Archive | novembre 2014

Produzione industriale pro capite comincia il declino l’anno prossimo

Post sprint prima di andare a vedere Interstellar all’Orfeo.

Ho scaricato un paper  scritto da un phd in fisica applicata dell’università di Melbourne che discute l’andamento delle simulazioni in “Limits to growth” rispetto all’andamento reale.

Nel 2012 avevo scritto che il LTG aveva praticamente avuto ragione su tutto. Due anni fa si faceva moltissima fatica a trovare materiale online che parlasse del LTG o del 30-year update, navigando ora in giro per trovare ispirazione mi sono resa conto che è diventata moda, mainstream, e il materiale originale è trovabile online, insieme a tantissimo altro materiale. Ho persino trovato un excel con parte dei 150 e passa equazioni che fanno il modello LTG…praticamente illegibile ma viene veramente voglia di tradurli in matlab.

Per farla breve: Il ricercatore ha trovato il LTG quasi perfetto. Alcuni processi sono rallentati rispetto all’originale, ma in sostanza sta in piedi il forecast del ritorno a una vita economica pro capite ai livelli dell’inizio ‘900, su scala globale.

Per esempio le risorse estratte non stanno declinando con la velocità descritta nell’originale, e quindi anche l’inquinamento è più lento di quanto si aspettava:

I numeri reali in genere sono molto ben allineati con il modello di quarant’anni fa. Alcuni fattori erano forse troppo difficili da prevedere con esattezza: il rallentamento dello sfruttamento delle risorse dipende non solo da aumenti di efficienza energetica e nell’impiego di materiali, ma forse soprattutto dalla crisi finanziaria globale, che nel 2009 ha tolto il fiato a tutta la produzione industriale.

Se sfruttiamo meno velocemente le risorse, allora anche l’inquinamento risulta meno grave. Un possibile fattore importante dietro l’aumento oltre le aspettative della produzione agricola.

Le tremende siccità degli ultimi anni in Russia, California e Australia creano però il dubbio se non abbiamo raggiunto il picco di produzione agricola. In Italia le piogge sono state così forti e consistenti quest’anno che non c’è un ulivo con olive in tutta la peninsula.

Nonostante il “food per capita” in aumento, abbiamo dei “birth rate” in discesa più velocemente di quanto si poteva sperare 40 anni fa. Il tasso di nascita ha una correlazione negativa con l’educazione della popolazione femminile, ovvero, più scuola, meno bimbi.

In realtà il cibo in più non può sostenere un’aumento di nascite, perché anche il tasso di mortalità è in forte discesa, sempre immagino un effetto di maggiore educazione e crescita economica nei paesi in via di sviluppo. E se guardiamo bene il grafico, il tasso di mortalità non diminuisce da qualche anno.

In ogni caso la scomparsa del mondo come lo conosciamo inizia nel 2015, con l’improvviso crollo della produzione industriale pro capite. L’inquinamento continua a crescere fino a diventare il maggiore nemico dell’agricoltura, che ricevendo anche sempre meno risorse naturali in forma di macchine agricole e petrolio per i trasporti non può sostenere la crescita della popolazione, che a partire dal 2030 perderà mezzo miliardi di persone al decennio.

I soliti paesi sussidiano gli idrocarburi con più di 400 miliardi di dollari all’anno. Che dire.

Dall’ultimo WEO rubo questa utilissima mappa, sul valore dei sussidi dei carburanti fossili: più rosso il colore del paese e più sussidiano. In più c’è la tortina blu che per i maggiori sussidiatori spiega le percentuali per tipo di idrocarburo fossile di base.

La mappa dimostra perfettamente dove possiamo aspettarci manifestazioni sempre più frequenti e violenti nei prossimi anni: i bilanci pubblici saranno sempre più sotto stress, e pian pianino i sussidi vengono ridotti.

Se leggo bene la mappa, buona parte del mondo mantiene tranquilla la popolazione regalandogli anche più del 50% del costo carburante. Arabia Saudita lo sappiamo può permetterselo ancora per tanti anni anche con prezzi petrolio bassi, ma sulla Russia ci sono dei seri dubbi. Propaganda nonostante, è un paese poverissimo, con un’aspettativa di vita da terzo mondo, altissimi tassi di alcolismo, uno dei paesi più colpiti da HIV, e anche uno dei paesi più corrotti sul pianeta. E spendono praticamente solo per il militare.
Non è poi così strano che tutto l’occidente è pieno di russi che preferiscono vivere altrove, già che possono.

Per quanto riguarda l’Ucraina siamo ormai “noi” che paghiamo i sussidi, in quanto i russi non lo possono più fare. Pare che Bruxelles si stia stufando però. Forse è per quello che non si parla tanto dell’invasione russa di Donetsk?

