Archive | aprile 2014

Kashagan: buchi nei tubi

L’articolo di The Financial Times spiega che i PIG – pipeline inspection gauge (gauge si pronuncia geidsh) mandato giù nei tubi hanno trovato numerosissime piccole crepe, creato dal H2S, o acido solfidrico, o puzza-di-uovo-marcio.

L’acido solfidrico è una componente estramemente corrosiva a volte presente nel gas naturale in quantità così alti da dover impiegare metodi per la sua rimozione.

Gas con tanta H2O viene chiamato acido, sour, ed è sia infiammabile che tossico. Quando il H2S è stato rimosso insieme al CO2, ossigeno e al nitrogeno, il gas e i natural gas liquids rimasti vengono chiamati wet gas, o greasy gas.

Il problema delle crepe è stato trovato anche nel pipeline del petrolio. Danno doppio.

Danno doppio, ma danno perfettamente prevedibile. Non può in nessun modo essere una sorpresa alle aziende coinvolte che il gas contenesse queste quantità di H2S e che quindi le tubature messe giù fossero completamente inadatte. Praticamente sabotaggio.

A meno che ENI non pensava di finire i lavori in pochissimo tempo e poi vendere tutta la partecipazione prima che le crepe arrivassero. Cosí, per pagare l’acciaio la metà.

Quindi centinaia di chilometri di pipeline da sostituire, e almeno altri due anni di attesa prima di vedere il petrolio.

Una misura di quanto ne abbiamo bisogno.

Vi presento MERS, il cugino di SARS

I virus sono il nuovo nero.

Tornando dalla Svezia il giorno dopo il post sull’Ebola ho comprato Wired UK edition numero 05-14 che a mia sorpresa aveva un articolo proprio sui virus.

L’articolo parla soprattutto del grande guru mondiale, Larry Brilliant, che viene presentato come “pandemic hunter”. Questo signore dirige il team che secondo Wired è la migliore speranza dell’umanità, contro la più grande minaccia, i virus zoonotici.

L’articolo inizia con il racconto raccapriciante della prima comparsa di SARS: Severe Acute Respiratory Syndrome. Nel 2003 due “super spreaders” cinesi hanno contratto il virus per poi trasmetterlo a 30+ persone a testa. Una di queste era una turista canedese di 78 anni  che alloggiava nello stesso albergo di uno degli spreaders. Lei ha portato il virus in Canada dove 400 persone si sono ammalati seriamente, 25.000 sono stati messi in quarantena e 44 sono morti.

Non si conosce il numero esatto dei morti, le autorità cinesi hanno solo ammesso un numero compreso nelle “centinaia”. Nel resto del mondo i contagiati erano ca 8000 con 744 morti.

Se i numeri sono corretti abbiamo una mortalità che non supera i 10%, anche se già 10% è molto oltre tutte le normali influenze alle quali siamo abituati.

Questo virus è comparso sulla scena mondiale nel 2003. Nel 2012, e piuttosto sotto il radar, è comparso anche un suo cugino. Si tratta del MERS, il Middle East Respiratory Syndrome. È lo stesso tipo di virus, un coronavirus, e i sintomi sono pressocché uguali a quelli della SARS. Ma la mortalità si avvicina a 1/3, 33%. Dal 2012 ad oggi sono 102 morti e i media cominciano a preoccuparsene.

Il virus ha le origini in Arabia Saudita, dove per mancanza di scimmie il virus ha scelto di essere ospitato dai cammelli. Mica sono scemi.

Mi sono guardato un video di Al Jazeera che parla del fenomeno.

Pare che il virus sia in giro da parecchio tempo. È presente in campioni di sangue da cammello vecchi 10 anni – uno si chiede come mai qualcuno abbia conservato questi campioni. Ma il vecchio virus non era capace di fare il salto da cammello a umano, come avviene ora. E nessuno sa perché a un certo punto questi virus mutano.

