Archive | gennaio 2015

La guerra contro l’UE

L’offensiva dei russi verso ovest viene negata da praticamente tutta la blogosfera che spesso dipingono la Russia e Putin come vittime, e ignorata dai media seri che fanno capriole complicatissime per evitare di prendere posizioni.

È alta commedia anche se spaventoso leggere quanti credono, per esempio nei sopra non-menzionati blog, o nei commenti agli articoli nei media seri, nella mano segreta americana in tutte le vicende ucraine, o leggere di Farage che sostiene che dobbiamo lasciar stare Putin perchè sta dalla nostra parte nella lotto contro il terrorismo islamico.

È alta commedia anche se spaventoso leggere di quanti credono nella menzogna che gli ucraini sono fascisti, mentre Svoboda in realtà non ha preso abbastanza voti per entrare nel parlamento.

È terribile leggere le notizie su questa guerra che più assimetrica non si può. I filo-russi che lanciano offensive con missili Grad a una città con il 50% della popolazione di origine russa, chiamandolo “il miglior monumento a tutti i nostri caduti”.

Il corriere e tuttti gli altri che chiamano “ribelli” questi terroristi, una connotazione abbastanza positiva, per dire che sono piccoli ma cocciuti e lottano contro uno grande ma debole che deve perdere.

Nessuno che scrive che i piccoli cocciuti sono per la maggior parte legosoldati spesso ceceni con expertise degli armi avanzati che stranamente sembrano di possedere in numero crescente.

Anch’io ogni tanto ne trovo uno dietro casa

Foto di centinaia di “rebelli” in uniformi senza contrassegni, inidentificabili, e poi dobbiamo credere che sono ribelli? Solo uno stato riesce a fornire queste quantità di armi sofosticate, uniformi, e soldati formati.

La vera guerra è tra Ucraina e la Russia. Un po’ troppo assimetrica, anche illegale. E così che invece di radere al suolo l’Ucraina in due settimane come ha detto Putin che avrebbe preferito fare, sostiene questi terroristi che uccidono anche i propri pur di fare un monumento ai caduti. Gli ucraini che per combattere i filo-russi sono costretti a sparare a città ucraine, perché il nemico si trova li dentro. Così ogni giorno cresce la rabbia nella popolazione russa, che sia chiaro, non voleva certamente nessuna guerra. Nessuno la voleva. Tranne Putin.

È caduto l’aeroporto di Donetsk finalmente. L’esercito l’aveva già abbandonato qualche giorno prima, ma un gruppo ucraino indipendente è rimasto a difenderlo fino all’ultimo.

Questi indipendenti dalla stampa italiana non vengono chiamati filo-ucraini, figuriamoci “ribelli”. No, sono dissertori. Poi NESSUNO in tutto questo paese ha protestato contro il trattamento di questi soldati alla caduta del aeroporto. È totalmente vietato dalla convezione di Ginevra umiliare prigioneri di guerra, ancora più vietato picchiarli e in pubblico costringerli a mangiare parte della propria uniforme. Ogni singolo giornalista che ha riportato questo fatto senza specificare che si tratta di crimine di guerra per me è colpevole di crimine di guerra. Perché non può essere che tutti questi iscritti all’albo non abbiano letto la convenzione, che non la sappiano a memoria?

Marine le Pen e i suoi fascisti in Francia hanno appena ricevuto 9 milioni di euro in sostegno del partito dai russi ed è possibile che avranno altri 30. Quanto ricevono i leghisti qua da noi? Salvini è già stato in Russia e si esprime spesso pro-Russia.

Questo mentre Putin i il suo governo continua a cercare di destabilizzare la democrazia anti-oligarchi ucraina chiamandoli continuamente fascisti e junta.

Che sia chiaro a tutti che questo è uno stato che si considera europeo, che ha cercato di avvicinarsi all’Europa, per avere finalmente le sicurezze legislative e burocratiche che solo Europa avrebbe potuto dare. Non gli è stato permesso. Togliere gli oligarchi, vabeneok, togliere lo stato totalitario e combattere la corruzione, no.

E ora i nuovi eletti di sinistra in Grecia, che hanno decisamente meno esperienza dei metodi russi, e che rifiutano l’austerity germanica, mostrano i loro veri colori. Il nuovo ministro per gli esteri Nikos Kotsias si fa fotografare con il neo-nazi russo Dugin, amico di Putin, consulente della Duma, membro chiave del partito United Russia. Membro chiave perché è lui che inventa la politica omofoba e anti-semita.

