Produciamo troppo petrolio e nessuno vuole tagliare…e shale, tanto per cambiare

Qualcuno ha tagliato le gambe alla domanda per petrolio, e soprattutto alla domanda per Brent. Ha perso 25% dalla metà di giugno, e in questo momento costa 88$ al barile, solo 3$ più del barile marginale, o almeno così si dice.

Brent 13 ottobre 2014

Il prezzo ha raggiunto quel importante resistenza/sostegno che lo ha salvato a metà giugno 2012, e dove aveva sbattuto la testa in maggio 2010, e che ancora prima ha dato sostegno in novembre 2007, dicembre 2007 e febbraio 2008 raccogliento forza per arrivare ai 140$.

Possiamo leggere le carte come nuovi equilibri sulla domanda/offerta mondiale, dove per esempio la realtà ha raggiunto la Cina. Si sa che la loro produzione di elettricità da qualche anno non va più a pari passo con altri numeri macroeconomici, e che in pochi anni hanno costruito enormi città fantasma che probabilmente stanno già stressando investitori incauti.

Possiamo anche leggerle come nuovo equilibrio tra petrolio leggero e pesante dove le raffinerie ricostruite/nuove riescano finalmente a trattare anche i petroli più pesanti, alleggerendo la pressione sul Brent.

Oppure come protezione market share da parte dei sauditi che non ci pensano neanche a tagliare la produzione. Se tengono duro buttano fuori qualche independent americano, che a questi prezzi non possono andare avanti con il miracolo shale (oil in questo caso).

C’è da dire che questi independent tengono duro da anni con cash flow negativi e quant’altro che avrebbe dovuto far tirare il freno a mano, se non a loro, almeno a chi ci sta investendo. Ma gli investitori hanno sempre preferito credere alle storie di risorse enormi e avanzamenti tecnologici, piuttosto di guardare i numeri sulle riserve, una frazione delle risorse.

È una verità universalmente riconosciuta (l’ho sentito dire anche settimana scorsa da un ex-dirigente ENI a un convegno energia a Milano) che i pozzi hanno una vita molto breve, con una rapidissima salita fino alla produzione massima, poi seguita da una discesa ancora più veloce. Basta spostare tutto e ritrivellare da qualche altra parte. Solo che le aziende in questo modo, sempre pagando quei milioni per spostare le trivelle, non sono mai veramente riuscite a dimostrare profitti. I racconti agli investitori sembrano più romanzi gotici, si spera al lieto fine, e nel frattempo uno si perde nel plot assolutamente incomprensibile.

Quindi, se finalmente qualcuno riesce a fare profitto è perché per il momento ha abbastanza pozzi funzionanti senza dover ritrivellare subito. Un anno fa perdeva, l’anno prossimo perderà di nuovo. E quest’anno guadagna magari 300 milioni ma in tasca mette 60, perché 240 gli servono per pagare l’estrazione attuale e gli interessi sui 2 miliardi che gli sono stati prestati.

L’ultima aggiunta alla trama gothic quindi è questa notevole sovrapproduzione di petrolio, da tempo scritta sul muro ma ignorato da tutti. Se nel post sulla possibile fine dello shale boom guardavo lontano sulla curva, qua invece parliamo del contango iniziale che dura almeno fino a marzo 2015. E come già constatato, nessuno intende tagliare la produzione per proteggere i prezzi.

Possiamo solo sperare in una boccata d’aria temporanea per i paesi come l’Italia, che il petrolio non lo estraggono, e quindi qualcosa ci possono guadagnare.

9 responses to “Produciamo troppo petrolio e nessuno vuole tagliare…e shale, tanto per cambiare”

  1. Pinnettu says :

    Oggi il greggio WTI è precipitato a 83 $.
    Non vedo altra spiegazione se non quella di una produzione che corre a tutta a velocità. Anche amesso che in questi ultimi mesi ci sia un qualche rallentamento sul fronte domanda, non possiamo dimenticare che la stima per il 2014 vede la domanda assestarsi attorno ai 91,4 milioni di b/g. (dati Energy Information Administration). Ovvero ben 1 milione in più rispetto al 2013. Difficile quindi parlare di rallentamento della domanda.Tantopiù che i prezzi sono “fiacchi” da ormai quasi 4 anni.

    La spiegazione della caduta dei prezzi, sta tutta nella grossa disponibilita di greggio. Disponibilità che andrà ancora aumentando. Ci sono i margini per vedere ancora un aumento della produzione nei prossimi anni.

    Come dissi tempo fa, vedremmo i 100 milioni di b/g degli “all liquids” e gli 85 milioni del “crude+condensate”.

    Bisogna ormai prendere atto che la previsione (temporale e quantitativa) sul picco era sbagliata.

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  2. daniele bergamini says :

    calma figlio del breve periodo

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  3. Pinnettu says :

    Ma no, al contrario, le mie sono considerazioni del lungo periodo.
    Considerazioni che prendono spunto da previsioni che collocavano il picco in un punto nel passato che abbiamo superato da quasi due lustri, e che indicavano un prezzo del greggio, per la metà di questo decennio, attorno ai 150-200 $

    In particolare per il “crude+condensate”, si indicava il 2005 come picco e un conseguente calo di circa 2 milioni di b/g all'anno. Si sarebbe dovuti passare quindi dagli allora 73,7 miloni di b/g a circa 64 milioni nel 2014.
    La situazione odierna invece vede la produzione di c+co ad un nuovo massimo storico attorno ai 77 milioni.
    Cioè siamo a ben 13 milioni di b/g in più rispetto alle previsioni.

