Cronache dello shale e della sabbia

Proviamo l’interpretazione che lo shale americano è stato un cigno nero di lento atterraggio soprattutto per i sauditi. Che evidentemente si sono rotti a perdere l’influenza sugli Stati Uniti, e hanno deciso di intervenire.

In questo caso intervenire uguaglia a non-intervenire, in quanto l’Arabia Saudita avrebbe dovuto fare il bravo swing-producer come quasi sempre, e ridurre la produzione proteggendo il prezzo, e non la fetta di mercato come invece stanno facendo.

Il prezzo del Brent in questo momento è a $ 86.10, ma più importante è il livello RSI, che sul mensile e settimanale è al livello più basso di sempre.

Brent weekly 18 ottobre 2014

Ho tirato in grande il relative strength index sul grafico weekly per illustrare che neanche durante il crollo 2008 si credeva così poco nel Brent come nella settimana passata. Per dire, ho modificato i livelli da 30 e 70 a 20 e 80 e il RSI sfiora lo stesso. 
Grafico daily, stessa cosa. Dopo aver toccato gli 83 dollari, giù 25% dalla metà di giugno, quel oversold era troppo e venerdì c’è stato un rimbalzino, che potrebbe avere vita breve. In questo momento abbiamo davvero un gap strutturale tra offerta e domanda, e ci vogliono alcuni mesi per correggerlo.

La veloce crescita della domanda fino al 2008 ha portato ai consumatori a sopportare il dolore di un prezzo vicino ai 150 $ per tagliare fuori parte dei compratori – e tornare a un livello prezzo sopportabile ma comunqe sostenibile per mettere in moto nuovi progetti di E&P.

In questo momento invece sono i produttori a dover sopportare il dolore dei prezzi bassi per un certo periodo in modo da tagliare fuori i produttori di troppo.

Un breve periodo di prezzi bassi fermerà un po’ la produzione ma non manda in bancarotta nessuno.

E quindi, se l’interpretazione è questa dei Saud vs Shale allora ci vorranno 3-4 mesi e anche di più. Qua stiamo parlando di bancarotte appunto, e dipende dalla sanità dei bilanci dei singoli independent, quanto potranno reggere.

Il motivo per cui in rete non si da retta a questa interpretazione è che tutto sono convinti che gli arabi abbiano bisogno di 100 $ al barile per rispettare quel insostenibile contratto sociale che hanno messo in piedi, dove i sauditi non lavorano ma vivono di rendita. È vero questo, ma è altrettanto vero che dopo 4 anni di prezzi altissimi la loro banca centrale detiene 3 anni di spesa pubblica, secondo il FT.

In August, Saudi central bank reserves reached $747bn, the equivalent of more than three years’ budgeted spending.

Ce la fanno benissimo a prendere anche 60 $ per un anno intero volendo. Dopotutto stanno ancora operando giacimenti convenzionali con costi di produzione che almeno nel 2009 non superavano i 30$.

One response to “Cronache dello shale e della sabbia”

  1. daniele bergamini says :

    QUINDI I SAUDITI TENGONO PER IL COLLO/P..LE GLI 'MMERIGANI

    Mi piace

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