Archive | febbraio 2014

TA ENI

La grandiosa ENI è sempre à la mode, come tutti i misteri irrisolti. Si dice inanalizzabile, e si dice anche impossibile scriverne la storia. Quelli che ne sanno qualcosa non ne sanno abbastanza.

In mancanza di una vera biografia e in mancanza di voglia di leggermi tutti i bilanci passati, in questo momento resta solo l’analisi tecnica e qualche foglio excel dove mi esibisco con le quattro operazioni.  La mia curiosità è nata per cercare di capire meglio che effetto avrà la combinazione buyback e vendita del 3% delle azioni del Tesoro (o CDP, quello che è).

Background quindi:
Come sappiamo la quota statale diciamo è di 30,1% tra Tesoro e CDP. Mo vorrebbero vendere qualcosa. A volte si legge 3%, cioè sul totale delle azioni esistenti, a volte si legge vendere per 2 miliardi di euro. Questo per ridurre il debito pubblico.

Allo stesso tempo ENI dovrebbe eseguire il solito buyback di un totale di 10% delle azioni, in modo da tenere la quota stato al minimo di 30%. Altrimenti potrebbero perdere il controllo. Anche dell’ENI.

Metodo 1: Analisi tecnica. Ho dato un’occhiata al lato tecnico dello stock, cioè l’amata e odiata analisi tecnica. La mia analisi finirà con la conclusione che potrebbe o scendere o salire. Avrò ragione al 100%. Privilegio del blogger.

Storico:

Saxo bank (attenzione, pubblicità gratuita), mi fornisce bellissimi grafici. I dati per ENI vanno indietro fino al 1996. Ho tralasciato un evidente supporto intorno ai 9 euro per concentrarmi sui 12 euro, che sembra funzioni come supporto già dal 2000. Questo livello è stato toccato l’ultima volta nel 2011, con il minicrollo delle borse a seguito dei primi seri allarmi sulla crisi dell’euro e l’allargarsi degli spread.

Prima ancora si era tuffato nel 2009 dopo il maxicrollo delle borse mondiali.

Anche i 12.80 sembravano importanti. Vedo ora a grafico fatto che avrei potuto tirare la linea fino alla fine del 2008, dove lo stock ha rimbalzato dopo il maxicrollo per poi comunque arrivare al livello più basso di 12€:

Tempi nuovi, supporti nuovi: Nel 2010 si resiprava aria di ripresa, e il supporto più importante è 15€. Probabilmente sono gli analisti che hanno deciso che questo è il minimo livello per motivi fondamentali, per cui i computer sono programmati di conseguenza. Programmati quindi sul dividend earning atteso. Fondi pensioni e altri grandi compratori istituzionali a 15€ potrebbero trovare ENI un ottimo affare. Non sono certo meno esigenti dello stato.

Senza il buyback ci sarebbe addirittura più liquidità e l’azione avrebbe potuto salire più facilmente. Anche forse scendere più facilmente. Invece la quota dello stato rimarrà la stessa anche se vende quei 3%.

Un’altro supporto ancora:

Forse gli stessi motivi fondamentali vietano lo stock di salire sopra 18,60€. Ci ha provato una volta, proprio un’anno fa, tentativo finito male direi, con un gap al downside notevole. Scandalo Saipem all’opera…

Invitiamo anche Fibonacci alla festa per un po’ di sano voodoo matematico per chi ama il voodoo trading. La linea di resistenza al livello 18.60 corrisponde perfettamente con il retracement di 38,20%, preso con picco nel 2007 e fondo nel 2009.

ancora Fibo:
Nel 2007 si poteva sapere di aver raggiunto il picco? In realtà no, “nessuno” riesce a beccare picchi e fondi, ma qualche indicatore c’è di solito.

 E anche il Relative Strength Index, RSI a 14 giorni:

Resistenza storica di 12 € e RSI sotto i 20? Un segnale buy forte direi.

Nei prossimi giorni, cosa succede? Non lo so ma per riassumere: Ora ci troviamo un po’ sotto la metà tra resistenza e supporto. Il RSI ha accumulato un po’ di forza per risalire durante l’ultima settimana di giornate per di più negative. La media mobile a 50 giorni si è appena tuffato sulla MA 200 con decisione. Il MACD che precede le mie semplici medie mobili punta in giù.

