Archive | maggio 2013

Riflessione breve sull’intensità energetica.

Riprendo un attimo il concetto di intensità energetica.

Allora, si calcola come consumo di energia totale di un paese diviso per il suo PIL.

Generalmente si dice che un valore basso di IE indica che ci vuole una quantità relativamente bassa per creare un alto valore economico.

Durante la fase iniziale, l’amatissima industrializzazione, si ha un’intensità rapidamente crescente, quando l’economia richiede sempre più iniezioni di energia, prima che il PIL abbia tempo per reagire.

Con tutte le fabbriche costruite, ci vuole sempre meno energie per creare il benessere, e l’IE comincia a scendere. Man mano che l’economia matura, o in altre parole, quando spostiamo la nostra industria in Cina sostituendo la produzione di scarpe per quella di app per iPhone, questo processo accelera. L’idea è che con pochissima energia creiamo tanto benessere.

Prendendo i dati in Mtoe della BP per il consumo totale, e il PIL dal WTO in dollari, ci risulta la familiare curva per un paese maturo, qua paragonato a quello della Francia:


Si dovrebbe misurare il PIL com PPP – Power purchasing parity, la tecnica che determina il valore relativo delle valute, e in effetti vediamo come a volte la curva dove ho usato il PIL nazionale sia parecchio diversa da quella del PIL PPP.

La misura del PIL è da tempo superato dal fatto che non prende in considerazione la nostra salute, quella dell’ambiente, effetti climatici (tranno per le perdite dovute a ricostruzioni di città intere), la sua facile manipolazione (nessuno crede più nei dati cinesi), e anche per il fatto che è addatto a una società manufatturiera, mica alla società dell’informazione (per ora) gratuita che esiste da ca un decennio.

Joseph Stiglitz ci ha anche fatto notare che il PIL è stato usato per pitturare la facciata in molti paesi prima della crisi finanziaria, e nessuno si è sbrigato di guardare le tubature. La ricchezza in tutto l’occidente è basata su livelli di indebitamente sempre più alto, senza possibilità di uscirne senza una specie di crollo sistemico. I debiti prima o poi vanno ripagati.

Se poi il PPP è meglio come misura lo lascio a chi si intende di cambi valuta. Quanto velocemente torna alla sua vera media il PPP?

Comunque. La cosa più interessante delle due curve è che i due paesi, almeno dal 1987 in poi, hanno uno sviluppo industriale, o se vogliamo, de-industriale, molto simile.

Diciamo che la Francia è stata un pochino più brava, diminuendo l’intensità più velocemente dell’Italia. Ma in entrambi i casi si tratta di paesi nella fase finale della maturità industriale, e prima o poi si va dal maturo al senile. Senile è quando tutte le scarpe vengono prodotte altrove, e anche tutte le app per iPhone vengono prodotte altrove.

Qua cadono gli alberi

Con pochi giorni che mancano per giugno è più che chiaro che quest’anno qualcosa è successo alla primavera. Si è fatta vedere solo alcuni giorni in aprile, non mi ricordo neanche bene, per il resto siamo sempre qua con maglioni di lana.

Per carità, qualche minuscolo vantaggio c’è. Non siamo mai stati svegliati dalle zanzare. Non conosco il ciclo di vita delle zanze, ma è evidente che per ora fa troppo freddo o/e che le loro riserve di energia non sono bastate per sopravvivere l’inverno.

Il motivo per cui mi lamento così pubblicamente del tempo è che ben due volte nelle ultime tre settimane il mio percorso è stato bloccato da alberi caduti. E chiaccherando in giro ho scoperto altri casi, in altre vie di Milano.

La prima era in Via de Amicis, albero secolare che si è accasciato su un autobus ATM. Nessuno ferito, ma non dubito che i passeggeri abbiano preso una bella paura.

Poi ho dovuto deviare da Corso Sempione, per uno caduto sui binari del tram.

Altre incidenze sono in Via Foppa e in Città Studi.

Insomma, ovunque il sottosuolo è così saturo di acqua che le radici profondissime di questi alberi piantati quando, nel dopoguerra? non reggono più.

Si tratta di alberi sanissimi, che potevano benissimo rimanere li qualche secolo ancora, che però hanno ceduto al mancato drenaggio del sottosuolo milanese.

Che non ci siano stati incidenti con tratte di strade cedute è solo questione di tempo. Ma nel frattempo, i milanesi non sanno cosa gli aspetta…appena finiscono le pioggie (finiscono?) il comune deve tappare migliaia di buche nelle strade in un terzo del tempo previsto. Gli appalti sono stati fatti, i soldi ci sono ora o mai più.

Gli alberi invece verranno ripiantumati durante il prossimo inverno.

