Perché sarà proprio lo shale a subire l’impatto, prima di altre fonti più costosi

Ora sappiamo che l’Arabia Saudita non intende tagliare la produzione e my best guess è che si tratta semplicemente di autoprotezione. Cioè cestino sia l’ipotesi complottista che hanno un patto con gli Stati Uniti per affondare la Russia, sia quella sempre poco plausibile che vogliono spazzare via i produttori shale. Anche se è questo il prevedibile effetto.

I produttori shale si sarebbero spazzati via da soli in meno di qualche decennio, e forse i sauditi avrebbero fatto meglio a salvare un po’ di tutto quel petrolio, invece di produrre a palla.

O forse volevano che anche gli altri produttori facessero da produttori swing insieme a loro, in modo serio, invece di prometterlo e poi produrre sopra quota mentre l’AS come al solito effettivamente ribilanciavano da soli. Sarà.

Le domande rimangono:

  • quale sarà il meccanismo di bilanciamento dei mercati lato offerta?
  • perché tutti parlano dello shale come vittima anche se ci sono fonti unconventional ben più costosi?

Non tagliare produzione e esportazioni, e lasciando che i prezzi vadano sotto i costi di produzione di shale oil statunitense, e di altre fonti diciamo alternative e in crescita, come il heavy canadese, o il deepwater, oppure i progetti nell’Artico, significa lasciare il bilanciamento effettivamente ai mercati.

 (Noto che il metodo più classico è fare guerra contro un produttore che fa esattamente 1.5 mld al giorno, in modo da fermargli la produzione – ma non è stile saudita)

Stiamo parlando quindi di un cambio fondamentale del mercato petrolifero: da controllata a libero.

Chiaramente sarà un durissimo colpo a tutto i mondo di produzione unconventional: non sarà più il bisogno saudita di 100$ a condurre l’orchestra, ma i veri costi di produzione.

Trovare finanziamenti sarà molto più difficile quando il prezzo del debito emesso dipende direttamente dal consumo effettivo cinese invece che dal bilancio saudita.

Per tornare ai costi di produzione e allo shale come vittima, possiamo indovinare (aka analizzare il mercato) che la sovrapproduzione porterà il WTI addirittura sotto i 65$, che sarebbero più o meno un breakeven plausibile per il settore shale.

I progetti nell’Artico, o alcuni progetti di sabbie canadesi, per non parlare del deepwater, sono sopra gli 80$ come breakeven. Stanno già sanguinando, tipo emorragia arteriosa.

Ma sarà lo shale a piegarsi per primo. Questo perché il costo totale per nuovi giacimenti, e cioè esplorare, trovare, sviluppare, e operare = capex+opex, non è il fattore più importante nel mettere un pavimento al prezzo. A breve termine, cioè i prossimi mesi di bancarotte shale, sono importanti solo i costi per l’operazione.

Finchè il prezzo sta sopra l’opex si produce, poi si fermano le pompe. Ma questo è molto difficile che succeda, perché l’opex è bassissimo rispetto al capex.

Anche durante la crisi 2008-09 la produzione è scesa solo di -2%:

Questo mentre i prezzi sono scesi da 140 a 40, o 70%.

Diciamo che sarebbe un duro lavoro trovare una stretta correlazione tra il prezzo del petrolio e la produzione.

Per esempio ci sono junior canadesi con costi totali di 90$, mentre l’opex è solo di 30$. Ci vogliono almeno 4 anni per sviluppare progetti di questo genere, ma poi rendono per un paio di decenni. Hanno quindi costi “affondati” notevoli, e proprio per quello vanno avanti anche con prezzi bassi, in attesa di tempi migliori (che arrivano senza ombra di dubbio).

Per gli independent shale la situazione è al rovescio: pochissimo tempo per sviluppare i nuovi giacimenti, che però hanno vita brevissima: dopo 4-6 mesi tocca spostare il rig. Questo fa si che costi capex sono praticamente uguali al capex+opex: per forza si reagisce in fretta.

Quindi per bilanciare il mercato, usando proprio il mercato invece dei sauditi, vedremo prezzi intorno ai 60$ per il tempo necessario da togliere la sovrapproduzione. 

4 responses to “Perché sarà proprio lo shale a subire l’impatto, prima di altre fonti più costosi”

  1. Quesalid says :

    ….found on the net…..

    Ed says:
    December 1, 2014 at 9:46 pm

    Falling oil prices shows that the increase of world GDP has failed to keep up with the increase in oil production.

    I feel the next round of QE coming on; this time in the form of direct US and Canadian government financial support of tight and tar sands oil production to stop them going bust, keep prices low, and stimulate world GDP growth. The by product of this policy will be to keep up the economic pressure on Russia.

    Just remember you heard it from me first, folks.

    ps It will work until US tight oil starts to decline, then ….

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  2. luigiza says :

    ps It will work until US tight oil starts to decline, then

    Then what?

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  3. luigiza says :

    Qui Culture-di-sabbia-non-sempre-bituminosa del comportamento saudita si da una spiegazione che per il sottoscritto é ,direi, inusuale.

    Commenti al riguardo?

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  4. Quesalid says :

    ….ogni strategia funziona, fino a quando non funziona più….

    Everyone has a plan, 'till they get punched in the mouth (Mike Tyson)

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