 Al minuto 5.25 lo scienziato britannico dice:

The virus only recently has begun to cross over to humans. That’s the part we don’t understand…

E quello che non capiamo ci fa tanta paura. Da un altro articolo:

At least four doctors at Jeddah’s King Fahd Hospital resigned earlier this month after refusing to treat MERS patients for fear of infection.

Grafico della settimana: El Niño e La Niña in confronto

Senza pensarci troppo e un po’ stufa degli ultimi due agosti passati con non tanto caldo ho suggerito la Grecia come meta per quest’anno. Detto fatto, Sporadi sarà. In agosto. Bel calduccio.

Poi oggi sono andata sul sito della NASA e vedo il seguente grafico:

Anni La Niña sotto la media crescente degli ultimi 60 anni, mentre gli anni El Niño sono quasi sempre sopra.

Ora, non siamo ancora in un anno El Niño, ma le temperature tutto l’inverno sono stati più che miti. E visto che stiamo andando incontro a uno degli El Niño più forti di sempre è possibile che il 2014 batterà ogni record di caldo. E che poi il 2015 lo batterà di nuovo.

Non avrò certo freddo in Grecia. E l’anno prossimo pianificherò una vacanza in Islanda.

Un modello SIR per Ebola

GAIA ogni tanto cerca di riequilibrare la popolazione mondiale buttandoci addosso qualche virus nuovo al quale non siamo immuni. Per esempio le pesti, che nel medioevo hanno ucciso milioni di persone, spazzando anche via il vecchio sistema feudale. La nostra memoria collettiva ne è stata talmente colpita che ancora oggi si parla con rispetto e timore di eventi successo 550 anni fa. “Arrivò una nave a Bergen nel 1349…” è la frase con cui si inizia il racconto ai bambini in Scandivania.

Le influenze invece non fanno moltissima paura alle persone adulte e sane, ma possono uccidere anziani e farci perdere anche 2 settimane di lavoro mentre curiamo la discendenza che non si è ancora irrubostita. Cioè il figlio A. Poi si ammala almeno uno dei genitori e poi il figlio B. In tutto 5 settimane di lavoro perso a famiglia in un inverno milanese tipo.

Nei secoli scorsi anche l’influenza però ha ucciso milioni di persone. La più famosa è quella spagnola del 1918/19 con stime fino a 100 milioni di morti. Oggi sappiamo che la spagnola era una influenza suina. Un po’ di paura dovrebbe infliggerci, visto che le è più facile uccidere giovani che anziani, che hanno visto passare talmente tanti ceppi diversi da essere colpiti solo come se fosse una normale influenza qualsiasi.

Poi a un certo punto è arrivato l’HIV, un virus presente in alcune scimmie e primati dell’Africa centrale. Le origini del primo contagio scimmia-umano con un virus mutato tale da diventare letale per l’uomo sono difficilmente ricostruibili, ma con modelli matematici un gruppo di scienzati hanno indivuato il 1930 come anno/decennio d’inizio della pandemia.

La prima epidemia è stata descritta per il Congo, anni ’50, con 200 persone afflitte.

Durante gli anni ’60 si è visto un lento aumento dei casi, fino a raggiungere 200mila nel 1970, e almeno 1 milione nel 1981, concentrati al Kenya.

A quel milione si aggiungono le 100mila persone negli Stati Uniti che oggi si stima avessero i sintomi della malattia HIV/AIDS in quegli anni.

Il picco delle infezioni nuove lo abbiamo passato da un po’. Nel 1996 e 1997 3,5 milioni di persone hanno contratto il virus ogni anno. Ormai siamo a 2,3 mln con un trend in discesa. Ovviamente il numero di persone che convivono con HIV e anche con sintomi di AIDS deve ancora salire. Non esiste nessun vaccino, ma le cure e gli antiretrovirus diventano sempre più sofisticati. Nel 1981 si moriva e basta, oggi ci si può convivere per decenni. Il picco dei morti di AIDS lo abbiamo passato nel 2006, pare.
 