Indonesia, Egitto, Libia, Iraq, Iran, India, Argentina: scontri violenti sono all’ordine del giorno, e a periodi di tranquillità seguiranno sempre nuove rivoluzioni, o come li vogliamo chiamare.

Almeno Iran ha già capito l’andazzo e si fa costruire 2 reattori nucleari dai russi. Loro sprecano più del 20% del PIL in sussidi:

Sussidi % del PIL

 Anche l’Arabia Saudita potrebbe tranquillamente tapezzare il deserto di fotovoltaico con quei 50 miliardi di dollari annuali regalati alla gente.

Tutto petrolio risparmiato sarebbe. Sono veramente perplessa di fronte a questo inutile spreco.

La mobilitazione militare russa continua indisturbata

Ho trovato cinque articoli miei dove scrivo in qualche modo della mobilitazione militare russa. In settembre 2010 ho linkato alcuni video del canale propaganda russo in lingua inglese, RT. Allora si trattava dell’Artico, ma anche attività inaudite intorno a una nave americana.

Prima, in agosto 2010, avevo scritto che Putin aumentava la spesa destinata alla difesa del 60%. Teorizzavo anche li che la mobilitazione avrebbe servito a difendere appunto pipeline e strutture, ma non per atti di aggressività inprovocate.

Dopo qualche anno di tranquillità con poche notizie di violazioni di spazi aerei e altro c’è stata la storica esercitazione militare, luglio 2013, che ho paragonato a quella usata per initimidire la Polonia ca 30 anni fa. 

Ho scritto:

Quindi la volontà e evidentemente la necessità di poter mobilitare enormi masse di truppe è ora più grande che durante la guerra fredda.

E infatti, a nove mesi da li la Crimea è diventata russa.

Con tutta quell’attività verso il sud per un attimo ho dimenticato l’interesse russo storico per il Baltico, ma come ci avevano promesso 30 anni fa sono tornati a farci una visita. E’ stato interessantissimo seguire la vicenda, ma soprattutto devo dire la meta-vicenda: per una decina di giorni le news erano popolate da signori e signore serissimi in uniforme, alternati a professori esperti di geopolitica e/o armamenti, che facevano gioire tutta la parte della popolazione per non parlare di politici realisti, da tempo come me angosciati dello stato pessimo dell’apparato militare svedese. Ovviamente la vicenda ha costretto il nuovo governo di sinistra ad aumentare la spesa militare di almeno 120 milioni di euro, divisi su quattro anni.

Back to Russia: In settimana ci sono state di nuovo esercitazioni russe. Questa volta a mo di attacco alla NATO con armi nucleari. Niente di nuovo in se, tranne per l’estensione e l’aggressività che sono decisamente in aumento rispetto al passato.

Sono stati coinvolti, come dice il Barents Observer, l’intera triade di bombardieri strategici, sottomarini, e gli ICBM, cioè degli robot da terra per missili di lunghissimo raggio. Gli ICBM hanno una gittata come dice wikipedia “limitata da accordi politici”. Un missile ha lasciato Plesetsk per colpire l’obiettivo Kamchatka pochi minuti dopo. 5700 km.

Tragitto del missile lanciato da Plesetsk

Un missile Topol-M in realtà ha una gittata oltre i 10.000 km e arriva fino agli Stati Uniti. In ogni caso può colpire territorio NATO senza alcun problema – distanza per Milano per esempio è di 3.500 km da Plesetsk, e anche con: “extremely high accuracy of target destruction.”

Con la Nukemap di Alex Wellerstein si possono fare delle ipotesi sulle capacità distruttive di una bomba, scegliendo il target e il “rendimento” (800 kt).

A Milano morirebbero 483mila persone con più di 600mila feriti.

Topol-M su Milano

Si può scegliere anche l’opzione “radioactive fallout” per tracciare esattamente quanto del territorio nazionale verrebbe distrutto.

Chiaramente Milano non sarebbe mai un target credibile per una bomba del genere. Ma non conosco i target strategici italiani. 

Per non farci mancare niente, dei caccia norvegesi sono stati costretti a salire da Bodø venerdì quando 4 TU-95 si sono avvicinati da nordest. Già mercoledì scorso era successo la stessa cosa. Quella volta 6 TU hanno accostato tutta la costa norvegese. Quattro di loro sono tornati indietro, ma gli ultimi due hanno continuato fino al Portogallo, dove solo sopra l’Atlantico hanno interrotto per tornare indietro.

La conclusione della NATO è che i caccia russi sono una minaccia…per il traffico aereo civile. Volano con i transponder spenti e non sono rilevabili dagli aerei normali.

Ovviamente chiunque abbia letto i giornali negli ultimi anni potrebbe invece trarre la conclusione che le capacità russe dimostrano anche intenzione.