Egitto al biuo

Cosa fa un paese produttore di gas naturale quando non riesce più a produrre abbastanza per tenere in piedi la propria industria?
Lo vende lo stesso sul mercato internazionale a chi paga meglio?

No. Nessun dittatore, re, o governo democraticamente eletto rischia la sua posizione di potere all’interno del paese.

Anzi, si fa proprio eleggere sulla promessa che l’energia sarà abbondante come l’aria, come ha fatto Morsi in Egitto in giugno un anno fa:

“I am very keen on making electricity as abundant as water and air,” he said, addressing concerns of a systemic capacity shortage.

Non ha detto una bugia. È solo un caso di normalissima incompetenza. Poi magari si scopre che non basta dirlo, e quindi si sussidia, incrocia le dita, e aspetta che chi viene dopo risolve il problema.

La utility spagnola Unión Fenosa ha dovuto cercare gas da qualche altra parte quando l’impianto egizo LNG che gli forniva il gas è stato chiuso perché il gas non arrivava più.

Succede anche come in dicembre che 15 impianti di produzione si fermano insieme perché non c’è materia prima.

I numeri:

Picco della produzione nel 2009, quindi non certo imputabile alla primavera di due anni dopo, poi assestamento intorno ai 60 miliardi di metri cubi.

Solo che il consumo interno sta salendo con un tasso di crescita annualizzato di 15% dal 1976.

Lo scarto tra produzione e consumo  già nel 2012 era di soli 8 miliardi di metri cubi, e ora sembra che non ci sia più niente da esportare.

Il Qatar gentilmente ha regalato all’Egitto 300 milioni di dollari di LNG, in forma di 5 cargo, in modo che il paese possa sopravvivere l’estate che si annuncia caldissimo.

Il deal con il Qatar in realtà è uno swap, e cioè il Qatar si aspetta qualche cash flow in futuro. Ma se il paese oggi non ha i soldi per comprare il gas che manca, non lo avrà neanche l’anno prossimo.

E ci saranno scontri violenti, forse altre cosiddette primavere, quando l’Egitto decide di lasciare indietro una parte crescente della popolazione.

 

5 responses to “Egitto al biuo”

  1. fardiconto says :

    Questo testo chiarifica molto la situazione del Arab Gas Pipeline, sabotato in maniera sistematica a partire dal 2011. Manca il gas, ed ampi strati di popolazione si arrabbiano osservando che si cerca di esportarlo; perdi più in direzione di una nazione poco amata.

    Il gasdotto servirà a poco in futuro, almeno nel tratto egiziano. Un motivo per il quale il governo non lo difende: forse fa comodo raccontare che è colpa dei beduini ribelli.

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  2. Gigi_B says :

    Qualcuno ha messo Malthus in archivio troppo presto:

    http://mazamascience.com/Population/IDB/output/IDB_EG_Population_600.png

    Sinceramente per tutto il medio oriente e tutti i paesi con tassi di crescita della popolazione al 2% annuo (o similare) la vedo durissima nei prossimi 10/20.

    Guerre, fame, carestie: le 7 piaghe d'Egitto stanno per tornare

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  3. fardiconto says :

    Basterebbe ben poco per affrontare il problema. E invece molte nazioni seguono imperterrite la solita rotta, che h già causato tanti disastri in Nord Africa e Medio Oriente. Nulla di buono all'orizzonte.

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  4. Anna Ryden says :

    e invece mi sembra un cane che si morde la coda.
    Per avere meno figli bisogna portare milioni di persone nella classe media facendoli studiare. Questo si fa o piazzandosi bene intorno al 1900 nel occidente, oppure 10 anni fa con soldi prestati dal futuro, come in Brasile. (tralasciando il caso cina)
    Poi la nuova classe media fa consumare il paese 10 volte più energia, sussidiata ovviamente,finché non finiscono i soldi prestati dal futuro. Questo è quello che sta avvevendo in Brasile ora, anche se accelerata perché invece di investire spendono tutto in nuovi stadi da calcio.

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  5. fardiconto says :

    Interessante la vicenda degli stadi in Brasile. Non è possibile pensare che i brasiliani siano arrabbiati perché sono poveri: molti di loro vivevano nelle favelas anche tanti anni fa. Tutta la storia ha il sapore di un cambiamento nell'atteggiamento delle persone: forse c'è un legame con l'incremento nel tasso di alfabetizzazione? Nella fascia 15/24 i giovani brasiliani ormai sanno tutti leggere e scrivere; nel 1980 erano i 4/5. Può essere che oggigiorno siano più restii a farsi prendere in giro, sebbene non molto più ricchi.

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