Metodo 2: Foglio excel
Il numero di azioni ENI esistenti (preso dal sito ENI) è di 3,634,185,000 (3.63 mld).

Tesoro+CDP (TCDP) posseggono il 30,1%, cioè 1,093,889,685 (1.1 mld)

TCDP deve vendere per 2 miliardi. Questa cifra in novembre al prezzo di 17.80€  corrispondeva a 112 milioni di azioni. Dopo una giornata pessima come oggi, con -2% finito a 16.50€, lo stato dovrebbe vendere ben 121 mln. Al famoso supporto di 15€ ci vorrebbero 133milioni di azioni e a 12€ la cifra notevole di 167 milioni di €.

Uno potrebbe dire, e allora? Tanto la quota che ENI ricomprerà in ogni caso è molto più grande di quei 167 milioni del caso peggiore. Il 10% di 3.6 mld sono 363 milioni (anche se ENI possiede gia lo 0.30% e dovrebbe comprare solo il 9.70%) e estinguerli porterebbe il totale azioni a 3.27 miliardi.

Sembra una situazione win-win spingere giù il prezzo fino a 12€. ENI spenderebbe solo 4,2 mld invece di 6,3 mld, e lo stato tanto avrà sia i suoi soldi che la sua quota intatta.

I percentuali però non si comportano come dovrebbero.

Caso 12 € : Lo stato vende 167 milioni. Restano 927 milioni di azioni. ENI pian pianino ricompra i suoi 9.30% e li estingue. I 927 milioni sul totale, ora ridotto, sono …28,35%, e non 30%. Perde il controllo dell’azienda.

Infatti per arrivare a detenere il 30% dopo l’estinzione, ENI può comunque vendere solo 112 milioni. E se vogliono 2 miliardi, meglio che il prezzo stia intorno ai 18€.

Visto che ENI non certo ricomprerà 352 milioni di azioni a 18€, aspetterà o aiuterà l’azione a scendere ogni tanto a dei livelli accettabili. Il massimo che può spendere l’ENI è 6 miliardi, ovvero un prezzo di 17€ pro share.

Inoltre ENI non può riprendersi più del 10%. Il riacquisto è regolamentato dagli articoli 2357-2358 del Codice Civile, secondo Borsa Italiana.

Conclusione quindi per ora è che l’azione deve scendere per far risparmiare soldi all’ENI, che altrimenti dovrebbe rinunciare a una fetta di capex troppo grande, oppure vendere licenze, ma anche che l’azione deve salire il più spesso possibile a 18€ perché TCDP riesca a vendere per i necessari 2 miliardi di euro.

Inoltre tutto questo deve succedere entro 18 mesi dal CdA che lo delibera (novembre 2013), il periodo stabilito per legge, anche se nessuno ne ha ancora informato Scaroni , che intende fare il buyback in 10 anni.

Certo è che non saranno i fondamentali dell’azienda stessa a decidere il prezzo nel 2014, ma la necessità di due grandi aziende di far oscillare il prezzo tra un supporto di 15€ oppure 16.30€ (lo vedremo) e una resistenza di 18,60€.

 

Balotelli reciterà "Fratelli d’Italia" nella nuova pubblicità FIAT

La pubblicità verrà girata sulle alpi lombarde, dove Balotelli andrà a caccia di stambecco con un fucile della storica azienda bresciana Breda. Il luogo esatto è ancora un segreto, ma Balotelli guiderà da solo il suo SUV su sentieri montagnosi e innevate, dove a un certo punto abbandonerà la macchina per tuffarsi in un lago ghiacciato.

Durante la prima metà sarà Balotelli a recitare senza canto le parole dell’amato inno, sullo sfondo di una composizione di Francesco Bianconi, mentre la seconda parte sarà accompagnata dall’inno cantato da Chiara.

Le immagini di natura selvaggia verranno alternate con immagini di Balotelli marito e padre….

Haha.
No dai, scherzavo.

È Zlatan che recita “Du gamla du fria” nella nuova pubblicità Volvo.

Il resto più o meno come sopra. E in onore della ormai totalizzante svedosità della Volvo, hanno anche cambiato le parole “voglio vivere e morire nel Nord” in “voglio vivere e morire in Svezia”.

Buona domenica!

