Archive | ottobre 2014

Ebola, tempo di raddoppiamento sotto i 20 giorni

Piccolo update Ebola.

Gli ultimi numeri ufficiali sono del 27 ottobre ca, di 13,700 casi e 4,922 morti. I giornali ultimamente hanno parlato di rallentamento della malattia, e di contenimento, in quanto sia il Senegal che la Nigeria sono riusciti a contenere il virus.

Io ho quindi tirato giù i numeri da wikipedia (alla quale ogni tanto faccio una piccola donazione, e penso che tutti noi dovremmo farlo, non come un amico che ha donato talmente tanto da essere invitato al Buckingham Palace, ma qualche euro gli dobbiamo tutti), e ho fatto qualche semplice calcolo.

Il CAGR. In questo caso la crescita percentuale giornaliera. Uso solo i numeri per i casi, non quelli per i morti. Ho preso i numeri ufficiali del WHO, e ho preso un mio foglio excel e inserito la formula tra i punti dati disponibili.

Il risultato è un grafico a punti che quasi formerebbero una linea:

Crescta giornaliera Ebola, calcolato su numeri ufficiali WHO.

La crescita dell’Ebola varia tra 1% e 5% al giorno, con qualche outlier indietro nel tempo.

Ma i numeri dei primi giorni sono da prendere col sale, in quanto comprendono praticamente tutti i casi avvenuto da dicembre in poi. In giugno abbiamo avuto anche un aggiustamento di 7%, e in luglio uno di 5,5%.

Alcune medie sui periodi (scelte da me, privilegio del statistico)

  • giugno-ottobre = 3%. 
  • agosto-ottobre  = 3%. 
  • 15 ottobre-27 ottobre = 3%. 

 Se qualcuno dovessi chiedermi la crescita giornaliera dell’Ebola, direi 3%.

Se tolgo i primi outlier e aggiungo una linea trend, sembrerebbe addirittura in aumento, la crescita giornaliera:

Trend in aumento?

Nota: se dovessi togliere anche il possibile outlier di giugno di 7% il trend si rafforzerebbe, visto che quel punto si trova all’inizio del tracciato che quindi viene “tirato su”.

Quando la crescita relativa, e cioè percentuale, è costante nel tempo, la quantità descritta è in crescita esponenziale e ha anche un suo tempo di raddoppiamento costante.

Per calcolarlo un po’ su un’anca si divide 69 o 70 o 72 per il percentuale. Questione di gusto. Io uso 70. Divido quindi 70 per ogni CAGR calcolato con i numeri ufficiali per avere in ogni data il tempo di raddoppiamento.

Se per esempio ho numeri per il 20 e per il 30 maggio, e il CAGR calcolato da una crescita mi da 2% al giorno; poi 70 diviso 2 mi da 35 giorni di raddoppiamento.

Prendendo tutti i punti questi sono i tempi di raddoppiamento calcolati:

Mentre all’inizio i percentuali riferiti davano raddoppiamenti anche di 100 giorni, quei 3% in media da giugno ad ottobre ci ha portato a un raddoppiamento di ca 30 giorni, sempre intesi come media. Con gli ultimi dati siamo sotto i 20 giorni.

Ora, i letti ospedialieri in Liberia vengono riferiti come liberi al 50%, solo che viene il dubbio che la gente ormai preferisce non venirci proprio, in ospedale.

Qualche risparmio sulla spesa petrolio per l’Italia

La guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e produttori di shale oil negli Stati Uniti avrà qualche inaspettato vincitore.

Per esempio Italia e il suo sofferto PIL. L’unica cosa che lo tiene vicino a crescita 0 sono gli investimenti in efficienza energetica che sono stati fatti dalla metà degli anni 90 in poi.

Efficienza energetica

Come si vede dal grafico, usiamo sempre meno petrolio per un PIL comunque più o meno fermo. Fino al 1995-1999 il PIL cresceva, ma anche il consumo di petrolio. Se il consumo fosse rimasto a quei livelli, dal PIL di oggi si doveva togliere decine di miliardi di Euro.

Come sapete, l’UE da qualche mese include anche l’economia ombra nel calcolo del PIL. Questo non cambia niente. Il PIL è il PIL è il PIL, indipendentemente da come viene calcolato, si sente semplicemente pronunciandolo: Prodotto Interno Lordo.

Per definizione intrinseca contiene tutto quello che succede all’interno del paese, e non cambia un fico secco se una parte è tassabile e una no. Sempre prodotti che scambiano mano sono.

Chiaramente, includendo l’economia ombra si ha una base economica molto più ampia per indebitarsi col futuro. È il PIL che decide quante tasse possono rubarci e quanti BOT possono vendere a interessi insostenibili.