Dugin vuole ricreare l’impero russo unificando tutti i territori dove si parla russo, questo include la Georgia e l’Ucraina (e Königsberg), ed è il cervello dietro l’annessione della Crimea. Per i greci, dalla padella alla brace.

Tributi al tiranno morto

Già che siamo in tema Arabia Saudita, tramite ZH giunge la notizia che il dipartimento di difesa statunitense ha istituito un concorso di ricerca in onore del tiranno medievale re Abdullah.

Notizia talmente assurda che sarebbe impossibile inventarla.

Il generale dell’esercito Martin Dempsey ha detto che il concorso è un giusto tributo alla vita e alla leadership del monarca saudita.

Curiosa della reazione dei lettori mi sono presa il tempo a scorrere i commenti, e penso che i tributi in forma poetica dei commentatori vale un post tutto loro:

#1

The Saudi King sold us the crude
To that Kissinger said, “Dude,
You buy up our bonds
And the Dollar go long
And we’ll tidy up all of your feuds”

 #2

Death took the beloved King of Saudi
Whose cruelty was harsh and tastes gaudi
Once placed in the ground
And with no troops around
His subjects all pissed on his body

 #3

There once was a king who wore rugs,
he slept with the sheep and the bugs,
In the desert, he shat,
from oil he got fat,
from heathens, he got all his hugs.

 #5

Its easy to grin when your private jet flies in
And your hft’s have the stock market beat.
 But the man that’s so vile
Is the man that can smile

While wearing a blood soaked sheet.

 #6

Oh holy defender of Mecca,
You’re six feet under now, niecka!
Your inbred sons
Are just the ones
To finish off your kingdom fo’ evah!


…io lovvo internet…

Come risolvere velocemente il problema del over-supply

C’è una differenza strutturale tra un crollo dei prezzi demand-driven come quello del 2008, e un crollo supply-driven, come quello attuale.

Se è la domanda a flettere, appena i prezzi crollano, si riparte. Se invece c’è troppa offerta, bisogna togliere l’offerta dal mercato, prima di vedere risalire i prezzi. Modificare il lato produzione è molto più lento rispetto all’immediata boccata di ossigeno lato domanda se il crollo era dovuto a prezzi troppo alti.

Media e blog vari cercano già da mesi di quantificare il tempo necessario a buttare fuori i produttori shale e/o heavy – quelli di troppo – dal mercato. Stime variano da 6 mesi a 2 anni.

Esiste un modo molto più veloce per modificare l’offerta sul mercato, già praticato varie volte. Il successo alla fine è zero, e con pesanti effetti collaterali, come crescita del terrorismo, milioni di vittime civili, impoverimento generale. Ma non si sa mai, forse questa è la volta buona per una guerra in medio oriente, e basterebbe colpire giusto quei 1.5 milioni di barili eccessivi per riequilibrare i mercati in modo da salvare l’industria statunitense.

L’occasione giusta potrebbe essere la rivolta in Yemen, che sta minacciando anche i sauditi. Non hanno il petrolio, ma già che si corre al sostegno dei sauditi, si potrebbe anche colpire l’altra minaccia, l’IS. Lo stato islamico controlla praticamente tutto il territorio iracheno dove passano le pipeline verso nord-ovest. Non si distruggerebbero i giacimenti che sono ancora in territori controllati da kurdi o iracheni, ma solo le pipeline che le trasportano.

Le mappe giacimenti/pipeline/IS le trovate facilmente praticando google-fu. Invece vi posto lo screenshot della mia ricerca:

Rig count vs WTI

Prima era tutto facile

Prima era tutto facile

Vediamo il rig count.

Il numero di oil rig americani ha un’alta correlazione con il prezzo del WTI, e guardando il prezzo si può effettivamente esprimere una idea sul numero di rig futuro.

Nota: Purtroppo non funziona al contrario. Per dire qualcosa sul prezzo del petrolio basandosi su dei modelli quantitavivi servono sistemi di equazioni differenziali con molte variabili come stagionalità, stoccaggio, domanda, offerta, e indicatori macro-economici. e poi anche cose molto specifiche come il livello occupazionale nel settore petrolifero stesso. Alcuni laggano, altri leadano. Ed è per quello che nessuno riesce mai a prevederne l’andamento.

