Archive | dicembre 2014

Siempre perde el ciudadano…

 Aggiornamento 30/12/2014

L’articolo su the Guardian era introvabile, nonostante google mi desse un link. Stranamento l’avevano messo sotto “World” e non sotto “Spain”:

Seguendo il link l’articolo non sembrava di esistere, era introvabile. Anche la ricerca all’intero di Guardian non me lo trovava.

Per fortuna che esiste twitter, e alla fine l’articolo è stato ritrovato, sotto “Spain”:
http://www.theguardian.com/world/2014/dec/20/spain-protests-security-law-parliament

Sul Corriere nessuna traccia.

Sul sole invece ho trovato un altra notizia sul graduale ma molto reale restringimento della libertà in Spagna: Google News chiude.

Una nuova legge spagnola costringe gli editori a farsi pagare da Google o altri motori di ricerca per l’aggregazione di news. Una legge assurda, che penalizza i piccoli editori che non possono permetterslo e che con grande probabilità traevano comunque profitto dal serivizio che Google rendeva agli Internauti. Il traffico generato da Google news quando una persona segue il link si traduceva in introiti da pubblicità. Che ora viene azzerato.

Google ha preso la decisione di chiudere del tutto l’attività di aggregazione news in Spagna, ma l’effetto per le grandi testate è molto minore visto che la gente li legge comunque. Ai piccoli giornali si arriva cercando specificamente notizie non trovabili altrove. L’effetto secondario sarà quindi una minore offerta di opinioni e fatti trovabili in rete per quanto riguarda il proprio paese.

Non solo la Spagna è riuscita a mettere il bavaglio sulle testate estero per quanto riguarda la Ley Mordaza, ora evitano anche che gli spagnoli stessi possano trovare informazioni contrastanti sul proprio paese.
-fine aggiornamento-

Hanno passato ora in Spagna la legge ufficialmente chiamata “Ley de protección de la seguridad ciudadana” , e popolarmente chiamata Ley Mordaza, legge bavaglio.

La legge vieta le manifestazioni organizzate, per esempio davanti al parlamento, e gli individui che partecipano possono essere multati di € 600,000. Dover sborsare 600 mila euro effettiamente ti rovina la vita.

È  ovvio che non si tratta di nessuna protezione de la ciudadana, ma di protezione per la contestata classe politica.

Un  paese che solo 40 anni fa si è liberato dal fascismo, ora di nuovo li che limita la democrazia, la libera parola, i diritti umani, il diritto di espressione. Puniscono severamente chi protesta.

30mila € per una protesta pacifica, del tipo “da qui non mi muovo”, 30mila € per fotografare la polizia, 600mila € (!) per raggi di luce nel cielo per mandare messaggi (vedere Cairo) se per caso un elicottero passa di li in quel momento. E così via.

Stiamo parlando di un paese europeo, parte della comunità europea, ma in rete si trovano quasi solo notizie da blog. Il link sopra è di Huffington post, su the Guardian stamani ho trovato qualcosa, ma per il resto del giorno non mi si è più aperta la pagina.

Gli USA ci guadagnano e noi ci perdiamo dal petrolio basso

Le notizie su quanto fa male il prezzo del petrolio al business shale statunitense e al business heavy canadese cominciano a stufare, per quanto è indubbiamente vero tra le prime bancarotte.

In mezzo a questa superabbondanza di petrolio bisogna ricordarlo un po’ a tutti e anche a me stessa che peak oil è una certezza geologica. Il petrolio non è una risorsa infinita. Continuiamo a vivere su una sfera molto ben esplorata, e continuiamo a non-trovare altri Ghawar.

Anche dopo 4 anni con una media mobile del Brent a 105$ dollari e quindi con tutte le possibilità esplorative che le aziende petrolifere potrebbero mai sognare non abbiamo trovato altro petrolio economico.

Quindi, la mia posizione deve essere che in fondo l’Arabia Saudita stia facendo un gran favorone agli Stati Uniti, nel non tagliare la produzione.

Il guadagno degli Stati Uniti è doppio: un PIL più forte tramite costi d’importazione più bassi, costi trasporti interni più bassi, e tutto il resto del guadagno che una società petro-dipendente si può aspettare dai prezzi bassi  – ma soprattutto guadagnano dal fatto che il loro petrolio rimane sotto terra, per ora. Non avrebbero comunque mai raggiunto l’indipendenza energetica, anche se molti americani ne sono convinti.

Con la bolla shale il paese ha rischiato di finire le ultime risorse petrolifere troppo presto. 