    Uguale per gli “all liquids”… picco previsto nel 2008. Da allora siamo passati da 85,7 milioni di b/g agli attuali 91,5 circa.

    Ad essere sbagliato, non era certo il presupposto scientifico del picco ( che mi pare di una logica estrema), ma la base di partenza per le previsioni. Ovvero la URR, che evidentemente non era pari ai circa 2400 miliardi di barili stimati dai picchisti ma ben più alta. Chissà, forse anche 3500 miliardi, come sostenevano altre fonti.

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  4. fardiconto says :

    Siamo coperti di debiti contratti per sostenere ricerche di idrocarburi non remunerative. Domanda banale: i produttori che operano in perdita per quanto andranno avanti? Se saltano per aria, che sarà del loro segmento di mercato?

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  5. Paolo says :

    Pinnettu, tutto questo è picco. Del petrolio economico, che ha piccato da un pezzo ormai. C'è chi ipotizza che il basso prezzo sia un artificio orchestrato da USA e Sauditi per mandare all'aria Putin che sull'export di petrolio basa la sua forza, ma così se ne va all'aria anche l'industria shale degli yankee. Allora pensiamo piuttosto al calo del prezzo dovuto al calo della domanda da parte di molti paesi occidentali attanagliati dalla crisi. E sono fatti reali nudi e crudi.
    A furia di produrre in perdita, le multinazionali getteranno la spugna. A meno di incentivi statali (e quali soldi?) non vedo come un privato possa essere stimolato a produrre sapendo di non guadagnarci. Sei sicuro che arriveremo alle cifre produttive che tu profetizzi?

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  6. Pinnettu says :

    No Paolo, I numeri nudi e crudi dicono altro, esattamente quello che ho descritto poco sopra. Una previsione sbagliata di ben 13 milioni di b/g, non è cosa da poco. E questo per rimanere al C+CO.

    Non c'è stato nessun picco e i prezzi sono li a dimostrarlo. Sono ormai quattro anni che lateralizzano, e la domanda fa segnare record su record. Segno evidente che questi prezzi sono sostenibili dall'economia mondiale. E sottolineo economia mondiale, che non coincide, almeno per il momento, con la disastrata economia europea!

    Il picco, quando arriverà, sarà un'altra storia, lo vedremmo in tutta la sua enormità. Di certo non c'è ancora stato.

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  7. Paolo says :

    Ti ostini a non voler vedere il picco del petrolio economico. Nell'enormità ci siamo già dentro con l'austerity, la conseguenza diretta del picco suddetto. O non ti è ancora chiaro che c'è un disegno preciso, da parte di alcune potenze, di deindustrializzare diversi paesi occidentali per fargli abbandonare la tavola dei commensali petroliferi? E se questo non vuol dire declino di risorse energetiche economiche cos'è secondo te? E quale economia mondiale regge all'alto prezzo del barile che tanto alto non è più? Di certo la Cina, che sta facendo la parte del leone nell'import petrolifero, ma altri paesi, tra cui l'Italia, hanno ridotto nettamente le importazioni. Quanto pensi che reggerà ancora la produzione di shale a prezzi bassi del barile? Guarda la realtà e capisci che il picco è alle nostre spalle.

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  8. daniele bergamini says :

    scusa pinnettu, scrivi ora che il petrolio è andato a 80, e giugno dove eri col petrolio a 105?

    Se domani torna a 105 molte le tue considerazioni non hanno valore.
    Magari qualche dato di previsione è sballato, anche perchè gli economisti/analisti sono meno affidabili dei bambini, basta guardare le stime dell'EIA che cambiano come il tempo…

    Ma il grande studio del '72 pubblicato in Limit to Growth è stato del tutto rispettato, quindi il picco non si identifica i un giorno e nemmeno in un mese, ma è un dato che si vedrà soprattutto a posteriori.

    Lo shale oil ha allungato questo picco? forse si, ma cambia qualche cosa se avverrà nel 2015 onel 2016?

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  9. Pinnettu says :

    No scusate ragazzi, stiamo negando l'evidenza, ed è per questo tral'altro che nessuno si fila e mai si filerà le teorie sul picco.

    Il greggio costa indubbiamente più di diceci anni fa (e pure molto) ma, lo ripeto, non c'è stato nessun picco. Volete che riporti i dati sulla produzione?…non mi pare il caso ma se volete….

    La produzione cresce continuamente (sia il convenzionale che gli “all liquids”) e la previsione sbagliata, ripeto anche questo, è di ben 13 milioni di b/g con un errore temporale chè è già arrivato al decennio.
    Non è questione se è arriva nel 2015 o nel 2016, è che doveva arrivare dicei anni fa!

    Quanto all'economia che non regge i 100$, beh spiegatemi allora perchè la domanda continua a crescere a ritmi più che sostenuti, inanellando record su record.

    Per il momento io sto ai fatti, la domanda cresce senza sosta e la produzione fa altretanto.
    Il mondo (il mondo non l'Italia) è disposto a pagare il greggio ai prezzi attuali, che siano gli 80$ di questi giorni o i 100 di giugno o magari i 120 di domani.

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