Archive | giugno 2013

No a brevetti DNA apre a un nuovo futuro per la genetica

Personalmente spero che l’UE, già che c’è, segua l’esempio statunitense e legifera la questione DNA naturale/sintetico (da ft.com).

La corte suprema statunitense ha bloccato la possibilità di avere brevetto su geni che esistono in natura. Giustamente geni costruito possono ancora essere brevettati.

Deve sempre essere possibile avere un brevetto su una cosa nuova, ideata, creata/costruita, e per definizione il gene del colore dei miei occhi non rientra in quella categoria. A meno che non si tratti di una cosa nuova, ideata e costruita 5 miliardi di anni fa da Dio, e in quel caso è Lei a tenere il brevetto.

Di conseguenza Mon(ster)santo, almeno negli US, non può più patentare la vita stessa e questo vale anche per le aziende farmaceutiche.

La funzione del DNA, semplificando, è di creare RNA che a sua volta crea proteine. I geni sono quindi parti codificanti del DNA, e vengono copiati per creare il RNA. La presenza e assenza delle proteine che vengono creati dal RNA sono i mattoni della nostra vita e determina tutto su di te. Tipo la grandezza dei piedi, e altro.

Chi dice che questa sentenza fermerà totalmente la ricerca sulle malattie genetiche ed altro non ha mai capito la differenza tra DNA, cDNA (complementary DNA) e come funziona la replica tramite RNA.

Infatti, gli analisti dell’industria genetica/farmaceutica hanno preso la sentenza come un fatto positivo, premiando azioni farmaceutiche. Finalmente startup e maturi sanno cosa hanno il permesso di fare e cosa no, e questo rende tutta l’industria più stabile, analizzabile, e investibile.

Per tornando a Monsanto, questo dovrebbe significare che tutti i loro brevetti su geni naturali non sono più validi, almeno negli Stati Uniti. Brevemente si tratta dei brevetti che l’azienda usa per denunciare agricoltori quando questi scoprono colture contaminate nei loro campi. Un piccolo imprenditore non regge la pressione economica e dopo qualche anno si vede costretto a vendere i terreni per ripiagare i debiti. Un imprenditore buono è un imprenditore morto.

Purtroppo questo non ferma l’abuso che Monsanto fa della manipolazione genetica per creare OGM. La parte di manipolazione genetica OGM di Monsanto è volta a rendere le colture resistenti a pesticidi e erbicidi, sempre di produzione Monsanto. In questo modo i campi possono essere trattati uccidendo tutto tranne la coltura stessa, ma allo stesso tempo riempendo il nostro cibo di veleni.

Vi è evidenza che le colture OGM necessitano di quantità crescenti di veleni per riuscire a crescere. Quindi il sostegno di questo tipo di agricoltura diminuisce la biodiversità sia terrena che acquatica.

A lungo termine non sappiamo quali possono essere i danni a noi umani. Che la Monsanto non abbia nessun tipo di etica nel provare i loro prodotto direttamente su esseri umani prima di passare in laboratorio è fatto noto. 400 mila morti e 500 mila bambini nati handicappati.

Infografico Storia del Petrolio

Usando dati BP e un pdf sulla storia degli oil shocks, ho creato un infografico con alcuni maggiori impatti sul prezzo. Il pdf lo potete scaricare qua.

Nel grafico è tracciato il prezzo ai dollari del giorno, e, più interessante per noi, il prezzo in dollari del 2011.

Oil shocks

Egitto al biuo

Cosa fa un paese produttore di gas naturale quando non riesce più a produrre abbastanza per tenere in piedi la propria industria?
Lo vende lo stesso sul mercato internazionale a chi paga meglio?

No. Nessun dittatore, re, o governo democraticamente eletto rischia la sua posizione di potere all’interno del paese.

Anzi, si fa proprio eleggere sulla promessa che l’energia sarà abbondante come l’aria, come ha fatto Morsi in Egitto in giugno un anno fa:

“I am very keen on making electricity as abundant as water and air,” he said, addressing concerns of a systemic capacity shortage.

Non ha detto una bugia. È solo un caso di normalissima incompetenza. Poi magari si scopre che non basta dirlo, e quindi si sussidia, incrocia le dita, e aspetta che chi viene dopo risolve il problema.

La utility spagnola Unión Fenosa ha dovuto cercare gas da qualche altra parte quando l’impianto egizo LNG che gli forniva il gas è stato chiuso perché il gas non arrivava più.

Succede anche come in dicembre che 15 impianti di produzione si fermano insieme perché non c’è materia prima.

I numeri:

Picco della produzione nel 2009, quindi non certo imputabile alla primavera di due anni dopo, poi assestamento intorno ai 60 miliardi di metri cubi.

Solo che il consumo interno sta salendo con un tasso di crescita annualizzato di 15% dal 1976.