Continua a leggere…

3 minuti a mezzanotte

Siamo di nuovo a tre minuti a mezzanotte, secondo il Bulletin of the Atomic Scientists.

L’ultima volta che eravamo così vicini al giorno del giudizio era nel 1984, quando le tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia sono peggiorate per l’intensificare della corsa al riarmo, e la guerra in Afghanistan iniziata nel ’78.

Il record negativo lo detiene ancora l’anno 1953 quando gli Stati Uniti e la Russia si sono messi a testare armi nucleari a pochi mesi di distanza.

Elaborazione osservamondo su dati thebulletin.org

Prima del 2000 erano praticamente solo gli armi, l’armamento che poteva spostare le lancette. Da ca 15 anni però si è aggiunto il riscaldamento globale. Il team atomico si è visto costretto ad aggiungere il riscaldamento globale per il fatto che il pianeta sta diventando più pericoloso in molte zone dovuto ad allagamenti, siccità ed uragani.

Il trend dal 1991, anno post-crisi sovietica, il più tranquillo da quando esiste l’orologio, è decisamente negativo. L’umanità ha un certo amore per il ritorno alla media, sia questa di natura finanziaria o ecologica o politica, anche se il ritorno prevede sempre che la media viene superata. Si oscilla.

A vista la media sembrerebbe un 7 minuti a mezzanotte ca. A volte il ritorno alla media prevede che l’over- o undeshoot faccia un movimento molto esagerato. Vedere per esempio prezzi petrolio 2007-08.

Per ora il nostro senso di sopravvivenza ha evitato sciagure, staremo a vedere se riusciremo ancora a tornare “su” senza ulteriori avvicinamenti all’ora dei fantasmi.

Quei proclamanti roboanti terroristi fautori del riscaldamento globale

In occasione del totale silenzio sulla scommessa offerta ai lettori e in occasione del totale silenzio fronte mail delle persone che ogni volta mi scrivono per dirmi che il global warming non esiste, e in occasione dei miei lettori che “si il global warming esiste, ma non ci credo che avrà effetti”, oppure del “chi parla del global warming è un terrorista” e “dovresti chiederti seriamente i loro motivi” vi elenco qua una lista dei fatti, ben diversi dai vostri credo personali:

A: Il clima terrestre si sta scaldando a una velocità da 10 a 100 volte più velocemente rispetto alle volte passate.

1. Quei terroristi della NASA sulle emissioni di CO2:

Per dire, noi umano non abbiamo mai vissuto con questi livelli di CO2 nell’atmosfera. Vedete quel rapido salire da ca 5000 AC all’anno 0? Fondamento della nostra civiltà. Un clima perfetto, quasi ovunque sulla terra.

Scientific evidence for warming of the climate system is unequivocal.
– Intergovernmental Panel on Climate Change

I livelli dei mari si sono alzati di 17 cm nell’ultimo secolo, ma nell’ultimo decennio la velocità è raddoppiata.

2. Quei terroristi della Scientific American tramite quei terroristi della Stanford University:

Il pianeta ha visto dei cambiamenti climatici rapidissimi in passato. Per esattezza quando si sono esistinti i dinosauri, 65 milioni di anni fa. Causa: una meteorite.

Anche 52 milioni di anni fa il clima è cambiato moltissimo, ca 4-5 centrigradi. Solo che ci ha messo 18 milioni di anni, che è la velocità tipo dei cambiamenti climatici.

3. Quei terroristi della rivista Science.

The rate of warming implies a velocity of climate change and required range shifts of up to several kilometers per year, raising the prospect of daunting challenges for ecosystems, especially in the context of extensive land use and degradation, changes in frequency and severity of extreme events, and interactions with other stresses.

Traduzione: siamo fritti.

B. Questo dipende dai livelli crescenti di CO2 nell’atmosfera causato dal consumo di idrocarburi.

1. Quei terroristi della rivista Nature.

…We report the lowest carbon dioxide concentration measured in an ice core, which extends the pre-industrial range of carbon dioxide concentrations during the late Quaternary by about 10 p.p.m.v. to 172–300 p.p.m.v.

2. Quei terroristi della Springer Verlag, Paleoclimate Implications for Human-Made Climate Change

Earth is poised to experience strong amplifying polar feedbacks in response to moderate global warming. Thus, goals to limit human-made warming to 2°C are not sufficient—they are prescriptions for disaster.

Traduzione: siamo fritti.

