PIL irrelevante di fronte al riscaldamento globale

Il rinascimento idrocarburo nordamericano potrebbe avere effetti positivi sui PIL praticamente a livello globale. Il consumatore più grande del mondo che non solo aumenta la produzione ma anche diminuisce il consumo è certamente una notizia positiva per tutti coloro che sono convinti che la crisi finanziaria è stata scatenata da prezzi per energia e materie prime in generale in forte aumento quando l’offerta non reggeva la domanda.

Fast forward otto anni e l’industria estrattiva è riuscita ad aumentare la produzione. Qua da noi nelle economie mature c’è poi pure recessione e domanda per tutto in picchiata.

Bene. Due fattori che faranno pressione sui prezzi. La ripresa è dietro l’angolo.

E invece quello che succederà ai nostri PIL globali è che i disastri naturali in aumento toglieranno molti più punti PIL di quanto ne possono aggiungere prezzi bassi degli idrocarburi. Siamo arrivati al capolinea per quanto riguarda le emissioni di CO2.

Guardiamo una mappa del quinto report di IPCC che disegna diversi scenari futuri per il riscaldamento globale.

Quello sulla sinistra è lo scenario migliore. Il Representative Concentration Pathway 2.6 ci ragala aumenti modesti se DA OGGI implementiamo limiti severissimi sull’uso di idrocarburi. Questi aumenti modesti comunque continueranno a peggiorare ancora la situazione siccità, allagamenti, tempeste e uragani, ma l’umanità fa in tempo ad adattare agricoltura, popolazione e insediamenti.

E quello sulla destra è il mondo vero e quello che verrà, senza unicorni. Lo scenario dove non cambiamo la traiettoria per l’aumento ppm di CO2 nell atmosfera, superando i 900 nel 2100.

L’aumento previsto di 4 centigradi in media sarà assolutamente devastante per la nostra cultura. Possiamo anche smettere di usare il PIL come misura perché non avrà nessuna rilevanza.

6 responses to “PIL irrelevante di fronte al riscaldamento globale”

  1. Paolo says :

    Anna, il futuro legato ai disastri da riscaldamento globale non regge. Il clima è un sistema caotico che, per definizione, è imprevedibile nel lungo termine.
    Molto più prevedibili sono l'andamento del prezzo del greggio estratto col fracking (sempre più su) e il numero, sempre in aumento, dei disastri ambientali legati al fracking e alla trivellazione di pozzi sempre più in posti meno accessibili.
    Francamente questi continui allarmi mediatici sul clima hanno rotto un po', tanto più che a dispetto di questi non c'è traccia di politiche volte a ridurre le emissioni di CO2 (la Cina insegna), anzi si brucia sempre più carbone nel mondo.
    L'ipocrisia del BAU…

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  2. Anna Ryden says :

    Stai facendo confusione tra tempo e clima. Il clima è la media di tutti i “tempi” su un arco temporale lunghissimo. Il tempo è un solo punto temporale, determinato da temperatura, umidità, direzione vento, precipitazioni, pressione, nuvolosità.

    In altre parole il tempo è la sveltina (caoticerrima), e il clima il pargolo da mantenere fino a trent'anni. Bello caotico anche lui, ma si conosce la media di tutti i suoi parametri principali.

    Per favore non dirmi che sei uno di quelli che se ti chiedo il ppm di CO2 attuale, e poi quello pre-industriale, e magari anche i più importanti argomenti CONTRO il riscaldamento globale da attività umana non le sai, ma sei comunque convinto perché i media hanno rotto e tu hai il maglione di lana?

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  3. Paolo says :

    Nessuna confusione Anna. Il clima (e il complesso dei fenomeni meteorologici) è un sistema caotico (è scritto anche su wikipedia) e come tale imprevedibile nel lungo termine. Non si può affermare con sicurezza che tra 100 anni avremo un tipo di clima guardando il trend degli ultimi anni. Che tra l'altro, mostrando una stasi dell'aumento delle temperature e volendo per forza tirare le somme, dovrebbe indurre ad affermare che andiamo verso un raffreddamento o almeno uno stop al riscaldamento.
    E che dire della perdurante bassa attività solare? Considerando anche che nelle ere terrestri il clima ha avuto innumerevoli alti e bassi senza la presenza umana. E anche durante l'impero romano ci sono state fasi di freddo e caldo globali notevoli senza la presenza dei gas serra antropici.
    Io contesto l'arroganza di quelli che dicono di sapere quale sarà il clima tra 100, 1000 e più anni, quando non esiste attualmente nessun computer o modello matematico in grado di descrivere compiutamente un sistema come quello climatico, perché la nostra conoscenza di esso è ancora a livelli ridicoli.
    I media hanno rotto perché una volta se ne fregavano, oggi invece hanno avuto l'input di fare allarmismo estremo sul riscaldamento e lavaggio del cervello alla gente, magari per convincerla che bisognerà adeguarsi alle impopolari politiche di risparmio energetico (di cui non c'è ancora traccia), per mascherare la verità, ovvero che il petrolio (e poi il gas e il carbone) non è più alla portata di tutti.
    Guarda tra le righe, visto che ti piace investigare, e poi dimmi se non ti puzza tutto questo allarmismo sul clima dei media di regime dopo il menefreghismo assoluto fino a qualche anno fa.
    Ho la sensazione che avremo qualche bella sorpresa climatica, ma non del tipo che fanno prevedere gli attuali modelli matematici molto limitati…

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  4. questionedienergia says :

    è che l'uomo è pigro…e concentrarsi su ciò che è misurabile è rassicurante!

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  5. medo says :

    L'RCP 8.5 è addirittura ottimistico se scatta la molla dei clatrati (deglaciazione terrestre completa, Antartide compresa, entro il 2070 come da studi di Light e Carana). Temperatura media terrestre fuori controllo ed oceani a +68 metri al 2085.

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  6. Anna Ryden says :

    Già…ma non volevo darmi all'allarmismo 🙂

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