South Stream e la strana vicenda della Bulgaria

Si da il caso che avevo ragione su South Stream. In maggio quest’anno avevo scritto che la pipeline che avrebbe raggirato l’Ucraina non sarebbe mai stata costruita. Questo perché secondo me con l’Europa come garante dei pagamenti del gas non vi è più motivo perché l’Ucraina si inventi qualche scusa per rubarlo dai russi.

In effetti la South Stream non viene più costruita, come ci informano molteplici articoli nei media seri e ponderati come ilsole.

Ma Putin e Gazprom non intendono minimamente rinunciare al mercato europeo, dicono solo di essersi rotti delle politiche europee. La UE ha delle regole ferree sulla concorrenza, che ha costretti anche le grosse aziende italiane all’unbundling. Per dire, se lavori per uno dei grossi nella logistica, non puoi neanche mangiare nella mensa di quelli che lavorano nella produzione.

Quindi l’UE voleva unbundlare la Gazprom, e quelli ci hanno fatto un gesto osceno, cancellando anche il progetto di eccellenza e contratti per 2.4 miliardi alla Saipem.

Cosa fa la Gazprom allora? Costruisce una pipeline che porterà il gas russo in Europa attraverso la Turchia, per poi arrivare al confine con la Grecia:
 

 
La mappa l’ho presa da dal sito della RT, il canale propaganda russo in lingua inglese.

La capacità sará di 63 miliardi di metri cubi, di cui 14 andranno alla Turchia. Se il numero 63 suona familiare è perché la South Stream avrebbe avuto esattamente quella taglia. 

Oltre alla Saipem sono grandi perditori i paesi balcanici e l’Austria, che perdono il diritto di farsi pagare il transito. Bulgaria in primis che perde 400 milioni di euro all’anno. Austria ha sempre voluto il progetto, facendo resistenza all’UE.

Ma è la Bulgaria uno dei paesi con maggiore colpa nella vicenda. Avevano già cominciato la costruizione quando l’UE ha deciso di fargli causa, proprio per i motivi concorrenziali che in Europa portano all’unbundling. E la Bulgaria ha ceduto, portando la Russia a dire che la Bulgaria non si comporta come uno stato sovrano. E che invece di piangersi addosso dovrebbero chiedere i mancati introiti all’UE…

E così, in meno di un’anno, l’UE è riuscita ad accollarsi responsabilità economica per due dei paesi più poveri del ex-cortina di ferro.

Ma cercando di capire in fondo i motivi del fermo pipeline, non ci si può non chiedere se in realtà non si tratta del cowboy Putin incavolato per la disponibilità della Bulgaria di agire come base per esercitazioni NATO, proprio ora che le tensioni est-ovest si stanno intensificando.

Certo, anche la Turchia è NATO, ma si sta sempre più allontando da ovest, e non escludo che esca dalla NATO. Ucraina (e ora anche Bulgaria) docet: a essere vicini alla Russia ci sono dei vantaggi economici non irrilevanti.

Nel frattempo però bisogna capire dove andranno a finire quei ca 50 miliardi di metri cubi che arriveranno al confine turco-greco.

2 responses to “South Stream e la strana vicenda della Bulgaria”

  1. fardiconto says :

    Il gas russo al confine Turchia / Grecia. La Bulgaria è comunque a due passi, in caso di ravvedimento. Sempre a due passi un tubo apparentemente inutile chiamato Tap. Va a vedere che alla fine, costruiti i gasdotti che servivano a liberarci dai russi, finiremo col riempirli di gas russo.

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  2. Nuke The Whales says :

    Ci sono voci di una possibile sospensione del passaggio del gas dai gasdotti che attraversano l'ucraina a partire dal 2020,per motivi di “obsolescenza”.
    In effetti sono impianti vechhi di decenni.
    Se venisse confermato si spiegerebbero molte cose.

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