Dallo SEN alla perdita di controllo del territorio

È partita la corsa al petrolio e gas italiano. Il SEN lo prevede, ed è come dire che il ministero di sviluppo lo prevede, e con questo alcune grandi aziende italiane che si intrecciano volentieri con la politica. Come ovunque nel mondo, del resto.

Quando queste grandi aziende intrecciate con la politica hanno bisogno di spingere il loro punto di vista, cosa fanno? Comprano spazio mediatico. Cioè pagano i giornali per scrivere articoli che i lettori credono siano obiettivi, perché continuiamo a credere nell’obiettività dei giornalisti.

Ma la stampa sta vivendo un momento di grosse difficoltà economiche. Sopravvivere ancora un decennio mentre noi, ultimi lettori delle versioni albero morto ancora compriamo il giornale, significa scendere a patti con interessi altrui. Cosa sempre fatta, ma l’equilibrio si sta spostando un po’ troppo da parte dell’acquirente.

L’articolo su La Stampa non è firmato. In questo modo non possiamo sapere chi è lo scrittore che fa il lavoro per l’ENI di sminuire “il voto popolare” che “appena vede un geologo…” “…fioriscono i comitati del no”.

Questo mentre i buoni, quelli che vogliono portare avanti l’Italia con rigoroso rispetto per le leggi ambientali e con i più stringenti criteri internazionali di standard per la sicurezza, creando migliaia di lavori, ma senza cedimenti si schierano con decisione contro quei cretini del voto popolare.

Il presidente di Nomisma è incredulo. Tutto bloccato. Nonostante lo preveda la Strategia Energetica Nazionale!

Tabarelli sa chi sta dalla sua parte, e così non esita di chiamare la Basilicata “incostituzionale”, perché non vogliono la semplice ricerca sui giacimenti. Come se la ricerca non portasse all’estrazione.

Di incostituzionale qua c’è solo Tabarelli, che vuola un controllo totale del ministero sul territorio.

«Io mi auguro che nel prossimo Parlamento qualcuno si prenda la responsabilità di fare una legge che dica che una volta rilasciata dal ministero la Valutazione di impatto ambientale, che in Italia è severissima, poi gli enti locali non possano sollevare altri ostacoli, e se lo fanno che vengano penalizzati».

5 responses to “Dallo SEN alla perdita di controllo del territorio”

  1. Steve whiteoaksoftware says :

    C'era da aspettarselo. Il petrolio facile e' finito o sta finendo, ed a questo punto anche quello difficle fa gola.
    In un mondo perfetto, queste problematiche dovrebbero essere discusse pubblicamente, ma a chi interessa davvero in italia?
    Stessimo parlando di calcio….

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  2. questionedienergia says :

    la tematica del coinvolgimento dell'opinione pubblica sulle tematiche energetiche è secondo me una questione spaventosamente controversa.
    Non so se il cittadino sia sempre un campione di disinteresse, ma anche quando è disposto a partecipare al dibattito è facilmente manipolabile e strumentalizzabile: è chiaro che, a una persona che non distingue kilowatt da kilowattora, che non ha idea di cosa sia la programmabilità o meno della generazione, che non ha la minima idea di concetti come ingombro per unità di potenza, ingombro per unità di energia e fattore di utilizzo, racconto quel che voglio, e se voglio lo porto dalla mia parte.
    E questo vale non solo se sono un business man, ma anche se sono un demagogo che cavalca l'ambientalismo a tutti i costi.
    Così, è ormai la norma che qualunque opera non passa se non dài alla popolazione delle compensazioni, ma che la popolazione la prendi facilmente per il naso fingendo di farlo. Una storiella vera riguarda la costruzione di un'importante arteria stradale, per costruire la quale la Pubblica Aministrazione ha richiesto delle piccole centrali a biomasse che utilizzassero gli sfalci di manutenzione a fianco delle carreggiate. Tecnologia? Gassificazione. Che con gli sfalci e la legna non ha mai funzionato una volta nel mondo: meglio, così la metti da parte e non devi nemmeno far la manutenzione, tanto chi si ricorderà più? Ma il business sarà salvo e il politico anche, visto che ha mostrato come vincere una battaglia ambientalista.
    Esempi sul fotovoltaico sopra i tettibpoi, ne conosco talmente tanti che non saprei neanche da quale cominciare:la ditta concessionaria si ciuccia tutto, i benefici per l'edificio pubblico sono quasi zero, ma tanto i cittadini un bilancio energetico non lo capiscono, per cui il politico che ha ceduto il tetto pubblico per un business privato fa una bella figura.
    O vogliamo parlare di nucleare? Un mio amico (non una bestia, bensì una persona mediamente colta che però nella vita fa un altro lavoro) si stupiva che vi usasse il vapore: forse pensava che fosse una cosa per i treni dell'Ottocento, però: perchè biasimarlo? è un'ignoranza alla quale ha diritto. Ma farlo partecipare al dibattito sul nucleare mi pare abbastanza imbarazzante, o no? Se si credesse per ipotesi il migliore allenatore possibile per la nazionale di calcio fa sicuramente meno danno.

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  3. fardiconto says :

    “…Un mio amico (non una bestia, bensì una persona mediamente colta che però nella vita fa un altro lavoro) si stupiva che vi usasse il vapore…”.

    In effetti mettere un vettore termico pressurizzato a qualche centinaio di bar in mezzo ad un mucchio di barre arroventate piene di radionuclidi a media emivita non è poi così geniale. Assieme a questo dobbiamo considerare che i recenti fuochi di artificio giapponesi non avrebbero ovviamente avuto mai luogo in assenza di liquidi ricchi di idrogeno. Ma sono dettagli: l'importante è che qualcuno decida per noi quale minestrina riscaldare. A loro il fornello, a noi il cucchiaio e la bolletta.

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  4. questionedienergia says :

    Fausto, il punto non è quello, il vapore si usa in tutti i cicli termodinamici di grossa taglia e al mio sarebbe parimenti sembrato strano, avrei potuto fare l'esempio con altro (incidentalmente quella sera stavamo discorrendo di nucleare).
    Il punto è sul contributo al dibattito e alle decisioni politiche da parte di chi non è informato e ha tutto il diritto di non esserlo, come avrebbe però anche il diritto di partecipare alle decisioni. Ma rischia di alzar la mano a vanvera, grazie alla sinergia della difficoltà della materia e della malafede delle parti (entrambe, spesso).

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  5. fardiconto says :

    Va bene, la pericolosità delle decisioni poco informate la posso accettare. E' chiaramente un problema grave.

    Resto comunque diffidente verso sistemi censori che mettono la verità in una sola mano. Tanti anni fa, un anziano professore universitario di geochimica affermò con candore che l'unico modo che avevamo a disposizione per alleviare la nostra dipendenza dai combustibili importati era metterci a cucinare scisti bituminosi. Si era fatto ingannare dai volumi di rocce, enormi. Ed era brillante nel suo campo! Eppure aveva torto.

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