Tutto aumenta, ma non abbastanza. Parola della BCE.

Per continuare a parlare dell’inflazione bisogna capire perché Draghi & Co. pensano che l’inflazione attuale sia troppo bassa, in chiaro contrasto con i prezzi sempre più alti che noi, il popolo, paghiamo ogni giorno per cibo, energia, trasporti, servizi.

Scaricando dal sito della BCE i dati el HICP  – l’indice dei prezzi al consumo, per il paese Italia con 2005 = 100, vediamo quanto stanno aumentando i prezzi. Il dato di aprile 2014 è il più alto di sempre: 120.4 (maggio 120.3). Un aumento del 20% dei prezzi in generale dal 2005 ad oggi. ((120-100)/100= 0.2)

Oppure dal gennaio 2000 ad oggi : +33%.

Questo però non è inflazione.

L’aumento dei prezzi al consumo è un risultato dell’inflazione, non la sua causa.

Inflazione è un aumento della massa monetaria, deciso da una banca centrale. L’aumento della massa monetaria è una specie di imposta nascosta ai consumatori. I prezzi aumentano pian pianino, e anche se ce ne accorgiamo, nel vecchio normale aumentavano anche gli stipendi e il valore degli immobili. E tutti a casa contenti.

Al nuovo normale, e cioè aumenti dei prezzi accoppiato ad aumenti della disoccupazione, tagli agli stipendi, bolla immobiliare scoppiata, siamo totalmente impreparati.

Parentesi aperta: I prezzi possono anche aumentare per motivi

  1. tecnologici/geologici: se il petrolio costa 60$ da estrarre ora, rispetto ai 10$ di quindici anni fa, è chiaro che tutto quello che è legato al petrolio, come i trasporti e la produzione di grano, deve aumentare di prezzo, senza che la colpa sia della BCE o della Federal Reserve. 
  2. meteorologici: Se la Russia brucia sotto il sole il grano raddoppia di prezzo, e anche qua non c’è mano della BCE. 
  3. collusione di vari tipi. Tipo i notai italiani.

Visto che siamo dipendenti per la nostra vita da grano e petrolio non possiamo aggiustare la nostra domanda in maniera significativa, e quindi il prezzo è destinato a salire quando la risorsa incontra problemi di produzione.
Parentesi chiusa. 

Sembra quindi una bella tortura volerci infliggere ancora più inflazione, ora che finalmente i prezzi rallentano.

Draghi probabilmente è perfettamente consapevole dei problemi economici della gente. Ma non può fare nulla di diverso, soprattutto dopo 18 mesi di critica dai giornalisti economici di tutta l’Europa, tutti con mandato a chiedere che si aumenti l’inflazione.

Non ha fatto nulla finora, perché comunque un po’ di inflazione c’era. A lui interessa solo che la moneta non si rafforzi, e finché si sta poco ma saldamente sopra lo zero va bene.

Quando i soldi in giro aumentano, la valuta perde il suo potere d’aquisto e necessariamente sia servizi che cibi aumentano di prezzo. Ma questo non è un processo immediato. C’è uno sfasamento, un time lag, di un paio d’anni tra aumento della massa monetaria e l’aumento dei prezzi corrispondenti. In quel lasso di tempo, e prima che noi ci accorgiamo della fregatura, il governo può spendere più soldi al vecchio valore.

Cioè riesce sempre a ripagare debiti e pagare stipendi statali con una valuta piú forte di quanto è in realtà. Risciacqua, ripeti.

Dal 2000 fino a luglio 2007 la BCE è stata esemplare nel suo controllo di quanto rubava da chi lavora, produce e paga le tasse. Sempre 2% all’anno. Purtroppo per loro e noi, con la crisi questo meccanismo ha smesso di funzionare.

Il grafico sopra tradotto in inflazione annuale rolling si presenta così:


Con il complesso materie prime in forte salita per lo stress dei sistemi di offerta c’è stato un anno di massicci aumenti dei prezzi di tutto quanto da luglio 2007 fino al luglio 2008. Con il tentato crollo del sistema finanziario chiunque avesse bisogno di liquidità ha venduto. Prima azioni e poi immobili. 