A scoppiare la bolla potrebbero metterci anche dieci anni a riprendere pienamente l’attività di trivellamento. Questo ammesso che il crollo del prezzo questa volta veramente dipende da un forte rallentamento dei consumi, e che eventuali recessioni nella parte sviluppata del mondo rallenti ulteriormente i consumi delle economie emergenti.

Per molti anni mancheranno nuovi investitori nel settore, finché non sarà veramente chiaro che un’aumento della produzione del convenzionale sarà impossibile.

L’Arabia Saudita comunque non ha mai quest’anno aumentato la produzione, nel senso di portarlo a un livello diverso dai 9.5-10 mln di barili al giorno. Hanno solo rifiutato di tagliare.

Eccetto il misterioso taglio durante l’inverno 2012-13, forse dovuto all’aumento forte proprio durante l’autunno 2012 della produzione statunitense, i sauditi dal 2011 ad oggi sono rimasti sempre nell’intervallo decis:

Dati: JODI; la linea rossa è il MA 12 mesi; la zona azzura è il 2014

Il fatto positivo di tutto questo intrigare per buttare fuori gli americani dal mercato è che il nostro vecchio peak oil non sarà un peak oil geologico, con un picco alto e discesa ripida, rapida e dolorosa, ma un peak oil geopolitico (scusate il francese) con picco più basso e discesa più lenta.

Nel senso che su scala globale succede quello che non può succedere a scala di pozzo dove si guarda solo il cash flow.

Il fatto negativo dal punto di vista della picchista è che i paesi come l’Italia non ci guadagnano. Solo a breve termine, con la benzina qualche centesimo meno caro. Ovviamente qualsiasi abbassamento del prezzo sarà un motivo in più per aumentare le accise.

Ma soprattutto, in Italia come ovunque in Europa, rallenteranno per forza gli investimenti nel rinnovabile, e rischiamo di arrivare ancora più in ritardo con le alternative quando ce ne sarà bisogno. Rimaniamo veramente tanto indietro, e rimaniamo veramente tanto dipendenti.

BUON NATALE 2014

Sono andata su youtube per trovarvi uno dei tanti megahit di Mariah Carey, di quando aveva ancora quella voce con la spanna assurda, e mi sono subito resa conto di essere meno che originale:

Ancora prima di finire di digitare Mariah è apparsa la canzone – uno dei pochi hit natalizi non proprietà dei baby-boomer

Comunque, eccovela in All I Want For Christmas Is You:

BUON NATALE A TUTTI VOI!!
PS: per chi ha più pazienza c’è la sempre meravigliosa Vi Hart che canta The twelve days of Christmas…

SP500 e il NASDAQ che deve ancora salire

La settimana passata ha visto una ripresa straordinaria dello SP500, che ha praticamente cancellato la candela rossa della settimana precedente. Questo sulla comunicazione Fed che il TUS americano rimarrà basse o ultrabasso ancore per un periodo che corrisponde alle parole “pazienza” e “considerevole”.

Il report della Fed è risultato molto poco chiaro, ma girano voci che la Fed abbia fatto uno sforzo di essere chiaro senza usare le frasi e parole usate tradizionalmente, e sempre captate dagli algo di HFT per triggerare segnali buy o sell.

Quindi siamo a 2071:

SP500 20 dicembre 2014

Quella candela si trova esattamente dove inizialmente avevo deciso il cambio di rotta, e come già spiegato senza dubbio troppo presto.

E poi perché le borse americane comunque non si considereranno piccati finché il NASDAQ non abbia testato l’ultimo All Time High di marzo 2000:

NASDAQ 20 dicembre 2014

Mancano ancora 235 punti.

Comunicazione di servizio: post ritirato

Il post sull’occupazione americana alla rilettura è risultata troppo superficiale ed è sotto revisione…rischiando di diventare una specie di romanzo. Appena decido cosa metterci e cosa no sarà di nuovo online.

Lo scivolone del rublo

Lo scivolone del rublo è senza precedenti.

Neanche nel 2008 con il crash del petrolio si è svalutato tanto. Parlo qua del cambio EUR/RUB che per gli italiani è quello di impatto immediato.

Durante la seconda metà del 2008 fino alla fine di febbraio 2009 il rublo aveva perso il 30% del potere d’acquisto rispetto all’Euro:


La crisi ora è ancora più grave. Il 16 dicembre il rublo ha toccato il fondo con il 53% di svalutazione rispetto all’euro, iniziando i conti quest’estate. Ora (aggiornamento il 18 dicembre) siamo a 36%, quindi più in linea con la crisi di 7 anni fa.

Avrà serie ricadute sull’industria italiana, sia per la domanda dimezzata di beni di consumi, sia perché non può più esportare macchinari molto richiesti in russia visto che non riescono a farsi pagare.

