Shale boom quasi finito, secondo il mercato

Ho letto un’articolo molto interessante sul trader di greggio più famoso al mondo, un certo Andrew John Hall.

Gli altri (quelli più o meno invidiosi) lo chiamano “God”.

Ultimamento questo Hall, che regolarmente si prendeva bonus da milioni di dollari all’anno, ha avuto meno fortuna nelle previsioni e ora gli asset che gestisce ammontano a 3.4 miliardi di dollari, giù 30% dal 2013.

Secondo Hall, quando credi una cosa, allora i fatti diventano ostacoli molto sconvenienti, prendendo in giro la concorrenza che continua a predicare petrolio a 75$ al barile, ovvero tutti  quelli che credono che il miracolo shale possa davvero continuare al ritmo di oggi.

Lui invece considera lo shale un enorme bidone e scommette su prezzi intorno a 150$ entro pochi anni. Si basa sia su fatti di credito, che quasi tutto il boom è costruito sul debito delle aziende coinvolte, ma anche su semplici fondamentali di geologia: ovunque fosse facile e ragionevolmente redditizio trivellare, cioè è già stato fatto.  La classica raccolta dei frutti in basso.

Una prova sarebbero le curve forward. L’articolo ha un grafico con il WTI, e per non copiare troppo l’ho rifatto uguale per il Brent:

Quello che vedete nel grafico sono due curve forward più il prezzo spot dal 1 gennaio ad oggi.

La curva forward blu sono i prezzi dei contratti per il Brent del 2 gennaio 2014: in quella data il prezzo del Brent del Dicembre 2016 era di 93$ ca, mentre il contratto per febbraio veniva scambiato a 108$, molto vicino allo spot di 108.12 $.

La curva forward arancione sono i prezzi dei contratti per il Brent del 1 settembre 2014: in quella data il prezzo del Brent del Dicembre 2016 era di 98$ ca, mentre il contratto per febbraio ovviamente non esiste più e il primo contratto front month è ottobre, scambiato a 101$ ca. Lo spot al 2 settembre è di 100$, abbastanza vicino al primo mese avanti.

Il fatto di cui parla Hall è che i mesi più avanti nella curva recentemente hanno cambiato comportamento e vengono ora scambiati a 5 $ in più rispetto a quello che il mercato vedeva in gennaio come nostro possibile futuro.

La relativa debolezza del prezzo è probabile che continuerà durante il resto del anno per una situazione offerta comunque soddisfacente, e forse sospetti che tutto il mondo stia rallentando i consumi. Ma a termine medio-lungo, il mercato ci dice che l’offerta a questi prezzi non sarà sufficiente.

In altre parole, il declino in produzione di petrolio a 20$, come quello saudita per esempio, non verrà sostituito abbastanza velocemente da petrolio da sabbie e shale, che hanno costi anche sopra i 60$ al barile e necessitano di prezzi stabilmente alti perché i progetti di esplorazione possano partire.

10 responses to “Shale boom quasi finito, secondo il mercato”

  1. luigiza says :

    Sullo stesso argomento e con conclusioni analoghe basate su dati é apparso un articolo sul blog di Ugo Bardi:
    Lo scoppio imminente dello schema Ponzi statunitense di petrolio e gas di scisto

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  2. fardiconto says :

    Estremamente interessante l'analisi delle scommesse sui prezzi forward. Se i trader hanno percepito correttamente la situazione, può essere che abbiano ragione a sospettare una nuova burrasca.

    L'unica cosa che non mi lascia convinto è la predizione di cose come 150 $ / bbl per il futuro. Bisogna vedere se vengono stampati soldi, e se vengono messi in mano agli spiantati. Se non succede, andremo avanti con la deflazione e smetteremo comunque di consumare greggio che non possiamo permetterci; ma senza titoloni sui prezzi stellari. L'indicatore del prezzo è stato parzialmente manomesso, e d'altronde il 2009 è un ricordo ancora fresco….

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  3. Pinnettu says :

    Ma se c'è davvero una imminente difficolta di aprovvigionamento, i prezzi dovranno per forza di cose salire. Quello sembra infatti l'unico ostacolo al consumo di greggio.
    Con i prezzi attuali (100$ circa) la domanda non ne vuole proprio sapere di scendere, anzi, ogni anno inanelliamo un nuovo record. E son botte di + 1 milione di b/g all'anno.

    Dopo quasi un decennio di attesa, penso che si possa anche parcheggiare per un pò l'eventualità di un calo della produzione. Avremmo almeno un decennio ancora di produzione in crescita (parlo anche del crude, non solo degli all liquids). e lo shale oil USA non si sgonfiera nel giro di due o tre anni.

