Come funziona lo psyop russo

Stanotte il più grande giornale svedese, lo storico giornale socialdemocratico Dagens Nyheter, ha pubblicato un articolo sui psyop russi “I soldati di Putin in rete”. Potete sicuramente tradurlo online se non vi fidate del mio riassunto.

Il giornalista svedese è riuscito a entrare in contatto con due ex-psyop russi, un ragazzo e una ragazza, che attratti della paga di 40mila rubli al mese, ca 530 euro – molto sopra la media nazionale, dovevano fare propaganda commentando su migliai di blog, e aprendo account finti su facebook e twitter per sfruttare i social media.

La fabbrica dei troll è un casermone grigio a nord di San Pietroburgo. Ci lavorano 250 persone, solo una piccola parte di tutto l’esercito dei troll russi.

La ragazza intervistata racconta che aveva tre identità diverse, di cui due uomini e una donna casalinga. I turni erano di 12 ore e doveva produrre almeno 10 post sui propri account di social media, e poi almeno 126 commenti sui blog bersagli della propaganda.

Spesso veniva un “esperto” per fare lezioni su psicologia e politica ai troll, ma il ragazzo racconta che il concetto era semplicistico: Putin buono, Obama cattivo, Poroshenko cattivo.

La strategia era di non scrivere di politica per parecchie settimane all’inizio, per stabilirsi come blogger e commentatore serio sui social. Il server proxy usato dalla fabbrica era impostato a dare indirizzo IP di una cittadina rurale a sud di Mosca.

I media indipendenti russi stanno cercando da tempo di smascherare l’azienda (Internet issledovanija) dietro la fabbrica dei troll, e hanno trovato che gestiscono alcuni siti ucraini di news filo-russi, senza avere neanche un giornalista sul posto in Ucraina. Chi dirige Internet issledovanija non si sa, i dipendenti non vedono mai un dirigente, e ricevono tutto lo stipendio cash in mano.

Sono solo stati trovati connessioni con l’oligarca Prigozjins, proprietario di una rete di ristoranti di lusso, e gestore dei ristoranti del governo a Mosca, e della duma. Il suo nickname è “Il cuoco di Putin”.

L’attività della fabbrica mira sia l’opinione nazionale, quindi si scrive in russo su blog russi, ma ultimamente il peso si è spostato sull’inglese, ucraino. The Guardian ha già avvisato i suoi lettori di stare attenti all’orchestrazione pro-Kremlino nei commenti.

Il gruppo hacking russo Sjaltaj Boltaj ha pubblicato molto materiale che svela l’estensione del progetto, e di seguito sono finiti sulla lista nera di Rozkomnador. Il gruppo ha già in passato lavorato contro Putin e hanno sempre azzeccato i fatti. Il materiale è stato rimossa dalla rete, ma il giornalista DN scrive che tramite altri canali è riuscito a leggere parti del materiale.

A parte CV di chi vuole entrare a lavorarci, alcuni nomi chiavi e fatture normali ci sono anche documenti che descrivono in dettaglio la strategia per l’estensione globale del psyop russo a facebook, twitter e blog, soprattutto americani.

Il giornalista scrive esattamente quello che avevo già notato io in giro, e che i commentatori ripetono frasi chiavi. Il mio esempio era “Obama non è un vero leader” che ho visto spesso, e il journo svedese conferma questa tattica.

Nello specifico la strategia prevede che ogni troll apra 10 account twitter, di cui tre saranno “testa”, 6 di supporto, e uno deve avere un avatar non-umano, un gattino o una pianta. Per ogni conto vengono poi comprati 1500 follower, visto che la gente tende a credere solo in account con molti follower.

Secondo il giornalista indipendente Ilja Klisjin il progetto ha avuto inizio nel autunno 2013, e lui l’ha poi descritto per la prima volta in maggio 2014. Dice:

Si tratta di un tentativo deliberato da parte dell’amministrazione presidenziale di prendere il controllo di reti sociali e di manipolare l’opinione pubblica.

L’avvocato Pavel Tjikov, fondatore dell’organizzazione per i diritti umani Agora, dice che l’attività delle fabbriche dei troll è solo l’ultimo pezzo del puzzle: prima il Kremlino ha colpito i media indipendenti, poi tolto il diritto alla manifestazione, e così tutto la discussione politica si è spostata in rete.

Per i miei personali commentatori putiniani: non rimpiangete i 500 euro che si beccano i psyop professionisti: ultimamente lo stipendio si è abbassato molto, gli hanno tolto le pause e non possono neanche tenere una bottiglietta d’acqua sulla scrivania. Così chi riesce cerca di trovare altri lavori, visto che alla stragrande maggioranza di questi giovani non gliene frega niente di quello che fanno, hanno solo fame e bisogno di guadagnare qualcosa.

6 responses to “Come funziona lo psyop russo”

  1. Er Monnezza says :

    bello, ci credo … ovviamente però mica solo i russi pagano troll e mettono su gruppi di manipolazione delle opinioni:

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  2. Paolo says :

    Strategie comuni a entrambi i blocchi cara dottoressa. E la smetta di insistere nel far passare l'occidente per buono e Putin per il cattivo, tanto non ci crede quasi nessuno. Quasi, perché qualche ingenuotto c'è sempre.

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  3. Gaporion says :

    invasione di marmotte ormai, ha ha ha sei ridicola 🙂

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  4. daniele bergamini says :

    Scusate, non penso sia il caso di offendere chi gestisce per passione un sito così interessante.
    Penso che ognuno abbia la sua idea e la storia ci svelerà la verità, forse.

    Grazie Dottoressa per il suo contributo.

    Anche io non la penso come Lei sulla Russia, ma che ci devo fare?

    Penso però che ognuno di noi debba fare il possibile per lasciare un futuro promettente per le future generazioni, no?

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  5. Mich Paga says :

    “”Per i miei personali commentatori putiniani: non rimpiangete i 500 euro che si beccano i psyop professionisti: ultimamente lo stipendio si è abbassato molto, gli hanno tolto le pause e non possono neanche tenere una bottiglietta d'acqua sulla scrivania.””

    Propongo Cofferati come capo sindacale di questi giovani e sfortunati!

    per il resto basta vedere la TV e facciamo contenta la Dr.sa

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  6. Quesalid says :

    nel frattempo

    http://www.repubblica.it/esteri/2015/02/06/news/ucraina_merkel_e_hollande_da_putin-106659865/?ref=HREC1-2

    I militari elaborano scenari. I politici divrebbero fare in modo che questi scenari non si avverino.

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