Solare in Italia, passato il fondo. Salita su guadagni futuri?

Il vicino di blog questionedienergia ha bloggato ieri sulla brusca frenata degli investimenti nel settore solare nel 2012. La tesi è che per gli investitori si tratta di finanza pura, roba da ricchi insomma.

E sembra proprio così. Negli ultimi tre anni i piccoli investitori che compravano azioni long nel settore solare in Italia non hanno guadagnato un fico secco. Aziende come Aion Renewables che esistevano già prima della crisi non si sono mai ripresi:

-94% dal picco nel 2007.

Altre, come Alerion, nel 2009 hanno tentato la ripresa, per poi tornare stagnanti:

-55% dal picco nel 2007.

L’azienda svedese Etrion, quotata a Stoccolma e Canada ma operante in Italia con 60MW ha dovuto bloccare progetti per altre 200 MW quando è uscito il Quinto Conto che non dava abbastanza spazio ai nuovi investimenti:

-65% dal picco in gennaio 2011.

Nella stessa situazione si trova KR Energy, Terni e Kinexia, mentre Enel Green Power e Falck Renewables, che sono state introdotte dopo la crisi, reggono meglio.

Sino ad oggi, chi guadagnava erano i produttori del hardware, e i costruttori. L’impianto finito veniva poi dato in mano a una utility, che quella spesa enorme la poteva ammortizzare a 20 anni volendo. Ma gli azionisti non ci credevano, e lentamente durante gli ultimi 3-5 anni si sono ripresi i soldi.

Ultimamente, sia a 6-7 mesi, che a due settimane, qualcosa è cambiato. Warren Buffett ha benedetto l’intero settore, comprando per 2,5 miliardi di dollari una licenza per la costruzione di un parco solare, tra i più grandi nel mondo. L’effetto installato sarà di 580 MW. È la terza volta in un anno che Buffett lancia soldi verso il settore.

Si può presumere che il vecchietto abbia analizzato il mercato americano vedendo un cambiamento di fondamentali. Forse Buffett crede in peak oil e ha capito che l’indipendenza energetica statunitense è più che altro un miraggio. In ogni caso è curioso che proprio mentre l’intero paese si concentra sugli idrocarburi, l’investitore americano più ricco vada controvento.

Che gli Stati Uniti abbiano ampio spazio per espandere il settore diventa chiaro leggendo uno studio commissionato dal dipartimento di energia statunitense.

Watt residenziali installate pro capite in Germania nel 2011 era 9 volte più che negli Stati Uniti:

Watt pro capite totali installati (dati BP 2011):
USA : 15
Germania:  306
Italia: 209. (2012 267 watt! Dati GSE)

Per il 2011, Germania aveva installato 20 volte più energia solare, e l’Italia 14 volte più solare pro capite che gli Stati Uniti. Si direbbe che i due paesi europei dovrebbero trovarsi in una fase di assestamento, mentre gli US sono ancora in partenza per quanto riguarda costruzione e installazione.

Buffett non si muoverebbe mai senza una garanzia in tasca di guadagnarci. La sua filosofia è sempre stata quella di non investire in cose che non capiva, come l’information technology. Preferiva la coca-cola. Se ora ha deciso che capisce il solare, significa che qualcuno gli ha detto “guarda Warren, questo è il prezzo pro kWh prodotta che guadagnerai direttamente dal mercato. Questi altri soldi sono il sovraprezzo che ti dà il governo. Costruisci pure. E quandi avrai costruito, per 20 anni guadagni senza muovere un dito”.

Ed è li che noi in Italia ci troviamo ora. Per questo il quinto conto energia ha ridotto i fondi, introducendo anche ridicoli ostacoli burocratici per la realizzazione di impianti solo un pochino più grandi di quelli residenziali.

La crescita esponenziale si è già incricchiata e rallenterà ulteriormente nel 2013. Ma crescita rallentata è pur sempre crescita.

Il settore lamenta che perderà migliaia di posti lavori. E allora? Tecnici solari come bidelli al comune di Milano, con diritto assoluto al lavoro anche se non c’è?

C’è ancora tanto spazio per i pannelli, ma certamente non possiamo tappezzare tutto il paese. I lavori nel solare ora devono riguardare altre cose.

Ora è tempo di guadagnare dalla produzione di elettricità, migliorando finalmente i bilanci delle utilities, che comunque ci hanno investito e creduto. Come settore secondario ci saranno le ditte nella manutenzione, le startup ingegneristiche con per esempio innovativi sistemi per il controllo remoto, e ovviamente anche le ditte che lavorano con smaltimento e riciclo.