Quindi un PIL che comunque scende, nonostante inclusione di prostituzione e droghe e crimini mafia in generale è molto preoccupante, perché toglie il tappeto al di sotto dei piedi della spesa pubblica. Nell’articolo linkato, il Corriere con una bella capriola logica riesce a descrivere Italia come “in stagnazione” e non in recessione, perché il ricalcolo del PIL del primo trimestre con appunto gli elementi ombrosi di sopra, dava un PIL di +-0% sul trimestre precedente, invece del -0.1%.

Ma, buon per Roma, è in atto questa competizione al ribasso sui prezzi petrolio. Un periodo di scialla prezzi è forse quello che ci vuole perché alla fine dell’anno almeno un dato non sia negativo.

Nel 2013 l’Italia ha importato più o meno 435 milioni di barili (ho usato dati BP, produzione meno consumo), per un costo medio del Brent di 82 € al barile, un totale di 35 miliardi di Euro, o 600 € /persona.

Se il trend al ribasso della domanda continua, e Italia consuma il 5% in meno nel 2014, cioè ca 415milioni per un costo medio di 75€, paghiamo 31 miliardi di euro, o 520 € a persona, risparmiando in tutto 4 miliardi di euro.

Violazioni acque territoriali svedesi con sottomarini russi

Aggiornamento ore 18:00: Zerohedge ha pubblicato un articolo per chi vuole più informazioni.

Con un governo di sinistra in Svezia ci sono solo due certezze, uno: che aumentano esponenzialmente le idiozie nella gestione della spesa pubblica, e due:  che aumentano esponenzialmente le violazioni delle estremamente difficilmente navigabili acque territoriali svedesi da parte di sottomarini russi.

Questa volta si tratta di Kanholmsfjärden. Ecco la mappa:

Arcipelago di Stoccolma; il puntatore Google Maps indica il Kanholmsfjärden

Hai voglia.

Molti dettagli non ci hanno regalato i media, solo che le informazioni più importanti vengono da una fonte (militare?) fidata. 
Ma sembra certo che la difesa (difesa?) svedese stia cercando o cacciando un minisottomarino che si sta nascondendo sul fondo marino non meglio specificato dove, ma forse appunto in mezzo al Kanholmsfjärden un paio di ore di navigazione da Stoccolma.
Questi minisottomarini fanno parte del massiccio investimento russo in tecnologie sottomarine degli ultimi anni, investimenti molto più importanti che durante l’era sovietica.
Sono piuttosto segreti e non esistono molte immagini, potrebbe trattarsi di questi annunciati l’anno scorso, ma sempre senza foto. I minisottomarini stanno nella pancia di navi molto grossi e vengono rilasciati tramite portelli. Questi ultimi modelli possono portare missili e sistemi completi di torpedo. Durante la guerra fredda erano muniti di crawler per “camminare” sul fondo mare.

Ora, il sottomarino cercato è rotto. Prima ancora dell’avvistamente da parte di un privato non identificato, è stata intercettata una richiesta di soccorso in russo su un canale radio usato solo per i soccorsi. Questo il 16 ottobre.

Di seguito sono stati intercettati altri messaggi, ma criptati. Si sa solo che partivano dall’punto del arcipelago svedese descritto sulla mappa sopra, e Kaliningrad, dove si trova la maggior parte della flotta baltica russa nonché le forze speciali Spetsnaz.

In questi giorni era presente in queste acque la nave russa NS Concord.  Si tratta di un tanker petrolio di 57mila tonnellate di proprietà russa e bandiera libica, con destinazione mare del Nord, cioè fuori dal Baltico. Fino a ieri sera era possibile vederla su MarineTraffic, ma hanno forse spento i loro sistemi AIS perché non si lascia più rintracciare.

posizione NS Concord ieri 18 ottobre 2014

Giornali svedesi dicono che dopo la pubblicazione della posizione della nave sui social media, questa ha preso una rotta verso est, quindi potrebbe anche trovarsi in acque fuori dal range dei sistemi privati che usa MarineTraffic.

In ogni caso ha abbandonato la rotta che avrebbe dovuto fare per il trasporto del petrolio. È una nave abbastanza recente, e se si tratta della nave madre, sicuramente ricostruita per ospitare i sottomarini.

Esperti militari svedesi speculano sul fatto che questi sottomarini sono talmente segreti che i russi non li possono salvare, meglio farli morire li sul fondo piuttosto che svelare segreti militari. Una violazione sottomarina che avrebbe dovuto rimanere segreta è ben diversa dai segnali politici di supremazia che ogni tanto ci regalano volando con caccia sopra territorio nazionale svedese. Le alternative sono posizionamento di mine, di attrezzatura SIGINT, o aggiornamento di sistemi già esistenti dalla guerra fredda.