Traffico aereo cargo

Il traffico aereo cargo è quello che riflette l’andamento dell’economia, il via vai di merci, produzione, piccole imprese, imprese gigantesche, tutto sta li dentro in quei numeri.

Diciamo che è una specie di sottostante che genera la ricchezza sul quale il traffico aereo passeggeri come derivato dovrebbe reggersi.

Per il semplice motivo che i soldi per le vacanze da dove arrivano? Dalla produzione di bene e il loro commercio che genera un surplus nei conti correnti delle famiglie.


Se il traffico cargo ha l’andamento come nel grafico, dove da mesi media mobile 12 (in rosso) e il trend che meglio si sposa con i dati (polinomio di secondo grado, in nero) puntano in giù, cosa possiamo dire dei traffico passeggeri?

Direi che è un fenomeno di mangiarsi i risparmi, pur di mantenere lo status (quo). Le due serie storiche devono essere inversamente correlati, con valori minimi di passeggeri che corrispondono a valori massimi del cargo, e vice versa.

A meno che il traffico merci non si sia spostato su treni o camion nella stessa misura che è andato perso in aria. Che non è così, testimoniano i dati europei sulle congiunture dei vari paesi. Recessione (quasi) ovunque.

Quella per le compagnie aeree beneficiale sana correlazione negativa è già andata persa intorno al 2005, ma è stata esasperata davvero con la crisi nel 2008, quando è andato a mancare il commercio da punto in bianco.


Ora il trend è in lenta salita.

E non perché in gennaio gli italiani viaggiano di più in inverno, ma perché l’industria manufatturiera sposta meno merci.

Nonostante questo, per il 2013 c’è un fattore con una possibile inversione del trend. Calcolando la percentuale del traffico cargo su quello aereo, anche se calcolato in unità diverse, viene fuori che il trend fortemente negativo (linea nera) forse non vale più. La media mobile è ferma dal 2009:

Abbiamo visto l’andamento del cargo. Non è positivo.

E quindi potrebbe essere che il traffico aereo passeggeri ha raggiunto quel limite del conto corrente di cui parlavo prima.

NIkkei continua giù

Durante la notte il Nikkei ha continuato il viaggio verso sud iniziato settimana scorsa:

Il mio grafico da un -3,30% dalla chiusura del 24.

Una prospettiva più ampia è sempre interessante:

Sembra che il livello intorno ai 14.000 dove ci troviamo ora abbia agito come supporto nel 1992, 1995, 1998/1999, e nel 2006.

Capex e prezzo del petrolio: la relazione c’è.

Un anno e mezzo fa nel post Exxon e i limiti della geologia ho accennato a un’idea che avevo in testa da tempo, e cioè la possibilità di una correlazione tra capex delle aziende che fanno E&P e il prezzo del petrolio.

Il grande limite di un blogger è il datamining, e così purtroppo non sono mai andata avanti con la ricerca. Che però un professore ordinario in fisica tecnica ambientale al Tor Vergata di nome Angelo Spena ha fatto, per il beneficio di tutti noi.

Da Chicago-blog rubo questo gioello del datamining:

Eccovi il link dell’articolo, lo so che non dovrei regalare traffico web gratuitamente al nido d’aquila del mercato libero, perché probabilmente dando via merce invece di farla pagare distorco il mercato, ma tant’è. Vale la pena. Mi scuso con chicago a priori.

Il professore spiega che il grafico viene aggiornato ogni anno grazie ai suoi dottorandi (ecco come si fa il datamining).

In poche parole si tratta del prezzo del greggio, scala destra, plottato insieme al capex, scala sinistra. Come potete vedere, è praticamente dal 1985 che le due curve si seguono.

Nel post non vengono presentati dati statistici descrittivi, oppure regressioni e altro che potrebbero servire per capire la relazione. Che però a occhio non è negabile. Una relazione c’è. Con le parole di Spena:

Artificio contabile? Inaffidabilità delle fonti? Volatilità dei dati? Sono trend più che trentennali: dunque, da prendere sul serio: lo scenario petrolifero è reso stabile e duraturo dai prezzi alti, non dai prezzi bassi. Tanto per intenderci: automobilisti e petrolieri hanno non solo interessi, ma anche percezioni e preoccupazioni contrapposte.

Qualche tempo fa la commissione europea ha mandato gli agenti in casa da Shell e Exxon & co, accusandoli di abuso del loro potere sul mercato, nella formazione del prezzo.

Può darsi che la mattina parte qualche chiamata tra un paio di big, e può darsi che la commissione l’ha scoperto ca 30 anni dopo il resto del mondo, ma può anche darsi che qualcuno abbia bisogno di vincere le elezioni questo autunno.

