Archive | settembre 2014

Sul rallentamento del riscaldamento globale


Rallentamento riscaldamento?

Come tutti ormai sanno, il riscaldamento globale delle temperature in superficie durante gli ultimi 15 anni ha rallentato.

Lo sappiamo tutti perché leggendo qualsiasi articolo in internet, su clima, energia fossile, mercati liberi etc, per 2/3 il campo commenti è sequestrato dai climafallisti.

Questi, come tutti i fanatici sono intellettualmente incapaci di capire matematica quando si tratta del loro campo di fanatismo. Un esempio sono i politici razzisti che parlando di crimini puntano sul colore della pella invece che sull’assenza di scuole buone e lavori per i genitori. Oppure i mercatonaivisti (aka libertariani) che anche se dotati di diploma di ingegneria spengono buona parte del cervello quando si tratta di clima.
Per illustrare il concetto ho elaborato questo grafico sulle vendite di una certa marca di cellulari. La scala è crescita % MoM, e mi metto nei panni del mercatonaivista:

Un evidente trend vendite in crescita*
“La linea verde è il trend lineare come calcolato da excel. Chiaramente si tratta di crescita lineare ininterrotta, anche se ultimamente i numeri sono un pochino al di sotto del trend diciamo globale di vendite, comunque sempre più forte. Appena i mercati si riprendono avremo senza dubbio una ripresa, se non addirittura un rinforzo, della crescita.”
Prendiamo invece questo altro grafico sul riscaldamento dell’emisfero nord, numeri scaricati da HadCrut. I numeri sono cambiamenti annuali mensilizzati. Parlo sempre da mercatonaivista:
Cambiamenti temperature emisfero Nord, dati HadCrut
 “Deve essere ovvio a chiunque lo guardi che ormai siamo in un trend decrescente, e che non solo la terra ha rallentato il riscaldamento ma si potrebbe addirittura dire che si sta raffreddando. È allucinante pensare che l’uomo da solo sarebbe in grado di cambiare il clima del pianeta.”
Il lettore sveglio ha subito visto che i due grafici sono uguali, con due interpretazioni che al primo sguardo sembrano entrambi ragionevoli. Ovviamente entrambi sono i numeri sul riscaldamento.
Qual è quello giusto?
Gli scienziati non hanno mai parlato di trend lineari come nel primo grafico. I trend lineari non esistono in natura. L’interpretazione più usata sembra invece essere quella della scala. Uso i numeri HadCrut, ma per esattezza avrei dovuto usare numeri NASA + NOAA + HadCrut, fare delle medie ponderate e considerare gli intervalli di confidenza. L’andamento è sempre lo stesso, quindi mi accontento.
La scala per ora non scende.
Ho calcolato le medie per ca 7-8 anni la volta. Dal 2000 al 2007 la media era di +0.607%. La media dal 2008 ad oggi è di 0.609%, quindi addirittura più alto, anche se non si vede bene.

HadCrut viene spesso criticato perchè non prendono in considerazione l’Artico. L’Artico è la zona che si scalda più velocemente sulla terra, e la situazione sarebbe in realtà molto più grave.

Ma qua tra il 60-esimo e il 45-esimo latitudine il rallentamento o la “pausa” come è stata percepita da tanti, altro non è che un lento abituarsi, regalatoci dai mari.
I mari sono questi grandi serbatoi che si stanno caricando di energia al ritmo di 4 bombe Hiroshima al secondo. Non è la superficie terrestre, e neanche l’atmosfera, per ora, che si sta prendendo la batosta delle nostre emissioni, ma i mari. Da IPCC 2013 climate change, il grafico sulla crescita del contenuto energetico dei vari componenti:

Neanche traccia di rallentamento.
L’aumento di energia nell’atmosfera è quella strisciolina viola quasi invisibile in basso. Tra quella viola e quella arancione, terra ferma, è dove noi umani passiamo la nostra vita.
Per ora il AGW non ci ha costretto a dei cambiamenti di stile di vita, a meno che non abiti in riva al mare, e nessuno ti assicura più la casa.
Infatti quest’estate abbiamo ancora visto e sentito il fenomeno normodotato “ho dovuto mettermi il maglioncino in spiaggia in agosto etc etc”. 
La verità è che globalmente si stanno scaldando gli oceani, i ghiacci si sciolgono (anche quelli antartici – da sotto), il mare si alza, tutto a velocità record.
Un giorno non ci sono più ghiacci da sciogliere, e i mari saranno saturi di energia, e allora quelle 4 bombe Hiroshima cominceranno a colpire terra e atmosfera sul serio.
Pare che nel 2100 il mediterraneo avrà temperature da Sahara, e la Scandinavia un clima mediterraneo.
*Attenti all’ironia

Shale boom quasi finito, secondo il mercato

Ho letto un’articolo molto interessante sul trader di greggio più famoso al mondo, un certo Andrew John Hall.

Gli altri (quelli più o meno invidiosi) lo chiamano “God”.

Ultimamento questo Hall, che regolarmente si prendeva bonus da milioni di dollari all’anno, ha avuto meno fortuna nelle previsioni e ora gli asset che gestisce ammontano a 3.4 miliardi di dollari, giù 30% dal 2013.

Secondo Hall, quando credi una cosa, allora i fatti diventano ostacoli molto sconvenienti, prendendo in giro la concorrenza che continua a predicare petrolio a 75$ al barile, ovvero tutti  quelli che credono che il miracolo shale possa davvero continuare al ritmo di oggi.

Lui invece considera lo shale un enorme bidone e scommette su prezzi intorno a 150$ entro pochi anni. Si basa sia su fatti di credito, che quasi tutto il boom è costruito sul debito delle aziende coinvolte, ma anche su semplici fondamentali di geologia: ovunque fosse facile e ragionevolmente redditizio trivellare, cioè è già stato fatto.  La classica raccolta dei frutti in basso.

Una prova sarebbero le curve forward. L’articolo ha un grafico con il WTI, e per non copiare troppo l’ho rifatto uguale per il Brent:

Quello che vedete nel grafico sono due curve forward più il prezzo spot dal 1 gennaio ad oggi.

La curva forward blu sono i prezzi dei contratti per il Brent del 2 gennaio 2014: in quella data il prezzo del Brent del Dicembre 2016 era di 93$ ca, mentre il contratto per febbraio veniva scambiato a 108$, molto vicino allo spot di 108.12 $.

La curva forward arancione sono i prezzi dei contratti per il Brent del 1 settembre 2014: in quella data il prezzo del Brent del Dicembre 2016 era di 98$ ca, mentre il contratto per febbraio ovviamente non esiste più e il primo contratto front month è ottobre, scambiato a 101$ ca. Lo spot al 2 settembre è di 100$, abbastanza vicino al primo mese avanti.

Il fatto di cui parla Hall è che i mesi più avanti nella curva recentemente hanno cambiato comportamento e vengono ora scambiati a 5 $ in più rispetto a quello che il mercato vedeva in gennaio come nostro possibile futuro.

La relativa debolezza del prezzo è probabile che continuerà durante il resto del anno per una situazione offerta comunque soddisfacente, e forse sospetti che tutto il mondo stia rallentando i consumi. Ma a termine medio-lungo, il mercato ci dice che l’offerta a questi prezzi non sarà sufficiente.

In altre parole, il declino in produzione di petrolio a 20$, come quello saudita per esempio, non verrà sostituito abbastanza velocemente da petrolio da sabbie e shale, che hanno costi anche sopra i 60$ al barile e necessitano di prezzi stabilmente alti perché i progetti di esplorazione possano partire.