Intanto gli svedesi hanno mandato due navi, la HMS Visby e la HMS Stockholm, a sorvegliare le acque, in caso i poveracci sotto acqua decidessero di uscire dal sub e salire in superficie.

Come diceva il vice-ammiraglio Alexej Kalinin nel 1981 quando il sottomarino U137 venisse accompagnato dalla marina svedese: “Addio e arrivederci”.

Cronache dello shale e della sabbia

Proviamo l’interpretazione che lo shale americano è stato un cigno nero di lento atterraggio soprattutto per i sauditi. Che evidentemente si sono rotti a perdere l’influenza sugli Stati Uniti, e hanno deciso di intervenire.

In questo caso intervenire uguaglia a non-intervenire, in quanto l’Arabia Saudita avrebbe dovuto fare il bravo swing-producer come quasi sempre, e ridurre la produzione proteggendo il prezzo, e non la fetta di mercato come invece stanno facendo.

Il prezzo del Brent in questo momento è a $ 86.10, ma più importante è il livello RSI, che sul mensile e settimanale è al livello più basso di sempre.

Brent weekly 18 ottobre 2014

Ho tirato in grande il relative strength index sul grafico weekly per illustrare che neanche durante il crollo 2008 si credeva così poco nel Brent come nella settimana passata. Per dire, ho modificato i livelli da 30 e 70 a 20 e 80 e il RSI sfiora lo stesso. 
Grafico daily, stessa cosa. Dopo aver toccato gli 83 dollari, giù 25% dalla metà di giugno, quel oversold era troppo e venerdì c’è stato un rimbalzino, che potrebbe avere vita breve. In questo momento abbiamo davvero un gap strutturale tra offerta e domanda, e ci vogliono alcuni mesi per correggerlo.

La veloce crescita della domanda fino al 2008 ha portato ai consumatori a sopportare il dolore di un prezzo vicino ai 150 $ per tagliare fuori parte dei compratori – e tornare a un livello prezzo sopportabile ma comunqe sostenibile per mettere in moto nuovi progetti di E&P.

In questo momento invece sono i produttori a dover sopportare il dolore dei prezzi bassi per un certo periodo in modo da tagliare fuori i produttori di troppo.

Un breve periodo di prezzi bassi fermerà un po’ la produzione ma non manda in bancarotta nessuno.

E quindi, se l’interpretazione è questa dei Saud vs Shale allora ci vorranno 3-4 mesi e anche di più. Qua stiamo parlando di bancarotte appunto, e dipende dalla sanità dei bilanci dei singoli independent, quanto potranno reggere.

Il motivo per cui in rete non si da retta a questa interpretazione è che tutto sono convinti che gli arabi abbiano bisogno di 100 $ al barile per rispettare quel insostenibile contratto sociale che hanno messo in piedi, dove i sauditi non lavorano ma vivono di rendita. È vero questo, ma è altrettanto vero che dopo 4 anni di prezzi altissimi la loro banca centrale detiene 3 anni di spesa pubblica, secondo il FT.

In August, Saudi central bank reserves reached $747bn, the equivalent of more than three years’ budgeted spending.

Ce la fanno benissimo a prendere anche 60 $ per un anno intero volendo. Dopotutto stanno ancora operando giacimenti convenzionali con costi di produzione che almeno nel 2009 non superavano i 30$.

Produciamo troppo petrolio e nessuno vuole tagliare…e shale, tanto per cambiare

Qualcuno ha tagliato le gambe alla domanda per petrolio, e soprattutto alla domanda per Brent. Ha perso 25% dalla metà di giugno, e in questo momento costa 88$ al barile, solo 3$ più del barile marginale, o almeno così si dice.

Brent 13 ottobre 2014

Il prezzo ha raggiunto quel importante resistenza/sostegno che lo ha salvato a metà giugno 2012, e dove aveva sbattuto la testa in maggio 2010, e che ancora prima ha dato sostegno in novembre 2007, dicembre 2007 e febbraio 2008 raccogliento forza per arrivare ai 140$.

Possiamo leggere le carte come nuovi equilibri sulla domanda/offerta mondiale, dove per esempio la realtà ha raggiunto la Cina. Si sa che la loro produzione di elettricità da qualche anno non va più a pari passo con altri numeri macroeconomici, e che in pochi anni hanno costruito enormi città fantasma che probabilmente stanno già stressando investitori incauti.