E il minor costo del gas dei contratti take-or-pay indicizzati al petrolio non verrà passato ai compratori/consumatori. Un po’ perché le aziende compratrici diciamo alla fine della catena terranno le quantità comprate al minimo possibile per aumentare la possibilità di fare margini su spread locazionali e temporali in borsa, e un po’ per le sovrastrutture fiscali imposte sulle materie prime energetiche, che riducono l’effetto prezzo.

La maggiorazione della svalutazione rispetto al 2007/08 non c’entra solo con il petrolio però. C’entra anche, e forse di più, con le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Europa alla Russia, e all’impossibilità di concludere operazioni finanziari e investimenti in occidente.

Poi a livello europeo si sono accorti che un rublo in libera caduta potrebbe danneggiare pure le banche e finalmente stanno discutendo di ammorbidire le sanzioni, così IlSole24. Fortuna quindi che a Bruxelles non hanno mai amesso che si tratta di una guerra tra Ucraina e la Russia, ma solo di una sfortunata guerra civile. Putin continua a lamentarsi del fatto che la NATO ha circondato la Russia, e non intende quindi avvicinarsi all’occidente per quanto riguarda l’invasione. Bisognerebbe fargli vedere una mappa della Russia, con evidenziato quali sono i paesi NATO, e di quanti pochi km di confine si tratta.

sarc on/ Se l’Italia non fosse parte di NATO, a questo punto con gli stessi argomenti potrebbe tranquillamente invadere la Corsica /sarc off

Chi ci sta veramente mettendo la pelle in questi giorni ovviamente non è la Oligarchi&Co, ma il signor Smirnov, che ha tutti i suoi risparmi in rubli, nella banca locale. Questi rubli che non hanno neanche il permesso di essere scambiati contro un iPhone, anche se dovessero bastare.

Il target delle sanzioni hanno da sempre i loro asset in dollari o franchi e vivono comunque tra l’Italia, la Svizzera e la Francia.

E pensare che il il rublo alle spalle ha un’economia che esporta petrolio, con una banca centrale che detiene almeno il 12% degli asset in oro.

TA ENI, aggiornamento sul buyback

Ci siamo quasi a quei 12 €/azione ENI possibili secondo l’analisi tecnica di febbraio scorso.

L’azione ha chiuso oggi a 13.28 e non ci sono più supporti validi fino a 11.90-12 €.

ENI analisi tecnica

Continua a leggere…

SP500, nuova correzione o cambio trend

A questo punto ci vuole un aggiornamento sull’andamento del SP500. La candela della settimana passata si trova esattamente nell’angolo dove il mio forecast cambia trend:

SP500 13 dicembre 2014

La settimana passato ha visto una perdita di -3.50€, ma si trova ancora sopra i magici 2000. Ora la domanda è se riuscirà a raggiungere i supermagici 2250 proiettati per luglio 2015, o se è ora per gli indici generali di seguire il complesso energetico.

La linea di supporto arancione si trova più o meno a -22% dal all time high della settimana precedente. Una correzione classica sarebbe di -10% a -20% prima di fermarsi per tornare bullish. Se viene superato il -20% di correzione si ha un nuovo trend al ribasso.

Shopping edition: Evitare Dalani.it

Ho comprato un paio di cose online da Dalani.it e mi hanno fregato, proprio così. Non mi era mai successo.

È da praticamente 20 anni che compro roba online, iniziando dubbiosa ma entusiasta, se il connubio è possibile, con i primi libri da Amazon nel 1994. Non ho mai abbandonato Amazon, e il servizio è quasi impeccabile.

Solo quasi, perché alcuni loro affiliati antiquariati, e cioè che vendono libri usati, si sono rifiutati di spedirmi libri fuori stampa dagli Stati Uniti e comunque introvabili in Italia o sul sito di antiquariato http://antikvariat.net/ . Non mi perdo d’animo, prima o poi ci riesco.

Durante gli anni ho venduto e comprato roba su Ebay, tra l’altro un enorme (ai tempi) televisore 50″ Sony comprato da un venditore tedesco nel 2004. Arrivato indenne, e funziona benissimo tuttora, e soprattutto da FNAC a pochi passi da casa costava 500 euro di più.

Ultimamente sono riuscita a vendere la macchina in pochissimo tempo, iscrivendomi a parecchi siti e rispondendo velocemente a tutti gli interessati.

I sandali estivi vengono ricomprati regolarmente, e sarei anche felice di prenderli in un negozio per aiutare un negoziante, ma con la suola più stretta di cui ho bisogno io, ci sono solo online, dalla Germania, selbstverständlich.