3. Quei terroristi della National Academies Press: SURFACE TEMPERATURE  RECONSTRUCTIONS FOR THE LAST 2,000 YEARS

large-scale surface temperature reconstructions have enabled researchers to estimate past temperature variations over the Northern Hemisphere or even the entire globe, often with time resolution as fine as decades or even individual years

C. Le emissioni antropogeniche incasinano l’equilibrio naturale del ciclo del carbonio. Rispetto all’era pre-industriale abbiamo aumentato la concentrazione di CO2 di più del 30%, creando una forzatura delle temperature globali, scaldando il pianeta. Il CO2 degli idrocarburi fossili bruciati da noi umani è una componente minuscula del ciclo del carbonio globale, ma il CO2 in eccesso è cumulativo, perché non esiste “l’infrastruttura” necessaria per assorbirlo.

1. Sempre quei noiosi terroristi della rivista Nature.


E. Non esiste una singila entità credibile che ha studiato la questione che contesta il fatto che le attività umane industriali sono il responsabile primario del trend al riscaldamento del globo. 

1. Quei terroristi della American Association for the Advancement of Science (AAAS):

the reality of climate change is based on a century of robust and well-validated science

2. Alcuni massimi terroristi, aka professori di università più che prestigiose come l’Accademia de Lincei:  Joint science academies’ statement: Global response to climate change

We call on world leaders, including those meeting at theGleneagles G8 Summit in July 2005, to:

· Acknowledge that the threat of climate change is clear and increasing


3. Quei terroristi del National Academy of Sciences:
  Expert credibility in climate change

…an extensive dataset of 1,372 climate researchers and their publication and citation data to show that (i) 97–98% of the climate researchers most actively publishing in the field surveyed here support the tenets of ACC outlined by the Intergovernmental Panel on Climate Change, and (ii) the relative climate expertise and scientific prominence of the researchers unconvinced of ACC are substantially below that of the convinced researchers

 Traduzione: Non solo 97-98 % dei ricercatori riconoscono il AGW, ma quelli che non lo fanno sono sostanzialmente dei troll.

4. Anche questi mi paiono un po’ proclamanti roboanti terroristi, la American Geophysical Union: Revised Position Statement on Climate Change

 “humanity is the major influence on the global climate change observed over the past 50 years”

D. E per finire in bellezza, uno dei migliaia di studi su come stanno morendo i nostri mari:

1. Dai terroristi UCAR Impacts of Ocean Acidification on Coral Reefs and Other Marine Calcifiers.

 Oceanic uptake of CO2 drives the carbonate system to lower pH and lower saturation states of the carbonate minerals calcite, aragonite, and high-magnesium calcite, the materials used to form supporting skeletal structures in many major groups of marine organisms

Buona lettura.

Giornata storica, QE europeo si fa.

Shopping per obbligazioni al ritmo di 60 miliardi di euro al mese fino al settembre 2016. In tutto 1.1mila miliardi.

1,100,000,000,000 di euro.

Per creare inflazione.

Se veramente volevano creare inflazione era meglio distribuire i soldi tra i 334,570,678 abitanti della zona euro – sarebbero ben 180 euro al mese extra per 18 mesi, per ogni singola persona. Pensa, una famiglia tipo italiana con 2 adulti e un bimbo prenderebbe 540 euro al mese. L’aumento dei consumi sarebbe stato immediato e inflazionario. Ecco, fatto.

Shame on you, Draghi.

L’oro in dollari è sopra gli $1,300, e l’oro in euro ha già fatto 1.85% rispetto alla chiusura di ieri, e cmq quasi 25% da quando si cominciava a parlare di QE europeo in novembre.

Oro il giorno del QE della BCE, 22 gennaio 2015

Si trova ora ai livelli di aprile 2013.

Né franco né dollaro si muovono, per ora. L’avranno già scontato.

ENI e il prezzo del Brent del dicembre 2020

Il prezzo del petrolio è crollato e ha probabilmente trovato il fondo, anche se ci saranno ancora 6 mesi – 1 anno di oscillazioni nel basso-medio prima che almeno parte degli effetti collaterali finanziari del crollo si saranno esauriti.

Nel frattempo è interessante guardare ENI da un altro punto di vista, e cioè come forecaster del Brent a lungo termine.

Fatto sta che il contratto per greggio Brent con delivery in dicembre 2020 lagga ENI a volte anche con parecchi giorni.

I grafico daily:

La scala è logaritmica sul prezzo Brent 2020 in nero, in questo momento a 66.74 dollari, mentre ENI (in giallo) oggi si trova intorno a 15.06.