E adesso mi servono solo un paio di dottorandi, una settimana di tempo, e con i capex storici delle vecchie sette sorelle si tira fuori un bel modello previsionale del prezzo del petrolio.

Traffico aereo passeggeri e linee trend

I punti possono essere connessi solo guardando indietro, non guardando in avanti. La tentazione rimane comunque, e siamo sempre li a cercare tracce tra i punti per capire cosa ci possono dire sul futuro.

Ovviamente ci sono modelli econometrici complessi che ci possono aiutare, ma prima di esplorare terre sconosciute fa bene guardare una serie storica solo con gli occhi per cercare di capire come si comporta.

Prendiamo la solita un po’ noiosa serie del traffico aereo che presento qua regolarmente. Ora abbiamo dati fino a marzo 2013:


A occhio possiamo vedere che la serie presenta stagionalità, infatti ci sono naturalissimi massimi in estate e minimi durante l’inverno.

(Adesso che ci penso, è probabile che la stessa serie per il traffico aereo svedese sia invertito. Infatti gli scandinavi tendono a volare di più quando non ne possono più dell’inverno. Vanno in Thailandia.)

Poi abbiamo un trend, e direi che possiamo dire che è lentamente crescente. Se potessimo togliere il trend, il movimento oscillerebbe intorno a una media, quindi è anche mean-reverting, cioè ha un ritorno alla media, come tutti i commodities che si rispettano.

Il traffico aereo è una commodity? Secondo wikipedia si, un bene per cui c’è domanda, ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile. Almeno abbastanza fungibile. Sono certa che non volerò mai più Air France o Iberia oltreoceano, ma non posso dire la stessa cosa per la Luffi. E poi penso che questi dati non costituiranno mai un sottostante per un derivato da negoziare in borsa.

Per tornare alla serie: non sembra invece stazionaria, per esserlo la varianza dovrebbe essere uguale su tutta la linea, ma, almeno per gli anni di cui ci sono dati, la varianza intorno alla nostra fittizia media si sta allargando. 

La cosa bella delle previsioni è che tutti i professionisti li sbagliano quasi sempre, e quindi anche noi blogger possiamo darci dentro senza scrupoli.

Inizio con il trend. Crescita del traffico totale quasi ininterrotta. Il 2012 ha un totale leggermente più basso del 2011, ma chi può dire che stiamo invertende la rotta?
 

In fondo nel 2012 erano solo novembre e dicembre che presentavano numeri più bassi del 2011. Invece per quest’anno tutti i tre primi mesi hanno avuto quantità di passeggeri più in linea con il 2010, l’anno della grande ripresa. Interrotta?

Gli amanti dei grafici, la prima cosa che fanno è metterci una bella media mobile. In questo caso ha più senso una a 12 mesi, che ci modella l’andamento annuale.

È leggermente in discesa perché gli pesano già questi ultimi 5 mesi al ribasso.

Più simpatico allora il trend lineare, strumento amato da tutti gli statistici macro. Qua l’ho tirato 6 mesi nel futuro:

Linearmente crescente, senza obra di dubbi.

A meno di guerre termonucleari o eruzioni del megavulcano  tra Napoli e Palermo, possiamo dire con 100% di certezza che il traffico durante i prossimi mesi crescerà e arriverà al di sopra della linea verde.

In finanza invece è l’esponenziale che scalda i cuori:

Ho lasciato sottile quello lineare per far vedere la minuscola differenza tra lineare e esponenziale. Non si tratta certo di oro qua. Ovviamente non sarà mai esponenziale. L’Italia può ospitare il numero di persone che già ci vengono, più o meno qualche milione. E come abitanti il trend è crescente, ma si tratta comunque di un paese con un pessimo rapporto abitanti/territorio. Per di più senza possibilità di crescita economica, e quindi prima o poi si raggiunge un tetto naturale per il numero di abitanti.

Giocando un po’ con excel comunque il trend che si sposa meglio con la serie è cubica, un polinomio di terzo grado:

Sempre con previsione a sei mesi.

E no, non sto dicendo che il traffico aereo crollerà entro pochi mesi, solo che storicamente, per quanto possiamo dire che 159 mesi è storia, esiste una funzione piena di variabili che spiegano molto bene l’andamento del traffico aereo. Nel senso che la nostra serie è Y, una variabile dipendente, e cioè dipendente da X, la variabile indipendente, più alcuni parametri beta.

In realtà il traffico aereo Y dipende da ben più di una variabile. Il prezzo del biglietto rimane il più importante, e quello dipende dal costo del carburante, tassi, costi generali delle compagnie aeree e non so quanti altri variabili. Poi dipende dal reddito. E da come si percepiscono i redditi futuri, se hai dubbi sulla occupazione rimani forse acasa.

