Ex-analista CIA spiega peak oil

Oggi vi presento Thomas Whipple, ex-analista CIA che parla dei vari picchi, e soprattutto peak oil e produzione di petrolio,  a un workshop in Washington.

In particolare parla della recente cretinata della prossissima indipendenza energetica statunitense. Ecco il video per chi capisce l’americano:

Whipple inizia spiegando al pubblico esattamente che cosa è il greggio, e forse non è una cattiva idea ripetere qua la sua definizione:

Convenzionale – 75 milioni b/d

  • pozzi terrestri e anche in superficie
  • pozzi nel mare
  • tight oil – pozzi fraccati

Heavy oil – 2 milioni b/d

  • sabbie bituminose (tar sands) Canada e Oronoco in Venezuela
  • Enormi riserve, estremamente costosi da estrarre e da trattare
  • Pessimo EROI e consumo di acqua

Natural Gas Liquids – 8 milioni b/d

  • separato dal gas naturale estratto

 Biocarburanti – 2 milioni b/d

  • Etanolo da canna da zucchero e altro
  • Biodiesel

 In totale quasi 90 milioni al giorno, di cui però solo il primo punto corrisponde veramente a greggio come lo conosciamo, cioè una sostanza liquida a temperatura ambiente. Questo tipo di greggio ha piccato nel 2005 – 2006 secondo la IEA. La IEA però ha una lunga e rispettabile storia di previsioni sbagliate alle spalle, e si sono dimenticate di calcolare con gli enormi investimenti fatte nel rendere vecchie tecnologie utilizzabili, facendoci trivellare sempre più in basso e lontano e al freddo.

Secondo dati EIA un nuovo picco del convenzionale è stato raggiunto in marzo 2012:

Il prossimo punto che fa Whipple sono i costi, dove parla del EROEI sempre peggiore. Siamo partiti un secolo fa che ci voleva l’equivalente di 1 barile di petrolio per estrarne 100, mentre oggi 1 barile equivalente ne estrae 5, quando si tratta di sabbie o heavy. La media oggi è di 15 barili estratti su un investimento di 1 boe (barrel of oil equivalent). L’etanolo ha un investimento energetico di ca 1 boe per ogni boe prodotto.

L’aumento di energia necessaria all’estrazione porta con se costi sempre più alti, sia per il barile stesso, sia per il prodotto finale.

I costi:

  • Pozzi terrestri 20 dollari
  • Pozzi marini profondi 50-60 dollari
  • Pozzi fraccati 80-90 dollari
  • Heavy oil 90+ dollari

 Va da se che i benchmark non possono scendere sotto i 100 dollari se canadesi e venezoleni vogliono guadagnarci qualcosa.

 E cosa ci puoi fare con questi diversi tipi di petrolio?

  • Convenzionale = praticamente tutto
  • Heavy oil e sabbie = dopo trattamenti molto costosi, praticamente tutto
  • NGL = non tantissimo. Molecole corti, quasi tutto butano, propano.
  • Biocarburani = sostituto per benzina e alcuni diesel

Dopodiché Whipple attacca anche le varie definizioni di risorse e riserve, e come i mila miliardi di risorse non contano un fico secco, perché quello che conta sono i flussi. I flussi, cioè la velocità di estrazione, dipendono da fattori geologici e tecnologici, fattori economici, e geopolitica. Secondo lui, appena raggiungiamo e superiamo per davvero il picco di estrazione, avremo greggio al costo di 200 dollari.

Oggi le dinamiche per l’estrazione sono a nostro favore. Le varie recessioni area OCSE e i rallentamenti dei BRIC dovrebbero fare pressione sui prezzi, tenuti alti forse solo dai soliti timori Iran-Hormuz, e voci su massicci accumuli strategici da parte della Cina. Appena Motiva, dio di tutte le raffinerie, torna online nell’estate 2013 (texas), dovremmo vedere ulteriori ribassi.

Ma il trendo macro più importante per quanto riguarda il greggio non è l’eventuale picco dell’estrazione e neanche l’eventuale picco della domanda. È la velocità di esaurimento. Ora siamo a un consumo totale di 31 miliardi di barili all’anno. Al giorno sono 89 mln di tutti i liquidi, e 75 mln di greggio convenzionale. La velocità di esaurimento però viaggia a 4 mln all’anno, più di 4%. Questi 4 mln non solo devono essere sostituiti, ma sostituti in accumulo, se davvero la domanda continua crescendo di quasi 1 mln di b/d all’anno:

Secondo il grafico EIA nel 2030 produrremo 105 mln di barili al giorno. Di cui 60 milioni da progetti che ancora non esistono. E anche con i nostri 100 dollari al barile si piazza una piattaforma da estrazione in mare solo se sotto hai almeno 1 miliardo di barili. A che prezzo possiamo chiedergli di piazzare una piattaforma se sotto ci sono solo 200 milioni? 

Ultimo punto di Whipple sono le esportazioni. Le previsioni migliori secondo gli Export Land Model danno ancora 20 anni di esportazioni. Chi lo produce, se lo terrà in casa. Chiedetelo pure agli americani se pensate che loro difenderanno il mercato libero. Negli Stati Uniti è quasi un secolo che l’esportazione di greggio è talmente complicato da renderlo praticamente impossibile. Queste sì che sono leggi minerali, da paragonare al trattato di Lisbona, che di fatto dice che nessun paese europeo ha diritto ai propri minerali, se qualcun’altro ne ha bisogno.

Può essere utile ricordarsi che negli ultimi decenni abbiamo trovato 1 solo barile per ogni 3 che facciamo fuori. Molto del petrolio che consumiamo oggi è stato trovato negli anni ’60 e ’70. Negli prossimi 25 anni ci servono altri 5 Arabia Saudita, ma per ora ne abbiamo trovato solo uno.

3 responses to “Ex-analista CIA spiega peak oil”

  1. Paolo says :

    La crescita, intesa secondo il neoliberismo, è finita, nonostante il ritorno del re carbone, buono a bruciarsi nelle centrali elettriche (e ad avvelenarci i polmoni) ma a versatilità zero in confronto agli innumerevoli usi del Dio petrolio.
    Siamo agli sgoccioli, e se non fosse stato per l'illogica austerità (illogica perché avrebbe dovuto essere impostata come una decrescita virtuosa dei consumi) impostaci dalle elite finanziarie, nemmeno ci saremmo accorti della crisi. Crisi che la maggior parte delle persone pensa sia solo finanziaria.
    Se solo immaginassero che è tutto un sistema economico alla fine a causa del declino del petrolio convenzionale a basso costo…

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  2. fardiconto says :

    Molto bello, anche se sul lato delle esportazioni proibite negli Usa devo sottolineare che ora noi europei stiamo bruciando a pieno regime il loro carbone; loro ne usano meno perché il gas da scisti è troppo e non è esportabile. Condizione transitoria, mi si dirà: vero, ma intanto succede!

    Quanto al greggio al costo di 200 dollari: bisogna prima stampare foglietti di carta e distribuirli alle casalinghe. Altrimenti il prezzo andrà su e giù di poco, e nel mentre avremo disoccupati ed emarginati. Per ora sembra dominare la scena una logica di deflazione e demolizione dei ceti meno abbienti. Domani si vedrà.

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  3. Paolo Marani says :

    Gli USA sono vittima dell'effetto detto “Willy il coyote”.. tirano dritto, ma non guardano in basso, perchè si accorgerebbero di precipitare.

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