Export Land Model valido anche nel 2013

Consumo petrolio da record assoluto.
Ovvero, ho finalmente trovato qualche ora per guardare i numeri BP.

Attraverso guerre e rivoluzioni e disastri naturali, virus merdosi e siccità secolari continuiamo ad aumentare il consumo di petrolio.  Nel 2013 abbiamo fatto fuori  91.3 milioni di barili al giorno, per un totale di 33.3 miliardi di barili. Nel 2012 la cifra era 89,9 milioni di barili al giorno per un totale di 32,9 miliardi di barili (anno bisestile). +1.3%

Per fortuna abbiamo un record anche lato produzione, altrimenti che mondo in fiamme avremmo?

Lato produzione abbiamo 86.8 milioni di barili al giorno, il totale è 31.7 miliardi di barili. Nel 2012 erano 86.3 milioni al giorno per un totale di 31,6 miliardi. +0.4%

Ora, se uno si chiede come mai consumiamo 1.6 miliardi di barili in più all’anno di quello che produciamo, la risposta è che per ora ci salvano i biofuel, petrolio fatto da carbone e da altri fonti non-convenzionali. EIA non include questa produzione da trasformazione nelle sue statistiche.

Il gap tra produzione e consumo si allarga con un trend piuttosto chiaro:

Blu: consumo coperto dalla produzione; Arancione: il gap di sovracconsumo cresce linearmente.

 Nel 1982, secondo i numeri BP, la produzione non reggeva più il passo del consumo, e non ha mai più recuperato il terreno perso.

Le 25 nazioni produttori di petrolio più grandi hanno insieme estratto 29,7 miliardi di barili nel 2013, praticamente il 94%. Nel 2012 facevano il 93%, e quindi hanno pure aumentato la fetta di mercato.

Se guardiamo i singoli paesi produttori, si vede chiaramente l’effetto shale oil degli Stati Uniti.

25 maggiori produttori di petrolio


Gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione YoY di ben 12%, mentre quel disastro della Libia ha prodotto il 35% in meno. Anche il UK è messo male, con un 10% in meno. Attenzione, Scozia, che non ce la farete.

Complessivamente questi 25 hanno aumentato la produzione di…0.98%.

Se traccio il consumo dei 25 come al solito spiccano gli Stati Uniti, ma da qualche anno gli fa concorrenza la Cina. Tutti gli altri hanno consumo abbastanza ridotti, nonostante si tratti di paesi molto popolati.

Quanto consumano i maggiori produttori


Il problema è che anche quest’anno, e anche gli Stati Uniti, i produttori hanno aumentato il loro consumo della risorsa energetica più preziosa e importante che abbiamo (hanno?) sulla terra. Il petrolio non è rinnovabile, e la terra non è infinita. L’estrazione di petrolio avrà un mercato sempre più piccolo e privilegiato, e che sta fuori cercherà di impossessarselo. Concetto molto semplice. 

Infatti, ogni anno il mercato fuori dai produttori riceve meno petrolio. Questo fenomeno si chiama Export Land Model, e l’ho descritto per la prima volta qua e poi qua.

Dal 2012 al 2013 solo quattro paesi produttori hanno diminuito il consumo, ma si tratta di 0,qualcosa.  Almeno sono produttori che consumano meno della loro produzione, e quindi si tratta di produzione che trova mercato estero, per esempio lo può comprare l’Italia, o la Svezia.

Invece alucni dei grandi produttori, che consumavano già oltre il 100% della propria produzione, hanno deciso che tutto sommato era una buona idea consumarne ancora di più:
La Cina, + 12.8%. Consuma 2.5 volte la produzione.
USA, + 3.3%.  Consuma 2 volte la produzione.
India, +8%. Consuma 4 volte la produzione
Indonesia, +6.5%. Consuma 1.8 volte la produzione.
Brasile, +8% (e meno 2% di produzione). Consuma quindi 1.4 volte la produzione.

Insieme questi 5 giganti hanno tolto 400 milioni di barili dal mercato estero. Il netto di barili tolti dal mercato è più di 540,000,000 barili tra il 2012 e il 2013.






3 responses to “Export Land Model valido anche nel 2013”

  1. Sorte says :

    Che sarebbero 5 giorni…

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  2. Anna Ryden says :

    E meno male che aumenta non in modo esponenziale allora, o forse sei già vecchio e senza figli? buon per te.

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  3. Sorte says :

    No no tutt'altro… e non era una critica.. poi si potrebbe trasformare in una mazza da okey in un attimo, anche se credo che collasseremo prima

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