L’inquinamento cinese risolverà il problema del greggio crollato

beijing by day

Find Wally, Beijing edition

Il video più virale di tutti i tempi non è una micidiale cretinata come quello del vestito orrendo bluette/marroncino (sul quale è facilissimo e alla portata di tutti applicare un qualsiasi programma che analizza i colori, fate voi con google-fu, invece di rompere su facebook) ma un bellissimo documentario stile TED talk, cinese.

La speaker è Chai Jing, giornalista e attivista ambientale, che angosciata del cancro della figlia neonata ha cominciato ad interessarsi del pericolosissimo inquinamento da polveri sottili delle grandi città cinesi. Il film 穹顶之下 che in inglese si chiama “Under the dome” (Sotto la cupola) è stato messo online in febbraio e per il 3 marzo l’avevano già visto in 150 milioni, e ora siamo in 200 milioni contando. Io ho potuto guardare i primi 15 minuti, il resto non era tradotto. Poi il 7 marzo è stato vietato dal governo cinese. Ora l’ho ritrovato qua, ed è tutto con sottotitoli in inglese. Obbligatorio guardarlo. Con wordpress posso solo linkare un video, ma non caricarlo sul sito senza pagare $ 99 all’anno.

La storia è di come la Cina deve crescere per forza e come le autorità hanno sempre guardato tra le dita ambientalmente parlando, di corruzione e poca volontà dall’alto. Le leggi ci sono da anni, le tecnologie salva-aria sono cose low-tech praticate in Europa già da 50-60 anni. Ma non vengono applicate queste semplicissime misure che farebbero finalmente vedere il cielo ai bimbi beijinghesi. L’inquinamento ha raggiunto quel tipping point dove un radicale cambio di programma non può essere rinviato.

Interessantemente viene quindi fatto un collegamento tra inquinamento cittadino e la scelta di materia prima usata maggiormente per l’industria cinese, il carbone. Che non ha concorrenza:

energy consumption china 2013

Consumo di energia in Cina nel 2013, dati BP

Consumo di carbone nel 2013 quasi quattro volte il petrolio e 13 volte il gas fossile. Beijing è circondato da migliaia di industrie che usano il carbone senza misure di mitigazione delle emissioni, ma in città il carbone viene usato anche per riscaldamento e ristorazione. Nonostante la semplice adozione di quelle tecnologie d’antan migliorerebbero l’aria al livello di Milano o Londra il messaggio del film è chiaro: È comunque colpa del carbone, e della mancata entrata della Cine nell’era del petrolio.

Ho fatto uno screenshot di una frase particolare:

chinese coal ted talkPer dire, solo se il petrolio costa veramente poco possiamo cominciare a virare dal carbone. Direi che il timing è ottimo. E Chai tenta un paragone con gli Stati Uniti: 6000 aziende impegnate nell’estrazione di petrolio e gas, rispetto a 3 in Cina, di cui 2 della stessa holding.

Il problema del ragionamento è che gli Stati Uniti hanno 6000 aziende proprio perché il prezzo del greggio è stato abbastanza alto per tanti anni di fila, in combinazione con le particolari leggi sui diritti alle ricchezze del sottosuolo. Questi diritti non sono replicabili in Cina, come non lo sono in Europa. Ma se il prezzo del petrolio rimane basso ancora per tanto tempo alla Cina evidentemente verrebbe voglia di sviluppare le altre 60% di riserve di petrolio che oggi giacono indisturbati, per non parlare delle altre 75% di riserve di gas fossile. Bannando il carbone che rapidamente diventa politically incorrect. Una volta rifatto le infrastrutture energetiche per petrolio e gas invece di carbone sarà complicato tornare indietro.

Come scrive The Guardian, il video non può essere stato rilasciato senza approvazione o anche con aiuto dal governo e enti governativi. Anche se poi liti interni l’hanno fatto rimuovere dalla rete temporaneamente.

Messaggio subliminale sul petrolio o no, Chai ha creato un video di esemplare chiarezza e impatto che canalizza le frustrazioni della gente dandogli anche dei modi per risolvere quanto possibile.

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4 responses to “L’inquinamento cinese risolverà il problema del greggio crollato”

  1. Paolo B. says :

    Passare dal carbone al petrolio, ovvero dalla brace alla padella. La Cina rimarrebbe sempre prigioniera del tentacolare inquinamento che sta divorando la popolazione delle sue grandi città. E nonostante il consumo forsennato di carbone, secondo l’OCSE il paese cresce a una ‘super’ cifra del 1,5% (e io dico una misera cifra invece, rispetto a quel 6% che il colosso asiatico ha raggiunto in tempi abbastanza recenti). Diretti a tutta velocità verso il collasso della (in)civiltà globale…

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    • Pinnettu says :

      Mi risulta che l’economia cinese cresca ancora a ritmi del 7%, comunque sotto il 10-11% degli scorsi anni

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    • nomadicthinking2 says :

      Giusto, non vedo come un cambio dal carbone al petrolio sia un salto cosi’ innovativo, proprio per questo non l’anno bloccato dai video: non e’ un discorso ecologicamente radicale.
      Quello che dovrebbero fare e’ il ‘leap frogging’, e non commettere gli stessi errori dei paesi Europei e Nord Americani e sfruttare energie rinnovabili. Ma e’ una parola..

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      • Anna Ryden says :

        Sono i secondi al mondo per impianti solari installati, dopo la Germania. Hanno quasi triplicato i MW installati dal 2012 al 2013, e non ci sono dubbi che hanno continuato la crescita esponenziale. Ma con 1 mld e rotti di abitanti è impossibile farcela senza gli idrocarburi, c’è il classico problema di scalabilità delle tecnologie pulite. Per non parlare del fatto che la sporchissima attività mineraria necessaria ai “pulitissimi” pannelli solari richieda macchinari mostruosi dove neanche lo specchietto retrovisore può essere regolato senza energia fossile. Ricordati che per ogni pannello che risparmia emissioni in Italia c’è un aumento dell’inquinamento in Cina, perché l’aabbiamo voluto noi. Non esistono energie pulite.

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