Grafico di HIV al mondo, con dati faticosamente raccolti in giro – è ancora più difficile trovare dati in formato decente per le infezioni che per l’energia. Dove il colore non è solido ho intrapolato:

HIV al mondo

Ai 35 mln di individui che oggi convivono con HIV oppure sintomi di AIDS si aggiungono ogni anno un numero decrescente di persone infette, e si tolgono le persone decedute, in leggera discesa per le migliori cure disponibili. Ma estrapolando i miei numeri si arriva comunque a quasi 70 milioni di morti complessivi nel 2040.

70 milioni è un numero impressionante, più dell’intera popolazione italiana, ma comunque “solo” 1% della popolazione mondiale di oggi. Insomma, GAIA non c’è riuscita neanche questa volta. E non ci è riuscita la SARS, la suina, la aviaria. Insomma, gli scenari descritti nei libri e film virus fanno fatica a verificarsi.

Per chi non è aggiornato sul tema libro virus ecco un elenco breve:
The hot zone, di Richard Preston. Horror assai
The passage, di Justin Cronin. Tre libri finora, divertenti. Troppi elementi soprannaturali per me.
The stand, di Stephen King. Un classico.
The Andromeda Strain, di Michael Crichton. Il genio che ha inventato il genere nel lontano 1969.
… e molti altri…

Per chi non ha visto il film abbastanza realista The Contagion (link a wikipedia, ricordatevi di donare ogni tanto), ecco l’executive summary: donna mangia dalla mela proibita, si ammala di un virus sconosciuto e ammazza metà pianeta. Ovviamente il marito innocente è immune al virus. L’amante no. Ma in fondo è tutto colpa dei cinesi (come anche nei libri di Cronin).

Metà del film si preoccupa di insegnarci il concetto R0, pronunciato arnot, ovvero il basic reproduction number. Finché R0 > 1, e cioè ogni persona contagiata fa in tempo a contagiare più di un’altra persona, l’epidemia continua indisturbata. Quando R0 scende sotto 1, per motivi di mancanza di persone da contagiare perché sono tutti o morti, o già infetti, o immuni, o si sono ripresi e immuni, oppure troppo lontani e isolati, allora la malattia si estingue.

Negli anni sono stati sviluppati modelli matematici per le epidemie. Il più basic si chiama SIR che sta per Susceptible, Infected, Recovered (o Removed). Il concetto è che la propagazione della malattia è modellabile tramite 3 equazioni differenziali, modificabili per adattarli alla complessità della malattia.

I suscettibili possono essere i bambini nella scuola del quartiere che si ammalano tutti quanti entro 20 giorni, con un ripresa del 100%. Oppure abbiamo l’intera popolazione mondiale, dai quali si tolgono gli eventuali immuni, si aggiungono le nascite e si tolgono i morti naturali. Gli Infected sono quelli che durante il periodo del modello prendono l’infezione, e i Recovered rappresentano quelli che si riprendono, forse anche immunizzati. Se non immunizzati gli “R” devono tornare nel gruppo “S”. Per maggiore chiarezza si può aggiungere un gruppo “M” per i morti. Se un individuo non è suscettibile, né infetto, né ripreso, è morto.

Prendiamo il supervirus Ebola. In questi due mesi ha per la prima volta colpito la Guinea, e non ci è dato sapere esattamante a che punto sono visto che secondo Reuters non vengono più diffuse notizie per non creare ulteriore panico. Inizio aprile erano quasi 200 infetti con 122 morti.

Come HIV anche questo è un retrovirus, con trasmissione via sangue e altri fluidi corporei. Si crede anche questo zoonotico, con prima trasmissione da pipistrelli a scimmia e da scimmia a umano. Risultato una febbre emorragica che solo Google Images può rendere giustizia. La prima epidemia è stata nel 1976, poi niente per 20 anni. La seconda volta è nel 1995, ben 10 anni dopo che HIV ha colpito i media occidentali.

Da li in poi praticamente ogni anno c’è stato qualche villaggio colpito. I numeri dei morti sono sempre molto alti rispetto a quelli contaggiati:

EBOLA, Africa

 I ceppi più letali uccidono fino a 90%. Tranne qualche incidente in laboratori occidentali, sono tutti nel Africa centrale, inizialmente a est.