E infatti, sembra che l’annuncio sul quinto conto energia percepito come negativo dalla blogosfera e dagli ambientalisti, in realtà sia stato un segnale per il settore che i giorni di magra sono acqua passata. Non tutti hanno cominciato a vedere salire l’azione già da giugno in poi, ma il trend c’è.

Etrion:

Etrion in giugno è salito parecchio per poi ricadere.  Ora effetto Buffett con +30% dal 31 dicembre 2012.

Terni:

Toccato il fondo a luglio. +15% dall’inizio dicembre, con spinta Buffett dal 31/12.

SunPower, americana, ma operante in Italia, anche come partner di Etrion:

Fondo in luglio, e +100% dalla metà di novembre.

Kinexia:

Fondo in giugno con lenta stabile salita. Effetto Buffett anche qua con 22% dal 31 dicembre. Dal fondo in giugno +55%.

KR Energy:

Ignorato dal settore per tutto l’autunno, ma spinta Buffett dalla fine di dicembre con
+85%.

Falck Renewables:

Falck è in salita sin dalla quotazione, con assestamento da aprile fino a giugno 2012. Poi di nuovo salita fino al 31 dicembre. Spinta ca
+16 in questi giorni.

Enel Green Power:

Anche EGPW ha cominciato a muoversi in giugno, su 45%, ma l’effetto Buffet dalla fine di dicembre sono +17%.

Potrebbe non essere più roba da ricchi, per chi fa i compiti in casa e becca l’azienda sana.

9 responses to “Solare in Italia, passato il fondo. Salita su guadagni futuri?”

  1. Er says :

    grande Anna!

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  2. N.O.I. - Nuova Officina Italiana says :

    Il settore non lamenta perdita di posti di lavoro: li ha già persi.
    Lo scritto non individua efficacemente le cause che hanno determinato la caduta economica del settore, che in Italia non vede più produttori che tali possano definirsi (salvo qualche marchietto fatto in casa che produce in condizioni precapitalistiche), ed EPS ormai tutti chiusi.
    Rispetto ai fondi finanziari che hanno investito nei campi solari (l'80% della produzione di solare fotovolatico, che significa quasi tutti i 7 miliardi di euro annui sulle nostre bollette), hanno già abbondantemente ripianato e rientrati dei loro investimenti, ed adesso per i prossimi 15 anni avranno rendimenti che un normale imprenditore si sogna la notte. I TIR degli impianti del 3 e 4 conto energia viaggiavano sul 25%!
    Il 5 conto arriva tardi, a babbo morto.

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  3. questionedienergia says :

    grazie anna per la citazione. Quoto perfettamente N.O.I., e comunque risintetizzo quanto detto sul mio post: senza incentivi, e senza la priorità di dispacciamento in rete, il PV non ha la minima competitività: resterebbe confinato ai rifugi di montagna e a qualche piccola isola sperduta.
    Se si ritiene possa diventare competitivo, si può incentivarlo perchè percorra più velocemente la curva di esperienza, ma attenzione: se gli incentivi sono troppo ampi lo stimolo alla competitività svanisce ( e inelegantemente rimando alla foto di un mio post: http://questionedienergia.wordpress.com/2012/10/30/quando-il-tempo-da-esperienza/).
    Inoltre gli incentivi sono:
    1) presi dalle tasche dei contribuenti (il paese deve essere ricco)
    2) vanno a finire nelle tasche di chi ha capacità sia tecnica che finanziaria: il secondo conto energia ha fatto nababbi i fondi di investimento con i finanziariamente impegnativi impianti sopra 1MWp; non certo i cittadini con l'impiantino da 3kWp, che si sono visti tirare il collo a 5000€/kWp, quando addirittura non hanno ceduto a qualcno il proprio tetto per 20 anni a condizioni turlupinatorie (tu mi dai il tetto, io ci metto l'impianto, a te il valore dell'energia a me quello dell'incentivo…)

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  4. fardiconto says :

    Sarebbe un po come dire che gli incentivi alle automobili (meglio noti sotto il nome di “strade”) vanno a finire in tasca a chi possiede petrolio. Indubbiamente vero!

    Probabilmente dobbiamo rivedere un sacco di politiche di incentivazione poco accurate; una di esse è ovviamente quella relativa al fotovoltaico. Spero che si proceda poi a rivedere anche le altre, quelle grosse. Giusto per mero interesse nazionale. Sono troppo nazionalista?

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  5. Alessio says :

    un vero peccato non leggerLa più.

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  6. Anna Ryden says :

    Credimi, comincio a patire sintomi di astinenza di scrittura…tornerò, più avanti. 🙂

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  7. Pinnettu says :

    Noi pazientemente restiamo in attesa.

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  8. Fabio says :

    anche a me mancano i tuoi post Anna. Un saluto.

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