Lo scarto tra produzione e consumo  già nel 2012 era di soli 8 miliardi di metri cubi, e ora sembra che non ci sia più niente da esportare.

Il Qatar gentilmente ha regalato all’Egitto 300 milioni di dollari di LNG, in forma di 5 cargo, in modo che il paese possa sopravvivere l’estate che si annuncia caldissimo.

Il deal con il Qatar in realtà è uno swap, e cioè il Qatar si aspetta qualche cash flow in futuro. Ma se il paese oggi non ha i soldi per comprare il gas che manca, non lo avrà neanche l’anno prossimo.

E ci saranno scontri violenti, forse altre cosiddette primavere, quando l’Egitto decide di lasciare indietro una parte crescente della popolazione.

 

Più carne per tutti

L’ecologista e ricercatore Allan Savory spiega come fermare la desertificazione che si sta allargando su 2/3 del pianeta.

Una snapshot del video TED:

Vale la pena passare 22 minuti, aprire la mente, come ha fatto lui stesso che prima di intuire il problema ha aiutato governi a peggiorare la desertificazione, seguendo la scienza del consenso del periodo. Ammazzando anche 40,000 elefanti. Devo dire che qua ho quasi smesso di guardare. Ma bisogna insistere quando si tratta di un pensiero contrariano.

Sottotitoli in italiano:
http://embed.ted.com/talks/lang/it/allan_savory_how_to_green_the_world_s_deserts_and_reverse_climate_change.html

È un’idea. Visto che il contrario non ha funzionato, perché non provare il sistema del pascolo olistico.

Per riassumere:  Animali da pascolo, su tutte le latitudini, legano anidride carbonica, sono riserve di CO2 (Carbon sink come si traduce?), migliorano il terreno, riducono la desertificazione e aumentano la produzione di cibo al mondo.

Questo è l’esatto contrario del consenso del momento, che ci vorrebbe tutti mangiatori di soia.

Ma ancora più interessante è che i metodi ecologici sono la soluzione alla crisi alimentare in arrivo, non il problema. I terreni migliori per questo si troverebbero quindi in Africa, che in qualche modo sono anche vantaggiati dai loro problemi economici.

Non hanno mai avuto i soldi per implementare l’agricoltura industriale che la fondazione di Bill Gates vorrebbe imporre su tutto il continente, e fanno ancora in tempo per evitare veleni e le loro aziende promotrici. Landgrabbing cinese permettendo.

Grecia così povera che non riesce neanche a vendere gli asset

Sconcertante la notizia che nessuno vuole la nazionale del gas greco, DEPA.

Come spesso accade ultimamente si contava sulla Russia, che come al solito non aveva la minima voglia di aiutar”ci”. Non volevano l’improducibile gas cipriota, non ci hanno minimamente pensato di andare a rimuovere dalla circolazione le armi chimiche in Siria, e ora non hanno comprato un’azienda greca piena di debiti perché i clienti non possono pagare le bollette.

E io mi chiedo: ma perché continuiamo a pensare che alla Russia potrebbe interessare venire qua a salvarci solo perché in questo momento hanno i soldi? Loro stanno violando lo spazio aereo e marittimo scandinavo tutti i giorni per farci capire chi decide. I soldi se li stanno mettendo via per la conquista e difesa dell’artico, non certo per comprare imprese in fallimento già prima dell’avvio.

Comunque, tornando in Grecia. La IMF, che settimana scorsa ha ammesso pubblicamente di aver mentito spudoratamente per anni sulla situazione in Grecia, per poter continuare a somministrare bailout, nella enorme paura di quello che succederà quando la Grecia sarà costretta a uscire dall’Euro, ora si rifiuta di somministrare un ulteriore bailout perché la Grecia non riesce a privatizzare i suoi asset. Il tristissimo mea culpa lo potete scaricare qua.

Basta questa immagine presa dal pdf:

Revisione dopo revisione continuano a insistere che il PIL della Grecia semplicemente DEVE crescere.

Più tardi quest’anno dovrebbe essere messa in vendita anche Hellenic Power,  il partner greco di Edison, che già nel 2012 ha dovuto svalutare gli asset greci di 18 milioni di euro.

Per dire, manca poco e non sono più coperti i costi degli impianti di produzione di elettricità in Grecia. E mo che si fa?

Messico, ancora 14 anni di riserve

Nel singolo caso il tanto deriso l’Export Land Model ha conseguenze serie.

In Messico, per esempio. Pemex compie 75 anni, e festeggia lasciando finalmente entrare imprese straniere nel business dell’esplorazione. Sperano di duplicare il successo della Colombia, che accettando la sconfitta nel 2007 ha invitato il know-how mondiale a sviluppare l’industria, così raddoppiando l’outpout a 900mila e rotti barili.