Per ora non esiste nessun vaccino e le ricorrenti epidemie venivano sempre fermati grazie a due motivi: Colpiva in villaggi remoti e abbastanza isolati dove gli abitanti mangiano carne di animali infetti, e poi perché la malattia è talmente veloce, e letale, che una persona colpita non fa in tempo a trasmetterlo a un altra persona. Arrivano medici e infermiere da fuori e in pochissimo tempo hanno la situazione sotto controllo.

Non so se gruppi di ricercatori stanno ancora cercando un vaccino o se l’esperienza con il supermutante HIV ha fatto tagliare i fondi anche al Ebola, fatto sta che la ricerca sembra essersi concentrato su altro. Per citare Wikipedia:

In late 2012, Canadian scientists discovered that the deadliest form of the virus could be transmitted by air between species.

I canadesi hanno scoperto che il ceppo più letale del virus può essere trasmesso da maiale a scimmia via aerosol. Ora aspettiamo che si propaga da umano a umano via starnuto.

Immaginiamo quindi che questa è la volta buona descritta decine di volte da scrittori statunitensi. Il supervirus mutante che contagia via aria e lascia giusto due-tre giorni alla persona prima che arrivino i sintomi.

Diciamo anche che ci sono 2 persone contagiate all’inizio della pandemia. La mortalità la lasciamo a ca 80%, e quindi il 20% si riprende (immune?). Nessuno immune sin dall’inizio.  

Con le tre equazioni
dS/dt = -a*S*I
dI/dt = a*S*I – b*I – g*I
dR/dt = b*I
dM/dt = g*I

dove a è la contagiosità, b è la velocità di ripresa e g è la mortalità (tutte quante tweaked da me perché senza conoscenza come stimarli), con S = 7 mld di persone (tutto il mondo) e I_0 = 2 (2 persone infette inizialmente, ma non importa se 2 o 50, con 7 mld di popolazione) applicandoci il classico solver ode45 in Matlab, mi viene un grafico così:

Un SIR per Ebola

Come vedete, in ca 100 giorni ho ucciso quasi 5 miliardi di persone con questo modello molto semplificato. Comunque 1.3 miliardi si sono ripresi e forse immuni. Insieme a quelli mai contagiati (linea blu – susceptible) fanno più di 2 miliardi di persone ancora sulla terra.

Il circo Kashagan

Mentre aspettiamo la Nomina mi sono divertita a fare una specie di riassunto sull’ultimo anno di notizie Kashagan. In forma di Infografico.

Per chi non è aggiornato: Kashagan è una delle più importanti scoperte degli ultimi 40 anni. Peccato sia tecnicamente difficilissimo tirarne fuori il petrolio. E peccato che chi di dovere ai tempi mise tubi e giunzioni totalmente inadatti alla composizione chimica del petrolio e gas del giacimento kazakho. Nonostante si sapesse perfettamente che era roba altamente corrosiva. Quindi quello che sta succedendo ora era completamente prevedibile.

Ho usato Google per dividere i risultati della ricerca “Kashagan +Eni” per mesi.
Poi ho scelto uno o due delle centinaia di articoli risultanti (cioè ogni mese) e ho inserito la notizia sul grafico Saxo.

Spero sia leggibile.

Infografico Kashagan

Non vi metto tutti i link nel posto, sarebbe troppo lungo.

Ci sono alcune notizie molto importanti li dentro però, come quello che Kashagan costerà in totale 50 miliardi di dollari a ENI, invece dei 10 progettati.

C’è un articolo che parla degli altissimi rischi ambientali, e come muoiono pesci, uccelli, foche in numeri alti.

E c’è una notizia non verificabile, quella che stavamo tutti aspettando, uscita il 6 aprile, che Kashagan non sarà operativo per almeno 2 anni.  In qualche modo rinforzata da MilanoFinanza oggi: produzione slitta nel 2015.

Riassunto e forecast: produzione da Kashagan non prima del 2016.