Non ho mai, dico proprio mai, avuto problemi con merce danneggiata o carte clonati. Tutto sommato mi sembra un settore di gente seria, è in ogni caso dovrebbe bastare un po’ di buon senso. Per dire, non compro medicine online per poi lamentarmi che non funzionano, o peggio.

Compro anche molto cibo online: Portanatura per frutta e verdura, ma anche pane, latte, e carne volendo, anche se la carne bovina mi arriva dalla Val Trebbia ogni quanto ne ho bisogno. L’olio sempre online, spedito dalla Toscana.

Giusto per i vestiti bisogna ancora andare in giro.

Quindi non ci ho pensato due volte quando sul sito di Dalani (mobili, stoffe e altre cose noiose del genere arredamento) ho finalmente trovato una panchina per l’ingresso lunga esattamente quanto volevo e del colore giusto, cioè grigio, per sostituire due vecchissime rottissime sedie ereditate dalla bisnonna. Prezzo abbordabile, 140 euro o giu di li. In più vendevano un set di due sedie à 99 euro perfette come sedie extra visto che mi mancano sempre.

Dalani, dunque. Firmo il foglietto (elettronico) della consegna. chiamo l’ascensore. Il tipo è già scappato. Sposto il pacco della panca in ascensore, e poi sposto il pacco delle 2 sedie in ascensore, e capisco subito che qualcosa non va.

Infatti, dentro ce ne solo una di sedie. Comincio subito la trafila di chiamare l’assistenza, ascoltando per 5 minuti la musichetta etc, e alla fine mi informano che quando mi arriva la mail di risposta dall’assistenza posso scegliere di o rendere la sedia e avere il rimborso, o avere un nuovo pacco con 2 sedie tra 4 settimane, ovviamente lasciando il primo pacco intatto così com’è senza usare la sedia. Il pacco è enorme, fatto per due sedie intere com’è, e occupa più di un metro cubo di spazio.

Bene, aspetterò la mail.

Nel frattempo, apro il pacco della panchina per l’ingresso. Comincio a montare la struttura. Infine tiro su la seduta, che stava faccia in giù ancora nel cartone. E vedo che non è grigia, è bianca…

Tutto questo 24 ore fa e sto ancora aspettando la mail della Dalani che avrebbe dovuto arrivare prontamente.

Giudizo complessivo: Inaffidabile.

Curve forward Brent confermano scenario fine shale boom

Riprendo il post del 5 settembre “Shale boom è quasi finito, secondo il mercato”.

Pare che il mercato abbia avuto ragione. In gennaio le curve forward puntavano in basso, erano in backwardation. Di solito un segnale che il mercato spot è più stretto del mercato lungo la curva. Infatti poi il prezzo del greggio è piccato in giugno.

Le curve riuscivano quindi a vedere una sovrapproduzione e anche un indebolimento della domanda, ma quanto sarebbe stato di troppo non si capiva ancora.

In seguito lo spot scendeva in picchiata e man mano che scendeva le curve forward dovevano fare i conti con la minore produzione a medio termine (1-2 anni) che sarebbe stato il risultato dei prezzi più bassi.

E così da settembre in poi le curve non erano più in backwardation, ma in contango. Cioè vedono prezzi futuri più alti di quelli di oggi, proprio perché i prezzi bassi avrebbero fatto fuori tutta la sovrapproduzione troppo costosa.

Il prezzo per dicembre-16 della curva dei primi di dicembre-14 è ca 10 dollari più bassa di quanto stimava il mercato un mese fa (curva di novembre-14). Ma il contango è più ripido: più cadiamo in basso, più veloce sarà la ripresa del prezzo.

Per dire, il fattore importante non è il prezzo che si “vede” fra due anni, ma la forma della curva.

Ho ipotizzato che sarà per prima lo shale a pagare le conseguenze della protezione market share dei sauditi. I prezzi possono scendere ancora 10 euro, e possono rimanerci anche per 6 mesi, ma poi salirebbero per forza quando gli americani riducono la produzione da aprile in poi.

L’ipotesi però non include un analisi sui paesi OPEC che hanno visto svanire il sostegno saudita. Per i sauditi non tagliare la produzione in questa situazione equivale a dire agli altri che 1. non si fidano che avrebbero tutti rispettati le quote (e hanno ragione) e 2. che a questo punto gli altri possono vedersela da soli.

E gli altri, tipo Venezuela, sono completamente dipendente dal petrolio e cominceranno a produrre ogni singolo barile che riescono a tirare fuori. A questo punto i prezzi bassi possono rimanere ben oltre i 6-12 mesi necessari per rallentare lo shale, e 2 anni sembra più realistico.

E cosa succede dopo i 2 anni di prezzi bassi è un altro romanzo ancora…