Ma la cosa interessante non è il contratto CLZ0 in se, perché chiaramente il Brent in dicembre 2020 non costerà 66.65 dollari, come non costerà neanche 500 dollari.

La cosa interessante è che il movimento ENI precede un movimento simile del derivato. Cioè ENI scende, il giorno dopo il greggio riprende il movimento di ENI del giorno prima. Più o meno. In ottobre c’è stata una discesa di ENI ripresa dal Brent solo una settimana dopo.

A metà dicembre invece il Brent e ENI scendevano velocemente inseime e non si vedono lag tra i movimenti.

Il contratto con delivery 2020 non è ancora molto liquido e ci possono essere buchi di alcuni giorni dove il contratto non viene scambiato, anche se la linea non si interrompe. Per vederlo bisogna cambiare in per esempio candlestick ma diventa confusionale il grafico. Più si avvicina al termine e più liquido diventa il contratto.

In questo momento hanno preso strade leggermente diverse. Il 2020 dal 7 gennaio è sceso, mentre ENI tenta la risalita. Sarà interessante vedere se il derivato si corregge da solo, com’è successo quasi esattamente un anno fa.

2014 altro anno di caldo record, scommessa coi lettori

Per festeggiare che abbiamo appena passato l’anno più caldo da quando abbiamo cominciato le misurazioni nel 1880, vi posto un video della NASA (trovato su thinkprogress):

La media globale è di soli 1.4 gradi Fahrenheit, corrisponde a meno di 1 grado Celsius e sembra pochissimo. Ma questo è una media globale, con i due poli che si scaldano 3-4 volte più velocemente, sciogliendo i ghiacci che vanno a scaldare i mari, che scaldano l’atmosfera che poi creano precipitazioni anomale in molte zone della terra.

Il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre senza la presenza di un el nino. Piú caldo degli anni record 2005 e 2010.

A questo punto posso fare una scommessa con i miei lettori di 500 euro con chi vuole che entro e incluso il 2020 vedremo un altro anno record. La scommessa vale fino a fine mese. La scommessa vale per i primi 2 lettori che mi scrivono. Se vinco io do i soldi a Medici senza Frontiere, ne avranno bisogno. Dovete solo tenervi la mia mail e ricordarmelo a fine gennaio 2021.

Non smetteremo certamente a emettere gas serra entro breve. Fino a quando ci saranno idrocarburi da estrarre cercheremo addirittura ad aumentare i gas serra che emettiamo.

Ci sono state delle flessioni nelle emissioni. Forse la prossima crisi finanziaria rallenterà ancora le emissioni, e forse per più di 2 anni, come è successo nel 2009 e 2010:

Il fatto è che le emissioni tra il 2012 e il 2013 sono aumentate di 1.8%, o ca 1.7 volte le emissioni dell’Italia.

Se Italia da oggi a domani smettesse di emettere siamo comunque sopra il livello del 2012, e non cambierebbe niente a livello globale. Ci muoviamo lentamente (dal punto di vista dell’essere umano) verso i 2 gradi riconosciuti come limite massimo che ci possiamo permettere. Anche quelli sembrano pochissimi. Ma un paio di gradi di febbre fanno tutta la differenza. Con 40 puoi rimanere a casa con massicce dosi di tachipirina, con 42 il corpo viene danneggiato.

I sauditi mentono sulla produzione invariata (a grande sorpresa)

I sauditi mentono come al solito.

Per mesi hanno continuato a sostenere che non intendono tagliare, che non avrebbero mai tagliato, e che qualsiasi prezzo a loro va bene, e che anzi possa andare a 40$ o giù di li senza che a loro gliene importi un fico secco.

Questo nonostante in giugno ritenessero ancora che i 100$ fossero assolutamente il prezzo migliore che ci potesse essere.

Il grafico YoY:

Arabia Saudita vs. WTI

Quello che si legge dal grafico è che la produzione saudita ha piccato il mese dopo il picco del prezzo in giugno, e dopo è stato tagliato di 400mila barili giornalieri, o praticamente 4%. È vero, dopo il taglio drastico mese su mese da luglio ad agosto la produzione si è un attimo ripreso, ma deve trattarsi di un momento di confusione tra strategie.

Fra un mese vedremo cosa hanno fatto in dicembre. Si prevedono ulteriori tagli visto il tuffo del prezzo.