Possiamo anche leggerle come nuovo equilibrio tra petrolio leggero e pesante dove le raffinerie ricostruite/nuove riescano finalmente a trattare anche i petroli più pesanti, alleggerendo la pressione sul Brent.

Oppure come protezione market share da parte dei sauditi che non ci pensano neanche a tagliare la produzione. Se tengono duro buttano fuori qualche independent americano, che a questi prezzi non possono andare avanti con il miracolo shale (oil in questo caso).

C’è da dire che questi independent tengono duro da anni con cash flow negativi e quant’altro che avrebbe dovuto far tirare il freno a mano, se non a loro, almeno a chi ci sta investendo. Ma gli investitori hanno sempre preferito credere alle storie di risorse enormi e avanzamenti tecnologici, piuttosto di guardare i numeri sulle riserve, una frazione delle risorse.

È una verità universalmente riconosciuta (l’ho sentito dire anche settimana scorsa da un ex-dirigente ENI a un convegno energia a Milano) che i pozzi hanno una vita molto breve, con una rapidissima salita fino alla produzione massima, poi seguita da una discesa ancora più veloce. Basta spostare tutto e ritrivellare da qualche altra parte. Solo che le aziende in questo modo, sempre pagando quei milioni per spostare le trivelle, non sono mai veramente riuscite a dimostrare profitti. I racconti agli investitori sembrano più romanzi gotici, si spera al lieto fine, e nel frattempo uno si perde nel plot assolutamente incomprensibile.

Quindi, se finalmente qualcuno riesce a fare profitto è perché per il momento ha abbastanza pozzi funzionanti senza dover ritrivellare subito. Un anno fa perdeva, l’anno prossimo perderà di nuovo. E quest’anno guadagna magari 300 milioni ma in tasca mette 60, perché 240 gli servono per pagare l’estrazione attuale e gli interessi sui 2 miliardi che gli sono stati prestati.

L’ultima aggiunta alla trama gothic quindi è questa notevole sovrapproduzione di petrolio, da tempo scritta sul muro ma ignorato da tutti. Se nel post sulla possibile fine dello shale boom guardavo lontano sulla curva, qua invece parliamo del contango iniziale che dura almeno fino a marzo 2015. E come già constatato, nessuno intende tagliare la produzione per proteggere i prezzi.

Possiamo solo sperare in una boccata d’aria temporanea per i paesi come l’Italia, che il petrolio non lo estraggono, e quindi qualcosa ci possono guadagnare.

SP500 passato e futuro

Ecco un grafico che ho fatto in marzo, senza farvelo mai vedere. Purtroppo, perché per tantissime settimane il mio grafico ha azzeccato molto bene l’andamento dello strumento tracciato, ovvero lo SP500, versione weekly.

Ho semplicemente tratto linee blu lungo tutte le settimane che l’indice americano fosse in ascesa, e poi linee rosse dove fosse in discesa.

La prima salita dal ’94 al 2000 è durata 277, il crollo 134 settimane.
La seconda salita dal 2002 al 2007 è durata 261 settimane, il crollo 74 settimane, finito in marzo 2009.
La terza salita sarebbe ancora in atto. Il 5 marzo quando l’ho fatto, la salita durava da 261 settimane.
 

SP500 weekly

Un po’ difficile da vedere forse, ma avevo pensato a un ulteriore salita fino dicembre/fine anno, seguito da un crollo di ca 25 settimane, cioè fino a giugno più o meno.

Fino alla settimana del 15 settembre ’14 questa previsione da linea retta ha funzionato anche troppo bene, ma ora sembra esserci un intoppo.

Tre settimane rosse di fila non si vedevano da aprile/maggio 2012, quando c’era in ballo la questione del referendum greco sull’euro e i timori sull’instabilità europea. La settimana dopo però la Merkel ha dato sostegno al referendum, un chiaro segnale ai mercati che i greci non avrebbero certamente votato contro l’euro.

Ora invece non so bene quali siano i timori, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta tra conflitto Russia/Ucraina, futuro conflitto Cina/Giappone, Isis, Ebola, Dengue, bolle debiti vari. Si specula anche che è il rallentamento della domanda energetica che sta trascinando giù le borse.

Vediamo settimana prossima cosa si inventano per tirarle su di nuovo.

Per tornare al futuro crollo: la Federal Reserve, presa dal panico quando lo SP500 raggiunge i due picchi precedenti intorno ai 1600, lancia un enorme QE che farà sembrare ridicoli tutti i QE passati. Questo più o meno intorno a giugno 2015. L’indice riprende la salita per alcuni mesi, prima del crollo definitivo.