Archive | luglio 2013

Obsolescenza programmata

Telefono anni ’70.

 
Chiunque abbia avuto a che fare con elettrodomestici per più di qualche decennio, ha potuto constatare che “era meglio una volta”. 

 Le lavatrici (al plurale) della mia nonna, comprato con gran fanfare nei primi anni cinquanta, sono durati almeno trent’anni. Dismessi non certo perché non funzionavano più, ma perché la vita cambia e i nonni un giorno non c’erano più. Un piccolo frigorifero di sostegno ci ha fatto servizio dal 1979 al maggio di quest’anno. Il telefono di casa di quando ero piccola, un modello classico conosciuto da tutti noi così fortunati da crescere negli anni ’70, funzionava ancora perfettamente quando miglioramenti tecnologici della rete telefonica svedese a metà ’80 l’hanno reso modernariato. E così via.

Tutti prodotti di una industria che non aveva ancora scoperto il concetto dell’obsolescenza programmata e cioè il fatto che un prodotto può essere creato, “disegnato” perché un giorno più o meno predefinito si rompa.

Per gigantesco errore a un certo punto in casa a Milano si trovava una lavatrice Samsung con pannello da controllo degno di un F-35. La scheda madre si è rotta un mese dopo che la Samsung aveva deciso di dismetterne la produzione. Ovviamente un caso, ma forse anche no. Un veloce giro di google ha trovato più di un forumpost indignato che parlava di quella scheda madre. La mia nuova lavatrice è la più meccanica che si trovava sul mercato norditaliano, l’unica vera meccanica viene (veniva?) venduta, secondo la commessa, solo in Calabria. Potevo farla venire a Milano pagando 200 euro il trasporto. Visto che avrebbe raddoppiato il costo della lavatrice ho deciso di no. Probabilmente anche eventuali parti di ricambio a questo punto si trovano tutti in Calabria.

 Poi, la falce. La vecchia aveva 100 anni. Dopo che è stata mandata in pensione ne abbiamo già fatto fuori altre due, in due anni.

Un caso di elettronica, un caso di acciaio.

Penso che tutti noi siamo al corrente del fenomeno da tempo. Forse però chi è nato dalla fine degli anni ottante in poi lo crede normale, che la roba non duri. Per noialtri è fonte di giustissima frustrazione.

Conviviamo ormai con questo disastro. I prodotti si rompono e ci dicono che viviamo ormai in una società di terziario puro e che costa meno buttare e comprare nuovo. E per ogni generazione che riescono ad abituarci le cose possono rompersi ancora più in fretta senza che smettiamo di comprarli.

Il mio primo telefonino, la famosa banana della Nokia, credo un 3110, e comprato nel 1997, si è rotto solo nel 2003 perché una piccola persona a me vicina gli ha fatto il bagnetto. Anche se ultimamente il trend del “cambio telefono” si è interrotto, fino a poco tempo fa appena usciva il nuovo iPhone era obbligatorio mettere il vecchio nel cassetto.

Il mio bellissimo frullatore KitchenAid, e chi di voi conosce KitchenAid sa quanto si vanta della qualità, aveva delle parti in plastica che si sono rotti dopo solo qualche anno. Devo dire che il successore, un robot decisamente bruttino di marca Kenwood, ormai lavora da 10 anni.

Ma più informatizzano i prodotti più è facile manipolarli. Ci sono cartucce programmate a non farsi usare dopo una data di scadenza, anche se ancora piene. La vecchia stampante HP era un disastro da questo punto di vista. E non funzionavano ancora abbastanza bene le cartucce bassa moda, tipo ecostore. Quando ho dovuto sostituirla ho scelto una Epson, che ormai ha retto ben 6 anni, sopravvivendo anche un pc, e ormai accetta le cartucce non di marca, che sono pure ricaricabili. Ovviamente non aggiornerò mai il firmware.

Invece quando si tratta di prodotti che teoricamente non si rompono mai, tipo posate in acciaio inox, o servizi da tavola, le case produttrici cercano di imporci modelli e colori perfettamente piazzabili in un anno specifico, in modo da rendere la proprietaria troppo consapevole che l’amica, sposata due anni dopo, possiede robetta più moderna di lei.

E poi materiali da costruzione. Non credo nessuno si faccia illusioni sul fatto che i grattacieli del progetto di prestigio Bosco in Città possano durare cinquecento anni, come i palazzi del centro storico. Che a dire il vero, staranno in piedi molti anni dopo che il BiC sarà già stato dismesso per pericolosità.

Lenzuola. Quelle ereditati, che le nonne hanno portato in dote sposandosi negli anni ’30 e ’40, quelle sono ancora perfette. Le mie, sia lino di Bellora che cotone di IKEA, non importa, hanno già i buchi. I jeans che una volta erano pantaloni da lavoro ora sono moda, e lì devo dire che ho aiutato anch’io il concetto OP. Rifiutandomi di portare pantaloni così scomodi finché il denim non fosse diventata di produzione high-tech giapponese, morbidissimo e comodissimo. E rompebole in poco tempo. Ma belli. Una concessione alla vita in città.

Per quanto riguarda la vita in campagna, niente concessioni. Presento qua le mie scarpe preferite. Stivali di gomma, marca Tretorn:

Stivali di gomma Tretorn

Hanno 45 anni questi stivali, li ho ereditati. La gomma è naturale, niente PVC. Purtroppo cominciano a essere un pochino asciutte al tatto.

Una volta esistevano due case produttrici di stivali di gomma molto importante nei paesi nordici, Tretorn e Nokia. Nokia ha scelto un’altra strada.

La suola interna è di legno, morbido e isolante. In autunno basta mettere una suola di feltro sopra e si sta al caldo.

Oggi gli stivali Tretorn non hanno più la suola interna di legno, ma la gomma è sempre naturale.

Chi compra oggi vestiti da lavoro sa che non sono quelli di una volta. Cuciture singole invece di doppie, suole incollate invece di cucite, tessuti meno spessi.

Obsolescenza programmata fa parte di questo mantra della crescita ininterrotta e obbligatoria che comincia a stufarci non poco. Visto che non possiamo avere crescita eterna in un mondo finito, perché noiosamente per ora abbiamo solo una palla da chiamare terra, arriverà prima o poi un cambio di programma. Alcuni, come i calabresi, evidentemente non hanno mai cambiato programma.

Russia, storica esercitazione militare.

Mentre mi stavo godendo la biennale sabato è uscita la notiziona sulla questione Kazakha Snowden Kyenge Spread  esercitazione militare russa più grande di tutti i tempi.

160.000 uomini, 1000 carri armati,  130 caccia e 70 navi sono attualmente impegnati nell’esercitazione militare più grande dai tempi sovietici.

Il record precedente è stato per più di 30 anni dell’esercitaione Zapad 81, possibilmente una preparazione per l’invasione della Polonia, che in ogni caso si è sentita costretta a introdurre leggi marziali contro solidarność.

Ai tempi si trattava probabilmente di 100.000 uomini, ora siamo a +50% della capacità sovietica.

L’ordine è stato dato la sera del 12 luglio. In soli 24 ore sono stati mobilitati 81.000 uomini nella parte orientale della nazione, ma già domenica la cifra era il doppio.

Quindi la volontà e evidentemente la necessità di poter mobilitare enormi masse di truppe è ora più grande che durante la guerra fredda.

Comunque, visto la vastità del territorio russo, anche se tutti quanti i soldati comandati fanno parte della difesa della zona dove si trova l’esercitazione, rimane il fatto che hanno spostato più di 100.000 uomini per 2-3000 km in poche ore. Davvero impressionante.