In ogni caso può solo cambiare in meglio per le casse dello stato. Molto più facile tassare stranieri che forse qualcosa producono che il proprio colosso inefficiente.

Un po’ semplificato produzione e consumo si presentano così:

Anche se la produzione è scesa di soli 30%, le esportazioni sono crollate di 58%. Il risultato di un consumo in salita lineare con produzione che pedala sul posto dal 2009.

Devono agire in fretta se vogliono riuscire a tirare su il resto dei loro 11 miliardi di barili che secondo dati BP hanno ancora da produrre. È più facile salvare vecchi giacimenti che riprendere da zero. Sono pur sempre 14 anni di consumo nazionale. Al livello di oggi.

Nuove leggi sull’oro

Zitta zitta la Francia ha cambiato “la code des postes et des communications électroniques” in vari modi, tra l’altro:

“L’insertion de billets de banque, de pièces et de métaux précieux est interdite dans les envois postaux, y compris dans les envois à valeur déclarée, les envois recommandés et les envois faisant l’objet de formalités attestant leur dépôt et leur distribution.”

Quindi non puoi più inserire banconote, monete e metalli preziosi in buste e spedirli dove ti pare.

Non si tratta di un tentativo di evitare che la gente non paghi le tasse, visto che i metalli preziosi non sono soggetti a IVA. È più probabile che si tratti di una forma di controllo del patrimonio.

Diventa praticamente impossibile vendere le tue monete a chi vuoi tu, per esempio su ebay a un premio rispetto al prezzo ask dei venditori ufficiali ma scontati rispetto al loro prezzo bid. Oggi se lo fai ci guadagni sia tu che la tua contraparte, entrambi privati. Evitando per esempio confinvest e quindi anche un controllo su chi effettivamente l’oro ce l’ha in tasca.

Pare che sia UPS e Fedex hanno già cominciato a non accettare spedizioni di metalli preziosi via posta assicurata dalla Germania e dalla GB verso la Francia.

È già dal 2011 che i francesi non possono comprare oro con contanti ma solo tramite vie elettroniche e quindi rintracciabili.

 Nel frattempo, in India…via Reuters e ZH: Il governo indiano ha aumentato le imposte sulle importazioni d’oro in un vano tentativo di salvare la (s)bilancia commerciale, e il ministero di finanza ha consigliato le banche di non vendere monete ai loro clienti e di invitarli a non investire in oro. Ovviamente stiamo parlando di oro fisico, questa è l’India, mica gli Stati Uniti. Solo in maggio l’India ha importato 162 tonnellate, più del doppio di un qualsiasi mese durante l’anno del record, il 2011.

Diciamo che il disequilibrio stabile in cui ci troviamo prima o poi finisce. Un grandissimo crollo di tutti i mercati porterebbe anche a un _vero_ crollo del prezzo dell’oro. Se i mercati avessere creduto in una vera ripresa  economica il prezzo dell’oro sarebbe sceso molto di più di quella correzione ai livelli del 2011 vista durante gli ultimi due mesi, fondata su paure che la banca centrale cipriota sarebbe stata costretta a vendere la riserva.

E invece tutti qua ad aspettare che Cine e UE si diano seriamente alla stampante.

Peak export 2005 ancora valido

Per i dati BP anno 2012 incluso bisogna aspettare ancora 10 giorni, ma la US Energy Administration ha già ora dati aggiornato per produzione e consumo per il 2012.

Il 2012 è stato l’anno del record, sia lato produzione che consumo:

Più di 89 milioni di barili prodotti al giorno, contro un consumo che si è fermato a 88,3 milioni.

Di fronte a una differenza di 800 mila barili al giorno, allora perché il prezzo del WTI e del Brent è rimasto allo stesso livello per il terzo anno di fila? Il consumo degli due anni precedenti era leggermente superiore alla produzione, e questo poteva spiegarci perché a livello mondiale il prezzo rimaneva alto, nonostanto in Europa e negli Stati Uniti ci sono forti cali di consumo.

Forse perché la realtà è un’altra.

I paesi produttori con un netto positivo per le esportazioni per l’anno 2012 erano in 37 ed esportavano quasti 43,5 mila barili al giorno.

L’anno di picco era il 2005 con 36 esportatori netto e 45,3 mila barili liberi per l’export al giorno.

La differenza tra il 2005 e il 2012 si traduce in 655 milioni di barili all’anno, da paragonare al consumo italiano annuo di 478 milioni. Cioè dal 2005 al 2012 è sparito dal mercato internazionale l’equivalente del consumo dell’Italia, Svezia e Finlandia messi insieme.

Ora, l’Italia, la Svezia e la Finlandia non sono certo paesucci senza risorse per competere sul mercato per il petrolio in vendita. C’è da aspettarsi allora che qualche vero paesuccio si sia ulteriormente allontanato dall’era degli idrocarburi.