WTO a Cina: le vostre riserve sono nostre

Yttrium, prima identificato a Ytterby, Svezia

Per poter sfruttare la Cina in maniera più semplice, come mercato per tutto quello che ancora pochi anni fa veniva prodotto solo negli Stati Uniti, e come produttore di materie prime importantissime come le terre rare, gli Stati Uniti ai tempi avevano fatto notevole pressione sulla nascente potenza mondiale di aprirsi al mondo più velocemente possibile.

Aprirsi significava non certo introdurre democrazia e rispettare diritti umani, ma semplicemente di abbassare gli ostacoli al commercio che rendeva troppo cara la roba di cui gli US avevano bisogno, e che allo stesso tempo non permetteva all’industria cinese di comprare macchinari americani.

La vicenda è riuscita, e nel dicembre del 2001 la Cina è entrata nel WTO.
Evento ben più importante degli altri eventi del 2001.

Perché questo ha dato inizio allo spostamento del centro economico, per ora solo economico, dagli USA alla Cina.

Wallerstein colloca l’inizio del “sistema mondo”, ovvero un centro di potere economico (ma anche politico-militare) con l’accumulo di capitale da parte dell’Inghilterra nel XVI secolo, ma il professore svedese in ecologia umana Alf Hornborg ha approfondito la questione. Nel suo “The Power of the Machine” (Myten om maskinen) descrive convincente – dopo Tainter, ma prima di Diamond – come già antichissime civiltà esportavano prodotti finiti verso le periferie facendogli pagare sovrapprezzi rispetto alle materie importate da loro per poterli produrre. Sovrapprezzo ovviamente anche contando il lavoro svolto nel “centro”. Il disequilibrio si può mantenere tramite supremazia militare e presunta supremazia culturale e religiosa.

Lo spostamento di potere economico ha reso possibile alla Cina di fare retromarcia su alcuni obblighi a loro imposti. Come per esempio quello di sostenere l’industria americana, svendendo le ricchezze del sottosuolo cinese. Quattro anni fa la Cina si vedeva già abbastanza forte per sfidare gli US, tagliando le esportazioni delle terre rare, le rare earth.

Ovviamente anche l’UE ne è dipendente, e infatti era stato stilato un documento, anche quello 4 anni fa, sulla criticità di almeno 14 minerali.

Avevo scritto in giugno 2010:

La UE è molto preoccupata del fatto che tante economie emergenti stanno sviluppando strategie per lo sviluppo industriale tramite commercio, tassazione e investimenti mirati a preservare risorse e materie prime per uso nazionale (Cina, Brasile, Kazakhistan, India e tanti altri).

Da un punto di vista OCSE queste economie emergenti intesi come nostre periferie non hanno nessuno diritto di metterci i bastoni nelle ruote rallentando la produzione o vendendo a una industria nazionale che non dovrebbe neanche esistere, in un mondo ideale.

E infatti la WTO ha recentemente giudicato che la Cina non ha nessun diritto di restringere le esportazioni delle “nostre” terre rare, come da articolo  ne IlSol24Ore di Bellomo.

O come dice The Economist:

China’s economy has evolved faster than anyone hoped.

“Hoped” qua ovviamente si legge “feared”.

E per proteggere quella crescita ci sarà un parallello aumento delle spese militari, e prima o poi uno spostamento completo del centro WTHD.

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