Per le banche europee la crisi era gravissima. Probabilmente più grave che per gli Stati Uniti. I prestiti outstanding delle banche al settore privato già nel 2007 ammontavano a 145% del PIL europeo, il corrispondente numero negli USA era di soli 63%.

Quindi la BCE ha dovuto fare iniezioni di liquidità nel sistema dall’agosto 2007 in poi, per salvare le banche che con un settore privato in fortissima contrazione non aveva nessuna possibilità di sopravvivere. Hanno abbassato moltissimo i tassi per il ripagamento e hanno esteso la durata dei prestiti. Il collaterale che la BCE accettava prima della crisi era abbastanza limitato, durante la crisi sono stati eliminati tutte le regole, e oggi se ti chiami Grecia, puoi praticamente dare le vecchie tovaglie della nonna come sottostante in cambio di un prestito di miliardi di euro.

Non si può escludere che le iniezioni di liquidità dal 2007 in poi, nelle sue varie forme, abbia contribuito all’aumento del complesso materie prime. 

Il risultato delle operazioni del pre-Draghi Trichet, è che nessuna banca è fallita, ma le imprese continuano a fallire. Le imprese ancora in piazza non ricevono prestiti, le famiglie non ricevono prestiti. Gli introiti dei governi si restringono e fanno fatica a ripagare sia debiti che stipendi degli statali.

In tutta Europa i consumi rallentano, e ormai almeno Italia ha visto più volte mesi con deflazione. 

Ottima notizia per chi ha lavoro e non ha debiti, come tanti privati italiani delle generazioni nati prima degli anni ’80. Pessima notizia per il più grande debitore di ogni singolo paese: lo stato stesso.

Tutti i debiti vengono presi con una certa inflazione in mente. Nel momento in cui l’inflazione è più bassa di quella necessaria (dal punto di vista del governo/banca centrale) cominciano le dinamiche deflazionistiche, e cioé più o meno a gennaio 2013 secondo il grafico.

Poi la deflazione si rinforza da sola. Più si rinforza la moneta, meno ti viene voglia di spenderla ora, invece di metterla via per il futuro.

Ma tutto il debito, sia pubblico che privato, e fissato a un prezzo nominale, e quindi i minori introiti aumentano il peso del debito. Se lo stato perde il 10% in imposte deve usare una parte più grande delle imposte per ripagare i debiti e deve ridurre l’apparato di stato. Il che significa perdere le prossime elezioni, oppure ristrutturare i debiti per evitare un default.

Pare quindi che Draghi stia scegliendo di non far ristrutturare i debiti, e non far perdere le elezioni a nessun governo con apparato statale sovrappeso, cioè tutti quelli europei. Finché funziona, funziona.

5 responses to “Tutto aumenta, ma non abbastanza. Parola della BCE.”

  1. zioru says :

    Felice di aver scoperto questo tuo blog, sei in gamba. Sarà mia cura seguirti, anch'io ho un blog http://www.laforzamotrice.it ma è decisamente più grezzo. Però qualcuno c'è che ragiona, quando riusciremo a riunirci e a fare qualcosa? Io qualche idea ce l'ho. Ruggero

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  2. Anna Ryden says :

    Grazie Ruggero, sempre felice di trovare nuovi lettori.

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  3. zioru says :

    Ma quando smetteremo di essere lettori e cominceremo ad agire? A volte mi sembra che la rete sia una trappola, lasciandoci l'impressione di fare qualcosa mentre invece finiamo di essere dei fumetti. Tornare nel mondo reale prima che sia troppo tardi?

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  4. roberto says :

    la forza dell'euro dipende anche da un altro fattore fondamentale. gli stati uniti hanno stampato troppo, il dollaro e' sempre meno affidabile ce ne sono troppi in giro quindi chi cerca moneta sicura dirotta sull'euro perche' la bce ha la fama di non stampare facilmente. insomma se vuoi una moneta di riserva adesso non c'e' nulla meglio dell'euro. se poi va pure in deflazione e' pure meglio cosi' acquista valore.

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