Antartide si starebbe raffreddando? La NASA non è d’accordo.

Il video della NASA sui sei decenni di riscaldamento globale è persino troppo facile da interpretare.

 Le zone in azzurre sono sempre meno e sempre più piccole.

Ma nonostante il 99% di consenso tra climatologi sul riscaldamento, e la scomparsa del 90% dei blog dei climanaufraghi, per un paio di settimane il web pullulava di trionfanti post sugli scienziati rimasti bloccati nel ghiaccio antartico.

Ma bisogna proprio ripeterlo: se metti il maglione di lana in spiagga in giugno non significa che il riscaldamento si sia fermato. Nevicate record con conseguente ghiacciate record (in Antartide poi, che sorpresa) non significano che il riscaldamento si sia fermato. Il clima non è un flatliner anche se i climanaufraghi ci sperano ancora.

In effetti l’Antartide rimane per molti aspetti, ovviamente anche climatologici, una zona poco esplorata, per ovvi motivi. Difficile ed estremamente costoso portarci team di scienziati, costruire infrastruttura in modo che possano lavorare, e dargli da mangiare 6000 calorie al giorno che non siano di cioccolato. Ma per fortuna c’è chi resiste e insiste, come il professore in meteorologia polare, David Bromwich. L’anno scorso ha dimostrato che l’Antartide si sta riscaldando doppiamente più veloce di quanto si aveva misurato durante gli ultimi 20 anni. I sensori nella vastissima zona di rilevamento Byrd erano tutti calibrati male.

Quindi, neanche l’Antartide, l’ultimo bastione rimasto, non è immune al riscaldamento globale.

Il problema però è un altro. Giustamente dicono che figuriamoci se quei 0.5 centigradi o quello che è può fare tutto sto’ casino. Nevicate record in Antartide, “bombe d’acqua” in Sardegna, la siccità peggiore da 100 anni in California, tempeste di ghiaccio fino al Texas, laghi interi svuotati nel medioriente, 13 gradi in giugno a Bruxelles (fa freddo!) e 13 gradi in gennaio a Bruxelles (fa caldo!). Milano e Stoccolma con esattamente lo stesso clima invernale da ca 5 anni.

No, non sono quei 0.5 gradi Celsius. Il vero motivo è questo:

Il riscaldamento degli oceani. Preso da un paper chiamato Comment on “Ocean heat content and Earth’s radiation imbalance. II. Relation to climate shifts”. Scaricare qua: OHC

Perché esattamente come i tuoi caloriferi a casa non contengono aria calda, ma acqua calda, sono gli oceani che scaldano il pianeta. Acqua è molto più efficace come conduttore del calore rispetto all’aria.

E infatti l’Artide si scioglie, come ben sa chi segue la questione petrolio.

Ripetiamo una vecchia lezione di geografia delle elementari:
Artide-> Mare coperto di ghiaccio.
Antartide -> Terra coperto di ghiaccio. 

La differenza per quanto riguarda gli effetti climatici sui due poli, di un mare sempre più caldo non dovrebbe essere troppo difficile da afferrare, anche se non proprio facilissimo come la lezione geo sopra.

Vediamo: Abbiamo (artide) massa di ghiaccio su mare aperto. Mare sempre più caldo -> scioglie ghiaccio da sotto (infatti è sempre più sottile oltre a essere sempre meno esteso) -> aumento condensazione -> aria sempre più satura di umidità -> aumenti massicci di pioggia e nevicate nel (Nord) Europa che da sempre è bacino di accoglienza delle precipitazioni in arrivo dall’Artico.

Antartide: continente terrestre coperto di neve e ghiaccio. Circondato da mare su tutti i lati, sempre più caldo -> aumento condensazione -> aria sempre più satura di umidità -> aumenti massicci delle precipitazioni sull’Antartide, e visto le temperature freddissime ovviamente si traducono in ghiaccio.

Oppure tutto quello che ho scritto è sbagliato, e il ghiaccio record è semplicemente il risultato di

one year or one season can be affected by random weather events

e quindi quello che è successo quest’anno è solo il risultato di brutto tempo, e non dei cambiamenti climatici. Che sono veri, esistenti, ci stanno impattando già ora in modo palpabile, e probabilmente non sono più reversibili.

Leggete la news release della NASA qua

Buon 2014!