca soprattutto nelle mancate pioggie, che si attribuisce alla deforestazione – senza rain forest, no rain.

Chi ha letto Collapse di Diamond si ricorda come in poco tempo è scomparsa la cultura Maya di seguito alla deforestazione della zona con conseguente siccità, per non parlare di Haiti, che non ha seguito l’esempio della Repubblica Dominicana e ora si trova in un inferno ecologico. Nel caso brasiliano non serva a nulla saperlo, perché il carattere nazionale è totalmente fatalista (per quanto riguarda il clima). L’unica opinione accettata largamente è quella del “è troppo complicato, è troppo controverso, non ne sappiamo abbastanza, aspettiamo a vedere che sicuramente le pioggie tornano”. Il clima è inesorabilmente connesso al concetto “forza della natura” contro il quale si piega la testa in preghiera.

Dalla Casa Italiana

Foto di Sao Paulo presa nel meraviglioso rooftop club degli italiani in centro città

A Sao Paulo anche la cattiva amministrazione delle risorse dell’acqua ha fatto il suo. Il comportamento corrotto dei governi locali durante prima la coppa del mondo e poi le elezioni ha dato il colpo finale al sistema, drenandolo effettivamente dell’ultima goccia. Togliere il razionamento per farsi eleggere diciamo funziona bene.

Bar al 41 piano

Il bar degli italiani di Sao Paulo

Metà dell’acqua dei paulistani arriva dal cosiddetto Sistema Cantareira, un sistema di bacini nei principali corsi d’acqua nella serra Cantareira vicino Sao Paulo costruito negli anni 60 quando i politici di allora hanno capito quanto sarebbe cresciuto il motore del Brasile. Ormai questa zona verdissima è un deserto, come testimoniano le foto sul giornale paulistano Folha. Ancora a gennaio ci si chiedeva “E se o Cantareira secar?” – se il cantareira seccasse? Ora non se lo chiedono più.

seca cantareira

Sistema Cantareria marzo 2015

La prossima stagione delle pioggie inizia in novembre e potrebbe comunque deludere quanto quella passata. Non ci sono più garanzie. Per ora solo le aziende private hanno l’acqua garantita tutto il giorno mentre ospedali  e scuole rimangono senza. Le zone più ricche di São Paulo vengono salvate con misure di emergenza, mentre le periferie stanno senza acqua per la maggior parte del giorno. Per poter usare i water bisogna riempire ogni singolo recipiente in casa per poter “tirare l’acqua”, letteralmente. Per la doccia e per cucinare c’è uno slot di 2 ore.

Non ci sono ancora razionamenti dell’elettricità, ma i piani di virare sul termoelettrico in poco tempo ci sono già. Per ora Itaipu ha abbastanza acqua per il suo sistema bi-paese.

Itaipu1

Foto di Itaipu che ho preso nel 2010

La rabbia sta crescendo contro la corruzione e si temono manifestazioni violenti. Anche California sta soffrendo il suo terzo anno di siccità, ma in entrambi i casi California+Sudest Brasile abbiamo zone molto ricche di partenza, dove una grossa componente della mancanza d’acqua è malgestione delle risorse e sprechi per motivi futili.

La zona nordafricana della primavera araba e Siria si trovavano nel settimo anno di siccità quando sono iniziate le rivolte e le guerre nel 2011. Ora l’Europa si sta preparando a ricevere milioni di fuggitivi per fame e guerra, perché la gente deve pur andare da qualche parte per salvarsi la pelle. Hanno capito ormai che rimanendo si crepa.

Nel caso brasiliano, dove potranno andare? Vedendo il resto del Brasile totalmente privo di infrastrutture, industria e rule of law in genere se ci sarà un emigrazione è più probabilmente non verso gli stati interni ma verso i paesi d’origine. Per esempio 9.9  milioni di paulistani sono di discendenza italiana, e a questi si aggiungono altri 3.6 milioni tra Rio e Minas Gerais e Espirito Santo. In tutto il Brasile sono 23 milioni di persone che tramite il jus sanguinis hanno diritto alla cittadinanza italiana. Un decimo di questi potrebbe avere resistenza burocratica e soldi necessari per comprarsi il passaporto italiano.

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7 responses to “São Paulo a secco”

  1. Paolo B. says :

    E che devono venire a fare in Italia? Accattonaggio? Cosa offre questa già sovraffollata, cementificata e inquinata repubblica delle banane? Mah…

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  2. Pinnettu says :

    Fino a quando si continuerà a sostenere che il sovraffollamento non esiste potrà solo andare peggio.

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  1. Il fondo del barile #11 | Risorse Economia Ambiente - 3 aprile 2015

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