Poi da periodo dell’anno, come abbiamo visto. Questo è il caso italiano, ma su scala globale dipende anche da quanto è facile lasciare il paese. E da quanto è facile entrare nel paese. Direi che Corea del Nord ha un grande potenziale li. Chi non vuole essere tra i primi? Insomma, chi vuole prevedere il traffico deve avere tanti dati sotto mano. E questo ancora senza mischiarci anche misure di elasticità.

e oggi in Giappone…

La salita più che stabile, e possiamo tranquillamente dirlo, supermanipolata, del Nikkei è forse finita.
Oggi un -5,71 dall’apertura e un -7,3 dal massimo:

-5,7 solo perché la borsa è stata fermata. Ora attendiamo la prossima apertura alle 02.00 questa notte (no, non sarò sveglia) per capire se .

E no, non esiste nessuna borsa che si muove così stabilmente insù senza che ci siano altre forze al lavoro, che la semplice voglia di investire. Nel 2008 il BoJ ha annunciato il primo QE e siamo ormai alla versione 8 o 9, si perde il conto. Nonostante questo non sono riusciti a contrastare la deflazione decennale, e sostituirla con la sognata inflazione di 2%, comprando obbligazioni di stato giapponesi. E un mese fa che Abe ha promesso di raddoppiare la base monetaria giapponese.

Infatti la borsa non faceva altro che felicemente seguire l’indebolimento dello Yen rispetto al dollaro:

Comunque, anche nel 1987 l’indice giapponese si è ripreso per alcuni mesi prima di crollare definitivamente.

Quello che succede nel mercato delle obbligazioni è straordinario, qua il decennale:

Volatilità mostruosa. Bond crash? E perché no. La Banca centrale giapponese ha praticamente promesso di distruggere la propria valuta. Perché tenere obbligazioni che praticamente verranno ripagati in un’altra specie di valuta molto più debole?

Ombrina Mare, ipocrisia raggiunge nuove vette.

Massicce dosi di stampa polemicosa sul petrolio in Abruzzo, nello specifico Ombrina Mare, progetto di Mediterranean Oil and Gas, in gergo Medoilgas.

 Purtroppo il Galli della Loggia non è un tecnico del settore, e così è diventato un sitting duck scrivendo sul corriere il 19 maggio. Ora tutta la blogosfera ridacchiando si autodichiara più intelligente di lui, elogiando l’AD di Medoilgas per la risposta tecnica e sensata.

Ma anche se GdL non ha azzeccato un solo fatto, gli do ragione.  Per forza, non ha nessun senso economico produrre quel petrolio.

Perché se Ombrina è davvero solo 40 milioni di barili di 2P, il valore atteso della produzione è (caso molto ottimistico) sui 4 miliardi di Euro. Assumendo un profilo di produzione flat di 5.000 barili al giorno, lo andiamo a spalmare su 20 anni. 4 miliardi divisi 20 anni sono 200 milioni di euro all’anno. Trattandosi di petrolio off-shore, all’Italia rimangono 7% di royalties, cioè 14 mln di euro all’anno. 50% di questi vanno alla regione, siamo a 3,5 mln di euro l’anno. 

 3,5 miseri milioni di Euro a una regione che ha fatto 29 miliardi di euro di PIL nel 2011? Lo 0,012% sarebbe utile a creare lavori e benessere alla regione Abruzzo? Ma per favore.

 Tutti noi sappiamo come vanno queste polemiche, no, sono anni che li seguiamo. “Non ci capiscono niente, si tratta degli interessi del paese, dobbiamo creare leggi ad hoc contro il NIMBY” etc etc.

Mi chiedo anche: Ma dove sono tutti questi voci liberal quando si tratta di rinnovare le linee di trasmissione delle regioni dal centro sud in giù? Linee di estremo interesse economico per tutto il paese, con dirette ripercussioni sul benessere sociale degli italiani -al completo-.

Quando le aziende hanno accesso a elettricità a un costo diciamo democratico, in linea con i costi europei, allora si che possiamo parlare di libertà economica e iniziativa privata.

 Silenzio stampa. Ovvio, non ci sono azienducce inglesi di mezzo, i cui guadagni futuri sono da salvaguardare a tutti i costi nel nome abusato di Mises.

3,5 miseri milioni, che basta un unico incidente per trasformare in -35 milioni quando si ha da ripulire le coste.

Caro Abruzzo, tenga duro. Investa in turismo e pesca e agricoltura. E viva il NIMBY.

IT IS THE FIRST RESPONSIBILITY OF EVERY CITIZEN TO QUESTION AUTHORITY.  -Benjamin Franklin