    Vedremmo i 100 milioni di b/g degli all liquids e gli 85 milioni di crude.

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  4. daniele bergamini says :

    IL DISCORSO POTREBBE ESSERE CORRETTO, ECCATO CHE LE CURVE FORWARD SONO APPUNTO PREVISIONI, MA HANNO LA STESSA PROBABILITà CHE SI AVVERINO TANTO QUANTO DICE GIULIACCI AL METEO.

    A PARTE LE CURVE PERò SONO DELL'IDEA CHE I PREZZI DOVRANNO PER FORZA SALIRE CONSIDERATO CHE I PREZZI DI PRODUZIONE DI OIL E GAS CRESCONO SEMPRE DI PIù.

    ORA GLI ESTRATTORI DI PETROILIO CERCANO DI RIDURRE IL PREZZO CREANDO OFFERTA ECCESSIVA, MA SIANO IN UNA SITUAZIONE ANELASTICA, SE LA DOMANDA CRESCESSE VELOCEMENTE NESSUNO POTREBBE RISPONDERE IN MODO ADEGUATO SENZA INTACCARE SERIAMENTE LE RISERVE

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  5. Paolo says :

    Ma 100$/b non era giudicato un prezzo insostenibile a lungo termine per le economie occidentali? E non dimenticare che come l'Italia altri paesi colpiti dall'austerità acquistano meno petrolio. In crescita, se è vera crescita, è la produzione di petrolio 'caro'; quello economico fa parte ormai dei libri di storia ed è la mancanza di questo che sta affossando il paradigma che ci sta uccidendo tutti. Altri dieci anni non dura

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  6. Pinnettu says :

    Lo dicevamo anche dieci anni fa che non sarebbe durata altri dieci anni…..

    I 100 $ sembrano sostenibili (magari non per tutti, ma sicuramente lo sono su scala planetaria). La domanda per il 2014 si stà assestando sulla bellezza di 91,5 milioni di b/g (+1,1 milioni rispetto al 2013), nel 2008 era a 84,5 milioni.

    La domanda insomma cresce senza sosta, e la produzione gli stà dietro. Sicuramente grazie a petrolio sempre più caro, ma questo per il mondo non sembra essere un grosso problema. Magari lo è per alcune singole nazioni ma il mondo, nel suo complesso, sembra infischiarsene dei 100 $.

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  7. Fabio says :

    Scusate, sto leggendo 2052 di Jorgen Randers (quello del Club di Roma). L'autore parlando di energia afferma che: “…si può produrre petrolio sintetico dal carbone a un costo di 70 dollari al barile, il che implica che è difficile che il prezzo del petrolio convenzionale possa rimanere molto più alto di 70 dollari per decenni”. Qualcuno sa darmi lumi su quanto costa produrre petrolio da carbone? Grazie

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  8. fardiconto says :

    L'efficienza energetica del processo è di un 50% circa in condizioni pratiche, almeno stando all'esperienza ad oggi nota. Come dire che baratti due unità di energia in forma di carbone con una unità di energia in forma di petrolio. O almeno così sulle citazioni della wiki.

    Il prezzo finale dipende dal costo del carbone e dal costo degli impianti. Forse la stima di Randers scontava costi operativi più bassi di quelli che stiamo effettivamente sperimentando.

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  9. Paolo says :

    Quale mondo Pinnettu? Forse ti sfugge che sul mondo dei comuni mortali, quelli dalle retribuzioni medio-basse, il prezzo del petrolio a 100 $/b ha un impatto molto pesante. Figurati per chi lavora precariamente e per i disoccupati. Quindi ti riformulo la domanda: quale mondo se ne infischia del prezzo a 100 $/b?

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  10. Pinnettu says :

    Parlo del mondo fatto da 7,2 miliardi di individui.
    Il mondo non è l'Italia (e l'Italia non è solo quella dei disoccupati). Il greggio a 100$ per il pianeta terra preso nel suo complesso non sembra essere un problema.
    Se la domanda (e di conseguenza il consumo) crescono senza sosta, io non posso farci niente.
    Il fatto che qualcuno non riesca ad accedere al petrolio a 100 $ non significa che non ce ne siano tanti altri che invece se ne infischiano. I numeri sono li a dimostrarlo.

    Mi pare evidente che molti non possono sostenere il petrolio a 100$. Ma è altrettanto evidente che se fosse a 40$ ci sarebbe comunque chi non riuscirebbe ad accedervi. Era così 20 anni fà, eppure la domanda cresceva.

    Il prezzo oltre il quale la domanda su scala planetaria inizierà a scendere stà ben sopra i 100$

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